Le affinità porcelle 2

di
genere
tradimenti

coltranejohn39@gmail.com

Il giorno dopo ho scritto a Elke a mezzogiorno, quando il resto dell’ufficio andava in pausa pranzo. Avrei voluto scriverle già alle 6 del mattino, anche perché avere scopato mia moglie non mi aveva calmato e per tutta la notte avevo pensato a lei.
Mi ha risposto subito, confessandomi a sua volta che nonostante il vibratore era rimasta eccitata. Anche lei ci aveva pensato tutta la notte. Ma a cosa aveva pensato, esattamente? Volevo sapere che fantasie si era fatta.
Dopo un po’ di resistenza – lei faceva così, e a me stava bene, non volevo che cedesse subito – me lo ha detto chiaro e tondo.
- Pensavo a quello che mi avresti chiesto di fare.
Cazzo, era una responsabilità. Al tempo stesso, mi eccitava moltissimo l’idea di chiederle di fare delle cose, a distanza.
Intanto le ho chiesto – ero passato a whatsapp - cosa stava facendo.
- Sto per andare a pranzo.
Ci andava da sola? Con dei colleghi. E com’era vestita? Jeans e camicia bianca. Giacca leggera. Tenuta da ufficio.
- Riscrivimi quando arrivi.
Ho aspettato una ventina di minuti – il tempo che ci avrebbe impiegato ad arrivare al bar con i colleghi – e poi ho ricevuto conferma. Ecco, era arrivata. Erano in quattro. Un’altra collega e due uomini. Non poteva stare tutto il tempo al telefono, però.
Cosa potevo inventarmi?
- Cosa mangi di solito?
- Insalatona.
- Ci sono i pomodorini?
- Sì, ci sono. Scusa, non posso continuare a chattare, mi stanno guardando.
- Aspetta: sono interi o tagliati?
- Tagliati.
- Dì che li vuoi interi.
- Ma come faccio?
- Inventati qualcosa.
Dopo un po’ mi ha scritto che era arrivata l’insalatona. I colleghi si stavano insospettendo sempre di più che fosse sempre al telefono.
- Prendi i pomodorini, spero siano arrivati interi. Poi vai in bagno. Lo sai perché vero?
Questa volta ho aspettato un bel po’. Mi ha chiamato dal bagno.
- Mi hanno preso in giro per i pomodorini. Comunque, è stato difficilissimo prenderne un paio senza che se ne accorgessero.
- Bene, adesso sai cosa fare.
- Non vorrai che me li metta dentro.
- Oh, sì.
- Non posso, scusa, Walter, ma se si schiacciano mi sbrodolo tutte le gambe…
- Mettiteli dentro, masturbati e poi falli fuori. Succhiali, prima di infilarteli, così si lubrificano.
- Sei un porco.
- Volevi che ti dessi degli ordini. Adesso li hai.
Si è collegata in diretta. Non so dove avesse appeso il telefono, però l’inquadratura era buona anche se un po’ distante. Aveva i jeans calati alle caviglie, era seduta sul vater e se li infilava dentro uno dopo l’altro, dopo essersi messi in bocca per umettarli con la saliva. Aveva un’espressione strana. Non si capiva se le piacesse o se fosse solo imbarazzata.
- E adesso?
- Te l’ho detto. Toccati.
In quel momento il telefono dev’essere crollato perché la diretta è sparita. Mi ha richiamato, però. Adesso sentivo solo la sua voce. Era un sussurro, ovviamente, se entrava qualcun'altra avrebbe potuto sentirla. – Mi senti? Mi sto toccando. Mi pia…ce. Mhh….li sento dentro, che si muovono…oddio, sto già venendo….ah…ah…vengo…oddio, li rompo…con le contrazioni…oh, escono, per fortuna…il primo è uscito…anche il secondo…no….dai, cazzo….sì…oddio, avevo paura che rimanessero dentro… Ecco, sei soddisfatto?
Poi mi ha mandato una foto della tazza del cesso con i due pomodorini che navigavano nell’acqua.
Io sono riuscito a trattenermi ma avevo un palo dei pantaloni.
Dopo il lavoro, appena arrivato a casa, mi sono masturbato. Ho posizionato il telefono in modo da riprendermi mentre schizzavo, in piedi. Ho irrorato la scrivania e degli appunti di lavoro. Poi ho spento la telecamera e ho pulito.
Dopo ho aperto le mail. Mi aveva già scritto di nuovo.
- Cosa vuoi che mi metta dentro, adesso? Sei un porco.

Più tardi ci siamo scritti con più calma. Era mezzanotte, i nostri partner erano andati a letto. Le ho chiesto di raccontarmi la cosa più eccitante che le fosse capitata.
- Te ne racconto una. Una volta ero andata al centro benessere con una mia amica. Eravamo in una vasca a idromassaggio, all’aperto, di quelle rotonde, dove ci sono tante persone. Tutte nude ovviamente. Era inverno per cui c’era il vapore, che un po’ ci nascondeva. Ad un certo punto ho sentito la sua mano che mi cercava. Non era mai successo perciò ero stupita ma non ho chiuso le gambe. Ha iniziato ad accarezzarmi, leggerissima, è andata avanti una vita, io avevo degli uomini di fronte e uno anche di fianco, dalla parte opposta rispetto a lei, perciò cercavo di nascondere quello che sentivo, ma alla fine mi ha fatto venire. E penso se ne siano accorti.
- Perché sei rumorosa, mi hai detto.
- Sì, e poi, insomma, erano tutti lì…
-E come ti sei sentita?
- Poche volte sono stata così eccitata.
- E poi?
- Niente, mi ha chiesto se mi era piaciuto, se volevo andare da lei, una volta…
- E ci sei andata?
- Beh, sì. Ho pensato: solo per una volta. Non era sola.
- Chi c’era, il suo ragazzo?
- No, un’altra sua amica. Io non la conoscevo. Carina. E ovviamente mi hanno portata a letto.
- Ti è piaciuto?
- Mi hanno fatto godere tantissimo. Io non ho fatto quasi niente, ma loro, in compenso, sapevano cosa fare. Tra l’altro, parlando di cose da infilare dentro. Mi hanno messo dentro le mie mutandine.
- Come: nella figa?
- Sì, ad un certo punto sono diventata un po’ il loro giocattolo, mi hanno legato le mani e mi hanno fatto tutto quello che gli passava per la testa. Questa tipa mi ha riempito la figa di lubrificante e poi piano piano mi ha messo dentro le mutande.
- E com’è stato?
- Mah, sai, la situazione era molto forte… È durato una vita. Ogni tanto si fermava e mi torturavano il clitoride, però senza farmi venire, poi riprendevano, centimetro dopo centimetro.
- E poi?
- Alla fine dopo che mi avevano farcita mi hanno fatta venire. Poi me le hanno tirate fuori, sempre lentissimamente. Adesso raccontami tu una cosa eccitante che ti è capitata.
Io le ho raccontato di come una volta ho chiesto a una mia amante di depilarla.
Avevo la schiuma da barba, il rasoio, le forbicine per tagliare i peli più lunghi. Sono andato avanti un’ora. Prima glieli ho sfoltiti, poi l’ho insaponata, e quindi pian piano ho iniziato a “sbarbarla” con il trilama.
- E lei?
- Era molto eccitata perché era una che amava i coltelli, per finta, ovviamente. Le piaceva che fingessi di essere un ladro uno stupratore e la legassi a una sedia, la minacciassi con un coltello. Ma questa cosa della depilazione era più vera, nel senso che il rischio che la tagliassi un po’ c’era.
- E com’è andata?
- Bene. Nessun incidente. Alla fine gliel’ho leccata per un’altra mezz’ora.

Dopo questa confessione notturna avremmo voluto masturbarci uno davanti all’altra ma non potevamo correre questo rischio. Ci siamo detti che lo avremmo fatto presto, quando fossimo stati soli in casa. Ci siamo salutati. Vivevamo a centinaia di km di distanza ma ci sentivamo molto vicini. Le nostre teste lo erano. Il sesso parte da lì .(continua)











scritto il
2026-03-27
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