Glory-hole parte 4

di
genere
dominazione

Ecco il testo corretto nella punteggiatura, nell'uso dei tempi verbali e nella sintassi, oltre ad essere formattato e suddiviso in paragrafi per una lettura fluida.

Sento il tuo corpo premere contro di me, i nostri nasi si toccano e il mio viso è tra le tue mani: «Sei solo mia». Mi baci con passione, le nostre lingue lottano l’una nella bocca dell’altro, morbide e affamate; le labbra si accarezzano e parlano d'amore.

Ale si alzò in piedi di fronte a me, avvicinò il suo membro duro e gonfio alle mie labbra, lo spinse in profondità nella mia bocca con foga e, tenendomi ferma la testa con decisione, iniziò a muovere ritmicamente il bacino come se mi scopasse la fica. Toccavo il mio sesso fradicio, ansimavo cercando di prendere aria; il cazzo mi riempiva la bocca, abbassai la glottide e con un colpo mi penetrò la gola. Poi mi penetrò la fica con forza, con colpi secchi e decisi: sentivo i suoi testicoli sbattere sulla mia carne eccitata. Squirtai copiosamente.

Eravamo al culmine del piacere, mi urlava parole sconce. Presa dall'eccitazione mi girai offrendogli nuovamente il mio buchetto dilatato, ero pronta ad accoglierlo: mi calai sopra di lui con movimenti rapidi e presi a scoparmi da sola il culo, mentre lui mi strizzava i delicati capezzoli fino a farmi provare un misto tra dolore e piacere. Ero bagnatissima, sentivo pulsare e contrarsi il mio sesso in spasmi continui di piacere; imploravo il suo cazzo dentro di me e lui, con prepotenza e rinnovato vigore, mi scopò il culo a lungo, mentre la mia fica era ormai un lago di umori.

Volevo urlare il mio piacere, far partecipi tutti i maschi presenti... Ero lì per godere e far godere.

Mio marito intanto si godeva le mie prestazioni attraverso le fessure alle pareti. Dovete sapere che mio marito mi ama profondamente da sempre: siamo cresciuti insieme, dieci anni di fidanzamento e venti anni di matrimonio. Dice sempre: «Voglio solo il meglio per te». Gli riconosco che in questa storia non ha mai cercato di frenarmi o proibito di fare qualcosa, anzi mi ha sempre sostenuta, lasciandomi massima libertà e dandomi fiducia. Era eccitato e al tempo stesso si sentiva in qualche modo escluso; avrebbe voluto essere con noi invece che dalla parte degli spettatori. Ma tant'è, era pur sempre un cornuto sottomesso, e stasera anche lui avrà solo il meglio da me, che sono sua moglie.

Al culmine del mio piacere ancora una volta Ale si ritrasse. Volevo il suo sperma dentro di me, invece niente (mi stava torturando psicologicamente).

«Vedi quello? Un cazzo circonciso, lungo e dal notevole diametro. Voglio che continui a scopare con il culo... Dai, su, avvicinati».

Non ci pensai più di tanto: ero come in un vortice di lussuria sfrenata dove tutto era possibile... e lecito.

Mi portai a pochi centimetri dalla parete, potevo sentire il membro appoggiarsi alla mia fica. Lo afferrai e lo guidai verso il mio sfintere; non si fece pregare: un colpo secco fu sufficiente ad allargare le mie cedevoli carni. Lo accolsi con fatica tanto era grosso, lungo e duro; mi sentivo stretta, al limite. Il ritmo della penetrazione aumentò: ad ogni spinta profonda le pareti della vagina e l'utero venivano spinti in basso, provocandomi dolore, ma anche un piacere indescrivibile.

Da non credere, pensai. Io con uno sconosciuto: non aveva un nome, né un volto... Non conoscevo la sua storia, né i suoi gusti, però sapevo che, nonostante mi avesse vista godere con altri uomini, ora era lì a reclamare il suo piacere, ed ero IO a soddisfarlo. Era attratto da me e questo poteva bastare.

Chiunque tu sia, mi stai facendo godere... Cazzo, godooo... Sì, sììì, dai, così... Scopami il culo, daii... Non fermarti, sììì!

E con un getto copioso e prolungato squirtai, godendo di quell'amplesso intenso e sconvolgente come non mi era mai capitato con uno sconosciuto senza volto.

Ale iniziò a masturbarmi la vagina grondante di umori appena squirtati: sentirlo così brusco mi eccitava. Ebbi un sobbalzo quando infilò le dita dentro di me: erano forti e sembravano quasi rovistarmi dentro. Io cercavo di tenere le gambe più aperte possibile per gustarmi quelle deliziose intrusioni: un cazzo enorme in culo e le dita del mio padrone a devastarmi la fica grondante di piacere. Mi stava facendo impazzire, lo pregavo di prendermi.

Ma disse perentorio: «COMANDO IO E DECIDO IO IL COME, IL DOVE E IL QUANDO».

Io mi abbandonai alla sua forza. Si staccò da me ordinandomi di tenerla aperta il più possibile con le mani. Feci quello che chiedeva: mi penetrò con tre dita e iniziò a masturbarmi così. Stavo impazzendo sentendolo frugare dentro di me, restai senza fiato. Fu a quel punto che Ale spinse il quarto dito e il pollice dentro alla mia povera patatina, devastando le pareti interne fino a farmi urlare; cercai di facilitare questo suo nuovo gioco allargando oscenamente le gambe.

L'operazione fu facilitata, oltre che dalla mia dilatazione, dall'abbondante fiume di umori che colavano dalla mia vagina. Non c'è che dire: il miglior lubrificante per il sesso è la libido, che apre sempre i pertugi carnali, anche i più ostinati. Non emisi un lamento, però i miei occhi si erano velati di lacrime di cui Ale non si curò: mi conosceva fin troppo bene, il che sta a significare: «Fammi tutto quello che vuoi!». Così procedette nella penetrazione profonda, con cauti movimenti rotatori. I miei gemiti si fecero via via più intensi e la cosa lo incoraggiò a forzare l'apertura della mia fica, già dilatata fino all'inverosimile.

Ale quel coraggio lo trovò, spinto dalla curiosità e da quel pizzico di sadismo necessario per una pratica estrema... Ora non piangevo, anzi... Ma c'era ancora un ostacolo che pareva insormontabile: le nocche della mano, ancora fuori dallo spazio ridotto del canale vaginale, anche per via della contemporanea penetrazione anale che continuava incessante. La mia vagina resisteva e quelle nocche parevano incapaci di venire assorbite nelle mie profondità. Ma a un certo punto, a un ulteriore tentativo di spinta, avvertii il cedimento delle pareti vaginali accompagnato da un gemito roco; la mia testa si rovesciò completamente all'indietro. ORA non piangevo... O forse sì!

Il mio era un pianto di piacere allo stato puro, quello che si fa strada dagli strati più profondi della psiche. Mi sentivo un tutt'uno con il mio amante: un CORPO, una MENTE. Mi abbandonai completamente al suo volere, smisi di opporre resistenza... La mano entrò gentilmente, ma in maniera decisa, subito avvolta dalla morsa delle pareti vaginali che le si strinsero attorno.

Ale ruotò la mano, ancora e poi ancora, sempre delicatamente ma con un po' più di decisione, fino a quando sparì fino al polso, inghiottita dalla mia vagina insaziabile. A quel punto incominciò a muoversi in sincronia contrapposta con la penetrazione anale dello sconosciuto, in un "su e giù" sempre più violento. Mi sentivo posseduta, oscenamente dilatata, violata nella mia intimità non solo da quella penetrazione estrema, ma anche e soprattutto da tutti gli occhi degli spettatori presenti puntati su di me. Come se quei cazzi turgidi alle pareti, vogliosi di fottermi, mi stessero penetrando tutti quanti insieme.

Per la prima volta in vita mia percepivo ogni segnale che il mio corpo mandava, presi coscienza del mio essere donna: percepivo distintamente la sottile parete della mia vagina che separava, dal contatto, la mano di Ale dall'enorme cazzo che, facendosi strada nel mio retto, mi regalava sensazioni indescrivibili.

Il segno che l'orgasmo era imminente arrivò dal profondo della mia vagina: dapprima furono i gemiti animaleschi, incontrollabili, giusto nel momento della massima introduzione; poi l'orgasmo mi travolse, intenso, prolungato, primordiale. Inondai con i miei fluidi densi la mano di Ale, permettendole di penetrare ancor più in profondità, ben oltre il polso.

Intanto il cazzo dello sconosciuto continuava a scopare il mio culo con un ritmo sostenuto fino a raggiungere l'orgasmo: sfilò il suo cazzo enorme e grondante di umori dal mio sfintere ormai sfatto e mi venne sulle natiche. Lo sperma mi colava tra le natiche, lungo le cosce e sulla mano ancora dentro alla mia fica. Mi girai e, come a volerlo ringraziare, presi a succhiare quel meraviglioso cazzo. Lo ripulii con la lingua dalle ultime gocce di sperma e baciai il glande: Grazie per la serata, amico mio sconosciuto...

Ale sfilò la mano con dolcezza: la mia figa rimase dilatata, semiaperta, con le grandi labbra tumescenti e rigonfie, grondante di umori corporali.

Mi stesi accanto ad Ale e lo baciai. Non era solo la mia fica ad essersi aperta fino all'inverosimile: era un mondo nuovo di piacere che si era aperto per entrambi. Sentivo che tutto era possibile per noi due.

Pensai in quel mentre: Che strani gli uomini, a loro per eccitarsi serve la vista e poter toccare con mano; a noi donne basta essere stimolate dal cervello... dobbiamo essere coinvolte prima sul piano emotivo. Stasera, pensai, tutto è perfetto: sono qui con gli amori della mia vita, sono quello che loro vogliono che io sia... Io vi amo e dono a voi la mia mente e il mio amore. Il mio corpo, a chi ne vuole godere.

Mi misi a baciarlo sul petto, mentre la mano cercava la sua virilità. Prima di leccarlo gli dissi quanta voglia avevo ancora di lui, quanto lo desideravo ancora, come mi era piaciuto il suo modo rude di prendermi. Le mie labbra scesero e iniziai a leccarlo dolcemente, succhiando la punta delicatamente e guardandolo negli occhi. Sentivo che si stava eccitando, stava tornando duro, e continuai così. Appena fu pronto mi staccò da lui e mi disse di mettermi a pecora.

Sentii le sue cosce che tenevano aperte le mie, lo sentivo strofinarsi contro di me, dal clitoride fino all'ano, su e giù; poi mi prese di nuovo con forza e gridai. Si spingeva dentro di me con forza estrema e dopo poco si fermò. Uscì da me e puntò il secondo ingresso, ormai sfatto e dolente. Presi un respiro, immaginando che avrebbe usato la stessa determinazione che aveva usato in precedenza. Lo sentii spingere e chiusi gli occhi: dolore e piacere si mescolavano mentre si faceva strada in quelle carni lacere.

Le spinte erano decise: appena fu completamente dentro si fermò. Sentivo l'ano pulsare dolorosamente, però sentivo anche il piacere di averlo di nuovo dentro e iniziai a muovermi; ora spingevo io con violenza per sentirlo fino in fondo al mio culo. Volevo il suo sperma. Lo volevo solo per me. Dentro di me.

Mi scopò a lungo il culo con spinte violente (sentivo i suoi testicoli battere contro le grandi labbra), accompagnate da sonore sberle sulle chiappe ormai rosse e da parole di fuoco che mi incitavano a sfondarmi il culo con il suo cazzo. Disse: «Non vali niente come puttana, ti pagherò 30 centesimi per la prestazione. Ma ce la fai a farmi godere con 'sto culo sfondato, troia?». Ora è fermo dietro di me e si gusta le mie spinte decise: sono io a scoparlo con il mio culo. Sentendo i miei rantoli di desiderio, riprende a pomparmi violentemente per alcuni interminabili minuti.

Ancora una volta urlai di piacere e dolore: mi prese per i fianchi e spinse con violenza in profondità due, tre, quattro volte, finché non esplose il suo piacere inondandomi le viscere di sperma bollente. Caddi in uno stato di quasi inconscienza, il mio cervello era in tilt: mi sembrava di vivere in una dimensione parallela, in un mondo dove contava solo soddisfare il proprio piacere.

Ero distrutta. Rimanemmo così, fermi e uniti carnalmente; poi uscì da dentro me, mi aiutò a stendermi, ero esausta, svuotata, sazia. Si sdraiò vicino a me per qualche minuto, poi si alzò e mi fece aprire di nuovo le cosce; mi baciò l'ano con molta delicatezza, quasi a scusarsi della forza usata.

Mi baciò intensamente e, guardandomi negli occhi, disse: «Per sempre noi».

FINE
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2026-09-24
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