Flavio, il bullo da discoteca: Sabina la vacca tettona cornifica il marito
di
Federico&Sabina
genere
corna
La notte successiva, il silenzio della camera era rotto solo dal respiro regolare di Sabina. Lei dormiva profondamente, nuda e semisdraiata sul fianco, con quelle tettone enormi che si schiacciavano contro il materasso, offrendo ad Antonio una vista che avrebbe dovuto essere un privilegio, ma che ora era diventata il catalizzatore della sua tortura. Antonio, con gli occhi arrossati e il cuore che batteva all'impazzata, accese di nuovo il laptop. La luce bluastra dello schermo illuminava il suo volto teso mentre infilava la chiavetta e cercava una nuova email.
Non appena aprì il messaggio, Antonio ebbe un sobbalzo. Il soggetto e le prime righe lo riportarono immediatamente a una serata di qualche mese prima: il loro anniversario. Ricordava vividamente l'eccitazione quasi malata che aveva provato nel vestirla. L'aveva costretta a indossare un lungo abito bianco semitrasparente, talmente stretto da sembrare una seconda pelle, di una taglia decisamente troppo piccola. I bottoni sul davanti, incapaci di contenere l'espansione mostruosa dei suoi seni, erano rimasti aperti fino all'ombelico, creando una scollatura oscena che esponeva quasi interamente le due enormi colline di carne. Sotto, solo un perizoma microscopico che lasciava intravedere la sua fica perfettamente depilata, e nessun reggiseno: i capezzoli turgidi premevano contro il tessuto bianco, visibili a chiunque.
Antonio lesse, con un brivido di terrore e desiderio, come Sabina descrisse quell'abito alla sua amica.
«Cara, non puoi immaginare come mi sentivo in quel vestito bianco. Era un invito esplicito a essere scopata da chiunque. I bottoni che non si chiudevano lasciavano le mie tette quasi fuori, oscillavano a ogni passo, e io sapevo che ogni maschio in quella discoteca stava immaginando di affondarci la faccia dentro. Mi sentivo una troia esposta, una vacca da sborra in mostra per tutti.»
Antonio sentì il cazzo indurirsi istantaneamente. Ricordava l'odore del profumo di lei misto al sudore della pista da ballo, ricordava gli sguardi predatori degli uomini. Poi, l'email proseguì, descrivendo il momento in cui lui era uscito per quella chiamata di lavoro.
«Quando il mio cornuto di marito è uscito per parlare al telefono, sono rimasta sola in pista. È stato il momento più eccitante della serata. In un attimo, sono stata circondata da un branco di maschi sudati e affamati. Ballavano intorno a me, ma non stavano ballando: in realtà mi stavano palpando. Sentivo le loro mani avide che scivolavano sotto il tessuto bianco, che stringevano il mio culo, che cercavano di infilarsi tra le mie tettone. Ero schiacciata tra corpi caldi e puzzolenti di sesso e alcol, sentivo i loro cazzoni duri che premevano contro la mia schiena e le mie natiche, strofinandosi senza pietà contro di me.»
Antonio gemette, chiudendo gli occhi per un istante, immaginando Sabina circondata, usata, mentre lui credeva di essere l'unico a possederla.
«C'era uno in particolare, un tipo sporco, con la camicia sbottonata e il petto lucido di sudore. Aveva degli occhi satanici che non si staccavano un secondo dalle mie tettone. Mi sussurrava le cose più volgari all'orecchio, chiamandomi "vacca tettona" mentre mi stringeva i fianchi con una forza brutale. A un certo punto, ha tirato fuori un biglietto da visita. Senza alcun ritegno, me l'ha infilato proprio nel solco tra le tettone, spingendolo in profondità nella carne calda e sudata. Poi, mi ha leccato l'orecchio con una lingua calda e viscida, sussurrandomi: "Tettona troia, qui c'è il mio numero. Chiamami quando il tuo cornuto non c'è, che vengo a riempirti per bene, puttana".»
Antonio sentì un'ondata di nausea mista a un'eccitazione devastante. L'immagine di quello sconosciuto che violava l'intimità di sua moglie, infilandole un pezzo di carta tra i seni in mezzo a una folla, lo faceva sentire minuscolo e potente allo stesso tempo.
«Quando Antonio è rientrato, io ero in fiamme. Ho nascosto quel biglietto in borsa come se fosse un tesoro. Quella notte, mentre lui mi scopava convinto di essere il mio unico uomo, io chiudevo gli occhi e immaginavo quel maschio sporco che mi prendeva per i capelli e mi sbatteva contro il muro, insultandomi e riempiendomi di sborra. Non riuscivo a pensare ad altro. Il pomeriggio dopo, non ho resistito più: ho preso il telefono e l'ho chiamato.»
Antonio rimase immobile, fissando lo schermo, il respiro corto. Sapeva che l'email non finiva lì, e il pensiero di ciò che sarebbe successo dopo quella chiamata lo faceva tremare di anticipazione e dolore.
Antonio sentì il sangue pulsare nelle tempie, il cazzo che premeva contro i pantaloni con un dolore quasi insopportabile. Le dita tremavano mentre scorreva il testo dell'email, dove Sabina continuava a narrare l'inizio della sua avventura con quell'uomo, Flavio.
«Cara, non puoi immaginare cosa mi ha detto al telefono. Flavio è un animale, un vero porco. Mentre fissavamo l'incontro per la mattina successiva, non ha smesso un secondo di insultarmi. Mi diceva che non vedeva l'ora di sentire l'odore della mia fica bagnata e che le mie tettone erano fatte apposta per essere schiacciate e maltrattate. Mi ha dato un ordine preciso: voleva che mi vestissi esattamente come quella sera in discoteca. Voleva quell'abito bianco, quello che mi stringeva tutto, senza reggiseno, per poter vedere i miei capezzoli turgidi che imploravano di essere morsi. E poi, la cosa che mi ha fatto bagnare istantaneamente: mi ha urlato che era così eccitato dalla mia carne che voleva mettermi incinta, che voleva riempirmi l'utero di sborra calda per segnare il suo territorio su di me.»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la scena. La gelosia lo stava lacerando, ma l'idea di Sabina che desiderasse essere fecondata da un altro maschio, un estraneo sporco e brutale, gli provocava un'erezione devastante.
«La sera prima, mentre Antonio mi guardava con quell'aria insicura e possessiva, io ridevo dentro di me. Gli ho detto con la faccia più innocente del mondo che la mattina dopo sarei andata a prendere un caffè da un'amica. Quel cornuto coglione ci ha creduto senza fare domande, sapendo che sarebbe partito per lavoro alle otto e che sarebbe tornato solo la sera. Mi sentivo una predatrice, una troia in calore che giocava con lui mentre pianificava la sua umiliazione e come renderlo ancora più cornuto di quello che già è.»
L'email proseguiva, descrivendo la mattina dell'incontro. Sabina raccontava di essersi preparata con una frenesia quasi maniacale, trattenendosi a stento dal masturbarsi per l'eccitazione che le faceva tremare le gambe. Aveva indossato l'abito bianco, sentendo il tessuto tendersi pericolosamente sulle curve oscene, i seni che quasi esplodevano dalla scollatura.
«Mentre guidavo verso la sua casa, sentivo i liquidi colare dalla fica, inzuppando il perizoma. Ero in preda a un desiderio bestiale. Quando sono arrivata a quella casa isolata in campagna, Flavio era già al cancello ad aspettarmi. Mi ha guardata dall'alto in basso con uno sguardo che mi ha spogliata all'istante. Appena sono scesa dall'auto, ha iniziato a insultarmi: "Guarda che vacca tettona che sei arrivata, guarda come sculetti, troia! Vieni qui che ti faccio capire a chi appartieni oggi".»
Antonio leggeva ogni parola come se fosse un marchio a fuoco. Poteva quasi sentire l'odore di quell'aria di campagna e il profumo di sesso che emanava Sabina.
«Non appena siamo entrati in casa, Flavio mi ha aggredita. Non c'è stato spazio per i preliminari romantici; mi ha sbattuta contro la porta con una forza brutale, schiacciando le mie tettone contro il legno. La sua bocca era ovunque: mi ha baciata con ferocia, riempiendomi la bocca di saliva, scendendo poi sul collo e tuffandosi in quelle valli di carne che l'abito bianco non riusciva a coprire. Sentivo la sua lingua ruvida che mi tormentava i capezzoli, mentre le sue mani, grosse e callose, mi palpavano con una violenza che mi faceva gemere di piacere.
Senza nemmeno togliermi l'abito, ha infilato due dita nella mia fica, che era già una fontana di desiderio. Mi ha penetrata con forza, spingendo in profondità, mentre con l'altra mano mi afferrava i capelli per tirarmi la testa all'indietro. "Sei una puttana, vero? Vuoi che ti scopi come una cagna!", urlava mentre infilava un dito anche nel mio culo, dilatandomi senza pietà. Sentivo il suo fiato caldo, l'odore di maschio assatanato, un mix di sudore e desiderio che mi faceva impazzire. Ero completamente sottomessa, un oggetto di piacere nelle mani di quel mostro.»
Antonio ansimava, la mano che scendeva istintivamente a stringere il proprio cazzo, mentre l'email iniziava a descrivere l'atto finale, il momento in cui Flavio l'aveva presa animalescamente, senza sosta, fino a riempirla completamente
Antonio sentiva il cuore battere all'impazzata, il respiro corto e spezzato. La sua mano stringeva il cazzo con una forza quasi dolorosa, mentre gli occhi divoravano le parole che Sabina aveva digitato con eccitazione. L'immagine di sua moglie, la sua bellissima e formosa Sabina, sottomessa a quel bruto, lo stava distruggendo e accendendo contemporaneamente.
«Flavio non ha perso un secondo di più,» continuava l'email. «Mi ha fatto girare bruscamente, costringendomi a mettere le mani sul tavolo della cucina, con il culo spinto all'indietro e l'abito bianco sollevato fino alla vita. Mi sono sentita completamente esposta, una troia in offerta per quel maschio affamato. Senza nemmeno sfilarsi completamente i pantaloni, ha tirato fuori quel cazzone duro come il marmo, che pulsava di desiderio. Mi ha afferrata per i fianchi con le sue mani ruvide, quasi a volermi lasciare i segni della sua proprietà, e mi ha spinta dentro con una violenza che mi ha tolto il fiato. Mi ha sfondata da dietro in un unico, brutale colpo, trafiggendomi la fica fino in fondo.»
Antonio emise un gemito soffocato, chiudendo gli occhi per un istante. Poteva quasi sentire il suono della carne che sbatteva, l'odore del sudore di Flavio che si mescolava a quello di Sabina. La gelosia era un acido che gli corrodeva lo stomaco, ma l'umiliazione di sapere che Sabina preferisse quella brutalità alla sua dolcezza lo eccitava in modo perverso.
«Dio, che godimento! Mentre mi scopava con quella foga bestiale, Flavio non ha smesso di insultarmi. Mi urlava nelle orecchie che ero una "vacca tettona", che il mio unico scopo era servire il suo cazzo. Ogni spinta era un colpo di martello che mi scuoteva tutto il corpo. Io sculettavo freneticamente, cercando di accogliere ogni millimetro di quella carne dura, gemendo a squarciagola mentre sentivo le pareti della mia fica dilatarsi sotto la sua forza. Ma la cosa più eccitante era ciò che faceva con le mani. Si era allungato in avanti, infilando le braccia sotto le mie ascelle per afferrare le mie tettone enormi. Le stringeva con una ferocia oscena, schiacciandole, tormentandole, quasi volesse staccarle dal petto. "Guarda che puttana che sei! Guarda come tremano queste tette mentre ti scopo!" urlava, mentre i suoi polpastrelli callosi graffiavano la mia pelle, lasciandomi segni rossi che ancora sento bruciare.»
Antonio ansimava, il cazzo che pulsava violentemente. Era devastato dall'idea di quelle mani ruvide che manipolavano i seni che lui considerava sacri, ma l'immagine di Sabina che si abbandonava a quel dominio aggressivo lo rendeva schiavo di quella lettura. Si sentiva un verme, un cornuto insignificante, eppure non riusciva a smettere.
«Mi sentivo svanire, completamente sottomessa al suo ritmo brutale. Più lui mi insultava, più io diventavo una fontana di piacere. Ero una cagna tra le sue mani, una troia che implorava di essere maltrattata. Mi sentivo piccola, sporca e desiderata come non lo ero mai stata. Flavio mi dominava in ogni senso, possedendo non solo il mio corpo, ma anche la mia volontà. Ogni colpo del suo cazzo era un marchio di sottomissione, e io godevo di ogni singolo insulto, di ogni spinta violenta che mi faceva battere la testa contro il tavolo. Ero completamente sua, un oggetto di sesso usato senza pietà da un maschio vero, un porco che sapeva esattamente come trattare una donna così formosa e avida di sesso.»
Antonio sentì un brivido scorrere lungo la schiena. La tensione era ormai insostenibile; era prigioniero di un ciclo di dolore e piacere, mentre accanto a lui, nel silenzio della stanza, Sabina dormiva ignara, con il corpo ancora segnato, forse, dai ricordi di quelle sborrate brutali.
Antonio leggeva le parole di Sabina con gli occhi sbarrati, il respiro che era diventato un rantolo. La sua mano continuava a pompare il cazzo con frenesia, mentre l'immagine di sua moglie sottomessa a quel bruto diventava sempre più nitida e devastante.
«Ma il peggio, o meglio, il più eccitante, è arrivato quando Flavio ha deciso che la mia fica non era abbastanza per la sua rabbia,» proseguiva l'email, con un tono che trasudava lussuria e sottomissione. «Mi ha girata di nuovo, spingendomi a quattro con una forza che mi ha quasi fatto cadere. Senza alcun preavviso, senza un goccio di lubrificante, ha puntato il suo cazzo sudato e pulsante proprio contro il mio buco del culo. Ho sentito il calore della sua carne contro la mia pelle nuda e, prima che potessi anche solo sussultare, mi ha spinta dentro con un colpo secco e brutale. Un urlo mi è esploso in gola, un misto di dolore acuto e un piacere proibito che mi ha attraversato la colonna vertebrale come una scossa elettrica.»
Antonio sentì un crampo di gelosia mista a un'eccitazione malata. L'idea di quel cazzo estraneo, sporco e senza pietà, che violava l'intimità più profonda di sua moglie, lo faceva sentire minuscolo, un uomo insignificante di fronte alla virilità animalesca di Flavio.
«Mentre mi sfondava l'ano, Flavio ha iniziato a sculacciarmi con una ferocia inaudita. Ogni colpo della sua mano aperta sul mio culo rosso e teso risuonava nella stanza come uno schiaffo, lasciando bruciare la pelle. *Sclap! Sclap!* Mi urlava che ero una "troia da culo", che meritavo di essere trattata come una bestia, mentre continuava a spingere quel cazzone sudato sempre più a fondo, trafiggendomi in modo spietato. Sentivo il suo sudore colare lungo la schiena, l'odore acre di maschio che mi annebbiava i sensi. Ogni spinta era un'invasione totale; sentivo le pareti del mio culo dilatarsi, quasi a voler esplodere sotto la pressione di quella carne dura e calda che non dava tregua.»
Antonio ansimava, il corpo teso come una corda di violino. Si immaginava Sabina che urlava, che gemeva tra il pianto e il piacere, mentre quel porco la sculacciava e la possedeva nel modo più degradante possibile. Il confronto era brutale: lui, il marito, che l'aveva sempre trattata con cura e amore; e Flavio, il bruto che la riduceva a un oggetto di sesso, a una schiava del piacere, e che lei, a quanto pare, desiderava infinitamente di più.
«Ero completamente dominata, sottomessa a ogni suo capriccio volgare. Più lui mi colpiva il culo, più io sculettavo verso di lui, implorando inconsciamente di essere posseduta ancora più a fondo. Flavio non si fermava; mentre mi scopava brutalmente nel culo, ha allungato di nuovo le mani verso l'alto, afferrando le mie tettone enormi con una rabbia quasi cieca. Le stringeva così forte che i suoi polpastrelli affondavano nella carne morbida, schiacciandole, tormentandole, mentre mi urlava in faccia quanto fossi oscena, quanto fossi una vacca in calore che non sapeva più cosa fosse la vergogna. "Guarda come tremano queste tettone che ti ritrovi mentre ti sfoooondo il culo, troia!" gridava, e io potevo solo gemere, abbandonandomi a quel dominio aggressivo, sentendomi finalmente completa nella mia degradazione.»
Antonio chiuse gli occhi, sentendo il cazzo pulsare dolorosamente. Era un tormento insopportabile. Si sentiva impotente, un osservatore invisibile di un atto di tradimento che lo annientava e lo eccitava allo stesso tempo. La gelosia era un fuoco che bruciava, ma l'immagine di Sabina, la sua Sabina, ridotta a una cagna sculacciata e sfondata da un uomo sporco e violento, lo spingeva verso un orgasmo che sembrava non voler arrivare mai, lasciandolo sospeso in un abisso di umiliazione e desiderio.
Antonio leggeva le parole di Sabina con il cuore che gli batteva in gola, la mano che continuava a pompare il proprio cazzo con un ritmo ossessivo, quasi doloroso. Ogni riga dell'email era come una frustata sulla sua dignità, ma allo stesso tempo come un carburante che alimentava un'erezione mostruosa e tormentata.
«Ma Flavio non aveva ancora finito con me,» continuava il testo, mentre Antonio sentiva il sudore freddo imperlare la fronte. «La sua rabbia eccitata e furiosa sembrava non esaurirsi mai, anzi, cresceva a ogni spinta. Mentre mi possedeva ancora nel culo, ha iniziato a sculacciarmi con una violenza ancora più cieca. Ogni colpo della sua mano ruvida era un'esplosione di calore sulla mia pelle; sentivo il mio culo diventare rosso fuoco, dolente, pulsante. *Sclap! Sclap! Sclap!* Il suono della sua carne che colpiva la mia era l'unico ritmo che contava in quella stanza. Mi urlava che ero una "vacca troia", che il mio culo era fatto solo per essere preso a schiaffi e sfondato da uomini veri, mentre io gemevo, sculettando istintivamente per offrire più superficie a quei colpi che mi facevano sentire piccola, sottomessa e incredibilmente eccitata.»
Antonio ansimava, immaginando la pelle bianca di sua moglie segnata dalle dita di quel bruto. L'idea di Sabina, la sua bellissima e prorompente Sabina, ridotta a un pezzo di carne da percuotere, lo faceva sentire un verme, ma un verme che non riusciva a smettere di leggere, desiderando ogni dettaglio di quella degradazione.
«Poi, all'improvviso, Flavio ha smesso di colpirmi. Mi ha estratto il suo cazzo dal culo con un colpo secco che mi ha fatto sussultare, lasciandomi tremante e vuota. Ma non mi ha lasciata andare. Con un movimento rapido e brutale, ha afferrato i miei capelli rossi, stringendoli nel pugno e tirandomi all'indietro con una forza che mi ha costretta a inarcare la schiena, esponendo il collo e il petto. Mi ha trascinata verso di sé, costringendomi a inginocchiarmi sul pavimento freddo, proprio davanti al suo cazzo che pulsava, ancora sporco e lucido di sudore e secrezioni.»
Antonio sentì un brivido attraversargli la schiena. L'immagine di Sabina inginocchiata, i capelli tirati da quel maschio dominante, era l'apice dell'umiliazione.
«"Ora puliscimi, troia," mi ha ordinato con una voce roca, carica di disprezzo e lussuria. "Lecchi ogni centimetro di questo cazzo, voglio sentire la tua lingua che lavora per me mentre ti ricordo quanto sei una schiava." Mi ha spinto la testa in avanti, quasi costringendomi a toccare la sua carne calda. L'odore di maschio sudato, acre e pungente, mi ha investita come un'onda, mandandomi in corto circuito il cervello. Ho iniziato a leccarlo con una passione disperata, partendo dalla base, risalendo lungo le vene gonfie, assaporando il sapore salato e sporco del suo sudore.»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la lingua di sua moglie che accarezzava l'organo di un altro uomo, mentre lei veniva insultata e trattata come un animale.
«Più lui mi insultava, più io diventavo avida. Mi chiamava "cagna", "puttana senza vergogna", dicendomi che il mio unico scopo era soddisfare i suoi bisogni più sporchi. Ogni parola volgare era come una carezza per il mio clitoride, che pulsava di un piacere violento. Mi sono abbandonata completamente a quel dominio, succhiando con forza, cercando di inghiottire ogni goccia di quel piacere sporco, godendo dell'umiliazione di essere lì, ai suoi piedi, ridotta a un semplice strumento per il suo orgasmo. Ero persa in quel vortice di sottomissione, eccitata dal fatto che lui mi possedesse non solo con il corpo, ma con la volontà, riducendomi a nulla mentre io, paradossalmente, non mi ero mai sentita così viva e desiderata.»
Antonio emise un gemito soffocato, il cazzo che pulsava a ritmo con le parole di Sabina, tormentato da un desiderio malato di vedere sua moglie così sottomessa, così devastata, così profondamente traditrice.
Antonio leggeva le parole di Sabina con il respiro corto, il cazzo che pulsava in modo quasi doloroso sotto la pressione della sua mano. Ogni dettaglio della sottomissione di sua moglie lo devastava, ma lo eccitava a un livello primordiale, trasformando la sua gelosia in un piacere perverso e tossico.
«Mentre ero lì, a leccarlo come una cagna, Flavio ha deciso che non era abbastanza,» continuava l'email, e Antonio sentì un brivido di terrore e desiderio attraversargli la spina dorsale. «Improvvisamente, ha chiuso il pugno ancora più forte tra i miei capelli rossi, tirandomi la testa all'indietro con un colpo secco e violento. Mi ha costretta a guardarlo dritto negli occhi. I suoi occhi erano due fessure di lussuria e disprezzo, carichi di un potere assoluto su di me. Ero completamente alla sua mercé, con il collo teso e il respiro affannoso, mentre lui mi fissava come se fossi solo un buco da usare e gettare.»
Antonio immaginò lo sguardo di quel bruto su Sabina, l'immagine di sua moglie, così orgogliosa delle sue forme, ridotta a un giocattolo tra le mani di un uomo che la odiava e la desiderava allo stesso tempo.
«"Guardami, troia," mi ha ringhiato, la voce che vibrava di una rabbia eccitata. "Voglio che tu veda l'uomo che ti sta possedendo mentre ti prendi tutto questo cazzo sudato. Non voglio che tu ti limiti a leccare; voglio che tu ingoi ogni singolo centimetro, che lo senti arrivare in fondo alla gola finché non riesci più a respirare. Diventa il mio cesso, Sabina, ingoia tutto!"»
Antonio emise un ansimo strozzato. La volgarità di quelle parole, l'ordine brutale di essere usata come un oggetto, lo faceva sentire impotente e disperato, ma il suo cazzo era duro come la pietra, teso fino al limite.
«Non ho avuto tempo di rispondere. Flavio ha spinto il suo cazzo grosso e lucido di sudore con forza nella mia bocca, trafiggendo le mie labbra e spingendosi in profondità, quasi a volermi soffocare. Ero lì, inginocchiata, con le tettone che oscillavano a ogni sua spinta violenta, mentre lui mi insultava pesantemente, chiamandomi "puttana", "vacca insaziabile", ricordandomi che il mio unico scopo era pulire il suo cazzo. La sensazione di essere dominata così brutalmente, di sentire l'odore acre del suo sudore e il sapore salato della sua carne, mi ha portata al limite. Tremavo tutta, le lacrime di piacere e umiliazione mi rigavano il volto, mentre continuavo a succhiare con una passione disperata, cercando di compiacerlo, di essere la schiava perfetta per quel bastardo maschio alfa.»
Antonio chiuse gli occhi, quasi sentendo l'odore di quel sesso sporco, immaginando Sabina che lottava per l'aria mentre veniva riempita da un altro uomo. Il cuore gli batteva in gola, un tamburo frenetico che accompagnava la sua masturbazione ossessiva.
«Poi, l'intensità è esplosa. Flavio ha iniziato a gemere in modo gutturale, stringendo i miei capelli con una ferocia che mi ha fatto sussultare. "Ecco che arrivo, troia! Prendi tutto il mio seme, ingoialo tutto!" ha urlato, prima di esplodere con una violenza incredibile dentro la mia bocca umida. Ho sentito l'ondata calda e densa della sborra che mi inondava la gola, un getto potente e ripetuto che mi ha costretta a deglutire per non soffocare. Tremavo violentemente, sentendo il sapore forte e maschile del suo sperma che scivolava in gola, mentre lui continuava a spingere per l'ultimo istante, come per marchiarmi l'interno della bocca.»
Antonio arrivò al culmine insieme alle parole di Sabina. Con un gemito di pura agonia e piacere, sborrò violentemente sulla propria mano, il corpo teso in un arco di dolore e umiliazione. Rimase lì, ansimando, con il cuore che gli martellava nel petto, guardando Sabina dormire accanto a lui, ignara che lui avesse appena assistito, attraverso quelle righe, alla sua totale e brutale sottomissione.
Antonio, ancora tremante per l'orgasmo appena raggiunto, non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo. La sua mente era un caos di odio, desiderio e una sottomissione psicologica che lo annientava. Con la mano ancora sporca di sperma, scorse le righe successive dell'email, sentendo il cuore accelerare di nuovo.
«Ma il peggio, o forse il meglio, è arrivato dopo,» scriveva Sabina con una volgarità che toglieva il fiato. «Dopo avermi usato come un cesso e avermi riempito la bocca di sborra, Flavio mi ha spintonata via con disprezzo. Mi ha guardata dall'alto in basso, con quel suo sguardo di chi possiede ogni centimetro della mia pelle, e ha ringhiato: "Ora basta con i giochi da troia. Adesso devi comportarti come se fossi mia moglie, vacca tettona. Vai in cucina e preparami il pranzo, e muoviti!"»
Antonio sentì una fitta di gelosia bruciante. L'idea che Sabina, sua moglie, stesse svolgendo i doveri domestici per un altro uomo, dopo essere stata violentata dal piacere, era un'umiliazione insopportabile e terribilmente eccitante.
«Mi sono mossa come un automa, eccitata a morte dal suo comando. Mentre preparavo la pasta al pomodoro, Flavio non mi ha lasciata un secondo. Entrava in cucina, puzzando di sesso e sudore, e mi aggrediva da dietro. Mi schiacciava il seno contro il bancone, afferrando le mie tettone con quelle mani ruvide, stringendole fino a farmi gemere. "Dimmi chi sono, troia," mi sussurrava all'orecchio, mentre mi mordeva il collo. "Chi è l'uomo che ti possiede? Chi è che ti scopa davvero?"»
«"Tu, amore mio... tu sei il mio uomo," rispondevo io, con la voce che tremava per il piacere, esattamente come voleva lui. Mi ha costretta a ripetere a voce alta, mentre mi infilava le dita nella fica bagnata attraverso i vestiti: "Dillo! Di' che io sono il tuo amore e che Antonio è solo un povero cornuto che non sa nemmeno come farti godere!" E io lo dicevo, lo urlavo quasi, sentendomi una vacca in calore: "Sì, amore mio! Antonio è un cornuto! Tu sei l'unico che mi riempie, tu sei il mio amore!"»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la scena. La voce di Sabina che chiamava il suo nome associandolo alla parola "cornuto" lo trafiggeva come un pugnale, ma il suo cazzo, nonostante l'orgasmo recente, stava già tornando a pulsare, duro e dolorante.
«Dopo pranzo, non c'è stato tempo per i saluti. Flavio mi ha presa per i capelli e mi ha trascinata nel suo lettone. Mi ha buttata sul materasso e si è gettato sopra di me con tutta la sua stazza. Sentivo il suo petto massiccio e sudato schiacciare le mie tettone, soffocandole, mentre la sua bocca divorava la mia in un bacio sporco, che sapeva di tabacco e lussuria. Era un peso brutale, un dominio fisico totale che mi faceva sentire piccola e desiderabile.»
«Poi, senza alcun preavviso, ha diviso le mie gambe con forza e ha spinto il suo cazzone enorme dentro la mia fica. Un colpo solo, secco, profondo, che mi ha tolto il respiro. "Ora ti metto incinta, troia! Ti riempio di seme così che tu sappia a chi appartieni!" urlava mentre iniziava a scoparmi con una foga bestiale. Ogni spinta era un terremoto, un urto violento che mi scuoteva tutto il corpo. Lo abbracciavo forte, stringendolo a me, gridando "Amore! Ancora, amore mio, scopami più forte!"»
Sabina descriveva orgasmi ripetuti, ondate di piacere così violente da farla tremare, mentre Flavio la squassava come una bambola di carne, insultandola, chiamandola vacca, troia, tettona, puttana. Antonio leggeva di come Sabina godesse di quella volgarità, di come l'odio e il desiderio di Flavio fossero il carburante per il suo piacere più estremo.
«L'ultima spinta è stata la più potente. Flavio ha urlato un insulto finale, stringendomi le cosce fino a lasciarmi i segni, ed è esploso dentro di me. Ho sentito l'ondata di sborra calda e abbondante inondarmi la fica, un getto potente che sembrava voler arrivare fino all'utero. Sono rimasta lì, ansimando, sentendo il suo seme colare tra le gambe, mentre lo stringevo a me, completamente sottomessa, felice di essere stata usata come una troia in calore da quell'uomo volgare.»
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Non appena aprì il messaggio, Antonio ebbe un sobbalzo. Il soggetto e le prime righe lo riportarono immediatamente a una serata di qualche mese prima: il loro anniversario. Ricordava vividamente l'eccitazione quasi malata che aveva provato nel vestirla. L'aveva costretta a indossare un lungo abito bianco semitrasparente, talmente stretto da sembrare una seconda pelle, di una taglia decisamente troppo piccola. I bottoni sul davanti, incapaci di contenere l'espansione mostruosa dei suoi seni, erano rimasti aperti fino all'ombelico, creando una scollatura oscena che esponeva quasi interamente le due enormi colline di carne. Sotto, solo un perizoma microscopico che lasciava intravedere la sua fica perfettamente depilata, e nessun reggiseno: i capezzoli turgidi premevano contro il tessuto bianco, visibili a chiunque.
Antonio lesse, con un brivido di terrore e desiderio, come Sabina descrisse quell'abito alla sua amica.
«Cara, non puoi immaginare come mi sentivo in quel vestito bianco. Era un invito esplicito a essere scopata da chiunque. I bottoni che non si chiudevano lasciavano le mie tette quasi fuori, oscillavano a ogni passo, e io sapevo che ogni maschio in quella discoteca stava immaginando di affondarci la faccia dentro. Mi sentivo una troia esposta, una vacca da sborra in mostra per tutti.»
Antonio sentì il cazzo indurirsi istantaneamente. Ricordava l'odore del profumo di lei misto al sudore della pista da ballo, ricordava gli sguardi predatori degli uomini. Poi, l'email proseguì, descrivendo il momento in cui lui era uscito per quella chiamata di lavoro.
«Quando il mio cornuto di marito è uscito per parlare al telefono, sono rimasta sola in pista. È stato il momento più eccitante della serata. In un attimo, sono stata circondata da un branco di maschi sudati e affamati. Ballavano intorno a me, ma non stavano ballando: in realtà mi stavano palpando. Sentivo le loro mani avide che scivolavano sotto il tessuto bianco, che stringevano il mio culo, che cercavano di infilarsi tra le mie tettone. Ero schiacciata tra corpi caldi e puzzolenti di sesso e alcol, sentivo i loro cazzoni duri che premevano contro la mia schiena e le mie natiche, strofinandosi senza pietà contro di me.»
Antonio gemette, chiudendo gli occhi per un istante, immaginando Sabina circondata, usata, mentre lui credeva di essere l'unico a possederla.
«C'era uno in particolare, un tipo sporco, con la camicia sbottonata e il petto lucido di sudore. Aveva degli occhi satanici che non si staccavano un secondo dalle mie tettone. Mi sussurrava le cose più volgari all'orecchio, chiamandomi "vacca tettona" mentre mi stringeva i fianchi con una forza brutale. A un certo punto, ha tirato fuori un biglietto da visita. Senza alcun ritegno, me l'ha infilato proprio nel solco tra le tettone, spingendolo in profondità nella carne calda e sudata. Poi, mi ha leccato l'orecchio con una lingua calda e viscida, sussurrandomi: "Tettona troia, qui c'è il mio numero. Chiamami quando il tuo cornuto non c'è, che vengo a riempirti per bene, puttana".»
Antonio sentì un'ondata di nausea mista a un'eccitazione devastante. L'immagine di quello sconosciuto che violava l'intimità di sua moglie, infilandole un pezzo di carta tra i seni in mezzo a una folla, lo faceva sentire minuscolo e potente allo stesso tempo.
«Quando Antonio è rientrato, io ero in fiamme. Ho nascosto quel biglietto in borsa come se fosse un tesoro. Quella notte, mentre lui mi scopava convinto di essere il mio unico uomo, io chiudevo gli occhi e immaginavo quel maschio sporco che mi prendeva per i capelli e mi sbatteva contro il muro, insultandomi e riempiendomi di sborra. Non riuscivo a pensare ad altro. Il pomeriggio dopo, non ho resistito più: ho preso il telefono e l'ho chiamato.»
Antonio rimase immobile, fissando lo schermo, il respiro corto. Sapeva che l'email non finiva lì, e il pensiero di ciò che sarebbe successo dopo quella chiamata lo faceva tremare di anticipazione e dolore.
Antonio sentì il sangue pulsare nelle tempie, il cazzo che premeva contro i pantaloni con un dolore quasi insopportabile. Le dita tremavano mentre scorreva il testo dell'email, dove Sabina continuava a narrare l'inizio della sua avventura con quell'uomo, Flavio.
«Cara, non puoi immaginare cosa mi ha detto al telefono. Flavio è un animale, un vero porco. Mentre fissavamo l'incontro per la mattina successiva, non ha smesso un secondo di insultarmi. Mi diceva che non vedeva l'ora di sentire l'odore della mia fica bagnata e che le mie tettone erano fatte apposta per essere schiacciate e maltrattate. Mi ha dato un ordine preciso: voleva che mi vestissi esattamente come quella sera in discoteca. Voleva quell'abito bianco, quello che mi stringeva tutto, senza reggiseno, per poter vedere i miei capezzoli turgidi che imploravano di essere morsi. E poi, la cosa che mi ha fatto bagnare istantaneamente: mi ha urlato che era così eccitato dalla mia carne che voleva mettermi incinta, che voleva riempirmi l'utero di sborra calda per segnare il suo territorio su di me.»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la scena. La gelosia lo stava lacerando, ma l'idea di Sabina che desiderasse essere fecondata da un altro maschio, un estraneo sporco e brutale, gli provocava un'erezione devastante.
«La sera prima, mentre Antonio mi guardava con quell'aria insicura e possessiva, io ridevo dentro di me. Gli ho detto con la faccia più innocente del mondo che la mattina dopo sarei andata a prendere un caffè da un'amica. Quel cornuto coglione ci ha creduto senza fare domande, sapendo che sarebbe partito per lavoro alle otto e che sarebbe tornato solo la sera. Mi sentivo una predatrice, una troia in calore che giocava con lui mentre pianificava la sua umiliazione e come renderlo ancora più cornuto di quello che già è.»
L'email proseguiva, descrivendo la mattina dell'incontro. Sabina raccontava di essersi preparata con una frenesia quasi maniacale, trattenendosi a stento dal masturbarsi per l'eccitazione che le faceva tremare le gambe. Aveva indossato l'abito bianco, sentendo il tessuto tendersi pericolosamente sulle curve oscene, i seni che quasi esplodevano dalla scollatura.
«Mentre guidavo verso la sua casa, sentivo i liquidi colare dalla fica, inzuppando il perizoma. Ero in preda a un desiderio bestiale. Quando sono arrivata a quella casa isolata in campagna, Flavio era già al cancello ad aspettarmi. Mi ha guardata dall'alto in basso con uno sguardo che mi ha spogliata all'istante. Appena sono scesa dall'auto, ha iniziato a insultarmi: "Guarda che vacca tettona che sei arrivata, guarda come sculetti, troia! Vieni qui che ti faccio capire a chi appartieni oggi".»
Antonio leggeva ogni parola come se fosse un marchio a fuoco. Poteva quasi sentire l'odore di quell'aria di campagna e il profumo di sesso che emanava Sabina.
«Non appena siamo entrati in casa, Flavio mi ha aggredita. Non c'è stato spazio per i preliminari romantici; mi ha sbattuta contro la porta con una forza brutale, schiacciando le mie tettone contro il legno. La sua bocca era ovunque: mi ha baciata con ferocia, riempiendomi la bocca di saliva, scendendo poi sul collo e tuffandosi in quelle valli di carne che l'abito bianco non riusciva a coprire. Sentivo la sua lingua ruvida che mi tormentava i capezzoli, mentre le sue mani, grosse e callose, mi palpavano con una violenza che mi faceva gemere di piacere.
Senza nemmeno togliermi l'abito, ha infilato due dita nella mia fica, che era già una fontana di desiderio. Mi ha penetrata con forza, spingendo in profondità, mentre con l'altra mano mi afferrava i capelli per tirarmi la testa all'indietro. "Sei una puttana, vero? Vuoi che ti scopi come una cagna!", urlava mentre infilava un dito anche nel mio culo, dilatandomi senza pietà. Sentivo il suo fiato caldo, l'odore di maschio assatanato, un mix di sudore e desiderio che mi faceva impazzire. Ero completamente sottomessa, un oggetto di piacere nelle mani di quel mostro.»
Antonio ansimava, la mano che scendeva istintivamente a stringere il proprio cazzo, mentre l'email iniziava a descrivere l'atto finale, il momento in cui Flavio l'aveva presa animalescamente, senza sosta, fino a riempirla completamente
Antonio sentiva il cuore battere all'impazzata, il respiro corto e spezzato. La sua mano stringeva il cazzo con una forza quasi dolorosa, mentre gli occhi divoravano le parole che Sabina aveva digitato con eccitazione. L'immagine di sua moglie, la sua bellissima e formosa Sabina, sottomessa a quel bruto, lo stava distruggendo e accendendo contemporaneamente.
«Flavio non ha perso un secondo di più,» continuava l'email. «Mi ha fatto girare bruscamente, costringendomi a mettere le mani sul tavolo della cucina, con il culo spinto all'indietro e l'abito bianco sollevato fino alla vita. Mi sono sentita completamente esposta, una troia in offerta per quel maschio affamato. Senza nemmeno sfilarsi completamente i pantaloni, ha tirato fuori quel cazzone duro come il marmo, che pulsava di desiderio. Mi ha afferrata per i fianchi con le sue mani ruvide, quasi a volermi lasciare i segni della sua proprietà, e mi ha spinta dentro con una violenza che mi ha tolto il fiato. Mi ha sfondata da dietro in un unico, brutale colpo, trafiggendomi la fica fino in fondo.»
Antonio emise un gemito soffocato, chiudendo gli occhi per un istante. Poteva quasi sentire il suono della carne che sbatteva, l'odore del sudore di Flavio che si mescolava a quello di Sabina. La gelosia era un acido che gli corrodeva lo stomaco, ma l'umiliazione di sapere che Sabina preferisse quella brutalità alla sua dolcezza lo eccitava in modo perverso.
«Dio, che godimento! Mentre mi scopava con quella foga bestiale, Flavio non ha smesso di insultarmi. Mi urlava nelle orecchie che ero una "vacca tettona", che il mio unico scopo era servire il suo cazzo. Ogni spinta era un colpo di martello che mi scuoteva tutto il corpo. Io sculettavo freneticamente, cercando di accogliere ogni millimetro di quella carne dura, gemendo a squarciagola mentre sentivo le pareti della mia fica dilatarsi sotto la sua forza. Ma la cosa più eccitante era ciò che faceva con le mani. Si era allungato in avanti, infilando le braccia sotto le mie ascelle per afferrare le mie tettone enormi. Le stringeva con una ferocia oscena, schiacciandole, tormentandole, quasi volesse staccarle dal petto. "Guarda che puttana che sei! Guarda come tremano queste tette mentre ti scopo!" urlava, mentre i suoi polpastrelli callosi graffiavano la mia pelle, lasciandomi segni rossi che ancora sento bruciare.»
Antonio ansimava, il cazzo che pulsava violentemente. Era devastato dall'idea di quelle mani ruvide che manipolavano i seni che lui considerava sacri, ma l'immagine di Sabina che si abbandonava a quel dominio aggressivo lo rendeva schiavo di quella lettura. Si sentiva un verme, un cornuto insignificante, eppure non riusciva a smettere.
«Mi sentivo svanire, completamente sottomessa al suo ritmo brutale. Più lui mi insultava, più io diventavo una fontana di piacere. Ero una cagna tra le sue mani, una troia che implorava di essere maltrattata. Mi sentivo piccola, sporca e desiderata come non lo ero mai stata. Flavio mi dominava in ogni senso, possedendo non solo il mio corpo, ma anche la mia volontà. Ogni colpo del suo cazzo era un marchio di sottomissione, e io godevo di ogni singolo insulto, di ogni spinta violenta che mi faceva battere la testa contro il tavolo. Ero completamente sua, un oggetto di sesso usato senza pietà da un maschio vero, un porco che sapeva esattamente come trattare una donna così formosa e avida di sesso.»
Antonio sentì un brivido scorrere lungo la schiena. La tensione era ormai insostenibile; era prigioniero di un ciclo di dolore e piacere, mentre accanto a lui, nel silenzio della stanza, Sabina dormiva ignara, con il corpo ancora segnato, forse, dai ricordi di quelle sborrate brutali.
Antonio leggeva le parole di Sabina con gli occhi sbarrati, il respiro che era diventato un rantolo. La sua mano continuava a pompare il cazzo con frenesia, mentre l'immagine di sua moglie sottomessa a quel bruto diventava sempre più nitida e devastante.
«Ma il peggio, o meglio, il più eccitante, è arrivato quando Flavio ha deciso che la mia fica non era abbastanza per la sua rabbia,» proseguiva l'email, con un tono che trasudava lussuria e sottomissione. «Mi ha girata di nuovo, spingendomi a quattro con una forza che mi ha quasi fatto cadere. Senza alcun preavviso, senza un goccio di lubrificante, ha puntato il suo cazzo sudato e pulsante proprio contro il mio buco del culo. Ho sentito il calore della sua carne contro la mia pelle nuda e, prima che potessi anche solo sussultare, mi ha spinta dentro con un colpo secco e brutale. Un urlo mi è esploso in gola, un misto di dolore acuto e un piacere proibito che mi ha attraversato la colonna vertebrale come una scossa elettrica.»
Antonio sentì un crampo di gelosia mista a un'eccitazione malata. L'idea di quel cazzo estraneo, sporco e senza pietà, che violava l'intimità più profonda di sua moglie, lo faceva sentire minuscolo, un uomo insignificante di fronte alla virilità animalesca di Flavio.
«Mentre mi sfondava l'ano, Flavio ha iniziato a sculacciarmi con una ferocia inaudita. Ogni colpo della sua mano aperta sul mio culo rosso e teso risuonava nella stanza come uno schiaffo, lasciando bruciare la pelle. *Sclap! Sclap!* Mi urlava che ero una "troia da culo", che meritavo di essere trattata come una bestia, mentre continuava a spingere quel cazzone sudato sempre più a fondo, trafiggendomi in modo spietato. Sentivo il suo sudore colare lungo la schiena, l'odore acre di maschio che mi annebbiava i sensi. Ogni spinta era un'invasione totale; sentivo le pareti del mio culo dilatarsi, quasi a voler esplodere sotto la pressione di quella carne dura e calda che non dava tregua.»
Antonio ansimava, il corpo teso come una corda di violino. Si immaginava Sabina che urlava, che gemeva tra il pianto e il piacere, mentre quel porco la sculacciava e la possedeva nel modo più degradante possibile. Il confronto era brutale: lui, il marito, che l'aveva sempre trattata con cura e amore; e Flavio, il bruto che la riduceva a un oggetto di sesso, a una schiava del piacere, e che lei, a quanto pare, desiderava infinitamente di più.
«Ero completamente dominata, sottomessa a ogni suo capriccio volgare. Più lui mi colpiva il culo, più io sculettavo verso di lui, implorando inconsciamente di essere posseduta ancora più a fondo. Flavio non si fermava; mentre mi scopava brutalmente nel culo, ha allungato di nuovo le mani verso l'alto, afferrando le mie tettone enormi con una rabbia quasi cieca. Le stringeva così forte che i suoi polpastrelli affondavano nella carne morbida, schiacciandole, tormentandole, mentre mi urlava in faccia quanto fossi oscena, quanto fossi una vacca in calore che non sapeva più cosa fosse la vergogna. "Guarda come tremano queste tettone che ti ritrovi mentre ti sfoooondo il culo, troia!" gridava, e io potevo solo gemere, abbandonandomi a quel dominio aggressivo, sentendomi finalmente completa nella mia degradazione.»
Antonio chiuse gli occhi, sentendo il cazzo pulsare dolorosamente. Era un tormento insopportabile. Si sentiva impotente, un osservatore invisibile di un atto di tradimento che lo annientava e lo eccitava allo stesso tempo. La gelosia era un fuoco che bruciava, ma l'immagine di Sabina, la sua Sabina, ridotta a una cagna sculacciata e sfondata da un uomo sporco e violento, lo spingeva verso un orgasmo che sembrava non voler arrivare mai, lasciandolo sospeso in un abisso di umiliazione e desiderio.
Antonio leggeva le parole di Sabina con il cuore che gli batteva in gola, la mano che continuava a pompare il proprio cazzo con un ritmo ossessivo, quasi doloroso. Ogni riga dell'email era come una frustata sulla sua dignità, ma allo stesso tempo come un carburante che alimentava un'erezione mostruosa e tormentata.
«Ma Flavio non aveva ancora finito con me,» continuava il testo, mentre Antonio sentiva il sudore freddo imperlare la fronte. «La sua rabbia eccitata e furiosa sembrava non esaurirsi mai, anzi, cresceva a ogni spinta. Mentre mi possedeva ancora nel culo, ha iniziato a sculacciarmi con una violenza ancora più cieca. Ogni colpo della sua mano ruvida era un'esplosione di calore sulla mia pelle; sentivo il mio culo diventare rosso fuoco, dolente, pulsante. *Sclap! Sclap! Sclap!* Il suono della sua carne che colpiva la mia era l'unico ritmo che contava in quella stanza. Mi urlava che ero una "vacca troia", che il mio culo era fatto solo per essere preso a schiaffi e sfondato da uomini veri, mentre io gemevo, sculettando istintivamente per offrire più superficie a quei colpi che mi facevano sentire piccola, sottomessa e incredibilmente eccitata.»
Antonio ansimava, immaginando la pelle bianca di sua moglie segnata dalle dita di quel bruto. L'idea di Sabina, la sua bellissima e prorompente Sabina, ridotta a un pezzo di carne da percuotere, lo faceva sentire un verme, ma un verme che non riusciva a smettere di leggere, desiderando ogni dettaglio di quella degradazione.
«Poi, all'improvviso, Flavio ha smesso di colpirmi. Mi ha estratto il suo cazzo dal culo con un colpo secco che mi ha fatto sussultare, lasciandomi tremante e vuota. Ma non mi ha lasciata andare. Con un movimento rapido e brutale, ha afferrato i miei capelli rossi, stringendoli nel pugno e tirandomi all'indietro con una forza che mi ha costretta a inarcare la schiena, esponendo il collo e il petto. Mi ha trascinata verso di sé, costringendomi a inginocchiarmi sul pavimento freddo, proprio davanti al suo cazzo che pulsava, ancora sporco e lucido di sudore e secrezioni.»
Antonio sentì un brivido attraversargli la schiena. L'immagine di Sabina inginocchiata, i capelli tirati da quel maschio dominante, era l'apice dell'umiliazione.
«"Ora puliscimi, troia," mi ha ordinato con una voce roca, carica di disprezzo e lussuria. "Lecchi ogni centimetro di questo cazzo, voglio sentire la tua lingua che lavora per me mentre ti ricordo quanto sei una schiava." Mi ha spinto la testa in avanti, quasi costringendomi a toccare la sua carne calda. L'odore di maschio sudato, acre e pungente, mi ha investita come un'onda, mandandomi in corto circuito il cervello. Ho iniziato a leccarlo con una passione disperata, partendo dalla base, risalendo lungo le vene gonfie, assaporando il sapore salato e sporco del suo sudore.»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la lingua di sua moglie che accarezzava l'organo di un altro uomo, mentre lei veniva insultata e trattata come un animale.
«Più lui mi insultava, più io diventavo avida. Mi chiamava "cagna", "puttana senza vergogna", dicendomi che il mio unico scopo era soddisfare i suoi bisogni più sporchi. Ogni parola volgare era come una carezza per il mio clitoride, che pulsava di un piacere violento. Mi sono abbandonata completamente a quel dominio, succhiando con forza, cercando di inghiottire ogni goccia di quel piacere sporco, godendo dell'umiliazione di essere lì, ai suoi piedi, ridotta a un semplice strumento per il suo orgasmo. Ero persa in quel vortice di sottomissione, eccitata dal fatto che lui mi possedesse non solo con il corpo, ma con la volontà, riducendomi a nulla mentre io, paradossalmente, non mi ero mai sentita così viva e desiderata.»
Antonio emise un gemito soffocato, il cazzo che pulsava a ritmo con le parole di Sabina, tormentato da un desiderio malato di vedere sua moglie così sottomessa, così devastata, così profondamente traditrice.
Antonio leggeva le parole di Sabina con il respiro corto, il cazzo che pulsava in modo quasi doloroso sotto la pressione della sua mano. Ogni dettaglio della sottomissione di sua moglie lo devastava, ma lo eccitava a un livello primordiale, trasformando la sua gelosia in un piacere perverso e tossico.
«Mentre ero lì, a leccarlo come una cagna, Flavio ha deciso che non era abbastanza,» continuava l'email, e Antonio sentì un brivido di terrore e desiderio attraversargli la spina dorsale. «Improvvisamente, ha chiuso il pugno ancora più forte tra i miei capelli rossi, tirandomi la testa all'indietro con un colpo secco e violento. Mi ha costretta a guardarlo dritto negli occhi. I suoi occhi erano due fessure di lussuria e disprezzo, carichi di un potere assoluto su di me. Ero completamente alla sua mercé, con il collo teso e il respiro affannoso, mentre lui mi fissava come se fossi solo un buco da usare e gettare.»
Antonio immaginò lo sguardo di quel bruto su Sabina, l'immagine di sua moglie, così orgogliosa delle sue forme, ridotta a un giocattolo tra le mani di un uomo che la odiava e la desiderava allo stesso tempo.
«"Guardami, troia," mi ha ringhiato, la voce che vibrava di una rabbia eccitata. "Voglio che tu veda l'uomo che ti sta possedendo mentre ti prendi tutto questo cazzo sudato. Non voglio che tu ti limiti a leccare; voglio che tu ingoi ogni singolo centimetro, che lo senti arrivare in fondo alla gola finché non riesci più a respirare. Diventa il mio cesso, Sabina, ingoia tutto!"»
Antonio emise un ansimo strozzato. La volgarità di quelle parole, l'ordine brutale di essere usata come un oggetto, lo faceva sentire impotente e disperato, ma il suo cazzo era duro come la pietra, teso fino al limite.
«Non ho avuto tempo di rispondere. Flavio ha spinto il suo cazzo grosso e lucido di sudore con forza nella mia bocca, trafiggendo le mie labbra e spingendosi in profondità, quasi a volermi soffocare. Ero lì, inginocchiata, con le tettone che oscillavano a ogni sua spinta violenta, mentre lui mi insultava pesantemente, chiamandomi "puttana", "vacca insaziabile", ricordandomi che il mio unico scopo era pulire il suo cazzo. La sensazione di essere dominata così brutalmente, di sentire l'odore acre del suo sudore e il sapore salato della sua carne, mi ha portata al limite. Tremavo tutta, le lacrime di piacere e umiliazione mi rigavano il volto, mentre continuavo a succhiare con una passione disperata, cercando di compiacerlo, di essere la schiava perfetta per quel bastardo maschio alfa.»
Antonio chiuse gli occhi, quasi sentendo l'odore di quel sesso sporco, immaginando Sabina che lottava per l'aria mentre veniva riempita da un altro uomo. Il cuore gli batteva in gola, un tamburo frenetico che accompagnava la sua masturbazione ossessiva.
«Poi, l'intensità è esplosa. Flavio ha iniziato a gemere in modo gutturale, stringendo i miei capelli con una ferocia che mi ha fatto sussultare. "Ecco che arrivo, troia! Prendi tutto il mio seme, ingoialo tutto!" ha urlato, prima di esplodere con una violenza incredibile dentro la mia bocca umida. Ho sentito l'ondata calda e densa della sborra che mi inondava la gola, un getto potente e ripetuto che mi ha costretta a deglutire per non soffocare. Tremavo violentemente, sentendo il sapore forte e maschile del suo sperma che scivolava in gola, mentre lui continuava a spingere per l'ultimo istante, come per marchiarmi l'interno della bocca.»
Antonio arrivò al culmine insieme alle parole di Sabina. Con un gemito di pura agonia e piacere, sborrò violentemente sulla propria mano, il corpo teso in un arco di dolore e umiliazione. Rimase lì, ansimando, con il cuore che gli martellava nel petto, guardando Sabina dormire accanto a lui, ignara che lui avesse appena assistito, attraverso quelle righe, alla sua totale e brutale sottomissione.
Antonio, ancora tremante per l'orgasmo appena raggiunto, non riusciva a staccare gli occhi dallo schermo. La sua mente era un caos di odio, desiderio e una sottomissione psicologica che lo annientava. Con la mano ancora sporca di sperma, scorse le righe successive dell'email, sentendo il cuore accelerare di nuovo.
«Ma il peggio, o forse il meglio, è arrivato dopo,» scriveva Sabina con una volgarità che toglieva il fiato. «Dopo avermi usato come un cesso e avermi riempito la bocca di sborra, Flavio mi ha spintonata via con disprezzo. Mi ha guardata dall'alto in basso, con quel suo sguardo di chi possiede ogni centimetro della mia pelle, e ha ringhiato: "Ora basta con i giochi da troia. Adesso devi comportarti come se fossi mia moglie, vacca tettona. Vai in cucina e preparami il pranzo, e muoviti!"»
Antonio sentì una fitta di gelosia bruciante. L'idea che Sabina, sua moglie, stesse svolgendo i doveri domestici per un altro uomo, dopo essere stata violentata dal piacere, era un'umiliazione insopportabile e terribilmente eccitante.
«Mi sono mossa come un automa, eccitata a morte dal suo comando. Mentre preparavo la pasta al pomodoro, Flavio non mi ha lasciata un secondo. Entrava in cucina, puzzando di sesso e sudore, e mi aggrediva da dietro. Mi schiacciava il seno contro il bancone, afferrando le mie tettone con quelle mani ruvide, stringendole fino a farmi gemere. "Dimmi chi sono, troia," mi sussurrava all'orecchio, mentre mi mordeva il collo. "Chi è l'uomo che ti possiede? Chi è che ti scopa davvero?"»
«"Tu, amore mio... tu sei il mio uomo," rispondevo io, con la voce che tremava per il piacere, esattamente come voleva lui. Mi ha costretta a ripetere a voce alta, mentre mi infilava le dita nella fica bagnata attraverso i vestiti: "Dillo! Di' che io sono il tuo amore e che Antonio è solo un povero cornuto che non sa nemmeno come farti godere!" E io lo dicevo, lo urlavo quasi, sentendomi una vacca in calore: "Sì, amore mio! Antonio è un cornuto! Tu sei l'unico che mi riempie, tu sei il mio amore!"»
Antonio chiuse gli occhi, immaginando la scena. La voce di Sabina che chiamava il suo nome associandolo alla parola "cornuto" lo trafiggeva come un pugnale, ma il suo cazzo, nonostante l'orgasmo recente, stava già tornando a pulsare, duro e dolorante.
«Dopo pranzo, non c'è stato tempo per i saluti. Flavio mi ha presa per i capelli e mi ha trascinata nel suo lettone. Mi ha buttata sul materasso e si è gettato sopra di me con tutta la sua stazza. Sentivo il suo petto massiccio e sudato schiacciare le mie tettone, soffocandole, mentre la sua bocca divorava la mia in un bacio sporco, che sapeva di tabacco e lussuria. Era un peso brutale, un dominio fisico totale che mi faceva sentire piccola e desiderabile.»
«Poi, senza alcun preavviso, ha diviso le mie gambe con forza e ha spinto il suo cazzone enorme dentro la mia fica. Un colpo solo, secco, profondo, che mi ha tolto il respiro. "Ora ti metto incinta, troia! Ti riempio di seme così che tu sappia a chi appartieni!" urlava mentre iniziava a scoparmi con una foga bestiale. Ogni spinta era un terremoto, un urto violento che mi scuoteva tutto il corpo. Lo abbracciavo forte, stringendolo a me, gridando "Amore! Ancora, amore mio, scopami più forte!"»
Sabina descriveva orgasmi ripetuti, ondate di piacere così violente da farla tremare, mentre Flavio la squassava come una bambola di carne, insultandola, chiamandola vacca, troia, tettona, puttana. Antonio leggeva di come Sabina godesse di quella volgarità, di come l'odio e il desiderio di Flavio fossero il carburante per il suo piacere più estremo.
«L'ultima spinta è stata la più potente. Flavio ha urlato un insulto finale, stringendomi le cosce fino a lasciarmi i segni, ed è esploso dentro di me. Ho sentito l'ondata di sborra calda e abbondante inondarmi la fica, un getto potente che sembrava voler arrivare fino all'utero. Sono rimasta lì, ansimando, sentendo il suo seme colare tra le gambe, mentre lo stringevo a me, completamente sottomessa, felice di essere stata usata come una troia in calore da quell'uomo volgare.»
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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