Estate Italiana
di
Semmy1041
genere
confessioni
Come tutti gli anni, arrivava la stagione che preferivo: l'estate.
Erano i mesi che aspettavo tutto l'anno, perché oltre ai tornei estivi di calcio, potevo finalmente godermi le giornate all'aperto con gli amici.
In quel periodo frequentavo Anna. Non era molto che uscivamo insieme, da qualche mese, ed era un rapporto non ossessivo, perché prima di tutto c'erano gli amici.
Ad agosto lei avrebbe compiuto ventuno anni, e avevo già immaginato di invitarla a dormire a casa, visto che i miei genitori sarebbero stati via per un weekend dai nostri zii.
Abitavamo in una casa tipica degli anni Settanta fuori paese, con il cortile e qualche pianta da frutto in giardino, un'ampia veranda e il tavolo dove la sera si poteva mangiare guardando il cielo. Era una casa modesta, ma io la adoravo.
L'unico piccolo neo erano gli spazi interni: ero costretto a dividere la camera con mia sorella Federica. Lei era più piccola di me di cinque anni; siamo sempre andati d'accordo e fino a quel momento non c'erano mai stati problemi, anzi. Il nostro è sempre stato un rapporto molto bello, aperto e sincero.
Negli ultimi due anni, però, viste le mie storie con relative fidanzatine, avere come coinquilina in camera mia sorella era diventato un fattore da non poter più tralasciare. A questo si aggiungeva una certa gelosia di Federica nei miei confronti, dovuta sicuramente al fatto che mi voleva bene, anche se a volte certi atteggiamenti risultavano quasi infantili, cosa che da una diciottenne non ci si aspetterebbe.
Quei giorni tanto attesi si facevano più vicini, e io iniziavo ad assaporare, e soprattutto a organizzare, quello che sarebbe stato il weekend perfetto.
Il caldo, quella settimana, era terribile. Per fortuna gironzolavo sempre con la mia vespa rosso fuoco, e questo aiutava quando il sole picchiava forte. Adoravo salire e scendere dalle colline, ricoperte di frumento o campi di granoturco.
Era venerdì pomeriggio e i miei partivano di lì a poco. Dopo il solito giro post lavoro al bar del paese, tornai verso casa per i doverosi saluti, ma soprattutto per dare inizio alla mia festicciola privata.
Arrivai a tutta birra dalla stradina, lasciando una scia di polvere. In mezzo alla strada c'era mia sorella, che rientrava anche lei, ma in bicicletta.
"Ma che cavolo fai, Samu? Porca madonna..." sbottò lei. E aveva ragione, ma io ero già su di giri.
I miei partivano di lì a pochissimo. La macchina era già carica e mio babbo si stava fumando la sigaretta pre-partenza. In macchina non si fumava: regola della mamma, e stop.
Parcheggiai la vespa sotto il piantone e mi girai. Sorridendo, vidi arrivare Fede in bici. Entrò dal cancello: "Sei uno stronzo!"
Tombola. Ma, come dicevo, aveva ragione.
"Fede, le parole! Lo sai che non voglio, tra voi due, proprio no!" decretò mamma.
"Sì, ma però mamma..."
"Niente ma!"
Mi avvicinai e abbracciai mamma. "Samu, dai, stiamo via due giorni, mica un anno!"
Ma era troppa la mia felicità per quello che mi aspettava. Anche il semplice fatto di poter fare quel che volevo per due giorni interi era una favola.
Dopo esserci salutati e aver ricevuto le più che doverose raccomandazioni, guardammo la macchina lasciare il cortile e perdersi nella polvere della nostra stradina di ghiaia. Quel rumore delle gomme sui sassolini mi era sempre piaciuto: mi faceva sentire quella sensazione di "casa".
"Ok, io mi faccio una doccia... che mangiamo stasera, pizza?" chiesi a Fede.
Lei si avviò verso casa, girandomi le spalle, stizzita: "Che vuoi che ti dica, tanto fai sempre come vuoi tu!"
Sorrisi. È fatta così, peperina, ma le voglio tanto bene.
Finita la doccia, mi misi un attimo sul letto e risposi ad alcuni messaggi: un paio di amici del calcio, e l'ultimo di Anna. Mi disse che quella sera non sarebbe riuscita a uscire, perché sua sorella aveva litigato con la mamma ed erano entrambe in castigo. Roba da matti.
Lanciai il telefono per il nervoso, e finì fuori dalla porta, in corridoio.
Fede arrivò dal piano di sotto e mi guardò stranita: "Se proprio ti avanza un cellulare, visto che li usi per ammazzare le mosche, a me farebbe comodo!" e, raccogliendolo, me lo rilanciò a sua volta. Lo acchiappai al volo senza dire nulla.
Entrò passando davanti al letto e punzecchiò: "Che succede? Eri così contento poco fa: festa di due giorni, faccio quello che voglio..."
La fissai senza bisogno di commentare la sua ironia. "Anna è in castigo per colpa della sorella e non può uscire stasera."
"Ahh, ecco, ti salta la serata con Anna la santarella!" e rise di gusto.
"Che sfiga. Ma domani, anche se cascasse il mondo... Fede, a proposito, mi servirà che tu dorma nella camera di mamma domani. Se viene Anna... stasera magari vado a bermi una birra al Cork."
Alla mia richiesta, tutta indispettita, ribatté: "No no, aspetta un attimo, io dovrei rifugiarmi in camera di mamma mentre voi fate i vostri comodi qui? Non ci penso proprio. Semmai mi porti al Cork, così evito di andarci in bici, mi lasci pagata una birra e poi puoi tornare a casa, io mi arrangerò per il ritorno. Prendere o lasciare."
E si avviò verso il bagno. "Faccio la doccia, pensaci, ma alla svelta. Potrei ripensarci," disse ridendo ad alta voce.
Era più che accettabile. "Va bene, Fede... senti, ma chiamo per le pizze? Cosa vuoi tu?"
Stavolta feci lo strappo alla regola: avevo detto di portarcele a casa dal mitico Mario-pizza. Di solito passavo io a prenderle, perché per lui arrivare fin da noi era un problema. Così facendo, però, avremmo dovuto aspettare fino alle otto e mezza.
Dov'era finito il mio fantastico Nokia 3310 con la cover giallo polenta? Eccolo. Il colore non l'avevo scelto per caso.
Diciotto e cinquantasette. Accidenti, avevo già fame.
Mi tolsi l'accappatoio, mi infilai gli slip e scesi a prendere una coca fresca. Quelle ultime settimane erano state davvero roventi. Guardai fuori e mi ritrovai a pensare che avrei voluto proprio una casetta così, tutta per me: spazio, verde e silenzio tutto attorno.
Risalii le scale a due gradini alla volta. "Ti scioglierà la testa quel phon... già fa caldo di suo..."
Sbam. Mi scontrai con Fede mentre entravo in camera. Il peso però aiuta ed io quasi non mi nuovo. Lei invece quasi vola. Di riflesso per non farla cadere per terra la acchiappo al volo. L’accappatoio aiuta a non farla scivolare.
"Scusa, credevo fossi in bagno, sentivo il phon" le dissi.
“Samu anche tu peròò..non puoi arrivare di corsa! E girati..cosa guardi tua sorella!”
Chiudendo la cintura dell’accappatoio, chiuse il sipario sulla sua terza piena, e si defilò per tornare in bagno a piedi nudi.
“Si si mi giro non preoccuparti...come se non ti avessi mai visto” ed entro in camera, accendendo il pc.
Federica ha sempre avuto un bel fisico, tonico e allenato: prima faceva parte della squadra di atletica, poi per un periodo del gruppo ciclismo, con buoni risultati. Ma la corsa era la cosa che le piaceva di più.
E le gambe, cosi come il culo, sono state sempre un suo punto forte. Cosce piene, allenate, ben definite. Il suo sedere mi era sempre piaciuto. Non era di quelli con poca curva, anzi. Bello pieno ecco.
Infatti, i miei amici, ogni volta che passavano da casa “oh c’è tua sorellina nei paraggi?” infami guardoni.
Aprii qualche pagina di sport, controllai le mail e i messaggi su MSN: nulla di rilevante, a parte il solito link giornaliero di un sito di video demenziali. Accesi il ventilatore sul soffitto e mi misi a guardare qualche video per farmi due risate.
E pensare che dovevo essere qui con Anna. Questo flash mi fa venire “prurito alle mani”. Questa voglia lussuriosa mi mette alla ricerca del solito sito porno, tenendolo nascosto e mettendo in primo piano le news dei mondiali di calcio finiti poche settimane prima. Che sfiga, avevamo perso in finale contro il Brasile ai rigori. E chi aveva sbagliato il rigore? Baggio! Cose da matti.
Oh ma guarda questa..molto interessante.
E senza che passasse chissà quanto, mi ritrovo con gli slip fin troppo stretti.
Poco dopo sentii il phon spegnersi e Federica tornò in camera, mettendosi sotto il ventilatore.
"Madonna, meno male che abbiamo messo questo ventilatore quest'anno, però un climatizzatore sarebbe un sogno!"
"Ehh Fede, dillo a papà. Lui dice sempre che sudare fa bene!"
"Oh, quanto manca per queste pizze?"
"È presto, Fede, più di un'ora."
"Che guardi, ancora calcio? Basta, che noia..."
"Guardo quel che mi pare, il pc è mio!"
"Sì sì, lo so, che noioso che sei, e possessivo."
"Ma se lo usi anche tu, di che ti lamenti?"
"Sì, ma solo quando non ci sei tu, ne vorrei uno tutto mio, così da tenere le mie foto e le cose mie."
"Sì, come fosse il diario segreto. E poi puoi farlo già, non te lo impedisce nessuno."
"Sì, così poi tu mi spii... ma che caldo fa, sta crema idratante non asciuga più!"
Mi giro sulla sedia girevole, e la ritrovo a in piedi a X manco fosse un’eretica messa in croce. L’accappatoio era scomparso, ovviamente sostituito da mutandine e reggiseno color verdone scuro.
Fede ha i capelli castano chiaro, folti e quasi mossi, che spesso lega in una coda. Con quelle temperature, a maggior ragione.
Mi ritrovo a fissarla senza dire nulla.
"Si?Vuoi la tua dose di aria?" mi chiese, continuando a girare su se stessa cercando di asciugarsi il piu velocemente possibile.
Torno con i piedi per terra e le dico
"Senti un po', Pulzella, io dopo la pizza vado a fare un giro in paese, e visto che saresti qui da sola, vuoi venire anche tu?"
"Oh, mio fratello si degna di portarmi in paese? Non far piovere! Comunque certo che vengo.. però Samu.. copriti che son sempre la tua sorellina” e lo dice facendo la smorfia di chi si copre gli occhi timidamente, ed indicando le mie parti basse.
Solo in quel momento mi rendo conto che ero spaparanzato sulla sedia, di fronte a lei, con indosso solo gli slip di un bianco candido. E con tutta la tensione in evidenza.
“oh cazzo..”
“si si proprio! parole azzeccate”
“ehhh scusa non volevo..”
Mi giro e mi infilo una canotta che avevo sul letto, e mi rimetto a guardare il mio amato sport. Cercando di cancellare l’immagine di mia sorella sotto il ventilatore , mentre metto in bella mostra il mio pacco.
Le pizze arrivarono, le tagliammo a fette e in men che non si dica finirono. Entrambi avevamo voglia di uscire.
Mi vestii e presi una camicia di jeans, infilandola nel bauletto, visto che la sera poi faceva fresco in moto attraversando la campagna.
"Sei pronta?" e accesi la vespa con un colpo secco e ben rodato. Il motore truccato risuonò nei campi attorno.
Si spensero le luci di sopra, la sentii scendere, si chiuse la porta. "Eccomi, arrivo."
Federica si era messa un vestitino estivo a fantasia floreale su sfondo blu scuro. Stava molto bene, e ai piedi portava delle All Star bianche.
Si parte.
Era da tanto tempo che non facevamo un giro insieme, e me ne accorsi dal modo in cui dovevo guidare: la vespa sentiva il peso in più nelle salite che conoscevo a memoria, e in alcune dovevo scalare marcia per avere più potenza. Ma il motore nuovo non deludeva.
"Oh Samu, vai piano!"
"Tranquilla, tu stai attaccata."
E come con Anna, Sentivo le mani di Federica stringersi intorno a me mentre affrontavamo la miriade si piccoli tornanti e collinette. Ma sulla schiena sentivo le sue di curve. "Stai concentrato Samu"
Arrivammo al Cork, la nostra tana-birreria abituale. Gli amici fuori dalla porta rimasero spiazzati, sorpresi ma anche contenti, nel vedermi arrivare non con la mia Anna, ma con la sorellina.
Mi sembrava di essere testimone di uno sciame di api che si getta su un vasetto di miele.
E per la prima volta, mi rendo conto di essere geloso.
Lei, non essendo una cliente abituale del locale, si ritrovò euforica per tutti i complimenti più o meno velati che le venivano fatti, e questo le mise le bollicine in testa.
La serata proseguì come sempre, tra birre, patatine, sigarette e qualche canna di marjuana, coltivata dal fidato Fonte.
Da anni rifornisce tutti e nessuno ha mai potuto lamentarsi della qualità della sua merce.
E mentre stavo chiacchierando con gli amici gustandomi l’ultima cannetta, sentii la voce di Federica avvicinarsi, mentre Paolo cercava di farle il filo, come sempre quando aveva già troppe birre in corpo — cosa che non lo aiutava affatto nel corteggiamento.
Si avvicinò e si sedette sulla sella accanto a me.
“che fumi Samu? Lo sa mamma che ti droghi?” disse ridendo e puntandomi un dito confare accusatorio
La sua voce tradiva, che il limite di 1 pinta di rossa, che tanto adora, era stato superato.
Parlava piu lentamente ed anche in modo meno spigoloso.
Va che avevo scoperto come renderla piu simpatica.
“è la ganja di Fonte,una garanzia.”
“posso anche io un tiro?”
“ma se non fumi nemmeno? No assolutamente, poi hai pure bevuto.non si può..”
Non faccio in tempo a finire la frase che mi rubò dalle dita la canna e si fa un tiro alzando la testa per non farsela prendere.
Lascio fare.
Inizia a tossire.
“te l’avevo detto io”
“oddio.. è forte”
Me la ripassò, e rimanemmo seduti sulla Vespa mentre la finivo.
Il gusto della marjuana mi è sempre piaciuto. A differenza del classico porro.
Ma piu di tutto adoravo,e adoro, lo stato mentale in cui ti porta. È davvero Peace and Love.
Dopo lunghi minuti passati a scherzare con gli amici, mi accorsi che Federica si era appoggiata alla mia spalla e aveva gli occhi socchiusi.
"Ehi Fede, è quasi mezzanotte, che si fa, torniamo a casa? O vuoi rimanere con tutti i tuoi corteggiatori!”
" le dissi, scherzando e muovendo un po' la spalla per farla tornare sveglia.
"No no, per stasera ne ho abbastanza," rispose, e la voce tradiva che la stanchezza e le birre avevano fatto effetto.
"Ma stai bene? Fai due passi..."
"No no, andiamo, tranquillo, basta che vai piano."
Accesi la moto, salutai gli amici rimasti, salii e aspettai che salisse anche lei. Salì, un po' assonnata, aggrappandosi con le braccia alla mia schiena.
Si parte.
La strada non era lunga, ma preferii andare piano. Stasera non c'era nemmeno un filo d'aria, e forse era meglio così.
Uscimmo dal paese e iniziò la strada di campagna, tutta un su e giù illuminato solo dal mio faro.
La ganja e le birre mi fanno sentire leggero e non vorrei finisse mai questo saliscendi.
"Ehi, tutto bene lì dietro?" chiesi, senza ottenere risposta.
"Ehi Fede, tutto bene, ci sei?"
"Ohi, sì sì, tranquillo, vai piano."
Meno male, era sveglia.
Mentre guidavo ripensavo alla serata, a quanto si era divertita mia sorella lontano dalle solite abitudini, e sorridevo pensando a quanto fosse cresciuta rispetto a quando eravamo bambini.
Poi ripenso a lei in quel bar ed alla mia gelosia, insensata.
Ma in fin dei conti che voce in capitolo ho io nei suoi confronti? Potrà divertirsi come e con chi vuole!
E mentre i lampioni mi abbagliavano ritmici, mi tornavano alcuni flash.. di lei che rideva in mezzo agli altri, e delle sue gambe che si muovevano scattanti tra i tavoli ed i motorini fuori… Si ero geloso, cazzo.
Geloso che qualcun altro potesse mettere le mani su quelle gambe e quel culo.
“Stop Samu, che pensieri fai!”
È la ganja.E’ la birra. E’ lei.
Ed in un attimo di lucidità, mentre scalavo marcia per fare l’ennesima salita, mi accorgo di essere decisamente eccitato. Di avere una vera e propria erezione. Ed il motivo era Federica.
Seduta dietro di me.
Nemmeno l'aria piu fresca, dei campi di notte, riusciva a farmi uscire da quel torpore.
Avevo la testa in panne.
E sembrava assurdo, ma in quel momento credevo addirittura di percepire le sue mani, sulla pelle.
Non era possibile.
Con un rapido sguardo verso il basso, i miei occhi confermarono invece che aveva infilato le mani sotto la maglia. Allora non ero impazzito del tutto!
“Fede.. avevi freddo alle mani?!” le urlo nel buio della notte.
“non posso? Mi piace tenerle così!” replica lei urlando a sua volta, mentre scavallavamo una collinetta. E poi giù piu veloci.
“certo che puoi! sono o no il tuo fratellone?” ribatto
“oh si si che lo sei! Ho visto stasera in camera quanto fratellone sei! Davvero un bel fratellone” e lo urla al cielo, per poi perdersi in una risata.
Imboccammo la stradina di ingresso di casa e arrivammo nel cortile. Spensi il motore, e per un attimo tutto sembrò più silenzioso.
Scese e, allegramente, si diresse verso la porta di casa. "Dio, che serata, Samu, dovremmo uscire più spesso io e te."
Le risposi di sì, contento che ci fossimo goduti quella serata insieme, ma, avevo ancora stampate in testa le sue ultime parole.
“oh si si che lo sei! Ho visto stasera in camera quanto fratellone sei! Un bel fratellone”
Stava parlando l’alcool, quel tiro di ganja, non può riferirsi al mio cazzo in tiro. Non può Federica avermi idealizzato come suo fratellone proprio in quel modo.
Mi tocco le bermuda, e scopro di essere ancora eccitato.
Entrati in casa, tolsi le scarpe e spensi le luci man mano che salivo verso il piano di sopra. Federica, ancora un po' assonnata per la lunga serata, si lasciò cadere sul letto senza nemmeno cambiarsi.
"Ohi, ragazza, su, che devi lavare i denti, forza," le dissi.ma a parte farfugliare non aprì nemmeno gli occhi.
“stai bene? Dai alzati..ti aiuto”
Ci manca solo che sta male quando mamma e papà sono via. Sarebbe solo colpa mia.
“daii suu Federica..”
Mi metto fronte letto e le presi le mani. Di forza la misi a sedere.
“dai Fede..brava cosi, un ultimo sforzo e poi nanna!” gli dico allegramente.
“oh ecco il mio fratellone che mi aiuta” e rideva mentre cercava di alzarsi.
Quelle parole mi colpiscono ancora.
Lei alzò le braccia per cercare le mie mani, ma una di queste, al posto che aggrapparsi a me, andò dritta sugli slip.
E due dita si ritrovarono infilate nell’elastico.
“guarda qui il mio fratellone! Come sei bravo!”
E di colpo, quel contatto, porta alla ribalta tutti quei pensieri che cercavo di scacciare.
“dai aiutami Samuuu” e continua ridere di gusto, e si da un colpo per alzarsi.
Ma se una mano era attaccata a me, l’altra tirò lo slip, allargando a dismisura l’elastico, facendomelo schioccare quando le dita si staccarono.
Quel rumore ci bloccò entrambi.
Guardammo assieme lo slip.
Mi ritrovai con lo slip da un lato mezzo abbassato, e con il cazzo in tiro, mezzo fuori.
“oh, riecco il mio fratellone preferito!” esclamò fissandomi e ridendo sguaiata.
Io con il cuore in gola, cercai di riportare la situazione alla normalità.
“dai andiamo in bagno..” e mi sistemai un minimo.
Con qualche borbottio si tirò su, e insieme andammo in bagno a lavarci i denti.
“quella canna, io lo sapevo, te l’avevo detto! Sei una stordita! togliti almeno le scarpe!”
"Sì sì, hai ragione, sono stordita ma ora per favore.. aiutami con il vestito”
Ecco pure il vestito, cazzo.
“alza le mani, su in alto”
E prendendolo dal basso, dalla parte gonnella, lo tirai su, sfilandolo come una maglia.
Man mano che lo alzavo mi ritrovavo di fronte il suo corpo, ancora profumato di quella crema al caramello che usava da qualche mese.
Dovetti trattenermi, con grande fatica a non soffermarmi piu del dovuto sulle sue curve. Su quel completino che risaltava ancor di piu quelle forme piene.
“ora su a letto, vaii” dandole una sculacciata di striscio, sorridendo.
.
“oh ma non ho sentito nulla!” ribatte lei, guardandomi con il sorriso stampato e gli occhi un po' socchiusi da tutti i postumi.
“meglio che ti metti a letto, se te la do davvero, ti lascio le 5 dita!”
“ma.. una che non ascolta, la merita o no una sculacciata?!” sempre con quel tono di sfida
Ma a quel punto, si lascio cadere e crollò a letto di peso, a pancia in giù, la sua posizione preferita, un braccio sotto il cuscino.
"Notte Fede"
"Notte Samu! Grazie fratellone miooo" lo disse con la bocca quasi immersa nel cuscino.
Accesi il ventilatore e mi buttai sul letto sopra il lenzuolo.
Faceva caldissimo.
Cercavo il sonno ma già sapevo che avrei fatto fatica a dormire.
La testa in subbuglio per le birre, le canne e per Federica. Mia sorella.
Mi svegliai.
“Che ore sono?”
Ero sudatissimo.
Scesi da basso a bere.
Una volta bevuto, chiusi il frigo, e ricaddi nel buio della cucina. Andai alla finestra ed aprii. Il rumore dei grilli era fortissimo. guardando la mia vespa parcheggiata, riemersero di nuovo quelle voglie che mai avevo avuto, fino a qualche giorno prima, anzi qualche ora prima.
Di nuovo, ancora, mi sentii eccitato.
Non riuscivo più a resistere.
Cercai per un attimo a pensare ad Anna.
La immaginai con il suo intimo di pizzo, che le avevo regalato.
Ma la mia testa si rifiutava.
Federica la soppiantava, in ogni fantasia in cui la infilavo.
Ed il mio corpo reagiva a questi cambi di protagonista.
Cercando di far il meno rumore possibile, risalgo le scale.
Entrai in bagno, senza accendere le luci, il solito lampione sulla stradina, illuminava attraverso la finestra.
Mi abbassai gli slip, subito la mano si fece stretta ed immerso nei miei desideri incestuosi, mi ritrovai ad ansimare quasi di colpo.
Con una mano appoggiata al muro di fronte a me, mi lasciai trasportare dalle parole di Federica, dal suo risaltare in mezzo agli altri, dalle sue mani sulla mia pelle mentre tornavamo in moto, dal suo essere cosi sfacciata e scanzonata allo stesso tempo, le sue dita nell’elastico dei nei miei slip, dal suo culo sotto quelle mutandine verdi..
Il mio respiro era profondo..la mano aveva aumentato il ritmo, lo sentivo duro e gonfio, pronto ed eccitato..
Pensai di nuovo alla sua mano impigliata negli slip.
Immaginai quella mano che casualmente si aggrappava piu vicina al mio Cazzo.
Desiderai quella mano..
“oh..riecco il mio fratellone preferito!”
Quelle parole.
Un primo getto, un secondo, e la mano che iniziava a colare, ma non fermava il movimento.. mentre io gemevo come un piccolo animale selvatico. fino all'ultimo tremito. l'ultimo brivido.
Quando mi staccai dalla parete, cercai un po' di carta per pulirmi ed asciugare il coperchio del water.
Stava colando dei primi due schizzi.
Mentre sistemavo il tutto, ebbi l’impressione di vedere un’ombra, sulla porta del bagno.
Mi girai.
Qualcosa scomparve nel corridoio immerso nel buio.
“non può essere..mi sarò immaginato”
Mi lavai senza far troppo rumore, e tornai a letto.
Lei era ancora a pancia in giu. Il lenzuolo abbassato sui polpacci. Il culo in bella mostra.
Mi sarò immaginato tutto.
Anche le parole.
E chiusi gli occhi.
“oh..riecco il mio fratellone preferito!”
Erano i mesi che aspettavo tutto l'anno, perché oltre ai tornei estivi di calcio, potevo finalmente godermi le giornate all'aperto con gli amici.
In quel periodo frequentavo Anna. Non era molto che uscivamo insieme, da qualche mese, ed era un rapporto non ossessivo, perché prima di tutto c'erano gli amici.
Ad agosto lei avrebbe compiuto ventuno anni, e avevo già immaginato di invitarla a dormire a casa, visto che i miei genitori sarebbero stati via per un weekend dai nostri zii.
Abitavamo in una casa tipica degli anni Settanta fuori paese, con il cortile e qualche pianta da frutto in giardino, un'ampia veranda e il tavolo dove la sera si poteva mangiare guardando il cielo. Era una casa modesta, ma io la adoravo.
L'unico piccolo neo erano gli spazi interni: ero costretto a dividere la camera con mia sorella Federica. Lei era più piccola di me di cinque anni; siamo sempre andati d'accordo e fino a quel momento non c'erano mai stati problemi, anzi. Il nostro è sempre stato un rapporto molto bello, aperto e sincero.
Negli ultimi due anni, però, viste le mie storie con relative fidanzatine, avere come coinquilina in camera mia sorella era diventato un fattore da non poter più tralasciare. A questo si aggiungeva una certa gelosia di Federica nei miei confronti, dovuta sicuramente al fatto che mi voleva bene, anche se a volte certi atteggiamenti risultavano quasi infantili, cosa che da una diciottenne non ci si aspetterebbe.
Quei giorni tanto attesi si facevano più vicini, e io iniziavo ad assaporare, e soprattutto a organizzare, quello che sarebbe stato il weekend perfetto.
Il caldo, quella settimana, era terribile. Per fortuna gironzolavo sempre con la mia vespa rosso fuoco, e questo aiutava quando il sole picchiava forte. Adoravo salire e scendere dalle colline, ricoperte di frumento o campi di granoturco.
Era venerdì pomeriggio e i miei partivano di lì a poco. Dopo il solito giro post lavoro al bar del paese, tornai verso casa per i doverosi saluti, ma soprattutto per dare inizio alla mia festicciola privata.
Arrivai a tutta birra dalla stradina, lasciando una scia di polvere. In mezzo alla strada c'era mia sorella, che rientrava anche lei, ma in bicicletta.
"Ma che cavolo fai, Samu? Porca madonna..." sbottò lei. E aveva ragione, ma io ero già su di giri.
I miei partivano di lì a pochissimo. La macchina era già carica e mio babbo si stava fumando la sigaretta pre-partenza. In macchina non si fumava: regola della mamma, e stop.
Parcheggiai la vespa sotto il piantone e mi girai. Sorridendo, vidi arrivare Fede in bici. Entrò dal cancello: "Sei uno stronzo!"
Tombola. Ma, come dicevo, aveva ragione.
"Fede, le parole! Lo sai che non voglio, tra voi due, proprio no!" decretò mamma.
"Sì, ma però mamma..."
"Niente ma!"
Mi avvicinai e abbracciai mamma. "Samu, dai, stiamo via due giorni, mica un anno!"
Ma era troppa la mia felicità per quello che mi aspettava. Anche il semplice fatto di poter fare quel che volevo per due giorni interi era una favola.
Dopo esserci salutati e aver ricevuto le più che doverose raccomandazioni, guardammo la macchina lasciare il cortile e perdersi nella polvere della nostra stradina di ghiaia. Quel rumore delle gomme sui sassolini mi era sempre piaciuto: mi faceva sentire quella sensazione di "casa".
"Ok, io mi faccio una doccia... che mangiamo stasera, pizza?" chiesi a Fede.
Lei si avviò verso casa, girandomi le spalle, stizzita: "Che vuoi che ti dica, tanto fai sempre come vuoi tu!"
Sorrisi. È fatta così, peperina, ma le voglio tanto bene.
Finita la doccia, mi misi un attimo sul letto e risposi ad alcuni messaggi: un paio di amici del calcio, e l'ultimo di Anna. Mi disse che quella sera non sarebbe riuscita a uscire, perché sua sorella aveva litigato con la mamma ed erano entrambe in castigo. Roba da matti.
Lanciai il telefono per il nervoso, e finì fuori dalla porta, in corridoio.
Fede arrivò dal piano di sotto e mi guardò stranita: "Se proprio ti avanza un cellulare, visto che li usi per ammazzare le mosche, a me farebbe comodo!" e, raccogliendolo, me lo rilanciò a sua volta. Lo acchiappai al volo senza dire nulla.
Entrò passando davanti al letto e punzecchiò: "Che succede? Eri così contento poco fa: festa di due giorni, faccio quello che voglio..."
La fissai senza bisogno di commentare la sua ironia. "Anna è in castigo per colpa della sorella e non può uscire stasera."
"Ahh, ecco, ti salta la serata con Anna la santarella!" e rise di gusto.
"Che sfiga. Ma domani, anche se cascasse il mondo... Fede, a proposito, mi servirà che tu dorma nella camera di mamma domani. Se viene Anna... stasera magari vado a bermi una birra al Cork."
Alla mia richiesta, tutta indispettita, ribatté: "No no, aspetta un attimo, io dovrei rifugiarmi in camera di mamma mentre voi fate i vostri comodi qui? Non ci penso proprio. Semmai mi porti al Cork, così evito di andarci in bici, mi lasci pagata una birra e poi puoi tornare a casa, io mi arrangerò per il ritorno. Prendere o lasciare."
E si avviò verso il bagno. "Faccio la doccia, pensaci, ma alla svelta. Potrei ripensarci," disse ridendo ad alta voce.
Era più che accettabile. "Va bene, Fede... senti, ma chiamo per le pizze? Cosa vuoi tu?"
Stavolta feci lo strappo alla regola: avevo detto di portarcele a casa dal mitico Mario-pizza. Di solito passavo io a prenderle, perché per lui arrivare fin da noi era un problema. Così facendo, però, avremmo dovuto aspettare fino alle otto e mezza.
Dov'era finito il mio fantastico Nokia 3310 con la cover giallo polenta? Eccolo. Il colore non l'avevo scelto per caso.
Diciotto e cinquantasette. Accidenti, avevo già fame.
Mi tolsi l'accappatoio, mi infilai gli slip e scesi a prendere una coca fresca. Quelle ultime settimane erano state davvero roventi. Guardai fuori e mi ritrovai a pensare che avrei voluto proprio una casetta così, tutta per me: spazio, verde e silenzio tutto attorno.
Risalii le scale a due gradini alla volta. "Ti scioglierà la testa quel phon... già fa caldo di suo..."
Sbam. Mi scontrai con Fede mentre entravo in camera. Il peso però aiuta ed io quasi non mi nuovo. Lei invece quasi vola. Di riflesso per non farla cadere per terra la acchiappo al volo. L’accappatoio aiuta a non farla scivolare.
"Scusa, credevo fossi in bagno, sentivo il phon" le dissi.
“Samu anche tu peròò..non puoi arrivare di corsa! E girati..cosa guardi tua sorella!”
Chiudendo la cintura dell’accappatoio, chiuse il sipario sulla sua terza piena, e si defilò per tornare in bagno a piedi nudi.
“Si si mi giro non preoccuparti...come se non ti avessi mai visto” ed entro in camera, accendendo il pc.
Federica ha sempre avuto un bel fisico, tonico e allenato: prima faceva parte della squadra di atletica, poi per un periodo del gruppo ciclismo, con buoni risultati. Ma la corsa era la cosa che le piaceva di più.
E le gambe, cosi come il culo, sono state sempre un suo punto forte. Cosce piene, allenate, ben definite. Il suo sedere mi era sempre piaciuto. Non era di quelli con poca curva, anzi. Bello pieno ecco.
Infatti, i miei amici, ogni volta che passavano da casa “oh c’è tua sorellina nei paraggi?” infami guardoni.
Aprii qualche pagina di sport, controllai le mail e i messaggi su MSN: nulla di rilevante, a parte il solito link giornaliero di un sito di video demenziali. Accesi il ventilatore sul soffitto e mi misi a guardare qualche video per farmi due risate.
E pensare che dovevo essere qui con Anna. Questo flash mi fa venire “prurito alle mani”. Questa voglia lussuriosa mi mette alla ricerca del solito sito porno, tenendolo nascosto e mettendo in primo piano le news dei mondiali di calcio finiti poche settimane prima. Che sfiga, avevamo perso in finale contro il Brasile ai rigori. E chi aveva sbagliato il rigore? Baggio! Cose da matti.
Oh ma guarda questa..molto interessante.
E senza che passasse chissà quanto, mi ritrovo con gli slip fin troppo stretti.
Poco dopo sentii il phon spegnersi e Federica tornò in camera, mettendosi sotto il ventilatore.
"Madonna, meno male che abbiamo messo questo ventilatore quest'anno, però un climatizzatore sarebbe un sogno!"
"Ehh Fede, dillo a papà. Lui dice sempre che sudare fa bene!"
"Oh, quanto manca per queste pizze?"
"È presto, Fede, più di un'ora."
"Che guardi, ancora calcio? Basta, che noia..."
"Guardo quel che mi pare, il pc è mio!"
"Sì sì, lo so, che noioso che sei, e possessivo."
"Ma se lo usi anche tu, di che ti lamenti?"
"Sì, ma solo quando non ci sei tu, ne vorrei uno tutto mio, così da tenere le mie foto e le cose mie."
"Sì, come fosse il diario segreto. E poi puoi farlo già, non te lo impedisce nessuno."
"Sì, così poi tu mi spii... ma che caldo fa, sta crema idratante non asciuga più!"
Mi giro sulla sedia girevole, e la ritrovo a in piedi a X manco fosse un’eretica messa in croce. L’accappatoio era scomparso, ovviamente sostituito da mutandine e reggiseno color verdone scuro.
Fede ha i capelli castano chiaro, folti e quasi mossi, che spesso lega in una coda. Con quelle temperature, a maggior ragione.
Mi ritrovo a fissarla senza dire nulla.
"Si?Vuoi la tua dose di aria?" mi chiese, continuando a girare su se stessa cercando di asciugarsi il piu velocemente possibile.
Torno con i piedi per terra e le dico
"Senti un po', Pulzella, io dopo la pizza vado a fare un giro in paese, e visto che saresti qui da sola, vuoi venire anche tu?"
"Oh, mio fratello si degna di portarmi in paese? Non far piovere! Comunque certo che vengo.. però Samu.. copriti che son sempre la tua sorellina” e lo dice facendo la smorfia di chi si copre gli occhi timidamente, ed indicando le mie parti basse.
Solo in quel momento mi rendo conto che ero spaparanzato sulla sedia, di fronte a lei, con indosso solo gli slip di un bianco candido. E con tutta la tensione in evidenza.
“oh cazzo..”
“si si proprio! parole azzeccate”
“ehhh scusa non volevo..”
Mi giro e mi infilo una canotta che avevo sul letto, e mi rimetto a guardare il mio amato sport. Cercando di cancellare l’immagine di mia sorella sotto il ventilatore , mentre metto in bella mostra il mio pacco.
Le pizze arrivarono, le tagliammo a fette e in men che non si dica finirono. Entrambi avevamo voglia di uscire.
Mi vestii e presi una camicia di jeans, infilandola nel bauletto, visto che la sera poi faceva fresco in moto attraversando la campagna.
"Sei pronta?" e accesi la vespa con un colpo secco e ben rodato. Il motore truccato risuonò nei campi attorno.
Si spensero le luci di sopra, la sentii scendere, si chiuse la porta. "Eccomi, arrivo."
Federica si era messa un vestitino estivo a fantasia floreale su sfondo blu scuro. Stava molto bene, e ai piedi portava delle All Star bianche.
Si parte.
Era da tanto tempo che non facevamo un giro insieme, e me ne accorsi dal modo in cui dovevo guidare: la vespa sentiva il peso in più nelle salite che conoscevo a memoria, e in alcune dovevo scalare marcia per avere più potenza. Ma il motore nuovo non deludeva.
"Oh Samu, vai piano!"
"Tranquilla, tu stai attaccata."
E come con Anna, Sentivo le mani di Federica stringersi intorno a me mentre affrontavamo la miriade si piccoli tornanti e collinette. Ma sulla schiena sentivo le sue di curve. "Stai concentrato Samu"
Arrivammo al Cork, la nostra tana-birreria abituale. Gli amici fuori dalla porta rimasero spiazzati, sorpresi ma anche contenti, nel vedermi arrivare non con la mia Anna, ma con la sorellina.
Mi sembrava di essere testimone di uno sciame di api che si getta su un vasetto di miele.
E per la prima volta, mi rendo conto di essere geloso.
Lei, non essendo una cliente abituale del locale, si ritrovò euforica per tutti i complimenti più o meno velati che le venivano fatti, e questo le mise le bollicine in testa.
La serata proseguì come sempre, tra birre, patatine, sigarette e qualche canna di marjuana, coltivata dal fidato Fonte.
Da anni rifornisce tutti e nessuno ha mai potuto lamentarsi della qualità della sua merce.
E mentre stavo chiacchierando con gli amici gustandomi l’ultima cannetta, sentii la voce di Federica avvicinarsi, mentre Paolo cercava di farle il filo, come sempre quando aveva già troppe birre in corpo — cosa che non lo aiutava affatto nel corteggiamento.
Si avvicinò e si sedette sulla sella accanto a me.
“che fumi Samu? Lo sa mamma che ti droghi?” disse ridendo e puntandomi un dito confare accusatorio
La sua voce tradiva, che il limite di 1 pinta di rossa, che tanto adora, era stato superato.
Parlava piu lentamente ed anche in modo meno spigoloso.
Va che avevo scoperto come renderla piu simpatica.
“è la ganja di Fonte,una garanzia.”
“posso anche io un tiro?”
“ma se non fumi nemmeno? No assolutamente, poi hai pure bevuto.non si può..”
Non faccio in tempo a finire la frase che mi rubò dalle dita la canna e si fa un tiro alzando la testa per non farsela prendere.
Lascio fare.
Inizia a tossire.
“te l’avevo detto io”
“oddio.. è forte”
Me la ripassò, e rimanemmo seduti sulla Vespa mentre la finivo.
Il gusto della marjuana mi è sempre piaciuto. A differenza del classico porro.
Ma piu di tutto adoravo,e adoro, lo stato mentale in cui ti porta. È davvero Peace and Love.
Dopo lunghi minuti passati a scherzare con gli amici, mi accorsi che Federica si era appoggiata alla mia spalla e aveva gli occhi socchiusi.
"Ehi Fede, è quasi mezzanotte, che si fa, torniamo a casa? O vuoi rimanere con tutti i tuoi corteggiatori!”
" le dissi, scherzando e muovendo un po' la spalla per farla tornare sveglia.
"No no, per stasera ne ho abbastanza," rispose, e la voce tradiva che la stanchezza e le birre avevano fatto effetto.
"Ma stai bene? Fai due passi..."
"No no, andiamo, tranquillo, basta che vai piano."
Accesi la moto, salutai gli amici rimasti, salii e aspettai che salisse anche lei. Salì, un po' assonnata, aggrappandosi con le braccia alla mia schiena.
Si parte.
La strada non era lunga, ma preferii andare piano. Stasera non c'era nemmeno un filo d'aria, e forse era meglio così.
Uscimmo dal paese e iniziò la strada di campagna, tutta un su e giù illuminato solo dal mio faro.
La ganja e le birre mi fanno sentire leggero e non vorrei finisse mai questo saliscendi.
"Ehi, tutto bene lì dietro?" chiesi, senza ottenere risposta.
"Ehi Fede, tutto bene, ci sei?"
"Ohi, sì sì, tranquillo, vai piano."
Meno male, era sveglia.
Mentre guidavo ripensavo alla serata, a quanto si era divertita mia sorella lontano dalle solite abitudini, e sorridevo pensando a quanto fosse cresciuta rispetto a quando eravamo bambini.
Poi ripenso a lei in quel bar ed alla mia gelosia, insensata.
Ma in fin dei conti che voce in capitolo ho io nei suoi confronti? Potrà divertirsi come e con chi vuole!
E mentre i lampioni mi abbagliavano ritmici, mi tornavano alcuni flash.. di lei che rideva in mezzo agli altri, e delle sue gambe che si muovevano scattanti tra i tavoli ed i motorini fuori… Si ero geloso, cazzo.
Geloso che qualcun altro potesse mettere le mani su quelle gambe e quel culo.
“Stop Samu, che pensieri fai!”
È la ganja.E’ la birra. E’ lei.
Ed in un attimo di lucidità, mentre scalavo marcia per fare l’ennesima salita, mi accorgo di essere decisamente eccitato. Di avere una vera e propria erezione. Ed il motivo era Federica.
Seduta dietro di me.
Nemmeno l'aria piu fresca, dei campi di notte, riusciva a farmi uscire da quel torpore.
Avevo la testa in panne.
E sembrava assurdo, ma in quel momento credevo addirittura di percepire le sue mani, sulla pelle.
Non era possibile.
Con un rapido sguardo verso il basso, i miei occhi confermarono invece che aveva infilato le mani sotto la maglia. Allora non ero impazzito del tutto!
“Fede.. avevi freddo alle mani?!” le urlo nel buio della notte.
“non posso? Mi piace tenerle così!” replica lei urlando a sua volta, mentre scavallavamo una collinetta. E poi giù piu veloci.
“certo che puoi! sono o no il tuo fratellone?” ribatto
“oh si si che lo sei! Ho visto stasera in camera quanto fratellone sei! Davvero un bel fratellone” e lo urla al cielo, per poi perdersi in una risata.
Imboccammo la stradina di ingresso di casa e arrivammo nel cortile. Spensi il motore, e per un attimo tutto sembrò più silenzioso.
Scese e, allegramente, si diresse verso la porta di casa. "Dio, che serata, Samu, dovremmo uscire più spesso io e te."
Le risposi di sì, contento che ci fossimo goduti quella serata insieme, ma, avevo ancora stampate in testa le sue ultime parole.
“oh si si che lo sei! Ho visto stasera in camera quanto fratellone sei! Un bel fratellone”
Stava parlando l’alcool, quel tiro di ganja, non può riferirsi al mio cazzo in tiro. Non può Federica avermi idealizzato come suo fratellone proprio in quel modo.
Mi tocco le bermuda, e scopro di essere ancora eccitato.
Entrati in casa, tolsi le scarpe e spensi le luci man mano che salivo verso il piano di sopra. Federica, ancora un po' assonnata per la lunga serata, si lasciò cadere sul letto senza nemmeno cambiarsi.
"Ohi, ragazza, su, che devi lavare i denti, forza," le dissi.ma a parte farfugliare non aprì nemmeno gli occhi.
“stai bene? Dai alzati..ti aiuto”
Ci manca solo che sta male quando mamma e papà sono via. Sarebbe solo colpa mia.
“daii suu Federica..”
Mi metto fronte letto e le presi le mani. Di forza la misi a sedere.
“dai Fede..brava cosi, un ultimo sforzo e poi nanna!” gli dico allegramente.
“oh ecco il mio fratellone che mi aiuta” e rideva mentre cercava di alzarsi.
Quelle parole mi colpiscono ancora.
Lei alzò le braccia per cercare le mie mani, ma una di queste, al posto che aggrapparsi a me, andò dritta sugli slip.
E due dita si ritrovarono infilate nell’elastico.
“guarda qui il mio fratellone! Come sei bravo!”
E di colpo, quel contatto, porta alla ribalta tutti quei pensieri che cercavo di scacciare.
“dai aiutami Samuuu” e continua ridere di gusto, e si da un colpo per alzarsi.
Ma se una mano era attaccata a me, l’altra tirò lo slip, allargando a dismisura l’elastico, facendomelo schioccare quando le dita si staccarono.
Quel rumore ci bloccò entrambi.
Guardammo assieme lo slip.
Mi ritrovai con lo slip da un lato mezzo abbassato, e con il cazzo in tiro, mezzo fuori.
“oh, riecco il mio fratellone preferito!” esclamò fissandomi e ridendo sguaiata.
Io con il cuore in gola, cercai di riportare la situazione alla normalità.
“dai andiamo in bagno..” e mi sistemai un minimo.
Con qualche borbottio si tirò su, e insieme andammo in bagno a lavarci i denti.
“quella canna, io lo sapevo, te l’avevo detto! Sei una stordita! togliti almeno le scarpe!”
"Sì sì, hai ragione, sono stordita ma ora per favore.. aiutami con il vestito”
Ecco pure il vestito, cazzo.
“alza le mani, su in alto”
E prendendolo dal basso, dalla parte gonnella, lo tirai su, sfilandolo come una maglia.
Man mano che lo alzavo mi ritrovavo di fronte il suo corpo, ancora profumato di quella crema al caramello che usava da qualche mese.
Dovetti trattenermi, con grande fatica a non soffermarmi piu del dovuto sulle sue curve. Su quel completino che risaltava ancor di piu quelle forme piene.
“ora su a letto, vaii” dandole una sculacciata di striscio, sorridendo.
.
“oh ma non ho sentito nulla!” ribatte lei, guardandomi con il sorriso stampato e gli occhi un po' socchiusi da tutti i postumi.
“meglio che ti metti a letto, se te la do davvero, ti lascio le 5 dita!”
“ma.. una che non ascolta, la merita o no una sculacciata?!” sempre con quel tono di sfida
Ma a quel punto, si lascio cadere e crollò a letto di peso, a pancia in giù, la sua posizione preferita, un braccio sotto il cuscino.
"Notte Fede"
"Notte Samu! Grazie fratellone miooo" lo disse con la bocca quasi immersa nel cuscino.
Accesi il ventilatore e mi buttai sul letto sopra il lenzuolo.
Faceva caldissimo.
Cercavo il sonno ma già sapevo che avrei fatto fatica a dormire.
La testa in subbuglio per le birre, le canne e per Federica. Mia sorella.
Mi svegliai.
“Che ore sono?”
Ero sudatissimo.
Scesi da basso a bere.
Una volta bevuto, chiusi il frigo, e ricaddi nel buio della cucina. Andai alla finestra ed aprii. Il rumore dei grilli era fortissimo. guardando la mia vespa parcheggiata, riemersero di nuovo quelle voglie che mai avevo avuto, fino a qualche giorno prima, anzi qualche ora prima.
Di nuovo, ancora, mi sentii eccitato.
Non riuscivo più a resistere.
Cercai per un attimo a pensare ad Anna.
La immaginai con il suo intimo di pizzo, che le avevo regalato.
Ma la mia testa si rifiutava.
Federica la soppiantava, in ogni fantasia in cui la infilavo.
Ed il mio corpo reagiva a questi cambi di protagonista.
Cercando di far il meno rumore possibile, risalgo le scale.
Entrai in bagno, senza accendere le luci, il solito lampione sulla stradina, illuminava attraverso la finestra.
Mi abbassai gli slip, subito la mano si fece stretta ed immerso nei miei desideri incestuosi, mi ritrovai ad ansimare quasi di colpo.
Con una mano appoggiata al muro di fronte a me, mi lasciai trasportare dalle parole di Federica, dal suo risaltare in mezzo agli altri, dalle sue mani sulla mia pelle mentre tornavamo in moto, dal suo essere cosi sfacciata e scanzonata allo stesso tempo, le sue dita nell’elastico dei nei miei slip, dal suo culo sotto quelle mutandine verdi..
Il mio respiro era profondo..la mano aveva aumentato il ritmo, lo sentivo duro e gonfio, pronto ed eccitato..
Pensai di nuovo alla sua mano impigliata negli slip.
Immaginai quella mano che casualmente si aggrappava piu vicina al mio Cazzo.
Desiderai quella mano..
“oh..riecco il mio fratellone preferito!”
Quelle parole.
Un primo getto, un secondo, e la mano che iniziava a colare, ma non fermava il movimento.. mentre io gemevo come un piccolo animale selvatico. fino all'ultimo tremito. l'ultimo brivido.
Quando mi staccai dalla parete, cercai un po' di carta per pulirmi ed asciugare il coperchio del water.
Stava colando dei primi due schizzi.
Mentre sistemavo il tutto, ebbi l’impressione di vedere un’ombra, sulla porta del bagno.
Mi girai.
Qualcosa scomparve nel corridoio immerso nel buio.
“non può essere..mi sarò immaginato”
Mi lavai senza far troppo rumore, e tornai a letto.
Lei era ancora a pancia in giu. Il lenzuolo abbassato sui polpacci. Il culo in bella mostra.
Mi sarò immaginato tutto.
Anche le parole.
E chiusi gli occhi.
“oh..riecco il mio fratellone preferito!”
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