Three of a perfect pair
di
john coltrane
genere
confessioni
Dopo avere provato una volta l’esperienza di una storia a tre, con un’altra donna, io e mia moglie ne siamo rimasti ossessionati per anni.
Ma non riuscivamo a trovare una persona disponibile. Non volevamo cercarla sul web, non ci sembrava sicuro. E a dire la verità eravamo anche un po’ imbranati.
Finché non ho conosciuto Alexa.
Alexa era molto più giovane di me, infatti me l’avevano affiancata come stagista. Le mostrai un po’ di cose, del nostro lavoro, e un paio di volte le offrii il pranzo. Sembrava entusiasta di tutto, anche di una pizza. La gioventù, mi dicevo.
In realtà aveva trent’anni, non era giovanissima, ma io ne avevo quasi il doppio, e così mia moglie. Non mi azzardavo a farmi avanti, anche perché non volevo sputtanarmi davanti ai miei colleghi, che già avevano iniziato a fare delle batture.
Poi lo stage finì. Una sera, le mandai un messaggio su whatsapp. Lei rispose, e cominciammo una corrispondenza fitta, fatta di malizie e allusioni sempre più spinte.
Dopo un po’, mi è sembrato giusto accennarne a Silvia, mia moglie, per sondare il terreno. Da quella storia che avevamo avuto erano passati quattro anni.
- Non ti arrendi mai, eh? – ha commentato. Ma non ha detto di no. Per me significava: vai pure avanti, poi vediamo.
Avanti ha voluto dire invitare Alexa di nuovo a pranzo, in un posto dove eravamo andati in precedenza durante il suo stage. Lei è venuta. Mi sembrava una dea. Alta, più di me. Lunghi capelli biondi, sciolti sulle spalle. Seno poco, ma gambe slanciate, chilometriche. In più era una persona “bella”: spiritosa, positiva, disponibile, non montata. Non riuscivo a credere che mi stesse dando corda. Ed in più, che in quel momento fosse libera (una storia con uno più vecchio, guarda caso). Ma evidentemente a tutti prima o poi capita di imbattersi in una persona così, una volta nella vita.
Durante il pranzo ho pensato solo a come fare per portarla in un posto dove saremmo rimasti da soli. Prima di uscire dall’ufficio mi ero sciacquato il cazzo, nel bagno aziendale. Come se me lo sentissi che sarebbe successo qualcosa.
Alla fine, quando siamo usciti, e stavamo per salutarci, le ho chiesto di accompagnarmi alla macchina. - Ti do un passaggio – ho aggiunto.
Lei in verità andava a due minuti a piedi da lì. Ma ha accettato.
Appena saliti l’ho baciata. O la va o la spacca, mi sono detto. Lei ha aperto la bocca, e non mi ha respinto. Ha esitato un po’, poi però ha risposto al bacio, e mi ha toccato sul petto. Poco dopo si è staccata: - Scusami, dovrei andare.
Io ho messo in moto, ero già contento così. Accidenti, l’avevo baciata. Avevamo limonato 20 secondi! Ho iniziato a uscire dal parcheggio. A quel punto è successo. Lei si è chinata verso di me e ha iniziato ad armeggiare con la mia cintura.
- Continua a guidare – ha mormorato.
Sono uscito dal parcheggio e ho imboccato la strada che portava in centro, mentre lei me lo tirava fuori. Per fortuna non avevo pantaloni stretti, mi ero messo un completo perché al mattino avevo avuto una riunione importante.
Al primo semaforo me l’aveva preso in bocca. Ho girato a sinistra, cercando una strada meno trafficata, ma niente, era l’ora in cui la gente tornava al lavoro dopo la pausa pranzo, si procedeva piano e si rimaneva spesso in colonna.
Mi sembrava di avere una ventosa fra le gambe.
All’altezza della sede del tribunale ho sentito la punta delle sue dita accarezzarmi i testicoli. Dopo il liceo Parini ho capito che stavo venendo. Non so perché, mi sono chiesto che cosa stessimo rischiando.
Sono riuscito ad arrivare al semaforo successivo e a frenare prima di sborrarle in bocca, chiudendo gli occhi, un istante di puro piacere, a cui lei ha risposto con un: mmmh.
Ha continuato a succhiare e a ingoiare fin quando non mi sono svuotato, con le macchine che mi suonavano, dietro.
Poi si è tirata su.
Era tutta rossa in faccia.
- Lasciami qui.
- Ma sei lontana.
- Voglio camminare un po’.
Mi sono accostato alla fermata dell’autobus e l’ho lasciata scendere. Mi ha detto solo: - Ciao – ed è uscita. L’ho guardata allontanarsi verso piazza del Municipio, nel suo vestito grigio e con la sua tracolla Saint Laurent. L’ho vista passarsi il dorso della mano sull’angolo della bocca.
Quella sera l’ho detto a Silvia. Lei ha voluto che le mostrassi una foto di questa misteriosa ragazza. Le ho fatto vedere quelle che aveva messo su instagram, io le conoscevo a memoria.
- Bella – ha commentato, asciutta. Mi ha detto di farmene mandare una.
-Adesso?
- Sì.
Le ho scritto, col tablet. Abbiamo iniziato una fitta conversazione. Silvia mi suggeriva cosa scriverle, era più diretta di me.
- Scrivile che è il miglior pompino che hai ricevuto nella sua vita.
Mi sembrava un po’ esagerato, ma l’ho fatto.
Alexa mi ha risposto: - Scusa ma non ho resistito. Ne avevo così voglia. Quando facevo lo stage ci pensavo tutti i momenti.
Chiedile se le è piaciuta la tua sborra, mi ha incitato Silvia.
- Deliziosa – ha risposto Alexa. – Ma era tanta! Da quanto tempo non venivi?
Intanto Silvia me lo aveva tirato fuori e aveva iniziato a masturbarmi.
- Scrivile che adesso andrai a scoparti tua moglie perché ti sei troppo eccitato.
Di nuovo, ho obbedito. Alexa prima ha detto che avrebbe voluto essere lei la fortunata. Poi però ha aggiunto: - Scopala bene. Mi raccomando. Fatti perdonare.
- Lo farò.
- Come le piace?
- Scopiamo poco adesso, ma un tempo le piaceva in tutti i modi.
- Scopala da dietro, fallo! Giuramelo. Le piace prenderlo nel culo?
- In passato sì.
- Scopale il culo! E poi raccontami. Vai e fallo, subito.
Silvia aveva letto tutto lo scambio. Erano anni che non la inculavo. Ma, sospirando, si è tolta le mutandine, lasciandosi la sottoveste. Poi si è girata, appoggiando la testa sul cuscino.
- Fai piano, per favore – si è raccomandata.
Mi sono bagnato le dita della mano e gliele ho passate dietro, ma quando gliel’ho appoggiato non riuscivo a entrare.
- Rilassati.
- È troppo grande.
- Lo conosci bene.
- Vai a prendere qualcosa.
- Burro?
- Prendi il burrocacao nel mio beauty.
Ho preso lo stick di burrocacao dove mi aveva detto e gliel’ho spalmato sul foro d’ingresso, poi l’ho fatto penetrare all’interno aiutandomi con un dito, piano piano, centimetro dopo centimetro.
Dopo un po’ lei ha iniziato a spingere verso di me per aiutare il dito ad entrare fino alla radice. Sono andato avanti a masturbarle l’ano, fin quando non mi è sembrato che si fosse dilatato abbastanza e ci potesse passare anche dell’altro. A quel punto l’ho penetrata. Ha gridato, una volta. Poi ha iniziato a gemere. Era come avere vent’anni di meno.
Siccome quel giorno ero già venuto una volta sono riuscito a durare a lungo. Ma ad un certo punto, complice anche il fatto che era così stretta, lì dietro, sono venuto.
Silvia ha smesso di gemere e sbavare sul cuscino. Quando l’ho tirato fuori, ha portato entrambe le mani dietro e se lo è aperto. Nel farlo, ha sfiatato un po’ di aria dal sedere, e ne è uscito un fiotto di sperma.
- Fotografa.
L’ho fatto.
Poi ci siamo sdraiati uno di fianco all’altra. Ha appoggiato la testa sulla mia spalla e ha voluto vedere le foto.
- Mandagliele – ha detto.
Detto fatto.
Alexa ha risposto subito.
- L’hai fatto davvero. Bravo! L’hai aperta!
- Sì.
- Però, ha un bel culo tua moglie, mi sembra.
- Ringraziala – ha detto Silvia.
Alexa stavolta ci ha messo un po’ di più a rispondere. – Ma è lì con te?
- Sì.
- Siete dei porci!
- Magari… ma era molto eccitata dalla situazione.
- Vabbè. Adesso sono eccitata anch’io.
- Perché non vieni qui?
- Siete pazzi.
- Dai…
- No. Stasera no. Però…
- Però cosa?
- Devo fare qualcosa. E io a differenza di te non ho nessun marito o amante o fidanzato con cui sfogarmi.
- Perciò?
- Perciò devo arrangiarmi da sola. Per fortuna che ho il necessario.
Dopo un po’ ci è arrivata una foto. Aveva in mano un dildo. Nero, di dimensioni normali, con una sporgenza davanti per prendersi cura anche del clitoride.
- Ti masturbi con quello? – le ho critto.
- Si, perché?
- Lo fai spesso?
- Abbastanza. L’ho fatto anche prima, quando sono tornata a casa. Pensando a te. Adesso però chiudo perché mi servono le mani.
Mia moglie mi ha preso il telefono di mano. – Aspetta. Ciao, intanto, io sono Silvia. Scusa, ma io mi sono fatta fare il culo. Penso che anche tu dovresti fare qualcosa, lì dietro.
- Non ho un altro vibratore – ha risposto. Poi ci ha chiesto di aspettare. È tornata poco dopo con la foto di una candela, Liscia, bianca. Sembrava fatta apposta.
- Che ne dite?
Silvia a quel punto le ha proposto di avviare una chiamata per farci guardare. Lei non voleva, ho capito che non si fidava.
- Senti, Alexa, se non vuoi non farlo – le ho scritto – ma mi conosci e sai tutto del mio lavoro. Ti sembro il tipo che ti tirerebbe un brutto scherzo?
Alla fine lo ha fatto. Era strano vedersi in video. Avrei voluto che fosse in mezzo a noi. Ma sapevo che presto l’avrebbe fatto. Per intanto, potevamo goderci il cinema.
Alexa ha posizionato il telefono in un punto dal quale poteva essere ripresa integralmente. Poi si è spogliata. Per la prima volta la vedevo nuda. Era bellissima. Pochi peli castani sul grembo, i capezzoli piccoli, nessun tatuaggio, il corpo bianco, senza segni di costume, una volta mi aveva detto che non le piaceva prendere il sole, le ultime vacanze le aveva fatte in islanda.
Era attrezzata, aveva un lubrificante. Se lo è messo dietro, mentre davanti si accarezzava il clitoride con le dita. Poi si è sdraiata sulla schiena e ha appoggiato i piedi sul muro. Ha preso la candela e se l’è infilata nel culo. Ho capito cosa stava cercando di fare. Voleva fermare la parte che rimaneva fuori contro la testiera del letto. Quindi ha preso il dildo, lo ha acceso e ha iniziato a passarselo davanti, fra le grandi labbra. Muovendo poco il bacino avanti e indietro riusciva anche a fare andare un po’ la candela nel retto. Poi ad un certo punto si è messa il dildo dentro. Se lo è infilato fin quasi in fondo, in modo tale che la parte corta davanti andasse a vibrare contro il suo clito.
Per un po’ l’abbiamo vista muoversi piano, si sentiva solo il rumore di fondo del vibratore. A un certo punto ha fatto: Aaah. E poi ha iniziato a sospirare.
Silvia si è tirata su, mi è montata sulla pancia, dandomi la schiena.
- Non vedo niente – le ho detto.
Lei ha capito, ha preso il tablet e l’ha spostato di fianco, appoggiandolo a un cuscino, in modo che potessimo vedere entrambi. Poi mi ha afferrato il cazzo con la mano, lo ha puntato verso la figa e si è seduta sopra.
Alexa sul video continuava a gemere, e ogni tanto le scappava un grido più forte, non so quante volte sia venuta.
Dopo un tempo infinito ha smesso, e si è sfilata il dildo da dentro, la candela era ancora lì piantata nel culo. Ha allungato la mano e se l’è tolta. L’ha guardata. Se l’è passata distrattamente su un capezzolo.
A quel punto sia io che Silvia abbiamo accelerato, finché sono venuto, lei sussultando sopra di me, gemendo: Sì, sì, riempimi, sì.
Alexa finalmente si è accorta di quello che stavamo facendo. Ha sorriso alla telecamera.
- Bravi – ha detto. Aveva gli occhi annebbiati.
Silvia si è tirata su quel tanto che bastava per farmi uscire. Poi è rotolata sul letto, col tablet in mano. Aveva ancora la camicia da note addosso.
- È stato bellissimo guardarti – le ha detto. – Adesso ti aspettiamo qui.
- Quando? – ha chiesto Alexa.
- Quando vuoi. Domani.
Hai vissuto qualcosa del genere? O ci hai fantasticato su? Ti va di parlarne in privato? coltranejohn39@gmail.com
Ma non riuscivamo a trovare una persona disponibile. Non volevamo cercarla sul web, non ci sembrava sicuro. E a dire la verità eravamo anche un po’ imbranati.
Finché non ho conosciuto Alexa.
Alexa era molto più giovane di me, infatti me l’avevano affiancata come stagista. Le mostrai un po’ di cose, del nostro lavoro, e un paio di volte le offrii il pranzo. Sembrava entusiasta di tutto, anche di una pizza. La gioventù, mi dicevo.
In realtà aveva trent’anni, non era giovanissima, ma io ne avevo quasi il doppio, e così mia moglie. Non mi azzardavo a farmi avanti, anche perché non volevo sputtanarmi davanti ai miei colleghi, che già avevano iniziato a fare delle batture.
Poi lo stage finì. Una sera, le mandai un messaggio su whatsapp. Lei rispose, e cominciammo una corrispondenza fitta, fatta di malizie e allusioni sempre più spinte.
Dopo un po’, mi è sembrato giusto accennarne a Silvia, mia moglie, per sondare il terreno. Da quella storia che avevamo avuto erano passati quattro anni.
- Non ti arrendi mai, eh? – ha commentato. Ma non ha detto di no. Per me significava: vai pure avanti, poi vediamo.
Avanti ha voluto dire invitare Alexa di nuovo a pranzo, in un posto dove eravamo andati in precedenza durante il suo stage. Lei è venuta. Mi sembrava una dea. Alta, più di me. Lunghi capelli biondi, sciolti sulle spalle. Seno poco, ma gambe slanciate, chilometriche. In più era una persona “bella”: spiritosa, positiva, disponibile, non montata. Non riuscivo a credere che mi stesse dando corda. Ed in più, che in quel momento fosse libera (una storia con uno più vecchio, guarda caso). Ma evidentemente a tutti prima o poi capita di imbattersi in una persona così, una volta nella vita.
Durante il pranzo ho pensato solo a come fare per portarla in un posto dove saremmo rimasti da soli. Prima di uscire dall’ufficio mi ero sciacquato il cazzo, nel bagno aziendale. Come se me lo sentissi che sarebbe successo qualcosa.
Alla fine, quando siamo usciti, e stavamo per salutarci, le ho chiesto di accompagnarmi alla macchina. - Ti do un passaggio – ho aggiunto.
Lei in verità andava a due minuti a piedi da lì. Ma ha accettato.
Appena saliti l’ho baciata. O la va o la spacca, mi sono detto. Lei ha aperto la bocca, e non mi ha respinto. Ha esitato un po’, poi però ha risposto al bacio, e mi ha toccato sul petto. Poco dopo si è staccata: - Scusami, dovrei andare.
Io ho messo in moto, ero già contento così. Accidenti, l’avevo baciata. Avevamo limonato 20 secondi! Ho iniziato a uscire dal parcheggio. A quel punto è successo. Lei si è chinata verso di me e ha iniziato ad armeggiare con la mia cintura.
- Continua a guidare – ha mormorato.
Sono uscito dal parcheggio e ho imboccato la strada che portava in centro, mentre lei me lo tirava fuori. Per fortuna non avevo pantaloni stretti, mi ero messo un completo perché al mattino avevo avuto una riunione importante.
Al primo semaforo me l’aveva preso in bocca. Ho girato a sinistra, cercando una strada meno trafficata, ma niente, era l’ora in cui la gente tornava al lavoro dopo la pausa pranzo, si procedeva piano e si rimaneva spesso in colonna.
Mi sembrava di avere una ventosa fra le gambe.
All’altezza della sede del tribunale ho sentito la punta delle sue dita accarezzarmi i testicoli. Dopo il liceo Parini ho capito che stavo venendo. Non so perché, mi sono chiesto che cosa stessimo rischiando.
Sono riuscito ad arrivare al semaforo successivo e a frenare prima di sborrarle in bocca, chiudendo gli occhi, un istante di puro piacere, a cui lei ha risposto con un: mmmh.
Ha continuato a succhiare e a ingoiare fin quando non mi sono svuotato, con le macchine che mi suonavano, dietro.
Poi si è tirata su.
Era tutta rossa in faccia.
- Lasciami qui.
- Ma sei lontana.
- Voglio camminare un po’.
Mi sono accostato alla fermata dell’autobus e l’ho lasciata scendere. Mi ha detto solo: - Ciao – ed è uscita. L’ho guardata allontanarsi verso piazza del Municipio, nel suo vestito grigio e con la sua tracolla Saint Laurent. L’ho vista passarsi il dorso della mano sull’angolo della bocca.
Quella sera l’ho detto a Silvia. Lei ha voluto che le mostrassi una foto di questa misteriosa ragazza. Le ho fatto vedere quelle che aveva messo su instagram, io le conoscevo a memoria.
- Bella – ha commentato, asciutta. Mi ha detto di farmene mandare una.
-Adesso?
- Sì.
Le ho scritto, col tablet. Abbiamo iniziato una fitta conversazione. Silvia mi suggeriva cosa scriverle, era più diretta di me.
- Scrivile che è il miglior pompino che hai ricevuto nella sua vita.
Mi sembrava un po’ esagerato, ma l’ho fatto.
Alexa mi ha risposto: - Scusa ma non ho resistito. Ne avevo così voglia. Quando facevo lo stage ci pensavo tutti i momenti.
Chiedile se le è piaciuta la tua sborra, mi ha incitato Silvia.
- Deliziosa – ha risposto Alexa. – Ma era tanta! Da quanto tempo non venivi?
Intanto Silvia me lo aveva tirato fuori e aveva iniziato a masturbarmi.
- Scrivile che adesso andrai a scoparti tua moglie perché ti sei troppo eccitato.
Di nuovo, ho obbedito. Alexa prima ha detto che avrebbe voluto essere lei la fortunata. Poi però ha aggiunto: - Scopala bene. Mi raccomando. Fatti perdonare.
- Lo farò.
- Come le piace?
- Scopiamo poco adesso, ma un tempo le piaceva in tutti i modi.
- Scopala da dietro, fallo! Giuramelo. Le piace prenderlo nel culo?
- In passato sì.
- Scopale il culo! E poi raccontami. Vai e fallo, subito.
Silvia aveva letto tutto lo scambio. Erano anni che non la inculavo. Ma, sospirando, si è tolta le mutandine, lasciandosi la sottoveste. Poi si è girata, appoggiando la testa sul cuscino.
- Fai piano, per favore – si è raccomandata.
Mi sono bagnato le dita della mano e gliele ho passate dietro, ma quando gliel’ho appoggiato non riuscivo a entrare.
- Rilassati.
- È troppo grande.
- Lo conosci bene.
- Vai a prendere qualcosa.
- Burro?
- Prendi il burrocacao nel mio beauty.
Ho preso lo stick di burrocacao dove mi aveva detto e gliel’ho spalmato sul foro d’ingresso, poi l’ho fatto penetrare all’interno aiutandomi con un dito, piano piano, centimetro dopo centimetro.
Dopo un po’ lei ha iniziato a spingere verso di me per aiutare il dito ad entrare fino alla radice. Sono andato avanti a masturbarle l’ano, fin quando non mi è sembrato che si fosse dilatato abbastanza e ci potesse passare anche dell’altro. A quel punto l’ho penetrata. Ha gridato, una volta. Poi ha iniziato a gemere. Era come avere vent’anni di meno.
Siccome quel giorno ero già venuto una volta sono riuscito a durare a lungo. Ma ad un certo punto, complice anche il fatto che era così stretta, lì dietro, sono venuto.
Silvia ha smesso di gemere e sbavare sul cuscino. Quando l’ho tirato fuori, ha portato entrambe le mani dietro e se lo è aperto. Nel farlo, ha sfiatato un po’ di aria dal sedere, e ne è uscito un fiotto di sperma.
- Fotografa.
L’ho fatto.
Poi ci siamo sdraiati uno di fianco all’altra. Ha appoggiato la testa sulla mia spalla e ha voluto vedere le foto.
- Mandagliele – ha detto.
Detto fatto.
Alexa ha risposto subito.
- L’hai fatto davvero. Bravo! L’hai aperta!
- Sì.
- Però, ha un bel culo tua moglie, mi sembra.
- Ringraziala – ha detto Silvia.
Alexa stavolta ci ha messo un po’ di più a rispondere. – Ma è lì con te?
- Sì.
- Siete dei porci!
- Magari… ma era molto eccitata dalla situazione.
- Vabbè. Adesso sono eccitata anch’io.
- Perché non vieni qui?
- Siete pazzi.
- Dai…
- No. Stasera no. Però…
- Però cosa?
- Devo fare qualcosa. E io a differenza di te non ho nessun marito o amante o fidanzato con cui sfogarmi.
- Perciò?
- Perciò devo arrangiarmi da sola. Per fortuna che ho il necessario.
Dopo un po’ ci è arrivata una foto. Aveva in mano un dildo. Nero, di dimensioni normali, con una sporgenza davanti per prendersi cura anche del clitoride.
- Ti masturbi con quello? – le ho critto.
- Si, perché?
- Lo fai spesso?
- Abbastanza. L’ho fatto anche prima, quando sono tornata a casa. Pensando a te. Adesso però chiudo perché mi servono le mani.
Mia moglie mi ha preso il telefono di mano. – Aspetta. Ciao, intanto, io sono Silvia. Scusa, ma io mi sono fatta fare il culo. Penso che anche tu dovresti fare qualcosa, lì dietro.
- Non ho un altro vibratore – ha risposto. Poi ci ha chiesto di aspettare. È tornata poco dopo con la foto di una candela, Liscia, bianca. Sembrava fatta apposta.
- Che ne dite?
Silvia a quel punto le ha proposto di avviare una chiamata per farci guardare. Lei non voleva, ho capito che non si fidava.
- Senti, Alexa, se non vuoi non farlo – le ho scritto – ma mi conosci e sai tutto del mio lavoro. Ti sembro il tipo che ti tirerebbe un brutto scherzo?
Alla fine lo ha fatto. Era strano vedersi in video. Avrei voluto che fosse in mezzo a noi. Ma sapevo che presto l’avrebbe fatto. Per intanto, potevamo goderci il cinema.
Alexa ha posizionato il telefono in un punto dal quale poteva essere ripresa integralmente. Poi si è spogliata. Per la prima volta la vedevo nuda. Era bellissima. Pochi peli castani sul grembo, i capezzoli piccoli, nessun tatuaggio, il corpo bianco, senza segni di costume, una volta mi aveva detto che non le piaceva prendere il sole, le ultime vacanze le aveva fatte in islanda.
Era attrezzata, aveva un lubrificante. Se lo è messo dietro, mentre davanti si accarezzava il clitoride con le dita. Poi si è sdraiata sulla schiena e ha appoggiato i piedi sul muro. Ha preso la candela e se l’è infilata nel culo. Ho capito cosa stava cercando di fare. Voleva fermare la parte che rimaneva fuori contro la testiera del letto. Quindi ha preso il dildo, lo ha acceso e ha iniziato a passarselo davanti, fra le grandi labbra. Muovendo poco il bacino avanti e indietro riusciva anche a fare andare un po’ la candela nel retto. Poi ad un certo punto si è messa il dildo dentro. Se lo è infilato fin quasi in fondo, in modo tale che la parte corta davanti andasse a vibrare contro il suo clito.
Per un po’ l’abbiamo vista muoversi piano, si sentiva solo il rumore di fondo del vibratore. A un certo punto ha fatto: Aaah. E poi ha iniziato a sospirare.
Silvia si è tirata su, mi è montata sulla pancia, dandomi la schiena.
- Non vedo niente – le ho detto.
Lei ha capito, ha preso il tablet e l’ha spostato di fianco, appoggiandolo a un cuscino, in modo che potessimo vedere entrambi. Poi mi ha afferrato il cazzo con la mano, lo ha puntato verso la figa e si è seduta sopra.
Alexa sul video continuava a gemere, e ogni tanto le scappava un grido più forte, non so quante volte sia venuta.
Dopo un tempo infinito ha smesso, e si è sfilata il dildo da dentro, la candela era ancora lì piantata nel culo. Ha allungato la mano e se l’è tolta. L’ha guardata. Se l’è passata distrattamente su un capezzolo.
A quel punto sia io che Silvia abbiamo accelerato, finché sono venuto, lei sussultando sopra di me, gemendo: Sì, sì, riempimi, sì.
Alexa finalmente si è accorta di quello che stavamo facendo. Ha sorriso alla telecamera.
- Bravi – ha detto. Aveva gli occhi annebbiati.
Silvia si è tirata su quel tanto che bastava per farmi uscire. Poi è rotolata sul letto, col tablet in mano. Aveva ancora la camicia da note addosso.
- È stato bellissimo guardarti – le ha detto. – Adesso ti aspettiamo qui.
- Quando? – ha chiesto Alexa.
- Quando vuoi. Domani.
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