Il Ricatto del Padrone
di
Galan
genere
incesti
Maria aveva 50 anni, era alta un metro e settantacinque, con un corpo che ancora faceva girare la testa agli uomini. Il suo seno era enorme, pesante, con capezzoli grandi e scuri che si vedevano attraverso le camicie di cotone che indossava sempre. I fianchi erano larghi, pronunciati, e il sedere era grosso, sodo, che ballava ad ogni passo dentro le gonne lunghe che portava per andare in chiesa. I capelli erano castani con qualche filo grigio, raccolti sempre in una crocchia severa. Era una donna religiosa, andava a messa ogni domenica, pregava il rosario ogni sera prima di dormire.
Suo marito, Giuseppe, aveva 52 anni ed era un contabile in un'azienda di Catania. Lavorava da quindici anni per Don Salvatore Greco, un imprenditore di 60 anni, tozzo, con la pancia che gli sporgeva dalla camicia, mani grosse e un odore di sigaro che gli restava addosso tutto il giorno.
Un pomeriggio, mentre Maria era in cucina a preparare la pasta, bussarono alla porta. Aprì e si trovò davanti Don Salvatore, che la guardava con occhi brillanti di eccitazione malvagia.
"Buongiorno, signora Maria" disse lui, entrando senza aspettare l'invito. "Dobbiamo parlare."
Maria si irrigidì. "Don Salvatore... che succede?"
"Suo marito ha commesso un errore gravissimo. Ha sbagliato i conti di un cliente importante. L'azienda ha perso diecimila euro."
Maria si mise le mani sulla bocca. "No... non è possibile..."
"E invece sì. E per questo, Giuseppe sarà licenziato. Domani stesso."
Maria scoppiò a piangere. "Don Salvatore, la prego... non lo faccia. Abbiamo bisogno di quel lavoro. Mio figlio studia all'università, dobbiamo pagare le tasse..."
Don Salvatore sorrise, un sorriso cattivo. "C'è un modo per salvare il lavoro di suo marito. Ma lei deve accettare una cosa."
Maria si asciugò le lacrime. "Qualunque cosa..."
"Voglio vedere lei che si fa scopare da suo figlio."
Maria rimase immobile. "Che... che ha detto?"
"Voglio vedere Antonio che la fotte. Voglio vedere il suo cazzo dentro di lei. Voglio vederla urlare mentre suo figlio la riempie di sperma."
Maria si alzò di scatto. "Lei è pazzo! Antonio è mio figlio! È un ragazzo educato, religioso... non farebbe mai una cosa del genere!"
"Allora suo marito perde il lavoro."
Maria rimase in silenzio per diversi minuti, le mani che tremavano. Pensò a Giuseppe, a come si sarebbe sentito senza lavoro. Pensò ad Antonio, che studiava medicina con tanto impegno. Pensò alle bollette da pagare, all'affitto, alle medicine della suocera.
"...Va bene" disse alla fine, la voce rotta. "Accetto."
Don Salvatore sorrise. "Bravo. Ora ascolti bene. Domani mando Giuseppe a Palermo per sei giorni. Una scusa di lavoro. Lei avrà sei giorni per sedurre suo figlio. Sei giorni per fargli mettere il cazzo dentro di lei."
Maria deglutì. "Ma... ma Antonio non lo farebbe mai. È un ragazzo buono, va in chiesa..."
"Allora deve essere lei a tentarlo. Deve fargli perdere la testa. Deve fargli dimenticare che è sua madre."
Don Salvatore si sporse in avanti. "E un consiglio, signora. I ragazzi di vent'anni vanno pazzi per le mutandine usate. Frugano nel cesto della biancheria. Magari lasci qualche indumento in vista. Magari qualcosa di più... provocante del solito."
Maria arrossì. "Io... io uso mutandine bianche classiche. Non perizoma. Non... non sono quel tipo di donna."
"Allora deve diventare quel tipo di donna. Per sei giorni. Deve cambiare tutto. Il guardaroba. Le mutandine. Il reggiseno. Deve inventarsi qualcosa. Qualcosa di folle. Qualcosa di impensabile."
Maria annuì lentamente. "...Capisco."
"E soprattutto" aggiunse Don Salvatore "non gli dica mai il motivo. Non gli dica che deve scoparla per salvare il lavoro del padre. Altrimenti il piano salta. Deve far credere che sia una cosa naturale. Che sia lei a volere lui."
Maria chiuse gli occhi. "Va bene. Farò come dice."
Il Commiato
Quella sera, Giuseppe tornò a casa con una notizia.
"Maria, domani devo andare a Palermo. Don Salvatore mi manda a controllare un affare. Sarò via sei giorni."
Maria annuì, cercando di mantenere la voce ferma. "Va bene."
Giuseppe la abbracciò. "Stai tranquilla. Antonio è qui con te."
Maria sorrise debolmente. "Sì."
Quella notte, mentre Giuseppe dormiva, Maria rimase sveglia a pensare. Pensò a suo figlio, Antonio, che aveva vent'anni. Era alto, magro, con i capelli castani e gli occhi verdi della madre. Andava in chiesa ogni domenica, studiava medicina, non aveva mai avuto una ragazza. Era un ragazzo buono, educato, religioso.
E lei doveva fargli perdere la testa.
Il Piano di Seduzione
Il mattino dopo, Giuseppe partì per Palermo. Maria rimase sola in casa con Antonio, che era in camera sua a studiare.
Maria andò in bagno e si guardò allo specchio. Cinquant'anni, tette grosse, fianchi larghi, sedere grande. Un corpo che aveva partorito un figlio, che aveva allattato, che aveva fatto l'amore con suo marito per trent'anni.
Aprì il cassetto della biancheria. Mutandine bianche classiche, di cotone, che coprivano tutto. Reggiseni di pizzo bianco, comodi, senza ferretto.
"Devo cambiare tutto" mormorò.
Andò in camera da letto e aprì l'armadio. Gonne lunghe fino alle caviglie, camicie con il colletto alto, vestiti che nascondevano ogni curva.
"Devo diventare un'altra donna" disse tra sé.
Il Primo Giorno
Maria andò in centro e comprò cose che non aveva mai comprato in vita sua. Mutandine di pizzo nero, reggiseni push-up che facevano esplodere il seno, gonne corte che arrivavano a metà coscia, camicette trasparenti che lasciavano intravedere il reggiseno.
Tornò a casa e provò tutto. Si mise davanti allo specchio, nuda, e indossò un reggiseno di pizzo rosso che faceva sembrare le sue tette ancora più grosse. Poi mise una mutandina di pizzo nero che le copriva appena il sedere, lasciando le natiche quasi completamente scoperte.
"Cazzo" borbottò, usando una parola che non aveva mai detto. "Sembro una puttana."
Ma era quello che voleva. Doveva sembrare una puttana. Doveva tentare suo figlio.
Indossò una gonna nera corta e una camicetta bianca trasparente. Il reggiseno rosso si vedeva attraverso il tessuto. Uscì dalla camera e andò in cucina, dove Antonio stava preparando il caffè.
"Buongiorno, mamma" disse lui, voltandosi. Poi rimase immobile, gli occhi spalancati. "Mamma... che... che hai addosso?"
Maria sorrise, cercando di sembrare naturale. "Oh, niente di speciale. Ho comprato qualche vestito nuovo."
Antonio deglutì, gli occhi che non riuscivano a staccarsi dal suo seno. "È... è molto... diverso dal solito."
"Ti piace?" chiese Maria, girandosi lentamente. La gonna si sollevò leggermente, mostrando le cosce.
Antonio arrossì. "Io... sì. È bello."
Maria si avvicinò al lavandino, piegandosi leggermente per prendere un bicchiere. Il sedere si sporse, le natiche che si tendevano contro il pizzo della mutandina.
Antonio guardò, il viso paonazzo. "Mamma... io... devo studiare."
"Va bene, caro" disse Maria, voltandosi con un sorriso. "Studia pure."
Antonio scappò in camera sua, chiudendo la porta.
Quella sera, Maria preparò la cena. Indossava ancora la gonna corta e la camicetta trasparente. Antonio arrivò in cucina, cercando di non guardare.
"Mamma... perché... perché ti vesti così?" chiese, la voce incerta.
"Perché mi sento bella" rispose Maria, servendo la pasta. "Non ti piace?"
"No, è... è bello. Solo... è diverso."
Maria si sedette accanto a lui, le gambe che si sfioravano sotto il tavolo. "Antonio, sai che sei un bel ragazzo?"
Antonio arrossì. "Mamma..."
"Davvero. Sei alto, magro, hai gli occhi belli. Le ragazze devono impazzire per te."
"Io... io non ho mai avuto una ragazza."
Maria mise una mano sulla sua coscia. "Davvero? Un ragazzo come te?"
Antonio tremò al tocco. "Io... sono troppo impegnato con gli studi."
"Ma hai dei bisogni, vero?" chiese Maria, la mano che saliva leggermente. "Sei un uomo, dopotutto."
Antonio si alzò di scatto. "Mamma, io... devo studiare. Buonanotte."
Scappò in camera sua, chiudendo la porta con forza.
Il Secondo Giorno
Il mattino dopo, Maria decise di spingersi oltre. Preparò la colazione indossando solo una vestaglia di seta che lasciava intravedere il reggiseno e le mutandine di pizzo.
Antonio entrò in cucina, ancora in pigiama. Si fermò sulla soglia, gli occhi fissi sul corpo della madre.
"Mamma..." disse, la voce roca. "Perché... perché sei vestita così?"
"È comodo" rispose Maria, versando il caffè. Si piegò per prendere lo zucchero, la vestaglia che si apriva leggermente. "Non ti piace?"
Antonio deglutì. "Io... sì. Ma..."
"Ma cosa?" chiese Maria, avvicinandosi. "Non ti piace vedere tua madre bella?"
"Tu sei sempre bella" disse Antonio, la voce bassa. "Ma... così..."
Maria si sedette sul tavolo, le gambe che si aprivano leggermente. La vestaglia si sollevò, mostrando le mutandine di pizzo nero.
"Antonio" disse, la voce dolce. "Vieni qui."
Antonio si avvicinò, le mani che tremavano. Maria prese la sua mano e la mise sulla sua coscia.
"Tocca" disse. "Senti com'è morbida la pelle di tua madre."
Antonio gemette, la mano che saliva lentamente. "Mamma... questo... questo non è giusto."
"Perché no?" chiese Maria, aprendo le gambe un po' di più. "Siamo madre e figlio. Ci amiamo."
Antonio si allontanò di scatto. "Io... devo andare a studiare."
Quella sera, Maria decise di fare qualcosa di più audace. Lasciò le mutandine usate nel cesto della biancheria, ma in un posto visibile. Indossò una camicia da notte di pizzo che lasciava intravedere tutto.
Antonio andò in bagno e vide le mutandine. Si fermò, le mani che tremavano. Le prese, le portò al naso e inspirò profondamente.
"Cazzo" borbottò, usando una parola che non aveva mai detto. "Che odore di fica."
Le mise in tasca e tornò in camera sua. Maria lo sentì chiudere la porta e gemere, la mano che si muoveva sul cazzo.
Il Terzo Giorno
Il terzo giorno, Maria decise di fare il passo successivo. Antonio era in camera sua a studiare. Maria bussò alla porta.
"Antonio, posso entrare?"
"Sì, mamma."
Maria entrò, indossando solo un reggiseno di pizzo rosso e mutandine coordinate. Antonio era seduto alla scrivania, il libro aperto davanti a sé.
"Mamma..." disse, la voce roca. "Perché... perché sei vestita così?"
"Perché voglio che tu mi guardi" rispose Maria, avvicinandosi. "Voglio che tu veda il corpo di tua madre."
Antonio deglutì. "Mamma... questo... questo è sbagliato."
"Perché?" chiese Maria, sedendosi sulle sue ginocchia. "Non ti piace toccare tua madre?"
Antonio gemette quando il sedere della madre premette contro il suo cazzo. Era già duro, pulsante.
"Mamma... io... non posso."
"Puoi" disse Maria, girandosi a guardarlo. "Sei un uomo. Hai dei bisogni."
Maria prese la mano di Antonio e la mise sul suo seno. "Tocca. Senti com'è morbido."
Antonio gemette, le dita che stringevano il seno della madre. "Cazzo... è così grosso..."
"Leccalo" disse Maria, slacciando il reggiseno. Il seno cadde pesante, i capezzoli duri. "Succhiami il capezzolo."
Antonio esitò, poi si chinò e prese il capezzolo in bocca. Maria gemette, la mano che si muoveva tra le gambe del figlio.
"Ah... sì... succhia... succhia il capezzolo di tua madre..."
Antonio succhiò con foga, la lingua che girava intorno al capezzolo. Maria gemette, il suo corpo che tremava.
"Toccami la fica" disse, prendendo la mano del figlio e mettendola tra le gambe. "Senti com'è bagnata."
Antonio gemette quando le dita trovarono le mutandine bagnate. "Mamma... sei così bagnata..."
"Per te" disse Maria, baciandolo. "Sono bagnata per mio figlio."
Antonio la baciò con foga, le mani che stringevano le sue tette. Maria gemette, il suo corpo che si contorceva sulle sue ginocchia.
"Voglio il tuo cazzo" disse, slacciando i pantaloni del figlio. "Voglio sentirlo dentro di me."
Antonio gemette quando Maria tirò fuori il suo cazzo - grosso, duro, venato. "Mamma..."
"Succhiamelo" disse Maria, inginocchiandosi. "Fammi vedere come lo succhi."
Antonio gemette quando la madre prese il suo cazzo in bocca. Maria succhiò con foga, la lingua che girava intorno alla cappella, la bocca che scendeva fino alla base.
"Cazzo" ringhiò Antonio, le mani che si aggrappavano ai capelli della madre. "Che brava troia."
Maria gemette al complimento, succhiando più forte. Dopo diversi minuti, si alzò e si sdraiò sul letto.
"Vieni qui" disse, aprendo le gambe. "Scopami."
Antonio si posizionò tra le sue gambe, il suo cazzo che premeva contro la fica bagnata. "Mamma... sei sicura?"
"Sì" disse Maria, tirandolo dentro di sé. "Scopami. Fottimi la fica."
Antonio gemette quando entrò, la fica della madre che lo stringeva. "Cazzo... è così stretta..."
"Scopami" gridò Maria, le mani che si aggrappavano alle sue spalle. "Scopami forte!"
Antonio la scopò con forza, il suo cazzo che entrava e usciva dalla fica bagnata con rumori umidi. Maria urlò, il suo corpo che tremava ad ogni spinta.
"Sì... scopami... scopami forte... fotimi la fica..." gridò, il suo orgasmo che la travolse.
Antonio venne poco dopo, riempiendola di sperma. "Prendi tutto, troia" ringhiò, spingendo fino in fondo.
Maria tremava, il suo corpo che si contraeva intorno al cazzo del figlio. "Sì... riempimi... riempimi di sperma..."
Antonio si sdraiò accanto a lei, il respiro pesante. "Mamma... io... non so cosa dire."
"Non dire niente" disse Maria, baciandolo. "Goditelo."
Il Quarto Giorno
Il mattino dopo, Antonio entrò in cucina dove Maria stava preparando la colazione. Indossava solo un grembiule e niente sotto.
"Mamma" disse, avvicinandosi da dietro. "Ieri... ieri è stato..."
"Bello" disse Maria, girandosi. "E oggi sarà ancora meglio."
Antonio la baciò, le mani che trovavano le sue tette. Maria gemette, il suo corpo che si contorceva contro di lui.
"Voglio il tuo cazzo" disse, inginocchiandosi. "Voglio succhiartelo di nuovo."
Antonio gemette quando Maria prese il suo cazzo in bocca, succhiando con foga. Dopo diversi minuti, la fece alzare e la piegò sul tavolo.
"Voglio scoparti il culo" disse, la voce roca. "Voglio fotterti nel culo."
Maria gemette. "Sì... scopami il culo... fotimi il culo..."
Antonio prese del lubrificante e lo spalmò sul suo cazzo e sul culo della madre. Premette la cappella contro l'ano, spingendo lentamente.
"Ah!" gridò Maria quando la cappella entrò. "Cazzo... è troppo grosso..."
"Rilassati, troia" ringhiò Antonio, spingendo più forte. "Prendi il mio cazzo nel culo."
Maria urlò quando il cazzo entrò completamente, l'ano che si apriva intorno al membro. Antonio la scopò nel culo con forza, le sue palle che sbattevano contro la fica.
"Sì... scopami il culo... fotimi il culo..." gridò Maria, il suo corpo che tremava.
Antonio venne poco dopo, riempiendole il culo di sperma. "Prendi tutto, troia" ringhiò, spingendo fino in fondo.
Maria tremava, il suo corpo che si contraeva intorno al cazzo del figlio. "Sì... riempimi il culo..."
Il Quinto Giorno
Il quinto giorno, Maria decise di fare qualcosa di ancora più folle. Chiamò Don Salvatore.
"Don Salvatore, ho bisogno di aiuto. Antonio è... è ricettivo. Ma voglio fare qualcosa di speciale."
"Che cosa ha in mente, signora?"
"Voglio che venga a casa. Voglio che veda. Voglio che veda suo figlio che mi fotte."
Don Salvatore rise. "Lei è una brava puttana, signora Maria. Vengo stasera."
Quella sera, Don Salvatore arrivò a casa. Antonio era in camera sua a studiare. Maria lo fece entrare e lo portò in soggiorno.
"Antonio" chiamò. "Vieni qui. C'è qualcuno che vuole vederti."
Antonio uscì dalla camera e si fermò, sorpreso. "Don Salvatore... che ci fa qui?"
"Sono venuto a vedere" disse Don Salvatore, sedendosi sul divano. "Voglio vedere come scopi tua madre."
Antonio arrossì. "Io... io non capisco."
"Tua madre ti ha detto tutto?" chiese Don Salvatore.
Maria intervenne. "Antonio, Don Salvatore sa. Sa che ci amiamo. Sa che ci scopiamo. E vuole vedere."
Antonio guardò la madre, poi Don Salvatore. "Io... io non so cosa dire."
"Non dire niente" disse Maria, spogliandosi. "Scopami. Fammi vedere come mi scopi."
Antonio si spogliò e si sdraiò sul divano. Maria si posizionò sopra di lui, il suo cazzo che entrava nella fica bagnata.
"Ah!" gridò Maria, iniziando a muoversi. "Scopami... scopami forte..."
Don Salvatore guardò, la mano che si muoveva sul suo cazzo. "Cazzo, che bella troia" borbottò in siciliano. "Che troia che sei, signora Maria."
Maria gemette, il suo corpo che si contorceva sul cazzo del figlio. "Sì... guardami... guardami mentre mi scopo mio figlio..."
Antonio la scopò con forza, le sue palle che sbattevano contro le sue cosce. Maria urlò, il suo orgasmo che la travolse.
"Vieni qui" disse Maria a Don Salvatore. "Vieni a toccarmi."
Don Salvatore si avvicinò e mise le mani sulle tette di Maria. "Cazzo, che tette grosse" disse, stringendole. "Che troia che sei."
Maria gemette, il suo corpo che tremava. "Sì... toccami... toccami mentre mi scopo mio figlio..."
Antonio venne poco dopo, riempiendola di sperma. Maria tremava, il suo corpo che si contraeva.
"Prendi tutto, troia" ringhiò Antonio, spingendo fino in fondo.
Maria si sdraiò accanto al figlio, il respiro pesante. "Grazie" disse a Don Salvatore. "Grazie per averci permesso di essere felici."
Don Salvatore rise. "Il lavoro di suo marito è salvo, signora Maria. E lei può continuare a scoparsi suo figlio tutte le volte che vuole."
Il Sesto Giorno
Il sesto giorno, Giuseppe tornò a casa. Maria era in cucina, che preparava la cena. Indossava una gonna corta e una camicetta trasparente.
"Maria" disse Giuseppe, entrando. "Sono tornato."
Maria lo abbracciò. "Ben tornato, amore."
Giuseppe guardò il suo abbigliamento. "Hai... hai cambiato stile?"
"Sì" disse Maria, sorridendo. "Mi sento più bella così."
Antonio entrò in cucina. "Papà, bentornato."
Giuseppe abbracciò il figlio. "Come stai, Antonio?"
"Bene, papà. Molto bene."
Quella sera, mentre Giuseppe dormiva, Maria andò in camera di Antonio. Si spogliò e si sdraiò accanto a lui.
"Antonio" disse, baciandolo. "Voglio scoparti di nuovo."
Antonio gemette, le mani che trovavano le sue tette. "Mamma... sì..."
Maria si posizionò sopra di lui, il suo cazzo che entrava nella fica bagnata. "Scopami" disse, iniziando a muoversi. "Scopami forte."
Antonio la scopò con forza, le sue palle che sbattevano contro le sue cosce. Maria urlò, il suo orgasmo che la travolse.
"Sì... scopami... scopami forte... fotimi la fica..." gridò, il suo corpo che tremava.
Antonio venne poco dopo, riempiendola di sperma. "Prendi tutto, troia" ringhiò, spingendo fino in fondo.
Maria si sdraiò accanto al figlio, il respiro pesante. "Ti amo" disse, baciandolo.
"Anch'io" rispose Antonio, ancora senza fiato.
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