La bancarella delle verdure al mercato; Sabina, la vacca tettona, cornifica il marito

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corna

Antonio era di nuovo seduto nel lettone, immerso nel silenzio della camera, mentre Sabina dormiva profondamente al suo fianco. Sentiva il calore di quelle tettone enormi appoggiate sulla sua coscia; erano due masse di carne morbida e pesante che pulsavano ad ogni respiro regolare di lei. Quel contatto fisico, unito alla consapevolezza dei segreti che lei custodiva, creava in lui un cortocircuito di gelosia e desiderio. Con il cuore che gli martellava nel petto e il cazzo che tornava a tendere i pantaloni, Antonio si fece coraggio e aprì un'altra delle email.

Non appena iniziò a leggere, Antonio trasalì. I martedì. Ogni maledetto martedì. Lui pensava che Sabina andasse semplicemente al mercato a fare la spesa, e che poi, con la sua solita dolcezza, preparasse la cena con verdure fresche. Non sapeva che quel rituale domestico nascondeva un'oscenità sistematica.

*"Cara amica,"* scriveva Sabina, *"non sai quanto mi ecciti il martedì. Ho fatto amicizia con il verduraio, un uomo imponente, grassoccio, con un odore di terra e sudore che mi manda in tilt. Mi sbrana con gli occhi ogni volta che mi vede, fissando le mie tettone che quasi esplodono dai vestiti. Quando non c'è nessuno intorno, diventa un porco vero, mi dice le cose più volgari, mi chiama 'vacca' e mi dice quanto vorrebbe sventrarmi. E io, lo sai, più lui è volgare, più io divento una fontana di desiderio."*

Antonio sentì un brivido di disgusto e piacere. Immaginava quell'uomo, un rozzo venditore di verdure, che guardava sua moglie come un pezzo di carne da consumare.

*"L'ultima volta sono arrivata tardi,"* continuava l'email, *"le bancarelle stavano chiudendo e il mercato era quasi deserto. Lui stava caricando le casse sul furgone. Quando mi ha vista, mi ha fatto un sorriso perverso, di quelli che ti dicono esattamente cosa vuole farti. Mi ha chiesto di aiutarlo a sistemare, promettendomi della verdura buonissima. Sono salita sul furgone, e non appena i miei piedi hanno toccato il metallo, lui ha sbattuto le porte, chiudendoci dentro in un silenzio claustrofobico e carico di sesso."*

Antonio leggeva con gli occhi sbarrati, quasi potesse sentire l'odore di chiuso del furgone.

*"Mi ha schiacciata contro la parete di metallo del veicolo con tutto il suo corpo massiccio. Sentivo il suo petto sudato premere contro le mie tettone, schiacciandole, deformandole, mentre mi baciava il viso con una violenza animalesca. Mi sussurrava oscenità volgarissime all'orecchio, dicendomi quanto fosse dura la sua voglia di me. Ma la cosa che mi ha fatto perdere ogni freno è stata sentire il suo cazzone. Era un mostro, un palo di carne durissimo che si strofinava contro la mia fica attraverso i tessuti della gonna. Ero già fradicia, amica mia, annegavo nel mio stesso desiderio."*

*"Non ho resistito. Gli ho avvolto le braccia al collo, tirandolo a me per baciarlo in bocca con una foga disperata, le nostre lingue che combattevano in un bacio sporco e salivato. Lui, senza smettere di baciarmi, si è tirato giù i pantaloni, liberando quella bestia di cazzo che fremeva di voglia. Mi ha sollevato la gonna con un gesto brusco e, mentre continuava a soffocarmi con i suoi baci, mi ha impalata in piedi."*

Antonio emise un gemito soffocato. L'idea di Sabina, la sua Sabina, spaccata in due da un uomo rozzo in un furgone di verdure era insopportabile e irresistibile.

*"Dio, amica mia, quel cazzone era così enorme che per un attimo ho pensato di spaccarmi in due. Mi sentivo dilatata al limite, ogni centimetro della mia vagina era teso, riempito completamente da quella carne dura e pulsante. Volevo urlare, volevo gridare al mondo quanto godevo a essere sfondata così, ma lui mi ha zittita. Mi ha detto di stare zitta, di non urlare come una vacca in calore, e ha usato la sua bocca per soffocare le mie grida di piacere, succhiandomi la lingua mentre mi scuoteva con spinte brutali che mi facevano saltare per aria."*

*"Quando è arrivato il momento, è esploso. Ho sentito fiotti bollenti di sperma schizzarmi in fondo all'utero, ondate di seme denso che mi hanno fatta impazzire. Sono venuta insieme a lui, in un orgasmo violento che mi ha lasciata senza fiato, mentre continuavo a baciarlo sul petto sudato e acre. Quando sono scesa dal furgone, barcollavo. Sentivo la fica spaccata e il suo seme che colava lungo le mie cosce, un marchio di possesso che adoravo. Gli ho sussurrato che quel cazzo era il mio sogno e che volevo essere posseduta da lui ancora e ancora."*

Antonio chiuse l'email, il respiro affannoso. Guardò Sabina, ancora addormentata, con quelle tettone enormi che lo invitavano. Sapeva che lei era una troia, una vacca che amava essere usata, e in quel momento, l'odio per quel verduraio si fuse con un'eccitazione così potente da renderlo quasi cieco.
scritto il
2026-08-12
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