Sigarette

di
genere
etero

- Buongiorno, sono Mimosa Valente, c'è una stanza a mio nome.
- Buongiorno, sì, c'è questo per lei.

Insieme alla tesserina, mi consegna una piccola busta. Uno di quei sacchetti di Yamamay chiuso da un fiocco nero. Ringrazio, prendo tutto e mi avvio verso gli ascensori.

*****

Mi annoiavo come ci si annoia sempre, lanciavo sguardi in giro alla ricerca di qualcosa o qualcuno che mi facesse volare con la fantasia. Flirting di basso livello, diciamo, ma visto il contesto mi sarebbe andato benissimo. Ero al tavolo dei giovani. Chi mi aveva piazzata lì pensava di farmi un favore ma in realtà, a parte una cugina che mi piace ma che non ho mai frequentato tanto, non conoscevo nessuno dei ragazzi e delle ragazze seduti con me, e non mi stavano nemmeno particolarmente simpatici. L’unico vantaggio era poter andare a fumare fuori senza che i miei mi facessero la conta delle sigarette. E infatti ho fumato uno sproposito.

Alla seconda sigaretta è uscito anche lui, con un bambino che avrà avuto un anno e mezzo-due. Mi ha sorriso dicendomi che il pargolo si annoiava e che la moglie era impegnata con la sposa. Non lo avevo notato in sala ma avrei dovuto, se non altro per la cravatta sgargiante che sopra ogni altro vestito sarebbe stata pacchiana ma non sul suo, di un blu scuro bellissimo. Grandi occhi azzurri e gran fisico, e un orologio che si faceva notare. Abbiamo fatto due chiacchiere sul pupo, ho finito la sigaretta e sono rientrata. Ma da quel momento in poi ci sono stati un bel po' di sguardi a distanza. Un'altra mia sigaretta gli ha dato un'altra scusa per seguirmi con il bimbo. Mi puntava, ma la cosa non mi infastidiva per niente, anzi. Era un diversivo contro la noia.

Il nostro gioco di sguardi è rallentato quando la moglie è tornata a stazionare con lui. Mi sono informata con discrezione e ho capito chi fosse quella impostatissima e anoressica nana inespressiva dal cognome importante. Un cognome che da sposata era diventato doppio. Mi era stata subito sul cazzo a pelle, il marito non c'entrava, l’avevo già giudicata prima di conoscere lui. Ossuta e segaligna, di quelle cui la palestra e le diete fanno l'effetto opposto a quello che dovrebbero fare. Ho unito i puntini di quel quadretto familiare e mi sono detta che mi sarebbe piaciuto allontanare da lei le attenzioni del suo uomo anche solo per qualche minuto. Però mi sono anche detta che era meglio evitare casini, complessivamente troppo rischioso.

Prima dell'ultima sigaretta - la quinta della serata - gli ho lanciato un'occhiata. Non desideravo realmente invitarlo, ma ammetto che ero abbastanza curiosa di vedere come si sarebbe comportato. Lui si è alzato quasi subito dal suo posto, stavolta senza bambino, e si è diretto verso i bagni.

Si è presentato un paio di minuti più tardi. Avevo preso tempo prima di accendere proprio per poter restare fuori un po' di più nel caso in cui... e infatti. Ha ironizzato sul fatto che stessi fumando ancora e poi ha fatto un po' di domande su di me. Solo quando ho spento mi ha chiesto il contatto Instagram. Lo ha segnato sul telefono, io avevo lasciato il mio al tavolo, non ho potuto fare altrettanto.

*****

Mentre salgo in camera dico a me stessa che c'è stato un momento in cui mi sono davvero sentita una puttana. Da una parte, mi ha davvero eccitata molto pensare che il concierge fosse stato istruito, o avesse addirittura preso dei soldi, per non chiedermi i documenti e controllare se fossi Mimosa Valente. Dall'altra, la ciliegina sulla torta è stata la busta di Yamamay che mi ha consegnato. Altissima discrezione, la sua, ma per quello che ne sa potrei essere benissimo una troia a disposizione di un cliente danaroso. (Onlyfans non era ancora così diffuso, ma avrei potuto essere una di quelle, per darvi un'idea.) Non è che le influencer e le content creator di quel tipo vestano sempre da puttane. Nemmeno le escort, credo. Sono arrivata ordinary girl, con una gonna corta ma non troppo, le sneaker e gli occhiali da sole. So che è assurdo, ma più i posti si alzano di livello più temo sempre di trovare qualcuno tipo “amico dei miei”. Va detto però che conciata come sono forse neanche mio padre mi riconoscerebbe, nemmeno se fossi seduta a un tavolo con lui.

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Il suo messaggio mi ha divertita e mi ha fatto capire subito che era lui, prima ancora del suo account: mi chiedeva se stessi fumando. Gli ho detto che invece stavo studiando, ha insistito con quelle domande come “non fai mai una pausa sigaretta?”. Più tardi mi è stato chiaro che aveva in mente una frase ad effetto, solo che io non lo sapevo e per un paio di giorni ancora non lo avrei saputo.

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Non è molto probabile, ma l'idea di non essere la sola Mimosa Valente cui il concierge abbia consegnato in passato la chiave magnetica della stanza mi eccita. E dunque sì, sono eccitata, ma sono anche nervosa. Ho voglia di una sigaretta e non credo che nelle stanze si possa fumare. Non si può fumare in tutto l’albergo, penso. Ho una cinquantina di minuti, mi ha raccomandato di arrivare parecchio prima, non so perché. Scendo direttamente in strada, me ne fumo una dopo l’altra. Va un po’ meglio.

*****

Già nella seconda chat mi ha categorizzata, lo ha fatto in modo tutt’altro che volgare, anzi direi estremamente dominante e charming allo stesso tempo. Due qualità che fanno sbroccare me ma anche qualche centinaio di milioni di ragazze: "Le conosco quelle come te". "E quelle come me come sono?". "Cercano attenzioni e bruciano in silenzio, come le sigarette che fumano per farsi notare".

Che vuoi rispondergli a uno così? Ho acceso una sigaretta, mi sono fatta un selfie e gliel’ho mandato.

Tutte le altre chat che abbiamo avuto le ho buttate, ma questo botta e risposta l’ho tenuto per molto tempo e me lo ricordo bene.

Ho deciso al volo di rispondere a tono e di essere disinvolta, l’esatto opposto della nana madre dei suoi due figli. E ho anche deciso di essere disponibile; "tanto non lo incontrerò mai", pensavo. Ho fatto la troietta, insomma, se non altro in chat. Avevo capito cosa cercava: un diversivo più o meno sulla falsariga di quello che cercavo io alla festa di nozze, un passatempo clandestino per evadere dalla monotonia quotidiana. Per questo non ho obiettato quando mi ha proposto di trasferirci da Insta a un più sicuro Telegram (ho dovuto scaricarlo, mai usato né prima né dopo).

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Scarto il pacchetto, dentro c'è un completino abbastanza normale, ma di pizzo e trasparenze. Non esagerato, nemmeno come costo. Purtroppo per lui non ha un grande occhio, perché ha sbagliato la taglia. Per me è anche meglio, perché non amo il pizzo. E poi quello che ho addosso è anche più bello, persino il ricambio che ho in borsa è più bello. Le mutandine sono un po' umide, decido di toglierle e di lasciarle asciugare, e intanto mi do una lavata. Non lo attenderò nuda, non se lo aspetta neanche lui, ma pulita sì.

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"Con me ti scotteresti" è il messaggio che accompagnava la foto in cui fumo una sigaretta e che lui mi ha rimandato indietro il giorno seguente. Nella più discreta chat di Telegram le conversazioni si sono fatte subito hot. Potremmo dire che è stata "colpa" mia, anche se non ho fatto altro che assecondarlo: "Davvero ti piacerebbe bruciarmi? E come?".

Ho soddisfatto le sue curiosità raccontandogli ciò che avevo combinato nella vita (meno di un centesimo, chiaramente....), soprattutto rispondendo in maniera sfacciata alla curiosità principale: "Sono già stata con uomini grandi come te, non sei nemmeno il più grande". Non ho mai capito come l'abbia presa, dall'alto dei suoi quaranta ancora da compiere, però non è stato invasivo. Ho mandato fotine, non propriamente nudes ma quasi. Avevo fatto molto di peggio in passato, è vero, ma con gente con cui contavo di finire a letto. Con lui ero convinta che tutto sarebbe rimasto circoscritto a quelle eccitanti conversazioni.

Nel sexting ci siamo precipitati assolutamente per "colpa" mia, stavolta sì: "A parte il fatto che non mi va di fidanzarmi, temo di perdere quello che mi diverte di più". "Ovvero?". "Succhiarlo a ragazzi appena conosciuti". "E basta?". "Dipende dalla voglia".

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La puntualità non è il suo forte, è in ritardo di un'ora, ma con uno così ci sta. Cerco di non toccarmi e di non bagnarmi di nuovo, ma è un'impresa. Cerco di distrarmi pensando con compiacimento all'esame passato stamattina. Così facendo però mi tornano in mente le sue parole quando gli ho detto in quale giorno avrei sostenuto l’esame, e non posso evitare di eccitarmi ancora. Ha giocato pesante, quella volta: mi ha scritto dal niente "che combinazione, quel pomeriggio sono libero", e poi che in un albergo ci sarebbe stata una stanza prenotata per Mimosa Valente. Ho fatto la vaga ("e io che c'entro?"), ma avevo capito e ho sentito una botta allo stomaco. "Tu sei Mimosa Valente, non faranno storie". Poi mi ha dato il nome dell'albergo. Quello nel quale sono adesso, distesa sul letto di una suite costosa, in attesa.

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Entra senza bussare, ma allo scatto della serratura mi sono già alzata. Gli vado incontro. Mi fa cenno di aspettare alzando un dito. Dice di aprire la porta finestra che dà sul terrazzino privato e di sedermi praticamente all'aperto. Nemmeno una mezza parola di scuse per il ritardo ma, mentre fruga nella mia borsa alla ricerca di accendino e sigarette, mi chiede se non mi piaceva il completino. Gli dico la verità, cioè che lo ringrazio ma che ha sbagliato taglia. Mi squadra, mi porge una sigaretta, mi dice "fuma". "Ti piace vedermi fumare?". "Sì, molto".

Fumo dando le spalle all'esterno, lui metà dentro metà fuori la stanza, così da essere entrambi coperti alla vista dalla strada. La prima sigaretta scorre via in silenzio, gli leggo l'eccitazione negli occhi. La mia eccitazione, invece, la sento lungo tutto il corpo, non solo al basso ventre. Seconda sigaretta: il suo sguardo cambia quando mi scosto le mutandine, il mio cambia anche di più quando sento il fastidio del filtro sulla mia carne più sensibile, ma sono talmente bagnata che si inzuppa subito e questo mi eccita anche di più. "Ora toccati, voglio vederti godere".

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Nel sexting era stato molto più porco. Mi diceva cosa mi avrebbe fatto e che non sarebbe stata una cosa da ragazzini. Secondo me non era molto aggiornato su cosa fanno i "ragazzini" ma vabbè, gli lasciavo le sue convinzioni senza contraddirlo. Del resto, con le parole era un torrente in piena, faceva quasi tutto lui e - questa era proprio una sua fissa inestirpabile - voleva che gli dicessi come mi sarei sentita a scopare con uno della sua età. Io gli rispondevo che il problema non era l’età, era che non resistevo dieci secondi con le mutandine asciutte se pensavo alla sbattuta che mi avrebbe dato. Questo lo faceva ridere ma poi, come in un racconto porno scritto male, non mi lasciava venire. O meglio, non voleva che venissi nonostante le mie preghiere. La categoria “Quelle come te cercano attenzioni e bruciano in silenzio” sviluppava una sottocategoria: "Quelle come te devono implorare". Io naturalmente venivo e non glielo dicevo, ma lo imploravo lo stesso. Anzi la seconda o terza volta che l'abbiamo fatto ero alla mia scrivania, stavo studiando. Ho interrotto e sono venuta a raffica sgrillettandomi con un evidenziatore piantato nella fica. Ma quando dico raffica intendo proprio raffica, facevo fatica a scrivere. Però lo imploravo ugualmente di concedermi uno straccio di orgasmo, mi piaceva fare quella che lo implorava.

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Adesso invece lo imploro per il motivo opposto. E sempre adesso mi rendo conto che è molto più porco di quando facevamo sexting. Molto più porco nei fatti che a parole.

In silenzio. Lui di fronte a me, a due metri. Ha detto solo "non urlare ma fatti sentire". Io non vorrei godere così, vorrei essere scaraventata sul letto e trapassata dal suo cazzo in tutti i modi, come ha detto che avrebbe fatto. Invece mi guarda, guarda le mie gambe che si aprono e si chiudono, le mie dita che entrano e escono, le mie mutandine scostate. Non è la prima volta che mi masturbo davanti a qualcuno, ma non è mai stato così. È il suo modo di fare che mi manda fuori di testa: suda, è visibilmente eccitato, i suoi bei pantaloni di fresco lana non riescono a nascondere l'erezione, soffre. Ma mantiene un autocontrollo pazzesco e nemmeno si sfiora con un dito. E solo ora mi viene in mente che no, non ci siamo mai ancora sfiorati con un dito. Neanche qui in albergo, non mi ha mai toccata.

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“Voglio vederti godere” significa soprattutto “vedere”, non “fare”. La soddisfazione più grande è di chi guarda, non di chi si massacra la fica e il seno. È di chi ascolta tutte le tue lagne e le tue suppliche, di chi ti ascolta piagnucolare “non ne posso più ti prego...". E alla fine, ma solo quando lo decide lui, ti spalanca i cancelli del Paradiso: "Vieni, ora". Mimosa Valente deve impegnarsi molto per non strillare, le sue gambe strillano per lei.

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Una sera, durante una chat, mi aveva chiesto di mandargli una fotina con indosso lo stesso vestito che avevo alla festa. MA, era stata la sua richiesta, dovevo promettergli che non avrei messo nulla sotto. Avrei potuto fare qualsiasi cosa, tuttavia ho eseguito solo per il piacere di farlo. Effettivamente, però, non si notavano differenze. Gli ho spiegato che ho i capezzoli piccoli e che con quel vestito non si vede nulla, nemmeno quando sono induriti. Mi ha fatto lo stesso un sacco di complimenti, poi mi ha detto che guardandomi fumare alle nozze aveva fatto qualche pensiero su di me così, immaginando che fossi nuda sotto. Mi sono eccitata e ho sentito una voglia fortissima di masturbarmi: "Ti prego, dimmi cosa mi faresti se fossi nuda sotto". Mi ha scritto cose molto hard, sono venuta in fretta.

*****

In fretta. Per essere due che non si sono mai sfiorati, ci rifacciamo in fretta. Perché, dopo che mi ha vista godere in quel modo, adesso mi tocca eccome. Scopata. Tre ore di sesso veramente quasi non stop, probabilmente con un aiutino, lui. Non giudico, tutt’altro, ringrazio l’aiutino che mi fa stare riempita per tanto tanto tempo. Magari non fa tutto ciò che diceva di volermi fare ma chissenefrega, lo prendo, vengo e ne chiedo ancora. Lui finalmente mi categorizza per bene, senza tanti giri di parole. Non sono più "quelle come te", per tutto il tempo sono "troia", senza altri sinonimi. Sono felice che me lo dica, era davvero l’unica cosa che mancava. Mi becco uno "zitta troia" quando gli domando "F. non te li fa così i bocchini, eh?" e un altro mentre mi sodomizza. Stesso concetto: "Ti piace farmi il culo? Tua moglie non te lo dà, eh?". Per la prima volta diventa volgare, nel senso che le sue parole oscene non le usa più per condurre il gioco ma - la mia impressione è netta - per dire ciò che davvero pensa di me: madonna, a vent'anni sei già così... Per la verità ne ho una manciata in più di venti, ma il punto non è questo. Il punto è che mi sta piacendo anche se dico di no. Perdo in fretta, e definitivamente, la testa; lo supplico di continuare e di fare forte. Mimosa Valente, la sua troia.

*****

Idealmente mi sarebbe piaciuto fargli il pompino dell'addio, dopo la doccia e dopo che mi sono rivestita. Ma ci sono situazioni in cui proprio nessuno dei due ne ha più. In strada non è ancora del tutto buio, posso anche non tornare subito a casa. Mi piacerebbe sedermi da qualche parte e bere qualcosa, anche mangiare, ma è meglio di no, non ho voglia di subire sguardi o avances, non stasera. In realtà sarebbe bello avere un'amica o un amico con cui fare quattro chiacchiere, parlare di tutt’altro, non pensare. Potrei provare al solito posto, anche se è difficile.

So che non ci sarà una prossima volta, e anche se lui la volesse sarei io a tirarmi indietro. Non sono pentita di nulla, anzi, ma mi sono avvicinata un po' troppo al fuoco per i miei gusti.

E poi do quasi per certo che tra qualche giorno mi verrà voglia di andare a sbattere contro qualcuno, un coetaneo o giù di lì. Uno con cui bere, calarsi, ridere, farmi rimorchiare, pomiciare, andare oltre. Uno cui rispondere che no, non sono fidanzata, e che "a parte il fatto che non mi va di fidanzarmi, temo di perdere quello che mi diverte di più". "Ovvero?". "Succhiarlo a ragazzi appena conosciuti". Uno cui rispondere, quando mi chiederà il nome, che mi chiamo Mimosa Valente.


scritto il
2026-08-11
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