Le affinità porcelle
di
john coltrane
genere
tradimenti
Questa è la mia esperienza con il sesso virtuale (coltranejohn39@gmail.com)
Ho incontrato Elke quasi vent’anni dopo che l’avevo persa di vista. Lei era sempre rimasta a vivere nella nostra città, era diventata insegnante di tedesco e traduttrice.
Io vivevo a Roma, ma da qualche tempo tornavo su una volta al mese circa per andare a trovare mio padre, che non stava bene. Mi fermavo un paio di giorni e dormivo a casa di mia sorella.
Elke l’ho incontrata nel più classico dei posti, in un ristorante. Era con suo marito e altra gente, genitori, ho immaginato, visto che avevano al seguito anche dei bambini. A quarant’anni era sempre una gran figa. Bionda, magra, con un viso sempre molto dolce. Io ero assieme a un amico, che prima mi aveva accompagnato in clinica da mio padre.
Ci siamo parlati due secondi mentre eravamo in fila alla cassa, ma ho visto come mi guardava, quando vedi qualcuno che ti attira le pupille si dilatano. Abbiamo fatto in tempo a scambiarci velocemente gli indirizzi mail, cosa che non è sfuggita al mio amico: - Non perdi un’occasione, eh? – mi ha detto, ridendo, quando siamo uscito.
Io ho ostentato indifferenza, ma in realtà mi si era accesa qualcosa nella pancia.
Gli ho scritto una mail la sera dopo, di più non sono riuscito ad aspettare, col pc portatile, ho preferito non usare il cell e messaggini istantanei.
Vent’anni prima era successo qualcosina fra noi. Facevamo l’università, anche allora lei non era libera, era venuta a una festa assieme al suo ragazzo, in uno studentato, in pratica due piani di gente ubriaca. Ad un certo punto – il suo tipo era a farsi canne chissà dove e con chi - ci siamo messi alla ricerca del bagno, dai aiutami a trovarlo che non ce la faccio più, mi aveva detto, io le avrei risposto: pisciami in bocca.
Alla fine siamo entrati in una stanza dove c’era già un’altra coppia che scopava, si sentiva un gemito femminile, ah, ah….ma era buio e non si vedeva bene.
- E adesso? – ha detto lei.
- Ormai che siam qui… – le ho risposto, e l’ho baciata, ora o mai più, mi son detto, l’ho baciata e le ho messo una mano fra le cosce. Lei praticamente ha risposto subito, abbracciandomi, baciava benissimo, per essere il primo bacio, niente denti, le lingue intrecciate, spinte bene una dentro la bocca dell’altro. Poi, preso da una furia, un calore, l’ho girata di prepotenza faccia al muro, le ho sollevato il vestito da dietro e sono entrato con due dita nella sua figa. Era fradicia. Diceva no, no, Walter, no, ti prego… Ma si muoveva col bacino.
Dopo pochissimo è entrato qualcun altro. Lei ne ha approfittato per riprendersi e scappare via in qualche modo, lasciandomi lì con i suoi umori nelle dita.
Poi, anche se avevo cercato di rivederla, mi aveva sempre rimbalzato. Occasione mancata, a cui avevo pensato spessissimo.
E adesso, eccoci. In pochi scambi di mail ci siamo raccontati l’essenziale. Aveva un figlio di sei anni. Io le ho detto perché avevo ricominciato a venire nella nostra città. Le ho chiesto se potevo offrirle un caffè, una volta che salivo. Ha detto ok.
Poi ho azzardato un affondo.
- Dove sei adesso?
- A casa, ovviamente. Ho appena messo a letto Ricky.
- Cosa stai facendo?
- Traduco un po’.
- E tuo marito?
- Gioca con la playstation.
- Ti ho vista troppo poco, ieri, mi mandi una tua foto?
- Niente foto (faccino sorridente).
- Niente foto ma…
Il lento preambolo della seduzione on-line.
- Ma niente, mio caro. Adesso ti saluto, vado a farmi una doccia.
Io ce l’avevo già durissimo.
- Vorrei esserci anch’io in quella doccia.
- Ah sì? E cosa faresti?
- Quelli che ho fatto quella sera, ti ricordi?
Attesa lunga, ho pensato: ho esagerato.
Invece, dopo un minuto, la sua risposta: - Certo che mi ricordo.
Poi ha scritto che era in bagno, che si era appena spogliata, che adesso non poteva più scrivermi. L’ho implorata di mandarmi una foto. Mi ha mandato uno scatto dei suoi piedi, dall’alto. Altre faccine sorridenti come per sdrammatizzare.
- Ciao, adesso. Vado sotto l’acqua. Anche se sono già bagnata.
Così. Di brutto. Le ho risposto che dopo quello che mi aveva scritto non resistevo e andavo a farmi una sega.
- Mandami tu una foto, allora – è stato il suo ultimo messaggio.
Mia sorella era fuori, meglio così. Mi sono sdraiato sul letto – dormivo nella sua camera degli ospiti – e con pochi colpi di mano sono venuto, sborrando in parte sull’asciugamano che mi ero preparato e in parte sulla pancia. Poi prima che si sgonfiasse mi sono fotografato il cazzo.
Mi sentivo la febbre, addosso.
Ho aspettato invano la sua risposta e nella notte ho controllato altre due volte se fosse arrivata.
Il giorno dopo sono tornato a Roma, sei ore di treno. Mail sue zero. Messaggi, zero.
A casa tutto a posto, io non ho figli, sono sposato da dieci anni con Sara. Dopocena ci siamo messi a guardare un film ma io friggevo dalla voglia di guardare ancora la posta. Così mi sono scusato con Sara e le ho detto che essendo stato via avevo degli arretrati da sbrigare.
Sono andato nello studio e…eccola, finalmente.
Purtroppo, il commento era laconico. Era solo: - Grazie.
Le ho scritto subito: - Tutto qui?
La risposta è arrivata dopo 2 minuti. Anche lei quindi era al computer. – Ciao, dove sei?
Le ho detto che ero tornato a Roma. E lei? Era a casa da sola, nel senso che quella era la serata del calcetto di suo marito. E il bimbo l’aveva già messo a letto. Era un giocherellone, quel marito, playstation, calcetto...
Quindi? Stava traducendo?
No, era a letto. Usava un ipad.
Interessante. Non pensava di dovermi ricambiare, per la foto che le avevo mandato la sera prima? Insisteva sul niente foto. Ma se poteva essermi d’aiuto in altro modo…
Le ho chiesto di toccarsi. - Mh. Perché dovrei?
- Non ne hai voglia?
- Forse.
- Ieri ti sei bagnata.
- Sì, un po’.
- Solo un po'? Sii sincera.
- Tanto.
- E poi, ti sei toccata?
- Sì. Sotto la doccia.
- Mi ricordo la tua figa.
- Davvero?
- Sì ma ci sono stato troppo poco.
- Mi stai facendo bagnare di nuovo. Porco.
- Come ti masturbi di solito? Con le dita o usi qualcosa?
Pin! La foto. Era un vibratore rosa. Non grande, non piccolo.
- Te lo sei comprata tu o te l’hanno regalato?
L’avevano comprato assieme lei e il marito. In pratica ci giocavano assieme, a volte. Altre volte lo usava lei da sola.
E come ci giocava con il marito? Per una loro fantasia. Quella di essere in tre. Le ho chiesto di spiegare meglio. Non lo immaginavo? Volevo che me lo dicesse lei. Insomma, alla fine l’ha scritto: il marito glielo metteva dietro, nel culo, mentre lei usava il dildo davanti.
Però. Ma non l’avevano mai fatto sul serio, in tre?
- No, figurati - ha risposto - marito non ce la farebbe, è troppo geloso.
Disse che dormiva con un pigiama, le ho chiesto di togliersi i pantaloni e di cominciare a passarselo all’esterno.
Dopo un minuto mi è arrivata un’altra foto. Si vedeva il vibratore appoggiato sopra la sua vulva, si distinguevano dei peli castani.
- Non si vede che sto colando – era il commento.
Ero eccitatissimo. Le ho detto che volevo vedere di più, che volevo vedere il dildo dentro di lei. - Ma accendi la luce!
È passato dell’altro tempo. Poi la foto. Doveva avere effettivamente acceso la luce perché questa si vedeva molto meglio. Si vedeva la sua figa a smorzacandela sul dildo, si era messa in ginocchio e aveva appoggiato la parte posteriore del vibratore sul letto.
Poi sono passati altri minuti. – Oddio, che intensità – ha scritto.
- Sei venuta?
- Due volte. Per fortuna Ricky non si è svegliato.
- Sei rumorosa quando godi?
- Un po’. Sì. Tu mi ecciti troppo, Walter. Dobbiamo smetterla.
- Perché?
- Perché sono una donna sposata. E adesso cosa fai? Vai a farti una sega?
- Ho una moglie.
- Che porco.
- Anche tu. Siamo simili.
- Sì, le affinità elettive. Le affinità…porcelle!
Vabbè, era un’amante di Goethe, gliela potevo perdonare.
Ho aspettato sotto la coperta che mia moglie venisse a letto, dopo essere andata in bagno. E subito ho fatto quello che avrei voluto fare con Elke, le ho messo una mano fra le gambe, mia moglie di solito dorme in camicia da notte senza mutande.
Lei si è stupita ma non mi ha respinto, forse anzi era lusingata, non è che la nostra vita sessuale fosse più come agli inizi. Gliel’ho leccata un po’, poi mi sono messo le sue gambe sulle spalle e l’ho penetrata, con decisione, facendola gridare.
Mi sono completamente svuotato i coglioni dentro di lei.
- Cosa ti ha preso? – mi ha detto dopo. Aveva gli occhi che le scintillavano come qualsiasi donna scopata energicamente.
Io pensavo che non vedevo l’ora di riscrivere a Elke.
(1 continua)
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