Giulia, alle terme: 9. Desiderio proibito
di
Federico&Sabina
genere
trio
Patrizio non le diede nemmeno il tempo di riprendere fiato. Con il cazzo che pulsava come un pistone d'acciaio, ancora lucido di fluidi, si posizionò tra le gambe spalancate di Giulia. La guardò negli occhi, vedendo in lei quel mix di terrore, vergogna e desiderio primordiale, mentre il volto e le enormi tette erano ancora imbrattati dalla sborra densa di Mauro.
"Adesso ti sfondo per davvero, troia," grugnì Patrizio, la voce ridotta a un ringhio animale. "Ti impalo così forte che sentirai il mio cazzo nel cervello."
Senza alcun preavviso, con una spinta brutale e secca, Patrizio affondò tutto il suo cazzone nella fica spalancata di Giulia. L'impatto fu violento; lei lanciò un urlo che squarciò il silenzio della stanza, un grido di shock e piacere assoluto mentre sentiva la testa del membro colpire con forza la cervice. Patrizio non si fermò, non c'era spazio per la dolcezza. Le sue grandi mani si chiusero con una presa ferocemente possessiva sulle tettone di Giulia, schiacciandole, usandole quasi come appigli per spingere il bacino ancora più a fondo, scavando nella carne calda e bagnata.
Mauro osservava la scena, paralizzato da un'eccitazione quasi dolorosa. Vedere Giulia così: legata, impotente, con le gambe divaricate e quel corpo esplosivo che veniva martellato da un uomo più forte e dominante, era una visione bestiale. Era l'incarnazione della sua fantasia più oscura. Patrizio aveva perso ogni controllo; ogni spinta era un colpo di maglio, un atto di pura dominazione fisica.
"Guarda che puttana che sei!" urlava Patrizio tra un colpo e l'altro, mentre il rumore della carne che sbatteva risuonava ritmicamente. "Guarda queste tette enormi che sussultano mentre ti scopo! Sei nata per essere usata così, per essere riempita da un uomo vero!"
Giulia era in preda a un delirio sensoriale. Non aveva mai provato nulla di simile. Le ondate di piacere partivano dal ventre, dove il cazzo di Patrizio stava devastando ogni sua difesa, e si propagavano come scariche elettriche in tutto il corpo. L'essere legata, l'impossibilità di scappare e la consapevolezza che Mauro la stesse guardando mentre veniva posseduta in modo così selvaggio fecero esplodere qualcosa di ancestrale dentro di lei. Urlava, gemeva, inarcava la schiena quanto le corde glielo permettevano, godendo di una violenza che la faceva sentire, per la prima volta, completamente femmina e desiderata.
Il ritmo divenne frenetico, quasi insostenibile. Patrizio accelerò, i muscoli della schiena tesi, il sudore che gocciolava su di lei. Con un ultimo, potentissimo spinta che sembrò quasi spaccarla in due, l'uomo emise un grugnito gutturale e sborrò con una violenza inaudita, svuotando le palle completamente dentro la fica di Giulia.
Crollò sopra di lei, esausto, schiacciando le grandi tette di Giulia sotto il suo petto sudato e pesante. Per qualche istante rimasero così, due corpi intrecciati nel silenzio rotto solo da respiri affannosi. Patrizio le catturò le labbra in un bacio ansimante, leccandole la bocca con una malizia che non era svanita.
Dopo qualche minuto, l'uomo si rialzò lentamente, un sorriso diabolico ancora stampato sul volto. Mauro, nel frattempo, si era avvicinato a Giulia. Con infinita tenerezza, iniziò ad accarezzarle il viso e le spalle, mentre lei, ancora legata e lercia di sborra e liquidi, riusciva solo a respirare a fatica, gli occhi lucidi di un'estasi che non riusciva a spiegare a parole.
Patrizio iniziò a rivestirsi con calma, senza fretta. "Ho pagato tutto io," disse con tono distaccato ma sicuro. "Giulia, sei la femmina tettona più eccitante che io abbia mai incontrato. Un vero capolavoro di carne."
Si avvicinò al tavolo e posò un foglio di carta. "Devo andare, le mie vacanze finiscono oggi e l'aereo non aspetta. Qui ci sono i miei contatti. Se avrete di nuovo voglia di essere usati."
Si diresse verso la porta, ma prima di uscire si voltò un'ultima volta verso la donna legata sul letto. "Resta così ancora un po', troia. Goditi il sapore del mio cazzo."
La porta si chiuse con un clic secco. Mauro e Giulia rimasero soli nel silenzio della stanza. Si guardarono intensamente negli occhi; non c'era più traccia di monotonia o timidezza, solo una complicità nuova, carnale e profonda. In quel momento, tra le lenzuola sporche e il respiro ancora corto, capirono che quel gesto di sottomissione e condivisione li aveva legati più di quanto dodici anni di routine avessero mai fatto. Si amavano più di prima, perché ora conoscevano il potere del desiderio proibito.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
"Adesso ti sfondo per davvero, troia," grugnì Patrizio, la voce ridotta a un ringhio animale. "Ti impalo così forte che sentirai il mio cazzo nel cervello."
Senza alcun preavviso, con una spinta brutale e secca, Patrizio affondò tutto il suo cazzone nella fica spalancata di Giulia. L'impatto fu violento; lei lanciò un urlo che squarciò il silenzio della stanza, un grido di shock e piacere assoluto mentre sentiva la testa del membro colpire con forza la cervice. Patrizio non si fermò, non c'era spazio per la dolcezza. Le sue grandi mani si chiusero con una presa ferocemente possessiva sulle tettone di Giulia, schiacciandole, usandole quasi come appigli per spingere il bacino ancora più a fondo, scavando nella carne calda e bagnata.
Mauro osservava la scena, paralizzato da un'eccitazione quasi dolorosa. Vedere Giulia così: legata, impotente, con le gambe divaricate e quel corpo esplosivo che veniva martellato da un uomo più forte e dominante, era una visione bestiale. Era l'incarnazione della sua fantasia più oscura. Patrizio aveva perso ogni controllo; ogni spinta era un colpo di maglio, un atto di pura dominazione fisica.
"Guarda che puttana che sei!" urlava Patrizio tra un colpo e l'altro, mentre il rumore della carne che sbatteva risuonava ritmicamente. "Guarda queste tette enormi che sussultano mentre ti scopo! Sei nata per essere usata così, per essere riempita da un uomo vero!"
Giulia era in preda a un delirio sensoriale. Non aveva mai provato nulla di simile. Le ondate di piacere partivano dal ventre, dove il cazzo di Patrizio stava devastando ogni sua difesa, e si propagavano come scariche elettriche in tutto il corpo. L'essere legata, l'impossibilità di scappare e la consapevolezza che Mauro la stesse guardando mentre veniva posseduta in modo così selvaggio fecero esplodere qualcosa di ancestrale dentro di lei. Urlava, gemeva, inarcava la schiena quanto le corde glielo permettevano, godendo di una violenza che la faceva sentire, per la prima volta, completamente femmina e desiderata.
Il ritmo divenne frenetico, quasi insostenibile. Patrizio accelerò, i muscoli della schiena tesi, il sudore che gocciolava su di lei. Con un ultimo, potentissimo spinta che sembrò quasi spaccarla in due, l'uomo emise un grugnito gutturale e sborrò con una violenza inaudita, svuotando le palle completamente dentro la fica di Giulia.
Crollò sopra di lei, esausto, schiacciando le grandi tette di Giulia sotto il suo petto sudato e pesante. Per qualche istante rimasero così, due corpi intrecciati nel silenzio rotto solo da respiri affannosi. Patrizio le catturò le labbra in un bacio ansimante, leccandole la bocca con una malizia che non era svanita.
Dopo qualche minuto, l'uomo si rialzò lentamente, un sorriso diabolico ancora stampato sul volto. Mauro, nel frattempo, si era avvicinato a Giulia. Con infinita tenerezza, iniziò ad accarezzarle il viso e le spalle, mentre lei, ancora legata e lercia di sborra e liquidi, riusciva solo a respirare a fatica, gli occhi lucidi di un'estasi che non riusciva a spiegare a parole.
Patrizio iniziò a rivestirsi con calma, senza fretta. "Ho pagato tutto io," disse con tono distaccato ma sicuro. "Giulia, sei la femmina tettona più eccitante che io abbia mai incontrato. Un vero capolavoro di carne."
Si avvicinò al tavolo e posò un foglio di carta. "Devo andare, le mie vacanze finiscono oggi e l'aereo non aspetta. Qui ci sono i miei contatti. Se avrete di nuovo voglia di essere usati."
Si diresse verso la porta, ma prima di uscire si voltò un'ultima volta verso la donna legata sul letto. "Resta così ancora un po', troia. Goditi il sapore del mio cazzo."
La porta si chiuse con un clic secco. Mauro e Giulia rimasero soli nel silenzio della stanza. Si guardarono intensamente negli occhi; non c'era più traccia di monotonia o timidezza, solo una complicità nuova, carnale e profonda. In quel momento, tra le lenzuola sporche e il respiro ancora corto, capirono che quel gesto di sottomissione e condivisione li aveva legati più di quanto dodici anni di routine avessero mai fatto. Si amavano più di prima, perché ora conoscevano il potere del desiderio proibito.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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