Rapite per fare le puttane

di
genere
orge

Flory e Alina piangevano disperate ormai da ore, rannicchiate a terra nella stanza semibuia, la loro prigione. Al di là della porta i loro aguzzini e stupratori facevano festa brindando e sghignazzando. “DOVE LE METTIAMO LE DUE NUOVE TROIE? QUI A MILANO? A TORINO O DOVE?”. “IO ASPETTEREI ANCORA QUALCHE GIORNO, IN MODO DA RIEMPIRLE BENE DI CAZZO E FARGLI CAPIRE CHE DEVONO FARE LE CAGNETTE UBBIDIENTI”. Stavano parlando di loro. Le troie erano loro, non c’erano dubbi. Non ricordavano molto del viaggio dalla loro Vaslui verso l’aeroporto della capitale rumena che le aveva portate in Italia. Erano state rapite in pieno giorno mentre passeggiavano. Nessuno era intervenuto sentendole urlare. Erano state caricate a forza su un camion e picchiate selvaggiamente per farle smettere. Una volta a Milano gli uomini che le avevano prese le portarono nell’alloggio di periferia dove si trovavano ora. Erano tre giorni che cinque o sei uomini le stupravano ripetutamente e con estrema brutalità. I loro giovani culetti erano stati profanati e sfondati a colpi di minchie, le loro fighette erano state costrette a subire continue chiavate e le loro bocche avevano fatto decine di pompini ricevendo sempre la sborra in faccia o in bocca. La chiave girò nella toppa e la stanza prigione si spalancò di colpo. Entrarono sette uomini, di cui due di colore. Flory si era rannicchiata nell’angolo più lontano mentre Alina tremava e pregava in ginocchio. “VI SUPPLICO LASCIATECI ANDARE. NON VOGLIAMO FARE LE PROSTITUTE. SIAMO GIOVANI E COSI’ CI RUBATE LA VITA”. Il capobanda sghignazzò “LA VOSTRA VITA E’ NOSTRA PROPRIETA’, VOI SIETE NOSTRA PROPRIETA’. LE PUTTANE COME VOI NON PENSANO, SI FANNO FOTTERE E BASTA. VENITE QUI A SUCCHIARMI IL CAZZO, DA BRAVE!”. Afferrate per i capelli furono trascinate davanti al capobanda che aveva già sfoderato la sua mostruosa verga. Non molto lunga ma molto larga. “SU AVANTI APRITE QUELLE BOCCHE E USATE LE LINGUE PER LECCARMI L’UCCELLO E CIUCCIARLO!”. Le due ragazze tra le lacrime iniziarono a spompinarlo insieme. “VE L’HO DETTO GIA’ MOLTE VOLTE. MENTRE UNA LAVORA LA MAZZA L’ALTRA DEVE SUCCHIARE I COGLIONI! E ANDATE GIU’ CON QUELLE TESTE DA STUPIDE MIGNOTTE!”. Afferrò per la nuca Flory che cercava di succhiargli il pisello nel modo migliore possibile e la costrinse con brutalità ad ingoiare per intera la grossa nerchia dell’uomo. La ragazza andò in debito d’ossigeno dimenandosi per liberarsi e gemendo forte. Di colpo l’uomo la lasciò andare e spalancò la bocca per respirare come se fosse stata in apnea a lungo. Toccò ad Alina prendere il cazzo tutto in gola. L’aguzzino la brutalizzò e intanto fece cenno ai suoi di tirare fuori i cazzi per stuprare nuovamente le ragazze. Flory e Alina furono messe a quattro zampe una accanto all’altra e gli uomini schiaffarono loro i piselli in figa stantuffandole con foga. “PERO’ OTTIMO. HANNO ANCORA LE PASSERE STRETTE, AI CLIENTI FARA’ PIACERE. DAI FOTTIAMOLE COME MERITANO!”. Gli uomini che le stavano scopando in figa si misero sdraiati supini e alle loro spalle altri aprirono loro le chiappe e senza tanti complimenti forzarono i loro ani inculandole perbene. “AAHH! NO NO VI PREGO FA TROPPO MALE!!!” urlò Flory. L’uomo che la stava sodomizzando affondò il cazzo fino alle palle e iniziò a trombarla in culo con violenza animalesca. Le ragazze ricevettero abbondanti clisteri di sperma e poi altri uomini sborrarono loro in faccia ridendo. “OK. ORA LASCIAMO RIPOSARE LE PUTTANELLE, DOMANI LE CHIAVIAMO TUTTO IL GIORNO E POI SARANNO PRONTE PER IL MERCATO”.
scritto il
2026-08-27
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