La vita di Patty Capitolo 55

di
genere
dominazione

L’appuntamento era fissato per il venerdì seguente, l’unico giorno libero dai miei tanti impegni. Gli dissi di lasciar perdere la cena. Non volevo perder tempo un’altra volta con una serata pseudo romantica e con inutili chiacchiere. Optai anche per il look aggressivo e quindi indossai la mia tuta di lattice infilata dentro a degli stivali al ginocchio con un tacco smisurato. In quel modo, nessuno mi aveva mai resistito, ed ero convinta che non ci sarebbe riuscito nemmeno Ruggiero. Indossai un soprabitino per non dar scandalo tra il vicinato e mi avviai.

Appena entrata in casa di Ruggiero, feci cadere il soprabito a terra.
“Oh, cazzo!” esclamò l’uomo, vedendomi vestita in quel modo. La sua meraviglia era evidente, e ancora più evidente era la certezza sul fatto che gli piacessi. In realtà non avevo dubbi in proposito. Pensavo di essere talmente bella che non poteva esserci un solo maschio al quale non piacessi. Ero certa quindi che mi bastava adocchiare un uomo e me lo sarei potuta portare a letto, senza rendermi conto che ci sarebbero riuscite la maggior parte delle donne. Le difficoltà semmai, le avrei potute trovare nel costringere quell’uomo a diventare un mio schiavo, cosa che, alla fin fine, era ciò che m’interessava di più. Con Ruggiero, dopo ciò che era accaduto la volta scorsa, e dopo quella telefonata nella quale aveva ammesso l’impossibilità di resistermi, cosa che aumentò ancora di più il mio ego sconfinato e la percezione che io fossi irresistibile per chiunque, non ci sarebbero dovuti essere problemi di nessun genere. Lo feci quindi inginocchiare immediatamente, e iniziai poi a spiegargli per filo e per segno come si sarebbe dovuto comportare con me, in che modo mi avrebbe dovuto chiamare, ciò che mi piaceva del Femdom e ciò che invece mi disgustava. Puntai il dito sul fatto che la mia dominazione sarebbe stata improntata soprattutto sulla mia forza e sulla mia bravura, e che non mi sarei fatta scrupolo di riempirlo di schiaffi solo per il mio piacere, e che il sesso sarebbe stato parte integrante del mio modo di dominare. Quando ebbi terminato, gli feci la fatidica domanda:
“Accetti? Se lo farai, questa è la tua ultima decisione. Altrimenti amici più di prima, ma non rompermi più i coglioni con telefonate di scusa perché ti manderei a cagare.”

Sentivo il suo respiro affannoso. Per chi non aveva istinti sottomessi non era una decisione facile da prendere, ma ero troppo piena di me stessa per avere dei dubbi. E infatti anche Ruggiero crollò. Non lo fece certo per istinti di sottomissione che in lui erano inesistenti, ma per il desiderio di scopare con me, per baciarmi, per toccarmi.
“S-Sì, Padrona, accetto”, mi disse, con un balbettio che mi fece sorridere. Il ragazzo sicuro non esisteva più. Non davanti a me. Lo feci rialzare, lo baciai appassionatamente, e gli ordinai di spogliarsi. Quando fu nudo notai che aveva il pene completamente eretto. Era logico. Con un mio bacio ogni uomo doveva avercelo dritto. O almeno era ciò che pensavo in quel periodo in cui avevo deformato la percezione reale di certe sensazioni. Ad ogni modo, la sua potente erezione mi soddisfaceva. Avere il cazzo dritto riduceva ai minimi termini l’obiettività dei loro ragionamenti.
“Allora è vero che mi desideri”, gli dissi compiaciuta.
“Gliel’ho detto, Padrona. Non ho mai desiderato nessuna donna così tanto.”

Notai che, dopo la mia lezioncina, il suo linguaggio era diventato come desideravo. Lo guardavo, cercando di farmi venire in mente qualcosa. Mi avvicinai a lui, strusciandomi sensualmente al suo corpo nudo. Il suo cazzo si strofinava sul mio corpo coperto dal lattice. Era sempre più duro. Come al solito, la mia bellezza e la mia sensualità erano una combo irresistibile. Poi ebbi l’idea.
“Vediamo se mi desideri così tanto. Voglio che te ne venga. Senza toccarti. Devi farlo solo con un mio bacio.”
Spalancò gli occhi. “Solo con un bacio? Ma come faccio?” si lamentò.
“Fallo!” gli ordinai. “Pensa che dopo, se ci riuscirai, ti farò trascorrere la più bella serata di sesso della tua vita. Guardami. Lo so che non puoi resistermi. Pensa alla mia ricompensa. Ti piaccio vestita così, vero?”
“Da impazzire.”
“E allora concentrati sulla mia bellezza. Lo so che non hai mai visto una donna bella come me. Ora ti bacerò e tu non resisterai.”
“P-Posso toccarla mentre ci baciamo?”
Sorrisi. Forse era meglio dargli un aiutino. “D’accordo, puoi toccarmi, ma io non toccherò te, a parte il bacio. E guai a te se vedo che te lo tocchi.” Avanzai quel tanto per mettermi di fronte a lui. Lo guardavo ovviamente dall’alto in basso, grazie ai miei tacchi sproporzionati che, insieme alla mia altezza da ex pallavolista, mi facevano quasi raggiugere i due metri, e mi regalava l’ennesima sensazione di superiorità. Lo afferrai per il collo e lo spinsi verso le mie labbra. Avevo dovuto ovviamente piegare il busto, ma finalmente le nostre bocche si toccarono di nuovo, e le nostre lingue si intrecciarono sensualmente. Con la coda dell’occhio osservavo il suo cazzo dritto che però non se ne veniva.
Pensai di aver esagerato e di essermi sopravvalutata. Non era un ragazzino alle prime armi, ma un uomo, e far venire un uomo con un bacio forse era impossibile. Invece non dovetti nemmeno attendere a lungo. Malgrado la sua scarsa predisposizione alla sottomissione, c’era qualcosa in me che lo eccitava oltre misura. Lui come tutti gli altri. Non era quindi impossibile. Non per me, almeno. Sempre continuando a baciarci, si era spostato di lato per non sporcarmi, e vidi finalmente il suo pene vibrare autonomamente, iniziando a inondare di sperma il pavimento. Lo osservai soddisfatta e, stando ben attenta a non sporcarmi del suo sperma, lo aiutai con la mia mano a terminare la sua eiaculazione. Lo presi poi per il mento e lo baciai di nuovo, mentre era ancora completamente scosso per la sua eiaculazione.
“Ora tu mi appartieni. Sei mio fino a quando ne avrò voglia.”
“Sì, Padrona. Sono suo. Fino a quando lo vorrà.

Lo avevo sottomesso. Era stato diverso dalle altre volte ma ce l’avevo fatta.
La mia bellezza e la mia spudorata sensualità erano veramente irresistibili, come avevo sottolineato prima. Mi feci accendere una sigaretta e lo osservai. Come tutti i maschi, fino al momento dell’eiaculazione non capivano niente, ma dopo lo sfogo iniziavano di nuovo a far funzionare i neuroni. Era probabile che si stesse chiedendo cosa stesse facendo, come poteva stare in ginocchio di fronte a una donna con un portacenere in mano. Non era difficile comprendere che con lui avrei dovuto dar sfoggio ancora maggiore della mia sensualità. L’abbigliamento era l’ideale. La tuta di lattice era delineata su ogni centimetro del mio corpo e mi rendeva irresistibile. Era quindi solo una questione di aspetto fisico? No, ne ero convinta. C’era qualcosa nel mio personaggio che attraeva lui e tutti gli altri uomini che avevo avuto. Comunque, ritenni che con lui avrei dovuto agire in entrambi i sensi. Sia facendo sfoggio della mia sensualità, che puntando anche sul mio modo particolare di dominare, che faceva perno in modo particolare sul sesso.
Terminai quindi la sigaretta, lo feci rialzare e mi avvicinai a lui.
“Allora, Ruggiero, hai visto di cosa sono capace? Posso picchiarti, posso fartene venire solo con un bacio. Credevi fosse possibile?”
Scosse la testa. “No, Padrona. La volta scorsa, per tutta la notte ho ripensato a quando lei mi ha preso per il collo. In quel momento avrei voluto ribellarmi, avrei voluto persino picchiarla, se ne fossi stato capace. Lei mi ha fatto sentire umiliato. Poi quando ripensavo a quel momento dentro al mio letto, mi rendevo conto che lei non è solo una donna bellissima, ma… Non riesco nemmeno a definirla. Lei è diversa da qualunque altra donna. Una come lei merita di stare al comando. Perché lei è veramente superiore, e questo mi crea un’eccitazione assurda. Non potrei fare una cosa del genere solo per un gioco sessuale. Con lei tutto mi riesce più facile. E più eccitante.”

Avevo avuto la conferma. Il mio atteggiamento era vincente. Ovviamente se quell’atteggiamento fosse supportato da una vera superiorità. E io mi ero dimostrata, per l’ennesima volta, meritevole di essere consacrata come padrona. Con il solito risultato che la mia eccitazione era salita in modo esponenziale. Lo afferrai per il mento.
“Ora non voglio sentire una sola parola. Potrai parlare solo se e quando ti darò il permesso di farlo. O quando ti farò delle domande.”
Lo vidi annuire. Ormai era mio. L’ennesimo schiavo che serviva per donarmi piacere e per far salire il mio ego ormai fuori controllo. Poi iniziai a baciarlo. Mentre le nostre lingue si intrecciavano di nuovo, gli afferrai il cazzo che divenne quasi immediatamente turgido, malgrado fosse trascorso non più di una mezz’ora da quando era venuto la prima volta. Sorrisi soddisfatta, come ogni volta che assistevo a quel tipo di manifestazione erotica. Ci trascinammo verso la sua camera da letto. Il mio bisogno era incredibile e, come sempre, il primo atto era quello di sentire la sua lingua dentro la mia fica. Quando gli spinsi la testa giù, comprese immediatamente ciò che desideravo. Durai pochi secondi e giunsi subito al primo orgasmo della serata. Ormai il suo cazzo era diventato eretto al massimo e potevo finalmente scoparmelo. Lo feci venire altre due volte, mentre persi il conto dei miei orgasmi. Ancora una volta avevo vinto. Come sempre. Malgrado l’inizio burrascoso, Ruggiero era diventato uno dei miei schiavi, e sarebbe divenuto addirittura uno dei più devoti e innamorati.

Continua...
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2026-09-19
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