2. Staranzano: La preparazione della vacca tettona

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dominazione

La mattina successiva, l'aria in casa era carica di un'elettricità quasi palpabile. Federico e Frank dialogavano via email, con toni complici e perversi, mentre io ero lì, eccitata e tremante, consapevole di essere l'unico argomento delle loro conversazioni. Federico mi guardava e toccava come se fossi un giocattolo, un pezzo di carne da modellare per massimizzare l'effetto di sesso che emanavo.

"La canotta gialla ieri era un inizio, ma per stasera dobbiamo spingere oltre, molto oltre" ringhiò Federico, i suoi occhi che divoravano le mie curve. "Voglio che ogni maschio a quella sagra senta il cazzo pulsare nei pantaloni appena ti vede. Voglio che impazziscano, che desiderino strapparti i vestiti di dosso."

Frank via email annuiva e aggiungeva, Federico mi leggeva quello che Frank scriveva "Deve essere oscena, Federico. Una vera e propria provocazione vivente. Con questo caldo atroce, deve sembrare che stia quasi implorando di essere scopata."

Federico si alzò e andò nell'armadio, tornando con una camicetta bianca piccolissima. Quando me la mise addosso, capii subito il suo intento. Era minuscola, quasi trasparente. I bottoni non riuscivano nemmeno a chiudersi a causa della mole dei miei seni; solo i primi due erano allacciati, lasciando che le mie tettone enormi traboccassero prepotentemente, quasi completamente esposte. In basso, Federico strinse il tessuto in un nodo serrato, lasciando la mia pancia e l'ombelico scoperti completamente nudi. Senza reggiseno, i miei capezzoli duri premevano contro il cotone leggero, rendendo evidente ogni minima reazione. Completò l'outfit con una minigonna bianca altrettanto corta e un perizoma striminzito che spariva tra le mie natiche, e i soliti sandali con i lacci. Mi guardò allo specchio e sibilò: "Sei una troia magnifica, Sabina. Emani sesso da ogni poro. Sei proprio una vacca da monta, tutta da montare e da mungere"

La giornata che seguì fu un tormento di piacere e frustrazione. Federico decise di portarmi alla sagra con il caravan, trasformando il veicolo in una camera di tortura erotica. Per tutto il giorno, mi scopò in ogni posizione possibile. Mi spingeva contro le pareti del caravan, mi faceva inginocchiare, mi sborrava dentro e addosso, riempiendomi di sborra. Ma c'era una regola crudele: non potevo venire. Ogni volta che sentivo l'orgasmo salirmi come un'onda travolgente, lui si fermava, mi bloccava, mi lasciava sospesa in quell'agonia di desiderio che mi faceva ansimare e piangere.

Mentre Federico guidava verso la sagra, mi ordinò di inserirmi in figa un vibratore potente. "Questo è per assicurarmi che tu sia fradicia quando scenderai," mi disse, tenendo il telecomando in mano mentre teneva il volante.

Il viaggio fu un inferno di sensazioni. Il vibratore partiva all'improvviso, scuotendo le mie pareti vaginali con una violenza che mi faceva inarcare la schiena e gridare. Ogni volta che ero a un millimetro dall'esplosione, Federico premeva il tasto e tutto si spegneva, lasciandomi nel vuoto, con il clitoride che pulsava di un bisogno disperato. In preda a questo delirio, presi il telefono e iniziai a scrivere a Frank, descrivendogli ogni singola vibrazione, ogni goccia della mia eccitazione che colava lungo le mie cosce, raccontandogli quanto fossi disperata e pronta a essere consumata.

Questo un mio messaggio durante il viaggio dal caravan a Frank “In viaggio verso la sagra delle anatre a Staranzano. Federico guida, mi dice un sacco di oscenità, io mi sento oscena vestita così e se soltanto sudo un po' divento con la camicetta trasparente che mi fa da seconda pelle alle tettone... Fa tanto caldo, e all'inizio quando arrivo sono in mezzo ai fuochi delle grigliate, ancora più caldo sarà ma non devo sudare altrimenti divento oltre l'oscenita'... per fortuna sono scollatissima, con pancia, gambe e gran parte del mio decolleté esposti e nudi, almeno prendo aria... Qui Federico mi ha fatto infilare per il viaggio un vibratore che ogni tanto aziona per tenermi calda e eccitata dice, ma sono già un lago solo a sentire quello che mi dice e a pensare che voi due vi eccitate tantissimo se io mi farò prendere da degli sconosciuti... mi piace eccitarvi come piace a voi... Poi dopo le cucine inizio a preparare i tavoli e a servire i clienti sotto il tendone…”

Quando finalmente arrivammo e scesi dal caravan, ero in uno stato di eccitazione quasi insostenibile. Il caldo esterno era soffocante, ma nulla era più bollente del fuoco che sentivo tra le gambe. Camminavo verso lo stand, sentendo la camicetta bianca aderire alla pelle sudata, i miei seni che rimbalzavano a ogni passo, quasi a voler saltare fuori per farsi toccare.

Entrai in cucina, dove il calore delle griglie rendeva l'aria densa e pesante. I due cuochi ciccioni erano lì, a torso nudo, completamente coperti di sudore che brillava sulla loro pelle grassa. Appena mi videro, il silenzio calò per un istante, interrotto solo dal sfrigolio della carne. I loro sguardi scesero immediatamente sul mio petto quasi nudo e poi sulla pancia esposta, i loro cazzi che tendevano visibilmente i pantaloni sporchi. Ero fradicia, eccitata al massimo, e mentre sentivo l'odore di grasso e sudore, sapevo che quella serata sarebbe diventata un massacro di piacere.

[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
scritto il
2026-09-10
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