Il giorno dopo (parte 2/2)
di
Viola Rinaldi
genere
sentimentali
Martedì, 20 agosto 2013
Viola, ancora a pancia in giù, con la pelle del gluteo sinistro dolcemente intorpidita e il respiro che si stava lentamente stabilizzando, commise l'errore di pensare di potersi rilassare.
Fece per girarsi, ma Pietro le posò la mano — ampia, calda e pesante — sulla schiena, ancorandola di nuovo al materasso e bloccandole ogni movimento.
"E adesso..." disse piegandosi su di lei finché il suo fiato caldo non le sfiorò il collo. "... parliamo di ieri sera" aggiunse con quel tono calmo e privo di incrinature che era mille volte più minaccioso di un urlo.
Viola sussultò impercettibilmente, sentendo un nuovo brivido scenderle lungo la colonna vertebrale.
"Pietro, ti prego..." mormorò. "Ho ancora la testa che mi fa malissimo..."
"La testa ti fa malissimo per tutto l'alcol che hai mandato giù senza controllo" la zittì lui con una calma spietata, mentre la mano scendeva lentamente fin sulla pelle arrossata dall'iniezione.
Viola trattenne il respiro. Il sovrapporsi di quel tocco caldo all'indolenzimento del muscolo le strappò un brivido.
"Voglio sentirlo dire da te, Rinaldi" riprese Pietro, chinandosi ancora di più finché le sue labbra non sfiorarono la curva del suo orecchio. La voce gli si era fatta scura, profonda, del tutto priva di dolcezza. "Dimmi esattamente come ti sei comportata ieri sera. E vedi di non dimenticare niente, o il conto si fa più salato".
Un groviglio di vergogna e sottile eccitazione le serrò la gola.
"Non..., non ho fatto niente di male" tentò di minimizzare, la voce che le tremava, tradendo ogni intenzione di sembrare convinta. "Mi stavo solo divertendo...".
La prima sculacciata arrivò secca, sonora e improvvisa sul gluteo destro, facendo rimbombare un colpo nitido nella stanza silenziosa.
Viola sussultò, lasciando uscire un piccolo grido soffocato. La pelle iniziò subito a pulsarle per l'impatto caldo e improvviso.
"Risposta sbagliata" pronunciò Pietro con una calma glaciale, senza sollevare la mano che ora premeva con più decisione sulla pelle arrossata. "Riprova. E questa volta sii sincera, perché la mia pazienza ha un limite."
"Pietro...!" protestò lei, mentre una lacrima di stizza le scivolava sul viso. "Ho solo bevuto un po' troppo!".
La seconda sculacciata cadde esattamente nello stesso punto, più forte, precisa, bruciante. Il suono rimbombò, seguito dal respiro spezzato di Viola che contrasse le cosce d'istinto, cercando invano di sfuggire a quella morsa.
"*Solo*?!" la richiamò lui, il tono severo che non ammetteva repliche. "Bene, cominciamo proprio da questo, allora. Cosa ti avevo detto di fare?".
Viola affondò i denti nel labbro inferiore, sentendo il calore degli schiaffi diffondersi rapido, sovrapponendosi al rimbalzo sordo dell'iniezione che ancora le intorpidiva la natica sinistra.
"Mi... mi avevi detto di fermarmi al secondo bicchiere..." mormorò con il filo di voce che le rimaneva, la fronte premuta contro le braccia piegate.
"E tu invece cos'hai fatto?"
"Ho... ne ho preso un altro" ammise chiudendo gli occhi con forza.
"Bene" disse Pietro, e la sua voce tradì una sfumatura di compiacimento. "Punto uno. E davanti agli altri, quando ti ho detto che era ora di smetterla, cosa hai fatto?".
Viola deglutì a vuoto, sapendo che la risposta a quella domanda era il vero innesco della rabbia di Pietro.
"Ti ho sfidato..." mormorò con la voce ridotta a un sussurro impercettibile. "Ti ho ignorato davanti a tutti... e ho mandato giù tutto il cocktail apposta".
La terza sculacciata arrivò secca, pesante e implacabile, centrando in pieno la pelle già calda.
Viola arcuò la schiena con un gemito acuto, affondando le dita nelle lenzuola. Il bruciore divenne istantaneamente vivo, pulsante.
"E perché l'hai fatto?" la incalzò Pietro, senza concederle un secondo di tregua. "Sentiamo."
"Volevo... volevo provocarti" ammise lei lasciando cadere l'ultimo velo di difesa mentre due lacrime calde le bagnavano le ciglia. "Vedere fin dove potessi spingermi... Volevo farti arrabbiare."
"E ci sei riuscita" mormorò Pietro piegandosi su di lei finché il suo torace non le premette contro le scapole. Il suo fiato caldo le sfiorò la nuca prima che i suoi denti afferrassero con fermezza il lobo del suo orecchio. "Eccome se ci sei riuscita!".
La mano si sollevò di nuovo e il colpo cadde preciso e spietato, stavolta sul gluteo sinistro, sul punto ancora indolenzito dall'iniezione.
Viola emise un urlo soffocato contro le lenzuola, inarcando la schiena in una scossa incontrollabile. L'impatto del palmo sulla pelle arrossata scatenò una reazione a catena devastante: la pelle bruciava in superficie, ma l'impatto sordo si ripercuoteva in profondità, schiacciando il muscolo contratto dove il farmaco si stava ancora diffondendo. Fu un dolore cieco, acuto, un'onda d'urto che le fece vedere i fotogrammi bianchi dietro le palpebre serrate.
"Pietro...! Lì no, ti prego!" piagnucolò disperata, con la voce spezzata dalle lacrime che ormai le bagnavano le guance. Le gambe le tremavano mentre tentava d'istinto di scivolare via per sottrarre quel punto martoriato alla mano di lui. "Fa malissimo lì..., ti prego!".
"È esattamente lì che devi sentirlo" le sussurrò contro l'orecchio, il tono basso, severo, intriso di un possesso privo di ogni clemenza. "Così ogni singolo secondo di questo bruciore ti ricorderà cosa succede quando decidi di tirare troppo la corda".
Un secondo colpo calò implacabile nello stesso identico punto, strappandole un lamento lungo e acuto, azzerando le sue ultime difese e lasciandola del tutto priva di fiato.
Pietro continuò a colpire con un ritmo misurato, costante, punitivo, alternando schiaffi pieni e sonori su entrambi i glutei. Ogni colpo faceva rimbombare nella stanza un suono nitido, strappando a Viola un alternarsi di sussulti, lamenti soffocati e sospiri tremanti.
La mano non concedeva tregua, martellando la pelle finché l'intero bacino di Viola non fu avvolto da un'unica sensazione di calore pulsante, poi finalmente si fermò.
"Adesso ammettilo" mormorò con una dolcezza punitiva. "Dimmi che avevi bisogno che ti mettessi a posto io".
Viola rimase in silenzio per qualche secondo, con il fiato corto e il petto che saliva e scendeva a ritmo irregolare. Il dolore, il calore della mano di lui sulla sua pelle arrossata e il peso di quell'ammissione le stravolgevano la mente.
Provò a fare un respiro profondo, ma la pressione salda con cui Pietro la teneva ferma non le lasciava spazio.
"Dillo" ordinò lui in un richiamo inappellabile.
"Sì..." soffiò lei alla fine, la voce rotta che andò a morire contro il materasso.
"Non ti ho sentita" infierì Pietro con spietata tranquillità.
Un colpo secco e sonoro calò al centro esatto della natica sinistra, strappandole un sussulto violento che le fece inarcare la schiena.
"Ho detto che non ti ho sentita" insistette, la voce bassissima e calma, mentre la mano si fermava aperta sul sedere infuocato, schiacciandolo con un peso calcolato che le faceva riaffiorare ogni singolo millimetro di bruciore. "Guardami e ripetilo".
Viola girò la testa di lato, mostrando il viso arrossato, le ciglia ancora bagnate e le labbra tremanti. Incrociò lo sguardo scuro di Pietro, arrendendosi del tutto alla sua autorità.
"Sì, mi sta bene così..." ammise in un sussurro pieno di resa. "Volevo... volevo che tu mi rimettessi a posto".
Un sorrisetto d'intensa soddisfazione si dipinse sul viso di Pietro. Mantenne lo sguardo fisso nel suo per lunghi istanti, decifrando ogni singola sfumatura che le dipingeva il volto.
"E non ti sta solo *bene*, vero?" mormorò con voce scura, facendo scivolare la mano destra dalla natica giù verso l'interno coscia, sfiorando la pelle sensibile con una lentezza snervante. "Ti piace. Ti eccita che io prenda il controllo così".
Viola trasalì, provando a serrare d'istinto le cosce, come a voler nascondere ciò che ormai era fin troppo ovvio a entrambi, nel futile tentativo di rifiutare la verità delle sue parole.
Ma la presa di Pietro rimase di ferro, immobile e spietata. Le divaricò le cosce con forza, imponendosi su quel debole tentativo di resistenza. Fece scivolare la mano ancora più giù, ignorando la sua finta ritrosia, per raggiungere la vulva e trovandola bagnatissima, bollente, completamente sopraffatta dall'eccitazione che il dolore e la sottomissione le avevano scatenato dentro.
Spinse due dita contro le labbra bagnate, lasciandole scivolare con facilità all'interno, strappandole un gemito acuto, rovinoso e definitivo.
"Senti qui..." le sussurrò all'orecchio con una voce densa di spietato compiacimento, mentre muoveva le dita dentro di lei con forza possessiva per mostrarle quanto il suo corpo avesse già ceduto, prima ancora della sua mente. "Il tuo corpo sta già confessando per te".
Sfilò le dita con una lentezza esasperante, lasciandola con una sensazione di vuoto improvviso.
"Guarda..." mormorò con tono perentorio, portando le dita bagnate proprio davanti al suo viso, costringendola a fissare la prova inconfutabile della sua eccitazione.
Poi, senza staccare gli occhi dai suoi, si portò le dita alla bocca. Fece scivolare la lingua sulle nocche, leccando via lentamente ogni singola goccia, assaporandone il gusto con una calma deliberata e un possesso assoluto.
Viola trattenne il fiato, con il cuore che le batteva in gola e le guance in fiamme per l'intensità di quel gesto.
Pietro rimase accanto a lei, la mano pesante che tornava a posarsi sulla curva della schiena per ancorarla al letto.
"Toccati" le ordinò con voce bassa, severa e priva di qualsiasi margine di trattativa.
Viola deglutì a vuoto, restando immobile per qualche secondo nel tentativo di metabolizzare quel comando e la sua portata.
Un colpo secco e pesante calò preciso sul gluteo destro, strappandole un sussulto violento e un grido acuto.
"Non ho detto di pensarci" la riprese Pietro con spietata immediatezza, la voce che non ammetteva la minima esitazione. La sua mano tornò a premerle la pelle infuocata per rimarcare il bruciore appena riacceso. "Ti ho detto di toccarti. *Ora*".
Il dolore le azzerò ogni residuo di esitazione. Con le dita che le tremavano, Viola fece scivolare il braccio verso il basso, insinuando la mano tra le cosce rimaste divaricate.
Non appena i polpastrelli toccarono la propria vulva — bollente, scivolosa e completamente bagnata — un brivido violento le corse lungo tutta la spina dorsale, fondendosi con il dolore.
"Brava..." mormorò Pietro con una dolcezza che le fece gelare il sangue.
La sculacciata successiva cadde con ancora più forza. Al dolore del colpo, il corpo di Viola si contrasse d'istinto, spingendo il suo stesso tocco contro il clitoride. Un gemito spezzato, a metà tra il pianto di dolore e una scarica assurda di piacere, le sfuggì dalle labbra.
"Shh... " sussurrò Pietro con una dolcezza paradossale, del tutto stridente con la violenza dell'impatto. Intanto, la sua mano libera risaliva lentamente la schiena, facendo scivolare le dita tra i capelli scompigliati per accarezzarle la nuca con un tocco calmo, protettivo. "Voglio sentirti godere...".
Un altro colpo calò preciso sulla pelle già martoriata del gluteo sinistro. Viola inarcò la schiena, lasciando uscire un urlo acuto che andò a morire contro la stoffa delle lenzuola, mentre le dita si contraevano d'istinto tra le labbra bagnate.
"Muovi quelle dita...".
Un'altra sferzata secca e sonora s'abbatté a destra. L'ennesimo colpo fece sussultare il bacino di Viola, spingendo involontariamente la sua stessa mano a premere sul clitoride. Iniziò a muovere i polpastrelli bagnati in piccoli cerchi rapidi ed esitanti sotto gli occhi attenti di Pietro, lasciandosi sfuggire un lungo gemito tremante.
"Ecco..., così..." mormorò lui mentre la mano dalla nuca scendeva a tracciare lente carezze lungo la linea della schiena, distribuendo un calore rassicurante che si scontrava con l'incendio scatenato dall'altra mano. "Così..., brava...".
E poi di nuovo l'impatto sordo dello schiaffo sul muscolo contratto dalla puntura le scatenò un ennesimo crampo profondo. La contrazione muscolare si ramificò lungo l'interno coscia, trasformando la fitta dell'ago nell'innesco di una scossa erotica devastante, che fece scivolare le sue dita ancora più veloci sul proprio sesso.
"Brava..." sussurrò ancora Pietro, il tono basso, vellutato e inflessibile, mentre le sfiorava la pelle infuocata per rassicurarla, prima che il palmo si sollevasse di nuovo per colpire, facendola urlare. "Shhh...".
Ogni carezza le prometteva rifugio ma ogni sculacciata le ricordava la sua totale sottomissione, azzerando la linea di confine tra il dolore che la stava facendo piangere e il piacere che la stava portando, inevitabilmente, al crollo definitivo.
Viola continuò a stimolarsi tra i singhiozzi, persa in un vortice di sofferenza e lussuria. Non sapeva più dove finisse il dolore e dove iniziasse il piacere viscerale di essere completamente dominata e piegata alla volontà di Pietro.
Il ritmo delle sculacciate, forti e cadenzate, non le diede tregua, ma la sofferenza fisica non era più un ostacolo: si era fusa del tutto con la carica di piacere che le sue stesse dita le strappavano tra le gambe.
Ogni volta che la mano di Pietro cadeva con sferzante fermezza sulla sua pelle indolenzita, Viola emetteva un singhiozzo acuto che si trasformava all'istante in un gemito di piacere roco, profondo, incontrollabile.
"Ah! Pietro... sì... sì!" urlò con la voce spezzata dal pianto e da un'eccitazione incandescente che le azzerava ogni freno inibitorio.
Le sue dita scivolavano veloci, disperate, spinte dal rito di quel dolore punitivo che la scuoteva tutta, spingendola oltre ogni limite di resistenza. Era completamente sopraffatta.
"Godi..." mormorò Pietro con una voce calda, bassa e intrisa di un orgoglio spietato, mentre la sua mano continuava a sferzare senza alleggerire l'impatto. "Godi, amore mio...".
Fu la spinta definitiva. All'ennesimo colpo, l'orgasmo la travolse con la violenza di un'onda d'urto.
Viola inarcò la schiena in un lungo lamento soffocato contro il lenzuolo, le cosce scosse da tremiti violentissimi. Il suo corpo si contrasse del tutto attorno al tocco delle proprie dita, travolto da un'ondata di piacere caldissima e pulsante che le liberò la mente da ogni pensiero, mentre il piacere si fondeva definitivamente al dolore cieco e diffuso scatenato dai colpi di Pietro.
Lui lasciò cadere l'ultimo colpo proprio nel culmine dell'orgasmo, consacrando così la sua resa finale, per poi posare la mano aperta e calda sulla superficie arrossata dei glutei, lasciandola delicatamente lì.
Viola crollò con la testa tra le braccia, scossa da respiri affannati e lacrime liberatorie, completamente appagata e stremata. Pietro si sporse con lentezza su di lei, accarezzandole i capelli con dolcezza, spostandole le ciocche umide dalla fronte e baciando una scia di lacrime sulla sua guancia.
Poi le si sdraiò a fianco e la tirò a sé, facendole adagiare la testa sul proprio petto. Una mano continuava a salire e scendere lungo la sua schiena in carezze lente, mentre l'altra la stringeva protettivamente.
"Shh..., calmati adesso, va tutto bene..." le sussurrò dandole dei baci delicati sulla testa. "Dio, quanto ti amo, Vi...!".
La cullò a lungo, sussurrandole parole dolci e riempiendola di baci teneri, finché i singhiozzi non sfumarono in sospiri leggeri e lei si abbandonò completamente tra le sue braccia.
***********************************
La serata era calda ma ventilata quanto bastava per rendere piacevole lo stare in terrazza; attorno al tavolo, il brusio delle chiacchiere e il tintinnio dei bicchieri accompagnavano la fine della cena, ma per Viola il mondo esterno sembrava filtrato attraverso una bolla di ovattata lentezza.
Quando si era seduta a tavola, Pietro aveva posato con assoluta noncuranza un cuscino morbido sulla sua sedia prima che lei si accomodasse. Un gesto a cui nessuno aveva badato, ma che per lei era stato un *bruciante* promemoria del perché ne avesse davvero bisogno. Si era seduta piano, sentendo l'indolenzimento riaffiorare e arrossendo leggermente.
Sotto il tessuto leggero del vestito estivo, la pelle le pulsava ancora di un calore diffuso e persistente. Ogni volta che spostava il peso del corpo, anche solo di pochi millimetri, il ricordo si riaccendeva nitido, mandandole un brivido sottile lungo la schiena.
Si sentiva stranamente scissa. Attorno a lei, Pietro, Alice e Jen stavano ridendo per una battuta di Jacopo, mentre Davide versava altra birra nei bicchieri; il mondo proseguiva sui suoi soliti binari leggeri e spensierati, eppure lei si sentiva distante. Una parte di sé provava ancora un pizzico di sgomento per come si era lasciata andare: l'umiliazione delle lacrime, l'incapacità di opporre resistenza, la facilità con cui il dolore si era trasformato in un piacere cieco...
Guardò Pietro seduto accanto a lei e una sottile scossa le attraversò la vulva. Non c'era in lei traccia di risentimento, ma al tempo stesso si sentiva spogliata di ogni difesa.
Davide intanto stava continuando il giro del tavolo con la birra, pronto a riempire anche il bicchiere di Viola. Prima ancora che potesse inclinare la bottiglia, Pietro allungò la mano e con un movimento rapido sfilò il bicchiere, riempiendolo di acqua fresca, mentre Davide accennava un'alzata di spalle prima di passare oltre.
Viola trattenne il respiro per un istante, sentendo il calore salirle di colpo alle guance. Quel gesto compiuto davanti a tutti senza la minima esitazione la spiazzò e la fece irritare al tempo stesso. Per gli altri era solo il solito Pietro che faceva il premuroso con la propria ragazza ancora convalescente, ma per lei ogni singolo millimetro di quel gesto trasudava puro possesso. Non le lasciava spazio per negoziare o per fare di testa propria: la mano che le toglieva la birra per sostituirla con l'acqua era la stessa mano che, poche ore prima, la teneva ferma contro il materasso imponendole di ubbidire.
Ma un conto era tutto ciò che era successo la sera prima, con lei che aveva *davvero* esagerato e che lo aveva *volutamente* provocato fino a fargli superare ogni limite, un conto era il loro *gioco*, dove la dominazione era desiderata e concordata... Ma adesso addirittura decidere per lei se bere o no un bicchiere di birra...
Pietro stava sconfinando.
Pensava davvero di poter stendere un'ombra di controllo su ogni aspetto della sua vita solo perché lei qualche ora prima aveva accettato tutto senza opporsi?
Stringeva i denti per non dargli un calcio sotto al tavolo e piantargli gli occhi addosso con aria di sfida; non voleva di certo fare una scenata imbarazzante davanti agli altri, ma sentiva la rabbia crescerle dentro.
*Calmati*, si ripeté mentalmente, cercando di smontare quella reazione viscerale. *L'ha fatto solo per evitarti di stare male di nuovo. È la solita premura di Pietro, non c'è nessun secondo fine punitivo o di controllo*.
Abbassò gli occhi sul bicchiere d'acqua, la mano serrata attorno al vetro freddo, e cercò di convincersi che fosse soltanto premura, pura e semplice. Eppure, mentre portava il bicchiere alle labbra e mandava giù un sorso cercando di calmarsi, il contrasto tra la freddezza del liquido e il bruciore che ancora le pulsava sotto al vestito le ricordò quanto fosse sottile il filo su cui stavano camminando.
Non appena posò il bicchiere sul tavolo, ancora immersa nei propri pensieri e con i muscoli tesi, la voce di Pietro la richiamò alla realtà.
"Vi, vuoi ancora un po' di pane?" le chiese con tono pacato, porgendole il cestino.
Non era il tono di un ordine, nessun imperativo mascherato. Era una domanda semplice, aperta, formulata con una gentilezza quasi cauta.
Viola sbatté leggermente le palpebre, spiazzata da quella virata improvvisa. Per un attimo restò in silenzio, incapace di decifrare la sfumatura nel suo sguardo. Si era davvero fatta un film mentale da sola, lasciandosi condizionare dall'adrenalina ancora in circolo e trasformando un'attenzione istintiva in un controllo maniacale, oppure Pietro, con quella sua intelligenza acuta, si era reso conto di aver azzardato troppo e adesso stava facendo un passo indietro per disinnescare la miccia?
"Sì, grazie... solo un pezzetto" rispose lei, ammorbidendo l'espressione e lasciando che un piccolo sorriso le increspasse le labbra, mentre il dubbio restava sospeso tra i suoi pensieri.
Allungò la mano verso il cestino che lui stava tenendo e prese una fetta di pane.
Pietro si inclinò un po' verso di lei, annullando quel minimo spazio che li separava sulle sedie, e le posò un bacio morbido e leggero sulle labbra.
Lei avvertì la tensione residua sciogliersi di colpo nel petto, sostituita da una sensazione di calore dolce e rassicurante. In quel contatto non c'era traccia di prevaricazione, solo la misura esatta della loro sintonia.
"Brava" mormorò lui a un millimetro dalle sue labbra, prima di ritirarsi con un sorriso impercettibile negli occhi e tornare a partecipare alla conversazione degli altri.
La bilancia era tornata in perfetto equilibrio. Viola portò alla bocca un pezzo di pane, sgranocchiandolo con una serenità ritrovata.
"Che bello che stai meglio, Vi!" esclamò Alice, seduta di fronte a lei, allungando una mano per prendere la sua. "Ci hai fatti un po' preoccupare!".
Davide ridacchiò, scuotendo la testa mentre finiva la sua birra. "Già..., Cenerentola, ieri sera eri davvero uno straccio!"
"Anche fino a poche ore fa, veramente..." disse lei, arrossendo leggermente e portandosi il bicchiere d'acqua alle labbra per mascherare il piccolo sussulto che le aveva attraversato la schiena a quel ricordo.
"Ah, il potere dell'amore!" esclamò Alice con un sospiro sognante, congiungendo le mani sotto il mento.
"Macché amore, il vero miracolo l'ha fatto il Plasil!" la interruppe Jacopo ridendo. "Santo Plasil subito!".
Davide si voltò verso Pietro, lo sguardo tra l'incredulo e l'incuriosito. "Comunque non sapevo mica che sapessi fare le iniezioni. Da ragazzino praticamente svenivi davanti agli aghi! Da quando in qua ti improvvisi infermiere?".
Pietro scrollò le spalle con la solita disinvoltura, senza perdere un briciolo di compostezza. "Da quando Vi si è presa la tonsillite a Rimini."
"Aspetta, aspetta!" intervenne Jen, sporgendosi sul tavolo con fare indagatore. "Questa storia non ce l'avete mai raccontata! Voglio i dettagli!".
Viola sentì un'ondata di calore scorrerle sul collo. Cercò di mantenere l'espressione più neutra possibile, provando a non concentrarsi sui ricordi ancora vividi di quella vacanza. "Beh..., stavo male ed eravamo in vacanza da soli... Ci è sembrata la soluzione migliore per non dover tornare a casa all'improvviso e...".
Pietro, fermo e posato come suo solito, la salvò dall'impasse con una disinvoltura disarmante.
"... e non c'è niente di particolarmente interessante da raccontare" intervenne con un tono asciutto, portando una scaglia di parmigiano alla bocca. "Corse in farmacia e in guardia medica, notti insonni a cambiarle il ghiaccio sulla testa... e la vacanza a rischio. A quel punto ho chiesto al farmacista le istruzioni base, mi sono guardato un paio di tutorial su YouTube e me la sono cavata!".
Nel dirlo, il suo sguardo scivolò per un secondo su Viola: le sopracciglia appena sollevate e un'ombra d'ironia negli occhi azzurro ghiaccio.
"Comunque sei la solita impicciona!" esclamò Alice scuotendo la testa verso Jen, mentre Viola tirava un sospiro di sollievo e buttava giù un altro sorso d'acqua.
"Ah, però!" esclamò Jacopo con un sorrisetto malizioso, voltandosi verso Pietro e facendogli un occhiolino spudorato. "Allora..., se mai dovessi averne bisogno, posso contare sulle tue mani d'oro?".
Pietro gli piantò addosso uno sguardo imperturbabile. Mantenne il bicchiere di birra in mano, inclinando appena la testa con un'ironia sottile e un pizzico di distaccata superiorità.
"Ti piacerebbe..." rispose con un sorrisetto appena accennato, pungente come una lama. "Ma temo che il tuo fondoschiena sia troppo peloso per meritarsi il mio servizio".
Il gruppo esplose in una risata, mentre Jacopo si portava una mano al petto facendo finta di essere rimasto ferito nell'orgoglio.
Jen guardò Pietro con un sorriso furbetto sulle labbra. "E se ne ho bisogno io?" buttò lì ridacchiando, palesemente per stuzzicare Viola.
Lei la fulminò all'istante con uno sguardo e scosse la testa sorridendo. "Spiacente, è il mio infermiere personale, a uso e consumo strettamente esclusivo".
Pietro accennò un sorriso impercettibile, chiaramente compiaciuto, e con la mano scivolò sotto il bordo del tavolo. Le sue dita cercarono la coscia di Viola, risalendo con lentezza sotto il tessuto leggero del vestitino, fino a dare una decisa carezza al gluteo ancora sensibile.
Viola trattenne il respiro, irrigidendosi per un attimo prima di sciogliersi di nuovo sotto quel tocco. Le dita di Pietro indugiarono solo per pochi secondi, prima di sfilarsi con discrezione. Lei buttò giù un altro sorso d'acqua, nascondendo il sorriso impercettibile che le era affiorato sulle labbra.
Viola, ancora a pancia in giù, con la pelle del gluteo sinistro dolcemente intorpidita e il respiro che si stava lentamente stabilizzando, commise l'errore di pensare di potersi rilassare.
Fece per girarsi, ma Pietro le posò la mano — ampia, calda e pesante — sulla schiena, ancorandola di nuovo al materasso e bloccandole ogni movimento.
"E adesso..." disse piegandosi su di lei finché il suo fiato caldo non le sfiorò il collo. "... parliamo di ieri sera" aggiunse con quel tono calmo e privo di incrinature che era mille volte più minaccioso di un urlo.
Viola sussultò impercettibilmente, sentendo un nuovo brivido scenderle lungo la colonna vertebrale.
"Pietro, ti prego..." mormorò. "Ho ancora la testa che mi fa malissimo..."
"La testa ti fa malissimo per tutto l'alcol che hai mandato giù senza controllo" la zittì lui con una calma spietata, mentre la mano scendeva lentamente fin sulla pelle arrossata dall'iniezione.
Viola trattenne il respiro. Il sovrapporsi di quel tocco caldo all'indolenzimento del muscolo le strappò un brivido.
"Voglio sentirlo dire da te, Rinaldi" riprese Pietro, chinandosi ancora di più finché le sue labbra non sfiorarono la curva del suo orecchio. La voce gli si era fatta scura, profonda, del tutto priva di dolcezza. "Dimmi esattamente come ti sei comportata ieri sera. E vedi di non dimenticare niente, o il conto si fa più salato".
Un groviglio di vergogna e sottile eccitazione le serrò la gola.
"Non..., non ho fatto niente di male" tentò di minimizzare, la voce che le tremava, tradendo ogni intenzione di sembrare convinta. "Mi stavo solo divertendo...".
La prima sculacciata arrivò secca, sonora e improvvisa sul gluteo destro, facendo rimbombare un colpo nitido nella stanza silenziosa.
Viola sussultò, lasciando uscire un piccolo grido soffocato. La pelle iniziò subito a pulsarle per l'impatto caldo e improvviso.
"Risposta sbagliata" pronunciò Pietro con una calma glaciale, senza sollevare la mano che ora premeva con più decisione sulla pelle arrossata. "Riprova. E questa volta sii sincera, perché la mia pazienza ha un limite."
"Pietro...!" protestò lei, mentre una lacrima di stizza le scivolava sul viso. "Ho solo bevuto un po' troppo!".
La seconda sculacciata cadde esattamente nello stesso punto, più forte, precisa, bruciante. Il suono rimbombò, seguito dal respiro spezzato di Viola che contrasse le cosce d'istinto, cercando invano di sfuggire a quella morsa.
"*Solo*?!" la richiamò lui, il tono severo che non ammetteva repliche. "Bene, cominciamo proprio da questo, allora. Cosa ti avevo detto di fare?".
Viola affondò i denti nel labbro inferiore, sentendo il calore degli schiaffi diffondersi rapido, sovrapponendosi al rimbalzo sordo dell'iniezione che ancora le intorpidiva la natica sinistra.
"Mi... mi avevi detto di fermarmi al secondo bicchiere..." mormorò con il filo di voce che le rimaneva, la fronte premuta contro le braccia piegate.
"E tu invece cos'hai fatto?"
"Ho... ne ho preso un altro" ammise chiudendo gli occhi con forza.
"Bene" disse Pietro, e la sua voce tradì una sfumatura di compiacimento. "Punto uno. E davanti agli altri, quando ti ho detto che era ora di smetterla, cosa hai fatto?".
Viola deglutì a vuoto, sapendo che la risposta a quella domanda era il vero innesco della rabbia di Pietro.
"Ti ho sfidato..." mormorò con la voce ridotta a un sussurro impercettibile. "Ti ho ignorato davanti a tutti... e ho mandato giù tutto il cocktail apposta".
La terza sculacciata arrivò secca, pesante e implacabile, centrando in pieno la pelle già calda.
Viola arcuò la schiena con un gemito acuto, affondando le dita nelle lenzuola. Il bruciore divenne istantaneamente vivo, pulsante.
"E perché l'hai fatto?" la incalzò Pietro, senza concederle un secondo di tregua. "Sentiamo."
"Volevo... volevo provocarti" ammise lei lasciando cadere l'ultimo velo di difesa mentre due lacrime calde le bagnavano le ciglia. "Vedere fin dove potessi spingermi... Volevo farti arrabbiare."
"E ci sei riuscita" mormorò Pietro piegandosi su di lei finché il suo torace non le premette contro le scapole. Il suo fiato caldo le sfiorò la nuca prima che i suoi denti afferrassero con fermezza il lobo del suo orecchio. "Eccome se ci sei riuscita!".
La mano si sollevò di nuovo e il colpo cadde preciso e spietato, stavolta sul gluteo sinistro, sul punto ancora indolenzito dall'iniezione.
Viola emise un urlo soffocato contro le lenzuola, inarcando la schiena in una scossa incontrollabile. L'impatto del palmo sulla pelle arrossata scatenò una reazione a catena devastante: la pelle bruciava in superficie, ma l'impatto sordo si ripercuoteva in profondità, schiacciando il muscolo contratto dove il farmaco si stava ancora diffondendo. Fu un dolore cieco, acuto, un'onda d'urto che le fece vedere i fotogrammi bianchi dietro le palpebre serrate.
"Pietro...! Lì no, ti prego!" piagnucolò disperata, con la voce spezzata dalle lacrime che ormai le bagnavano le guance. Le gambe le tremavano mentre tentava d'istinto di scivolare via per sottrarre quel punto martoriato alla mano di lui. "Fa malissimo lì..., ti prego!".
"È esattamente lì che devi sentirlo" le sussurrò contro l'orecchio, il tono basso, severo, intriso di un possesso privo di ogni clemenza. "Così ogni singolo secondo di questo bruciore ti ricorderà cosa succede quando decidi di tirare troppo la corda".
Un secondo colpo calò implacabile nello stesso identico punto, strappandole un lamento lungo e acuto, azzerando le sue ultime difese e lasciandola del tutto priva di fiato.
Pietro continuò a colpire con un ritmo misurato, costante, punitivo, alternando schiaffi pieni e sonori su entrambi i glutei. Ogni colpo faceva rimbombare nella stanza un suono nitido, strappando a Viola un alternarsi di sussulti, lamenti soffocati e sospiri tremanti.
La mano non concedeva tregua, martellando la pelle finché l'intero bacino di Viola non fu avvolto da un'unica sensazione di calore pulsante, poi finalmente si fermò.
"Adesso ammettilo" mormorò con una dolcezza punitiva. "Dimmi che avevi bisogno che ti mettessi a posto io".
Viola rimase in silenzio per qualche secondo, con il fiato corto e il petto che saliva e scendeva a ritmo irregolare. Il dolore, il calore della mano di lui sulla sua pelle arrossata e il peso di quell'ammissione le stravolgevano la mente.
Provò a fare un respiro profondo, ma la pressione salda con cui Pietro la teneva ferma non le lasciava spazio.
"Dillo" ordinò lui in un richiamo inappellabile.
"Sì..." soffiò lei alla fine, la voce rotta che andò a morire contro il materasso.
"Non ti ho sentita" infierì Pietro con spietata tranquillità.
Un colpo secco e sonoro calò al centro esatto della natica sinistra, strappandole un sussulto violento che le fece inarcare la schiena.
"Ho detto che non ti ho sentita" insistette, la voce bassissima e calma, mentre la mano si fermava aperta sul sedere infuocato, schiacciandolo con un peso calcolato che le faceva riaffiorare ogni singolo millimetro di bruciore. "Guardami e ripetilo".
Viola girò la testa di lato, mostrando il viso arrossato, le ciglia ancora bagnate e le labbra tremanti. Incrociò lo sguardo scuro di Pietro, arrendendosi del tutto alla sua autorità.
"Sì, mi sta bene così..." ammise in un sussurro pieno di resa. "Volevo... volevo che tu mi rimettessi a posto".
Un sorrisetto d'intensa soddisfazione si dipinse sul viso di Pietro. Mantenne lo sguardo fisso nel suo per lunghi istanti, decifrando ogni singola sfumatura che le dipingeva il volto.
"E non ti sta solo *bene*, vero?" mormorò con voce scura, facendo scivolare la mano destra dalla natica giù verso l'interno coscia, sfiorando la pelle sensibile con una lentezza snervante. "Ti piace. Ti eccita che io prenda il controllo così".
Viola trasalì, provando a serrare d'istinto le cosce, come a voler nascondere ciò che ormai era fin troppo ovvio a entrambi, nel futile tentativo di rifiutare la verità delle sue parole.
Ma la presa di Pietro rimase di ferro, immobile e spietata. Le divaricò le cosce con forza, imponendosi su quel debole tentativo di resistenza. Fece scivolare la mano ancora più giù, ignorando la sua finta ritrosia, per raggiungere la vulva e trovandola bagnatissima, bollente, completamente sopraffatta dall'eccitazione che il dolore e la sottomissione le avevano scatenato dentro.
Spinse due dita contro le labbra bagnate, lasciandole scivolare con facilità all'interno, strappandole un gemito acuto, rovinoso e definitivo.
"Senti qui..." le sussurrò all'orecchio con una voce densa di spietato compiacimento, mentre muoveva le dita dentro di lei con forza possessiva per mostrarle quanto il suo corpo avesse già ceduto, prima ancora della sua mente. "Il tuo corpo sta già confessando per te".
Sfilò le dita con una lentezza esasperante, lasciandola con una sensazione di vuoto improvviso.
"Guarda..." mormorò con tono perentorio, portando le dita bagnate proprio davanti al suo viso, costringendola a fissare la prova inconfutabile della sua eccitazione.
Poi, senza staccare gli occhi dai suoi, si portò le dita alla bocca. Fece scivolare la lingua sulle nocche, leccando via lentamente ogni singola goccia, assaporandone il gusto con una calma deliberata e un possesso assoluto.
Viola trattenne il fiato, con il cuore che le batteva in gola e le guance in fiamme per l'intensità di quel gesto.
Pietro rimase accanto a lei, la mano pesante che tornava a posarsi sulla curva della schiena per ancorarla al letto.
"Toccati" le ordinò con voce bassa, severa e priva di qualsiasi margine di trattativa.
Viola deglutì a vuoto, restando immobile per qualche secondo nel tentativo di metabolizzare quel comando e la sua portata.
Un colpo secco e pesante calò preciso sul gluteo destro, strappandole un sussulto violento e un grido acuto.
"Non ho detto di pensarci" la riprese Pietro con spietata immediatezza, la voce che non ammetteva la minima esitazione. La sua mano tornò a premerle la pelle infuocata per rimarcare il bruciore appena riacceso. "Ti ho detto di toccarti. *Ora*".
Il dolore le azzerò ogni residuo di esitazione. Con le dita che le tremavano, Viola fece scivolare il braccio verso il basso, insinuando la mano tra le cosce rimaste divaricate.
Non appena i polpastrelli toccarono la propria vulva — bollente, scivolosa e completamente bagnata — un brivido violento le corse lungo tutta la spina dorsale, fondendosi con il dolore.
"Brava..." mormorò Pietro con una dolcezza che le fece gelare il sangue.
La sculacciata successiva cadde con ancora più forza. Al dolore del colpo, il corpo di Viola si contrasse d'istinto, spingendo il suo stesso tocco contro il clitoride. Un gemito spezzato, a metà tra il pianto di dolore e una scarica assurda di piacere, le sfuggì dalle labbra.
"Shh... " sussurrò Pietro con una dolcezza paradossale, del tutto stridente con la violenza dell'impatto. Intanto, la sua mano libera risaliva lentamente la schiena, facendo scivolare le dita tra i capelli scompigliati per accarezzarle la nuca con un tocco calmo, protettivo. "Voglio sentirti godere...".
Un altro colpo calò preciso sulla pelle già martoriata del gluteo sinistro. Viola inarcò la schiena, lasciando uscire un urlo acuto che andò a morire contro la stoffa delle lenzuola, mentre le dita si contraevano d'istinto tra le labbra bagnate.
"Muovi quelle dita...".
Un'altra sferzata secca e sonora s'abbatté a destra. L'ennesimo colpo fece sussultare il bacino di Viola, spingendo involontariamente la sua stessa mano a premere sul clitoride. Iniziò a muovere i polpastrelli bagnati in piccoli cerchi rapidi ed esitanti sotto gli occhi attenti di Pietro, lasciandosi sfuggire un lungo gemito tremante.
"Ecco..., così..." mormorò lui mentre la mano dalla nuca scendeva a tracciare lente carezze lungo la linea della schiena, distribuendo un calore rassicurante che si scontrava con l'incendio scatenato dall'altra mano. "Così..., brava...".
E poi di nuovo l'impatto sordo dello schiaffo sul muscolo contratto dalla puntura le scatenò un ennesimo crampo profondo. La contrazione muscolare si ramificò lungo l'interno coscia, trasformando la fitta dell'ago nell'innesco di una scossa erotica devastante, che fece scivolare le sue dita ancora più veloci sul proprio sesso.
"Brava..." sussurrò ancora Pietro, il tono basso, vellutato e inflessibile, mentre le sfiorava la pelle infuocata per rassicurarla, prima che il palmo si sollevasse di nuovo per colpire, facendola urlare. "Shhh...".
Ogni carezza le prometteva rifugio ma ogni sculacciata le ricordava la sua totale sottomissione, azzerando la linea di confine tra il dolore che la stava facendo piangere e il piacere che la stava portando, inevitabilmente, al crollo definitivo.
Viola continuò a stimolarsi tra i singhiozzi, persa in un vortice di sofferenza e lussuria. Non sapeva più dove finisse il dolore e dove iniziasse il piacere viscerale di essere completamente dominata e piegata alla volontà di Pietro.
Il ritmo delle sculacciate, forti e cadenzate, non le diede tregua, ma la sofferenza fisica non era più un ostacolo: si era fusa del tutto con la carica di piacere che le sue stesse dita le strappavano tra le gambe.
Ogni volta che la mano di Pietro cadeva con sferzante fermezza sulla sua pelle indolenzita, Viola emetteva un singhiozzo acuto che si trasformava all'istante in un gemito di piacere roco, profondo, incontrollabile.
"Ah! Pietro... sì... sì!" urlò con la voce spezzata dal pianto e da un'eccitazione incandescente che le azzerava ogni freno inibitorio.
Le sue dita scivolavano veloci, disperate, spinte dal rito di quel dolore punitivo che la scuoteva tutta, spingendola oltre ogni limite di resistenza. Era completamente sopraffatta.
"Godi..." mormorò Pietro con una voce calda, bassa e intrisa di un orgoglio spietato, mentre la sua mano continuava a sferzare senza alleggerire l'impatto. "Godi, amore mio...".
Fu la spinta definitiva. All'ennesimo colpo, l'orgasmo la travolse con la violenza di un'onda d'urto.
Viola inarcò la schiena in un lungo lamento soffocato contro il lenzuolo, le cosce scosse da tremiti violentissimi. Il suo corpo si contrasse del tutto attorno al tocco delle proprie dita, travolto da un'ondata di piacere caldissima e pulsante che le liberò la mente da ogni pensiero, mentre il piacere si fondeva definitivamente al dolore cieco e diffuso scatenato dai colpi di Pietro.
Lui lasciò cadere l'ultimo colpo proprio nel culmine dell'orgasmo, consacrando così la sua resa finale, per poi posare la mano aperta e calda sulla superficie arrossata dei glutei, lasciandola delicatamente lì.
Viola crollò con la testa tra le braccia, scossa da respiri affannati e lacrime liberatorie, completamente appagata e stremata. Pietro si sporse con lentezza su di lei, accarezzandole i capelli con dolcezza, spostandole le ciocche umide dalla fronte e baciando una scia di lacrime sulla sua guancia.
Poi le si sdraiò a fianco e la tirò a sé, facendole adagiare la testa sul proprio petto. Una mano continuava a salire e scendere lungo la sua schiena in carezze lente, mentre l'altra la stringeva protettivamente.
"Shh..., calmati adesso, va tutto bene..." le sussurrò dandole dei baci delicati sulla testa. "Dio, quanto ti amo, Vi...!".
La cullò a lungo, sussurrandole parole dolci e riempiendola di baci teneri, finché i singhiozzi non sfumarono in sospiri leggeri e lei si abbandonò completamente tra le sue braccia.
***********************************
La serata era calda ma ventilata quanto bastava per rendere piacevole lo stare in terrazza; attorno al tavolo, il brusio delle chiacchiere e il tintinnio dei bicchieri accompagnavano la fine della cena, ma per Viola il mondo esterno sembrava filtrato attraverso una bolla di ovattata lentezza.
Quando si era seduta a tavola, Pietro aveva posato con assoluta noncuranza un cuscino morbido sulla sua sedia prima che lei si accomodasse. Un gesto a cui nessuno aveva badato, ma che per lei era stato un *bruciante* promemoria del perché ne avesse davvero bisogno. Si era seduta piano, sentendo l'indolenzimento riaffiorare e arrossendo leggermente.
Sotto il tessuto leggero del vestito estivo, la pelle le pulsava ancora di un calore diffuso e persistente. Ogni volta che spostava il peso del corpo, anche solo di pochi millimetri, il ricordo si riaccendeva nitido, mandandole un brivido sottile lungo la schiena.
Si sentiva stranamente scissa. Attorno a lei, Pietro, Alice e Jen stavano ridendo per una battuta di Jacopo, mentre Davide versava altra birra nei bicchieri; il mondo proseguiva sui suoi soliti binari leggeri e spensierati, eppure lei si sentiva distante. Una parte di sé provava ancora un pizzico di sgomento per come si era lasciata andare: l'umiliazione delle lacrime, l'incapacità di opporre resistenza, la facilità con cui il dolore si era trasformato in un piacere cieco...
Guardò Pietro seduto accanto a lei e una sottile scossa le attraversò la vulva. Non c'era in lei traccia di risentimento, ma al tempo stesso si sentiva spogliata di ogni difesa.
Davide intanto stava continuando il giro del tavolo con la birra, pronto a riempire anche il bicchiere di Viola. Prima ancora che potesse inclinare la bottiglia, Pietro allungò la mano e con un movimento rapido sfilò il bicchiere, riempiendolo di acqua fresca, mentre Davide accennava un'alzata di spalle prima di passare oltre.
Viola trattenne il respiro per un istante, sentendo il calore salirle di colpo alle guance. Quel gesto compiuto davanti a tutti senza la minima esitazione la spiazzò e la fece irritare al tempo stesso. Per gli altri era solo il solito Pietro che faceva il premuroso con la propria ragazza ancora convalescente, ma per lei ogni singolo millimetro di quel gesto trasudava puro possesso. Non le lasciava spazio per negoziare o per fare di testa propria: la mano che le toglieva la birra per sostituirla con l'acqua era la stessa mano che, poche ore prima, la teneva ferma contro il materasso imponendole di ubbidire.
Ma un conto era tutto ciò che era successo la sera prima, con lei che aveva *davvero* esagerato e che lo aveva *volutamente* provocato fino a fargli superare ogni limite, un conto era il loro *gioco*, dove la dominazione era desiderata e concordata... Ma adesso addirittura decidere per lei se bere o no un bicchiere di birra...
Pietro stava sconfinando.
Pensava davvero di poter stendere un'ombra di controllo su ogni aspetto della sua vita solo perché lei qualche ora prima aveva accettato tutto senza opporsi?
Stringeva i denti per non dargli un calcio sotto al tavolo e piantargli gli occhi addosso con aria di sfida; non voleva di certo fare una scenata imbarazzante davanti agli altri, ma sentiva la rabbia crescerle dentro.
*Calmati*, si ripeté mentalmente, cercando di smontare quella reazione viscerale. *L'ha fatto solo per evitarti di stare male di nuovo. È la solita premura di Pietro, non c'è nessun secondo fine punitivo o di controllo*.
Abbassò gli occhi sul bicchiere d'acqua, la mano serrata attorno al vetro freddo, e cercò di convincersi che fosse soltanto premura, pura e semplice. Eppure, mentre portava il bicchiere alle labbra e mandava giù un sorso cercando di calmarsi, il contrasto tra la freddezza del liquido e il bruciore che ancora le pulsava sotto al vestito le ricordò quanto fosse sottile il filo su cui stavano camminando.
Non appena posò il bicchiere sul tavolo, ancora immersa nei propri pensieri e con i muscoli tesi, la voce di Pietro la richiamò alla realtà.
"Vi, vuoi ancora un po' di pane?" le chiese con tono pacato, porgendole il cestino.
Non era il tono di un ordine, nessun imperativo mascherato. Era una domanda semplice, aperta, formulata con una gentilezza quasi cauta.
Viola sbatté leggermente le palpebre, spiazzata da quella virata improvvisa. Per un attimo restò in silenzio, incapace di decifrare la sfumatura nel suo sguardo. Si era davvero fatta un film mentale da sola, lasciandosi condizionare dall'adrenalina ancora in circolo e trasformando un'attenzione istintiva in un controllo maniacale, oppure Pietro, con quella sua intelligenza acuta, si era reso conto di aver azzardato troppo e adesso stava facendo un passo indietro per disinnescare la miccia?
"Sì, grazie... solo un pezzetto" rispose lei, ammorbidendo l'espressione e lasciando che un piccolo sorriso le increspasse le labbra, mentre il dubbio restava sospeso tra i suoi pensieri.
Allungò la mano verso il cestino che lui stava tenendo e prese una fetta di pane.
Pietro si inclinò un po' verso di lei, annullando quel minimo spazio che li separava sulle sedie, e le posò un bacio morbido e leggero sulle labbra.
Lei avvertì la tensione residua sciogliersi di colpo nel petto, sostituita da una sensazione di calore dolce e rassicurante. In quel contatto non c'era traccia di prevaricazione, solo la misura esatta della loro sintonia.
"Brava" mormorò lui a un millimetro dalle sue labbra, prima di ritirarsi con un sorriso impercettibile negli occhi e tornare a partecipare alla conversazione degli altri.
La bilancia era tornata in perfetto equilibrio. Viola portò alla bocca un pezzo di pane, sgranocchiandolo con una serenità ritrovata.
"Che bello che stai meglio, Vi!" esclamò Alice, seduta di fronte a lei, allungando una mano per prendere la sua. "Ci hai fatti un po' preoccupare!".
Davide ridacchiò, scuotendo la testa mentre finiva la sua birra. "Già..., Cenerentola, ieri sera eri davvero uno straccio!"
"Anche fino a poche ore fa, veramente..." disse lei, arrossendo leggermente e portandosi il bicchiere d'acqua alle labbra per mascherare il piccolo sussulto che le aveva attraversato la schiena a quel ricordo.
"Ah, il potere dell'amore!" esclamò Alice con un sospiro sognante, congiungendo le mani sotto il mento.
"Macché amore, il vero miracolo l'ha fatto il Plasil!" la interruppe Jacopo ridendo. "Santo Plasil subito!".
Davide si voltò verso Pietro, lo sguardo tra l'incredulo e l'incuriosito. "Comunque non sapevo mica che sapessi fare le iniezioni. Da ragazzino praticamente svenivi davanti agli aghi! Da quando in qua ti improvvisi infermiere?".
Pietro scrollò le spalle con la solita disinvoltura, senza perdere un briciolo di compostezza. "Da quando Vi si è presa la tonsillite a Rimini."
"Aspetta, aspetta!" intervenne Jen, sporgendosi sul tavolo con fare indagatore. "Questa storia non ce l'avete mai raccontata! Voglio i dettagli!".
Viola sentì un'ondata di calore scorrerle sul collo. Cercò di mantenere l'espressione più neutra possibile, provando a non concentrarsi sui ricordi ancora vividi di quella vacanza. "Beh..., stavo male ed eravamo in vacanza da soli... Ci è sembrata la soluzione migliore per non dover tornare a casa all'improvviso e...".
Pietro, fermo e posato come suo solito, la salvò dall'impasse con una disinvoltura disarmante.
"... e non c'è niente di particolarmente interessante da raccontare" intervenne con un tono asciutto, portando una scaglia di parmigiano alla bocca. "Corse in farmacia e in guardia medica, notti insonni a cambiarle il ghiaccio sulla testa... e la vacanza a rischio. A quel punto ho chiesto al farmacista le istruzioni base, mi sono guardato un paio di tutorial su YouTube e me la sono cavata!".
Nel dirlo, il suo sguardo scivolò per un secondo su Viola: le sopracciglia appena sollevate e un'ombra d'ironia negli occhi azzurro ghiaccio.
"Comunque sei la solita impicciona!" esclamò Alice scuotendo la testa verso Jen, mentre Viola tirava un sospiro di sollievo e buttava giù un altro sorso d'acqua.
"Ah, però!" esclamò Jacopo con un sorrisetto malizioso, voltandosi verso Pietro e facendogli un occhiolino spudorato. "Allora..., se mai dovessi averne bisogno, posso contare sulle tue mani d'oro?".
Pietro gli piantò addosso uno sguardo imperturbabile. Mantenne il bicchiere di birra in mano, inclinando appena la testa con un'ironia sottile e un pizzico di distaccata superiorità.
"Ti piacerebbe..." rispose con un sorrisetto appena accennato, pungente come una lama. "Ma temo che il tuo fondoschiena sia troppo peloso per meritarsi il mio servizio".
Il gruppo esplose in una risata, mentre Jacopo si portava una mano al petto facendo finta di essere rimasto ferito nell'orgoglio.
Jen guardò Pietro con un sorriso furbetto sulle labbra. "E se ne ho bisogno io?" buttò lì ridacchiando, palesemente per stuzzicare Viola.
Lei la fulminò all'istante con uno sguardo e scosse la testa sorridendo. "Spiacente, è il mio infermiere personale, a uso e consumo strettamente esclusivo".
Pietro accennò un sorriso impercettibile, chiaramente compiaciuto, e con la mano scivolò sotto il bordo del tavolo. Le sue dita cercarono la coscia di Viola, risalendo con lentezza sotto il tessuto leggero del vestitino, fino a dare una decisa carezza al gluteo ancora sensibile.
Viola trattenne il respiro, irrigidendosi per un attimo prima di sciogliersi di nuovo sotto quel tocco. Le dita di Pietro indugiarono solo per pochi secondi, prima di sfilarsi con discrezione. Lei buttò giù un altro sorso d'acqua, nascondendo il sorriso impercettibile che le era affiorato sulle labbra.
2
voti
voti
valutazione
5.5
5.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Il giorno dopo (parte 1/2)
Commenti dei lettori al racconto erotico