Alfredo, incontro sul treno; Sabina, la vacca tettona, cornifica il marito
di
Federico&Sabina
genere
corna
Antonio era solo in casa da due settimane. Il silenzio dell'appartamento era diventato opprimente, rotto solo dal ronzio del condizionatore e dal battito accelerato del suo cuore. Sabina era partita per passare agosto tra Roma e Napoli con la famiglia; lui, incatenato agli impegni di lavoro, l'avrebbe raggiunta solo tra una settimana. Quella sera, dopo una telefonata con lei — una conversazione apparentemente normale, fatta di baci distanti e promesse di desideri repressi — Antonio si era sdraiato nel letto, ma il sonno era un miraggio.
La mano scese istintivamente a stringere il cazzo, già duro e pulsante. Con un misto di vergogna e desiderio morboso, accese il computer. Voleva ancora leggere, voleva ancora immergersi in quel fango di tradimenti che lo distruggeva e lo eccitava contemporaneamente. Notò subito delle email recenti, inviate proprio negli ultimi giorni. Ne aprì una e, istantaneamente, impallidì. Sentì un vuoto gelido nello stomaco, un senso di nausea che si mescolava a un'erezione violenta.
*"Amica mia, non puoi immaginare che viaggio ho fatto per andare dai parenti,"* leggeva l'email. *"Dieci ore di treno, un caldo infernale. Ho fatto bene a vestirmi come mi avevi suggerito: ho scelto quel top di seta bianco, quasi trasparente, con una scollatura così profonda che ogni volta che respiravo le mie tettone sembravano voler saltare fuori per cercare aria. Ero consapevole di essere un'oscenità su due ruote, ma l'idea di lasciare tutta quella pelle scoperta mi faceva sentire elettrizzata."*
Antonio chiuse gli occhi per un istante. Ricordava perfettamente quel top. L'aveva accompagnata lui alla stazione e aveva sentito gli sguardi di ogni singolo uomo nel binario fissarsi su quel seno prorompente, appena coperto da un lembo di tessuto. Aveva provato gelosia, sì, ma anche un orgoglio perverso nel sapere che quella bomba di sesso era sua. Ora scopriva che Sabina aveva pianificato tutto per essere divorata dagli sguardi.
*"Davanti a me c'era un uomo, Alfredo, circa cinquant'anni. Un tipo distinto all'apparenza, ma con gli occhi di un lupo affamato. Non mi ha staccato gli occhi di dosso per un secondo; mi fissava le tettone con una voracità che mi faceva bagnare la fica istantaneamente. Ha iniziato a parlarmi, era simpatico, sapeva come muoversi. Ma più il viaggio procedeva, più diventava invadente. A un certo punto, mentre il treno sferragliava, mi ha sussurrato che non riusciva a smettere di pensare a come sarebbe stato schiacciare quelle enormi mammelle tra le sue mani e come avrebbe voluto sentire il sapore della mia fica da troia."*
Antonio gemette, strofinando il cazzo con forza. L'immagine di Sabina, seduta in quel vagone, eccitata dalle parole volgari di uno sconosciuto, lo stava mandando fuori di testa.
*"Ero in preda a un'eccitazione folle, amica mia. Percepivo il suo cazzo che doveva essere duro come il marmo sotto i pantaloni. Poco prima della mia fermata, Alfredo mi ha fatto una proposta indecente: scendere con lui due stazioni prima, andare a casa sua per scoparmi a fondo e poi riprendere il treno successivo. Mi ha detto che avrei potuto inventare la scusa della coincidenza persa. Non ho nemmeno esitato. Ho detto di sì con un gemito, desiderando solo di essere posseduta da quell'uomo."*
Antonio sentì un colpo al cuore. Ricordava che Sabina era arrivata in ritardo dai parenti, lamentandosi di aver perso un treno. Quella bugia, che lui aveva accettato con naturalezza, era stata in realtà il preludio a un massacro di piacere.
*"Appena varcata la soglia di casa sua, non ci sono stati preliminari. Mi ha strappato quel top di seta, liberando le mie tettone che sono rimbalzate fuori con forza. Alfredo è impazzito: ha iniziato a divorarle, succhiandomi i capezzoli con una violenza animalesca, mentre mi spingeva contro la parete. Mi ha sfilato le mutandine con un gesto brusco e mi ha aperto le gambe, infilando le dita nella mia fica già inzuppata. 'Sei una troia tettona, guarda come goccioli per me!' mi urlava mentre mi schiaffeggiava il culo."*
*"Poi mi ha messa a quattro zampe sul tavolo della cucina. Il suo cazzo era enorme, venato e caldissimo. Mi ha spinta verso il basso e mi ha impalata con un unico, brutale colpo, sventrandomi la fica. Ho urlato di piacere, sentendo ogni centimetro di quel membro riempirmi completamente. Mi scopava con una furia che non ricordavo, colpi secchi, profondi, che mi facevano vibrare l'utero. Poi, senza avvisarmi, ha spinto il suo cazzo nel mio culo. Il dolore iniziale è diventato un piacere lancinante; mi sentivo dilatata, violata, usata come un oggetto. Mi ha scopata in ogni buco per tre ore, alternando la fica all'ano, mentre io gemevo e lo pregavo di non fermarsi, di riempirmi di tutto il suo seme."*
Antonio stava quasi raggiungendo l'orgasmo, l'immagine di Sabina devastata da Alfredo in una cucina sconosciuta che gli bruciava nel cervello.
*"Quando finalmente è sborrato dentro di me, ho sentito le ondate di sperma bollente inondarmi il ventre. Ero distrutta, tremante, con le gambe che non mi reggevano più. Mi sono rivestita in fretta, ancora sporca del suo seme che colava lungo le cosce, e sono corsa a prendere il treno successivo, con il cuore che batteva ancora al ritmo di quelle spinte selvagge..."*
Antonio sentiva il cazzo pulsare violentemente, la pelle tesa quasi al limite. La mano stringeva l'asta dura con una morsa disperata, muovendosi in un ritmo frenetico mentre gli occhi divoravano ogni parola. Era in preda a un delirio di gelosia e lussuria; l'idea di Sabina, la sua "perfetta" moglie, che si faceva devastare da un estraneo lo stava portando sull'orlo di un collasso orgasmico. Con un respiro affannoso, quasi un rantolo, cliccò sull'email successiva, proprio mentre sentiva il primo brivido di piacere risalire dalla base della schiena.
*"Amica mia, non potevo dimenticare Alfredo,"* iniziava il testo, e Antonio sentì un sussulto di rabbia e desiderio. *"Prima che me ne andassi, quel lupo mi ha dato il suo numero. Mi ha sussurrato all'orecchio che la sua stazione era a soli venti minuti dalla mia e che, se fossi stata abbastanza troia da prendermi mezza giornata di scusa, lui mi avrebbe scopata di nuovo, ancora più a fondo della prima volta. E cosa pensi che abbia fatto? Non ci ho pensato due volte."*
Antonio gemette, accelerando le strofinate. Immaginava Sabina che mentiva spudoratamente, che pianificava il suo tradimento con un sorriso complice sulle labbra.
*"Ho inventato una scusa ridicola: ho detto ad Antonio che dovevo andare a trovare un'amica d'infanzia e che sarei rimasta a cena da lei. Lui, povero illuso, mi ha salutata con un bacio al telefono, senza sospettare che io avessi già il cazzo di Alfredo che mi aspettava in testa. Appena sono uscita di casa, ho mandato un messaggio a Alfredo. Quando sono arrivata da lui, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di salutarci. Mi ha afferrata per i capelli, trascinandomi in camera da letto mentre mi strappava i vestiti con una foga brutale."*
*"È stato un massacro di sesso, amica mia. Alfredo mi ha baciata ovunque, con una fame insaziabile. Mi ha divorato la bocca, il collo, le ascelle, scendendo poi su quelle tettone che sembravano esplodere sotto i suoi morsi. Mi sentivo impregnata di lui, del suo odore di maschio maturo, del sapore della sua pelle. Ero completamente sottomessa, una sua schiava."*
Antonio stava per sborrare, il respiro corto, l'immagine di Sabina che veniva usata come un giocattolo sessuale che gli incendiava i sensi.
*"Ma la cosa che mi ha fatto impazzire sono state le sue palle. Alfredo ha delle palle enormi, pesanti, cariche di sborra per me. Mi sono inginocchiata davanti a lui, prendendo quel cazzone in bocca, e ho iniziato a leccare quelle grandi palle sudate, assaporando il sapore acre e maschile. Sapevo che erano piene di seme bollente che aspettava solo di essere versato dentro di me, e l'idea di svuotarlo completamente mi faceva bagnare la fica in modo osceno."*
*"Mi ha scopata per ore, senza sosta. Mi ha presa in ogni posizione possibile, insultandomi con una volgarità che mi faceva vibrare ogni nervo. 'Sei una tettona troia!' mi urlava mentre mi sbatteva il culo contro il materasso, 'Guarda che puttana che sei, guarda come prendi il mio cazzo, vacca puttana!'. E poi, il colpo di grazia: mi ha detto che lui era un vero maschio, un uomo capace di farmi godere davvero, a differenza di quel cornuto di mio marito che non sa nemmeno come toccarmi."*
Antonio emise un grido soffocato, la mano che si muoveva ormai in modo quasi violento. Leggere l'insulto al proprio conto, sentirsi definito "cornuto" nell'intimità di un'email, era la scintilla finale.
*"Alfredo è un porco, amica mia. Mi ha sborrato addosso almeno tre volte; sentivo il seme denso e caldo schizzarmi sul petto, sulla faccia, dentro la fica. Io urlavo, godevo come una pazza, e a un certo punto l'intensità è stata tale che sono arrivata a squirtare, bagnando tutto il letto con le mie scariche di piacere. Sono tornata a casa distrutta, con l'odore di Alfredo ancora addosso, sentendomi la donna più sporca e felice del mondo..."*
Con un ultimo, potente sussulto, Antonio sborrò violentemente sulle lenzuola e sulle proprie mani, il corpo che tremava per l'intensità di un orgasmo alimentato dal dolore e dal desiderio più proibito. Restò lì, ansimando, fissando lo schermo, mentre il seme colava e il cuore batteva all'impazzata, chiedendosi quale altra oscenità lo aspettasse nella prossima email.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
La mano scese istintivamente a stringere il cazzo, già duro e pulsante. Con un misto di vergogna e desiderio morboso, accese il computer. Voleva ancora leggere, voleva ancora immergersi in quel fango di tradimenti che lo distruggeva e lo eccitava contemporaneamente. Notò subito delle email recenti, inviate proprio negli ultimi giorni. Ne aprì una e, istantaneamente, impallidì. Sentì un vuoto gelido nello stomaco, un senso di nausea che si mescolava a un'erezione violenta.
*"Amica mia, non puoi immaginare che viaggio ho fatto per andare dai parenti,"* leggeva l'email. *"Dieci ore di treno, un caldo infernale. Ho fatto bene a vestirmi come mi avevi suggerito: ho scelto quel top di seta bianco, quasi trasparente, con una scollatura così profonda che ogni volta che respiravo le mie tettone sembravano voler saltare fuori per cercare aria. Ero consapevole di essere un'oscenità su due ruote, ma l'idea di lasciare tutta quella pelle scoperta mi faceva sentire elettrizzata."*
Antonio chiuse gli occhi per un istante. Ricordava perfettamente quel top. L'aveva accompagnata lui alla stazione e aveva sentito gli sguardi di ogni singolo uomo nel binario fissarsi su quel seno prorompente, appena coperto da un lembo di tessuto. Aveva provato gelosia, sì, ma anche un orgoglio perverso nel sapere che quella bomba di sesso era sua. Ora scopriva che Sabina aveva pianificato tutto per essere divorata dagli sguardi.
*"Davanti a me c'era un uomo, Alfredo, circa cinquant'anni. Un tipo distinto all'apparenza, ma con gli occhi di un lupo affamato. Non mi ha staccato gli occhi di dosso per un secondo; mi fissava le tettone con una voracità che mi faceva bagnare la fica istantaneamente. Ha iniziato a parlarmi, era simpatico, sapeva come muoversi. Ma più il viaggio procedeva, più diventava invadente. A un certo punto, mentre il treno sferragliava, mi ha sussurrato che non riusciva a smettere di pensare a come sarebbe stato schiacciare quelle enormi mammelle tra le sue mani e come avrebbe voluto sentire il sapore della mia fica da troia."*
Antonio gemette, strofinando il cazzo con forza. L'immagine di Sabina, seduta in quel vagone, eccitata dalle parole volgari di uno sconosciuto, lo stava mandando fuori di testa.
*"Ero in preda a un'eccitazione folle, amica mia. Percepivo il suo cazzo che doveva essere duro come il marmo sotto i pantaloni. Poco prima della mia fermata, Alfredo mi ha fatto una proposta indecente: scendere con lui due stazioni prima, andare a casa sua per scoparmi a fondo e poi riprendere il treno successivo. Mi ha detto che avrei potuto inventare la scusa della coincidenza persa. Non ho nemmeno esitato. Ho detto di sì con un gemito, desiderando solo di essere posseduta da quell'uomo."*
Antonio sentì un colpo al cuore. Ricordava che Sabina era arrivata in ritardo dai parenti, lamentandosi di aver perso un treno. Quella bugia, che lui aveva accettato con naturalezza, era stata in realtà il preludio a un massacro di piacere.
*"Appena varcata la soglia di casa sua, non ci sono stati preliminari. Mi ha strappato quel top di seta, liberando le mie tettone che sono rimbalzate fuori con forza. Alfredo è impazzito: ha iniziato a divorarle, succhiandomi i capezzoli con una violenza animalesca, mentre mi spingeva contro la parete. Mi ha sfilato le mutandine con un gesto brusco e mi ha aperto le gambe, infilando le dita nella mia fica già inzuppata. 'Sei una troia tettona, guarda come goccioli per me!' mi urlava mentre mi schiaffeggiava il culo."*
*"Poi mi ha messa a quattro zampe sul tavolo della cucina. Il suo cazzo era enorme, venato e caldissimo. Mi ha spinta verso il basso e mi ha impalata con un unico, brutale colpo, sventrandomi la fica. Ho urlato di piacere, sentendo ogni centimetro di quel membro riempirmi completamente. Mi scopava con una furia che non ricordavo, colpi secchi, profondi, che mi facevano vibrare l'utero. Poi, senza avvisarmi, ha spinto il suo cazzo nel mio culo. Il dolore iniziale è diventato un piacere lancinante; mi sentivo dilatata, violata, usata come un oggetto. Mi ha scopata in ogni buco per tre ore, alternando la fica all'ano, mentre io gemevo e lo pregavo di non fermarsi, di riempirmi di tutto il suo seme."*
Antonio stava quasi raggiungendo l'orgasmo, l'immagine di Sabina devastata da Alfredo in una cucina sconosciuta che gli bruciava nel cervello.
*"Quando finalmente è sborrato dentro di me, ho sentito le ondate di sperma bollente inondarmi il ventre. Ero distrutta, tremante, con le gambe che non mi reggevano più. Mi sono rivestita in fretta, ancora sporca del suo seme che colava lungo le cosce, e sono corsa a prendere il treno successivo, con il cuore che batteva ancora al ritmo di quelle spinte selvagge..."*
Antonio sentiva il cazzo pulsare violentemente, la pelle tesa quasi al limite. La mano stringeva l'asta dura con una morsa disperata, muovendosi in un ritmo frenetico mentre gli occhi divoravano ogni parola. Era in preda a un delirio di gelosia e lussuria; l'idea di Sabina, la sua "perfetta" moglie, che si faceva devastare da un estraneo lo stava portando sull'orlo di un collasso orgasmico. Con un respiro affannoso, quasi un rantolo, cliccò sull'email successiva, proprio mentre sentiva il primo brivido di piacere risalire dalla base della schiena.
*"Amica mia, non potevo dimenticare Alfredo,"* iniziava il testo, e Antonio sentì un sussulto di rabbia e desiderio. *"Prima che me ne andassi, quel lupo mi ha dato il suo numero. Mi ha sussurrato all'orecchio che la sua stazione era a soli venti minuti dalla mia e che, se fossi stata abbastanza troia da prendermi mezza giornata di scusa, lui mi avrebbe scopata di nuovo, ancora più a fondo della prima volta. E cosa pensi che abbia fatto? Non ci ho pensato due volte."*
Antonio gemette, accelerando le strofinate. Immaginava Sabina che mentiva spudoratamente, che pianificava il suo tradimento con un sorriso complice sulle labbra.
*"Ho inventato una scusa ridicola: ho detto ad Antonio che dovevo andare a trovare un'amica d'infanzia e che sarei rimasta a cena da lei. Lui, povero illuso, mi ha salutata con un bacio al telefono, senza sospettare che io avessi già il cazzo di Alfredo che mi aspettava in testa. Appena sono uscita di casa, ho mandato un messaggio a Alfredo. Quando sono arrivata da lui, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di salutarci. Mi ha afferrata per i capelli, trascinandomi in camera da letto mentre mi strappava i vestiti con una foga brutale."*
*"È stato un massacro di sesso, amica mia. Alfredo mi ha baciata ovunque, con una fame insaziabile. Mi ha divorato la bocca, il collo, le ascelle, scendendo poi su quelle tettone che sembravano esplodere sotto i suoi morsi. Mi sentivo impregnata di lui, del suo odore di maschio maturo, del sapore della sua pelle. Ero completamente sottomessa, una sua schiava."*
Antonio stava per sborrare, il respiro corto, l'immagine di Sabina che veniva usata come un giocattolo sessuale che gli incendiava i sensi.
*"Ma la cosa che mi ha fatto impazzire sono state le sue palle. Alfredo ha delle palle enormi, pesanti, cariche di sborra per me. Mi sono inginocchiata davanti a lui, prendendo quel cazzone in bocca, e ho iniziato a leccare quelle grandi palle sudate, assaporando il sapore acre e maschile. Sapevo che erano piene di seme bollente che aspettava solo di essere versato dentro di me, e l'idea di svuotarlo completamente mi faceva bagnare la fica in modo osceno."*
*"Mi ha scopata per ore, senza sosta. Mi ha presa in ogni posizione possibile, insultandomi con una volgarità che mi faceva vibrare ogni nervo. 'Sei una tettona troia!' mi urlava mentre mi sbatteva il culo contro il materasso, 'Guarda che puttana che sei, guarda come prendi il mio cazzo, vacca puttana!'. E poi, il colpo di grazia: mi ha detto che lui era un vero maschio, un uomo capace di farmi godere davvero, a differenza di quel cornuto di mio marito che non sa nemmeno come toccarmi."*
Antonio emise un grido soffocato, la mano che si muoveva ormai in modo quasi violento. Leggere l'insulto al proprio conto, sentirsi definito "cornuto" nell'intimità di un'email, era la scintilla finale.
*"Alfredo è un porco, amica mia. Mi ha sborrato addosso almeno tre volte; sentivo il seme denso e caldo schizzarmi sul petto, sulla faccia, dentro la fica. Io urlavo, godevo come una pazza, e a un certo punto l'intensità è stata tale che sono arrivata a squirtare, bagnando tutto il letto con le mie scariche di piacere. Sono tornata a casa distrutta, con l'odore di Alfredo ancora addosso, sentendomi la donna più sporca e felice del mondo..."*
Con un ultimo, potente sussulto, Antonio sborrò violentemente sulle lenzuola e sulle proprie mani, il corpo che tremava per l'intensità di un orgasmo alimentato dal dolore e dal desiderio più proibito. Restò lì, ansimando, fissando lo schermo, mentre il seme colava e il cuore batteva all'impazzata, chiedendosi quale altra oscenità lo aspettasse nella prossima email.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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