In ascensore
di
Spidey
genere
incesti
A vent'anni ero proprio un bel maschietto, biondino ed il fisico atletico da nuotatore, mi divertivo parecchio.
Chiamo l'ascensore.
Da dietro mi arrivano i Rizzo, la famigliola al completo: mamma, papà e Giulia. Sono tornati ieri dal mare.
Giulia abbronzata è una morsa alle palle, è come al solito in top sulle tettine che tra un anno le le esploderanno e calzoncini inguinali vita bassa, di una misura più stretti, davanti col bottone slacciato e tirati su contro la fighetta, dietro che le fasciano strettissimi il culetto e mostrano generosamente le lunette delle chiappe abbronzate. Il cellulare lo tiene in mano, impossibile infilarlo nella tasca dietro. Oggi è in perizoma rosso, non puoi togliere lo sguardo dall'elastichino ai fianchi. È giovanissima, si vestono tutte così a quell'età.
Io però so che non è solo scena, Giulia è cagnetta davvero. Ci ho stantuffato parecchio tra quelle cosce lunghe e mi ha dato il consenso anche per il culetto. Dice che dietro l'ho sverginata io. Può essere, un pomeriggio intero, mi sono infiammato il cazzo per allargarle il buchetto.
Hanno anche due borse della spesa. 'Prendetelo voi, io salgo a piedi.'
'No, no, ci stiamo tutti.'
Entrano prima loro e si schiacciano alle pareti per lasciarmi un buco. Salgo anch'io e schiaccio quarto piano. Il mio è il quinto. Giulia è davanti, sulla destra, la faccia incollata alla porta, il culetto ad altezza giusta, ci premo la mano aperta sulle due chiappette tonde e la spingo sotto, seguendo la curva che mi annoda lo stomaco. Mi sorride con l'angolo degli occhi e si morde il labbro inferiore. Quando fa così è da violentare all'istante, ma mi trattengo, anche perché mi sta trattenendo la mano di Barbara.
Per certi versi a letto Barbara è meglio della figlia. È una gran bella donna, Giulia ha preso da lei. Barbara è convinta di avermi svezzato lei e mi ha fatto da nave scuola. La seconda parte è vera, ha fatto da nave scuola a me e ai miei compagni, ci spompinava senza vergogna e si faceva gonfiare da tutti noi. Ancora adesso crede che sia il suo studentello e di nascosto in ascensore prende possesso del mio uccello stringendomelo. Un po' ha ragione, credo che mi tiri pompini da sempre.
Barbara è stata quindici giorni al mare, so come funziona, a breve mi toccherà una scopata che in culo non è mai abbastanza. E da quando sa che mi scopo la figlia è ancor più cagna ninfomane senza freni.
Mi manca l'aria, due dita mi premono in culo. Pietro non si fa certo le menate della moglie: io glielo faccio venire duro e lui me lo picchia in culo, punto. Mi spingo un po' indietro, lo sento contro il culo, ha un cazzo super, largo e nodoso, ma si vede che a Barbara non basta.
Quarto piano. Esco per farli passare tutti.
Giulia mi dà un bacetto e chiede a mamma.: 'Poi posso salire da Mirko?'
Barbara, evidentemente delusa, acconsente: 'Ma usate le precauzioni.'
Nemmeno sappiamo cosa sono.
Pietro fa spallucce, importa un cazzo da chi si fa scopare sua figlia.
La porta si richiude, tiro un sospirone e premo quinto piano.
Dieci minuti e suonano alla porta.
Dieci minuti e tre secondi ed ho in culo un cazzone nodoso.
Pietro mi fa il culo dopo quindici giorni d'astinenza di bei culetti maschi. Lo adoro, mi fa sentire puttana come nessun altro. È sempre così, mi entra in casa come un ladro, ma fa il culo e scappa. Sa che mi scopo Barbara, sa che ho sverginato il culetto di Giulia ma non vuole che loro sappiano. Temo però che sia il segreto di pulcinella.
Mi regala una sborrata super, Pietro è toro in tutti i sensi e nemmeno lui sa cosa sono le precauzioni. Mi riempie da frocio e se ne va. Io stringo, voglio sentirla dentro.
E mezz'ora dopo il visino di Giulia premuto tra le chiappe lisce che mi succhia dal culo la sborra di papà. Giulia si eccita che lo prendo in culo e vorrebbe sapere chi è stato, ma non posso dirglielo. Penserà che è stato Samuel, il mio amico di colore che se la sbatte anche lui.
Giulia m''infila la lingua più a fondo per raccoglierla tutta. Sono ginocchioni sul letto, ce l'ho duro da rompersi ma resisto, non me la inculo, Giulia succhia il culo troppo bene, la lascio fare, e mi lecca le palle da puttanella mentre mi munge in giù il cazzo..
Penso a Barbara, poverina. Le mando un whatsapp mentre Giulia s'infila con la testa sotto, tra le mie gambe, per bagnarmelo.
Scrivo a sua mamma: 'Domani pomeriggio. C'è anche Samuel.' Dopo quindici giorni di mare Barbara ha bisogno anche di un torello nero. Sicuro che domani si prenderà in culo due cazzi insieme.
Giulia mi ha bagnato il cazzo come si deve. Si striscia di schiena sul lenzuolo, sotto di me che sono ginocchioni, e mi bacia con la bocca che ha mi ha poppato il cazzo. 'Sei un porco Mirko, mi piaci.', dice mentre solleva il bacino e con una mano mi fa scivolare la cappella sulla sua fighetta bagnata. Ce l'ha liscia, belle labbra gonfie e depilata. E mamma le ha permesso di tatuarsi una stellina di lato, due centimetri appena sopra il monte di venere. Se lo preme contro. 'Dai, Mirko, dimmi chi te l'ha messo in culo.' La cappella ha già allargato le labbra, basta una spinta ed ha in fica diciannove centimetri di cazzo.
Io invece la ribalto e me la inculo alla selvaggia.
'Tuo padre.'
Chiamo l'ascensore.
Da dietro mi arrivano i Rizzo, la famigliola al completo: mamma, papà e Giulia. Sono tornati ieri dal mare.
Giulia abbronzata è una morsa alle palle, è come al solito in top sulle tettine che tra un anno le le esploderanno e calzoncini inguinali vita bassa, di una misura più stretti, davanti col bottone slacciato e tirati su contro la fighetta, dietro che le fasciano strettissimi il culetto e mostrano generosamente le lunette delle chiappe abbronzate. Il cellulare lo tiene in mano, impossibile infilarlo nella tasca dietro. Oggi è in perizoma rosso, non puoi togliere lo sguardo dall'elastichino ai fianchi. È giovanissima, si vestono tutte così a quell'età.
Io però so che non è solo scena, Giulia è cagnetta davvero. Ci ho stantuffato parecchio tra quelle cosce lunghe e mi ha dato il consenso anche per il culetto. Dice che dietro l'ho sverginata io. Può essere, un pomeriggio intero, mi sono infiammato il cazzo per allargarle il buchetto.
Hanno anche due borse della spesa. 'Prendetelo voi, io salgo a piedi.'
'No, no, ci stiamo tutti.'
Entrano prima loro e si schiacciano alle pareti per lasciarmi un buco. Salgo anch'io e schiaccio quarto piano. Il mio è il quinto. Giulia è davanti, sulla destra, la faccia incollata alla porta, il culetto ad altezza giusta, ci premo la mano aperta sulle due chiappette tonde e la spingo sotto, seguendo la curva che mi annoda lo stomaco. Mi sorride con l'angolo degli occhi e si morde il labbro inferiore. Quando fa così è da violentare all'istante, ma mi trattengo, anche perché mi sta trattenendo la mano di Barbara.
Per certi versi a letto Barbara è meglio della figlia. È una gran bella donna, Giulia ha preso da lei. Barbara è convinta di avermi svezzato lei e mi ha fatto da nave scuola. La seconda parte è vera, ha fatto da nave scuola a me e ai miei compagni, ci spompinava senza vergogna e si faceva gonfiare da tutti noi. Ancora adesso crede che sia il suo studentello e di nascosto in ascensore prende possesso del mio uccello stringendomelo. Un po' ha ragione, credo che mi tiri pompini da sempre.
Barbara è stata quindici giorni al mare, so come funziona, a breve mi toccherà una scopata che in culo non è mai abbastanza. E da quando sa che mi scopo la figlia è ancor più cagna ninfomane senza freni.
Mi manca l'aria, due dita mi premono in culo. Pietro non si fa certo le menate della moglie: io glielo faccio venire duro e lui me lo picchia in culo, punto. Mi spingo un po' indietro, lo sento contro il culo, ha un cazzo super, largo e nodoso, ma si vede che a Barbara non basta.
Quarto piano. Esco per farli passare tutti.
Giulia mi dà un bacetto e chiede a mamma.: 'Poi posso salire da Mirko?'
Barbara, evidentemente delusa, acconsente: 'Ma usate le precauzioni.'
Nemmeno sappiamo cosa sono.
Pietro fa spallucce, importa un cazzo da chi si fa scopare sua figlia.
La porta si richiude, tiro un sospirone e premo quinto piano.
Dieci minuti e suonano alla porta.
Dieci minuti e tre secondi ed ho in culo un cazzone nodoso.
Pietro mi fa il culo dopo quindici giorni d'astinenza di bei culetti maschi. Lo adoro, mi fa sentire puttana come nessun altro. È sempre così, mi entra in casa come un ladro, ma fa il culo e scappa. Sa che mi scopo Barbara, sa che ho sverginato il culetto di Giulia ma non vuole che loro sappiano. Temo però che sia il segreto di pulcinella.
Mi regala una sborrata super, Pietro è toro in tutti i sensi e nemmeno lui sa cosa sono le precauzioni. Mi riempie da frocio e se ne va. Io stringo, voglio sentirla dentro.
E mezz'ora dopo il visino di Giulia premuto tra le chiappe lisce che mi succhia dal culo la sborra di papà. Giulia si eccita che lo prendo in culo e vorrebbe sapere chi è stato, ma non posso dirglielo. Penserà che è stato Samuel, il mio amico di colore che se la sbatte anche lui.
Giulia m''infila la lingua più a fondo per raccoglierla tutta. Sono ginocchioni sul letto, ce l'ho duro da rompersi ma resisto, non me la inculo, Giulia succhia il culo troppo bene, la lascio fare, e mi lecca le palle da puttanella mentre mi munge in giù il cazzo..
Penso a Barbara, poverina. Le mando un whatsapp mentre Giulia s'infila con la testa sotto, tra le mie gambe, per bagnarmelo.
Scrivo a sua mamma: 'Domani pomeriggio. C'è anche Samuel.' Dopo quindici giorni di mare Barbara ha bisogno anche di un torello nero. Sicuro che domani si prenderà in culo due cazzi insieme.
Giulia mi ha bagnato il cazzo come si deve. Si striscia di schiena sul lenzuolo, sotto di me che sono ginocchioni, e mi bacia con la bocca che ha mi ha poppato il cazzo. 'Sei un porco Mirko, mi piaci.', dice mentre solleva il bacino e con una mano mi fa scivolare la cappella sulla sua fighetta bagnata. Ce l'ha liscia, belle labbra gonfie e depilata. E mamma le ha permesso di tatuarsi una stellina di lato, due centimetri appena sopra il monte di venere. Se lo preme contro. 'Dai, Mirko, dimmi chi te l'ha messo in culo.' La cappella ha già allargato le labbra, basta una spinta ed ha in fica diciannove centimetri di cazzo.
Io invece la ribalto e me la inculo alla selvaggia.
'Tuo padre.'
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