Al mare
di
FrancescaF
genere
esibizionismo
Ciao a tutti,
oggi vi racconto una delle tante (non molte), ma sicuramente diverse "scenette" se così le vogliamo chiamare, che mi sono capitate al mare.
Frequento sempre lo stesso stabilimento balneare d'epoca, costruito su palafitte in riva al mare, con diverse terrazze e cabine in legno, anch'esse d'epoca. Nonostante la costante manutenzione non sono cabine di ultima generazione, per cui le assi tra una cabina e l'altra hanno abbastanza spazio per le occhiate indiscrete.
Come già vi dicevo nel mio precedente racconto, dopo aver chiuso con mio marito sono restata single e non penso minimamente ad avere altri uomini (nemmeno storie); la mia libertà ritrovata dopo i cinquant'anni è la cosa che più voglio.
Preferisco una serata di lunga masturbazione solitaria che avere complicazioni varie.
Ciò nonostante mi da un senso di benessere personale al fatto che gli uomini, soprattutto quelli molto più vecchi di me, mi guardino quando sono in costume da bagno.
Non sono una modella, anzi, ho qualche chiletto in più e qualche rotolino sulla pancia, ma i capelli neri, l'abbronzatura molto scura e la mia 4a abbondante anche se un po' cadente, fa brillare gli occhi ai vecchi maiali che ci sono allo stabilimento. Io sono sempre in due pezzi casto, nemmeno a perozoma, ma da dietro gli occhiali da sole vedo gli occhi che si posano si di me, sulle mie tette e ultimamente anche sui miei piedi, anzi piedini è più corretto chiamarli, visto che sono un 36 con smalto rosso fuoco.
Questo senso di benessere, sarebbe più giusto chiamarlo "eccitazione del disprezzo".
Nel senso che mi danno fastidio questi sguardi dei vecchi bavosi (che siano giovani non cambia, ma non mi interessano), ma il fatto che mi guardino, si eccitino e poi io non dia nemmeno un appiglio con il mio viso da stronza, beh mi appaga.
Un giorno di questa estate, verso le 18, entro come al solito nella mia cabina e, come al solito anche questo, saluto Giovanni che sosta all'inizio del corridoio. Giovanni ha settant'anni, abbronzatissimo, magrissimo e non troppo alto, sempre con gli occhi puntati su tutte e specialmente su di me.
Sono più che sicura che la sua sosta giornaliera in quel punto sia dovuta alle sbirciatine di chi entra e chi esce.
Non feci caso che la cabina prima della mia era spalancata e vuota, segno che chi l'aveva prenotata se ne era già andato.
Stavo armeggianto con le borse quando sentii leggeri scricchiolii sul legno del pavimento e poi dentro alla cabina vicina alla mia; anche se non l'avevo visto, ero sicura che Giovanni era lì dentro che mi spiava dalle fessure delle tavole di legno.
Si era fatto audace quel vecchio porco, altroché piantonamento fisso!!
Stavo danto la schiena a quel lato, ero in piedi con il mio solito due pezzi nero e sentivo perfettamente i suoi occhi su di me.
Decisi di farlo schiattare!!
Mi slacciai la parte sopra del costume e mentre mi giravo lo feci cadere nella borsa.
Ecco fato, tettone libere, una bella quarta abbondante con i capezzoli belli larghi, bianche che staccano dal resto del mio corpo molto abbozzato.
Sono un po' cadenti tra l'età e la maternità, ma pur sempre invitanti.
Me le presi tra le mani, le strizzai e soppesai, iniziai con noncuranza a giocare lentamente un po' con i capezzoli.
Ci fu un impercettibile rumore, come se qualcuno trattenesse tra le labbra un sussulto....era Giovanni che finalmente si gustava la visione delle mie tette libere.
In un istante avevo i capezzoli duri come due semi di ciliegia.
Mi strapazzavo le tettone e senza rendermene conto mi mordevo le labbra, iniziavo ad eccitarmi veramente. Senza mollare la presa sulla tetta sinistra, presi dal borsone del mare la crema doposole e ne spruzzia una generosa quantità sul seno.
Spalmai a piene mani il doposole, strozzavo e palpavo le mie tette, ero quasi in trans sapendo che quel vecchio bavoso mi stava spiando. Mi guardai le tettone e sembrava che un cavallo mi avesse sborrato addosso; avevo veramente esagerato con la crema.
Fu per questo motivo che iniziai a massaggiarmi anche il ventre, i fianchi e le cosce e, in un attimo, mi ritrovai senza gli slip del costume da bagno, in piedi a gambe aperte con una tetta in mano e due dita nella figa.
Passavo da infilarmi avidamente due dita dentro la figa grondare, a strapazzami il clitoride, sentendo ogni tanto lo scricchiolio delle tavole nell'altra cabina.
Puntai una gamba sulla panca per stare in equilibrio e, proprio in quel momento, vidi per qualche istante tra le tavole di legno della parte tra le due cabine, la mano di Giovanni che si segava come un matto.
Aveva un cazzo grosso come una lattina di birra (merito del Viagra, più volte menzionato nei suoi discorsi tra uomini convinti di non essere sentiti) e bianco, che spiccava sul resto del corpo abbronzato e magro da settantenne.
Era stato un attimo ma vedere l'effetto che facevo a quel lurido vecchio maiale, mi scatenò la lussuria. Presi il grosso tubo della crema doposole e me lo infilai tutto in figa.
Socchiusi gli occhi e con colpi sempre più forti e profondi iniziai a sfondarmi. Le mie tette sobbalzavano ad ogni colpo, con i capezzoli puntati in basso, ma duri come sassi. Sbattevano lucide di crema tra di loro, come se qualcuno mi scopasse a pecorina.
Il tubo della crema era unto dal doposole messo sulla mia pelle e dei miei umori vaginali, ero completamente slabbrata. Il tubo mi riempiva tutto, aveva le dimensioni quasi del cazzo di Giovanni, ma più corto.
Aumentai la velocità e in un istante l'orgasmo mi pervase!
Gemetti un attimo, con le gambe che mi tremavano, strizzando una tetta fino a farmi male, mentre gli ultimi colpi in figa misero tutto il tubo dentro.
Chiusi gli occhi e misi le mani a coppa sulle tette, ero ancora in piedi con una gamba puntata sulla panca. Sentii scendere il tubo, stava uscendo dalla mia figa; aprii gli occhi proprio nel momento in cui con un tonfo arrivo a terra, seguito da un rivolo dei miei umori e da un generoso scroscio di piscio liberatorio.
Mentre ancora in trans guardavo i miei liquidi di lussuria sparire tra le tavole in legno del pavimento e perdersi nel mare sottostante, sentii un mugolio sommesso, probabilmente Giovanni stava sborrando.
Mi ripresi in un istante, mi misi i vestiti e sistemai la cabina in pochi minuti, pettinai i capelli e con la sobria tenuta nera con abiti larghi uscii inforcando gli occhiali da sole; senza dimenticare di sfoggiare la mia solita faccia da donna stronza e il mio portamento da irreprensibile madre ormai single, che non fa mai nulla di sbagliato e azzardato.
Passai veloce il corridoio con tutte le cabine aperte, tranne quella confinante la mia, senza fermarmi e in pochi minuti ero ad aspettare il bus per rientrare a casa.
oggi vi racconto una delle tante (non molte), ma sicuramente diverse "scenette" se così le vogliamo chiamare, che mi sono capitate al mare.
Frequento sempre lo stesso stabilimento balneare d'epoca, costruito su palafitte in riva al mare, con diverse terrazze e cabine in legno, anch'esse d'epoca. Nonostante la costante manutenzione non sono cabine di ultima generazione, per cui le assi tra una cabina e l'altra hanno abbastanza spazio per le occhiate indiscrete.
Come già vi dicevo nel mio precedente racconto, dopo aver chiuso con mio marito sono restata single e non penso minimamente ad avere altri uomini (nemmeno storie); la mia libertà ritrovata dopo i cinquant'anni è la cosa che più voglio.
Preferisco una serata di lunga masturbazione solitaria che avere complicazioni varie.
Ciò nonostante mi da un senso di benessere personale al fatto che gli uomini, soprattutto quelli molto più vecchi di me, mi guardino quando sono in costume da bagno.
Non sono una modella, anzi, ho qualche chiletto in più e qualche rotolino sulla pancia, ma i capelli neri, l'abbronzatura molto scura e la mia 4a abbondante anche se un po' cadente, fa brillare gli occhi ai vecchi maiali che ci sono allo stabilimento. Io sono sempre in due pezzi casto, nemmeno a perozoma, ma da dietro gli occhiali da sole vedo gli occhi che si posano si di me, sulle mie tette e ultimamente anche sui miei piedi, anzi piedini è più corretto chiamarli, visto che sono un 36 con smalto rosso fuoco.
Questo senso di benessere, sarebbe più giusto chiamarlo "eccitazione del disprezzo".
Nel senso che mi danno fastidio questi sguardi dei vecchi bavosi (che siano giovani non cambia, ma non mi interessano), ma il fatto che mi guardino, si eccitino e poi io non dia nemmeno un appiglio con il mio viso da stronza, beh mi appaga.
Un giorno di questa estate, verso le 18, entro come al solito nella mia cabina e, come al solito anche questo, saluto Giovanni che sosta all'inizio del corridoio. Giovanni ha settant'anni, abbronzatissimo, magrissimo e non troppo alto, sempre con gli occhi puntati su tutte e specialmente su di me.
Sono più che sicura che la sua sosta giornaliera in quel punto sia dovuta alle sbirciatine di chi entra e chi esce.
Non feci caso che la cabina prima della mia era spalancata e vuota, segno che chi l'aveva prenotata se ne era già andato.
Stavo armeggianto con le borse quando sentii leggeri scricchiolii sul legno del pavimento e poi dentro alla cabina vicina alla mia; anche se non l'avevo visto, ero sicura che Giovanni era lì dentro che mi spiava dalle fessure delle tavole di legno.
Si era fatto audace quel vecchio porco, altroché piantonamento fisso!!
Stavo danto la schiena a quel lato, ero in piedi con il mio solito due pezzi nero e sentivo perfettamente i suoi occhi su di me.
Decisi di farlo schiattare!!
Mi slacciai la parte sopra del costume e mentre mi giravo lo feci cadere nella borsa.
Ecco fato, tettone libere, una bella quarta abbondante con i capezzoli belli larghi, bianche che staccano dal resto del mio corpo molto abbozzato.
Sono un po' cadenti tra l'età e la maternità, ma pur sempre invitanti.
Me le presi tra le mani, le strizzai e soppesai, iniziai con noncuranza a giocare lentamente un po' con i capezzoli.
Ci fu un impercettibile rumore, come se qualcuno trattenesse tra le labbra un sussulto....era Giovanni che finalmente si gustava la visione delle mie tette libere.
In un istante avevo i capezzoli duri come due semi di ciliegia.
Mi strapazzavo le tettone e senza rendermene conto mi mordevo le labbra, iniziavo ad eccitarmi veramente. Senza mollare la presa sulla tetta sinistra, presi dal borsone del mare la crema doposole e ne spruzzia una generosa quantità sul seno.
Spalmai a piene mani il doposole, strozzavo e palpavo le mie tette, ero quasi in trans sapendo che quel vecchio bavoso mi stava spiando. Mi guardai le tettone e sembrava che un cavallo mi avesse sborrato addosso; avevo veramente esagerato con la crema.
Fu per questo motivo che iniziai a massaggiarmi anche il ventre, i fianchi e le cosce e, in un attimo, mi ritrovai senza gli slip del costume da bagno, in piedi a gambe aperte con una tetta in mano e due dita nella figa.
Passavo da infilarmi avidamente due dita dentro la figa grondare, a strapazzami il clitoride, sentendo ogni tanto lo scricchiolio delle tavole nell'altra cabina.
Puntai una gamba sulla panca per stare in equilibrio e, proprio in quel momento, vidi per qualche istante tra le tavole di legno della parte tra le due cabine, la mano di Giovanni che si segava come un matto.
Aveva un cazzo grosso come una lattina di birra (merito del Viagra, più volte menzionato nei suoi discorsi tra uomini convinti di non essere sentiti) e bianco, che spiccava sul resto del corpo abbronzato e magro da settantenne.
Era stato un attimo ma vedere l'effetto che facevo a quel lurido vecchio maiale, mi scatenò la lussuria. Presi il grosso tubo della crema doposole e me lo infilai tutto in figa.
Socchiusi gli occhi e con colpi sempre più forti e profondi iniziai a sfondarmi. Le mie tette sobbalzavano ad ogni colpo, con i capezzoli puntati in basso, ma duri come sassi. Sbattevano lucide di crema tra di loro, come se qualcuno mi scopasse a pecorina.
Il tubo della crema era unto dal doposole messo sulla mia pelle e dei miei umori vaginali, ero completamente slabbrata. Il tubo mi riempiva tutto, aveva le dimensioni quasi del cazzo di Giovanni, ma più corto.
Aumentai la velocità e in un istante l'orgasmo mi pervase!
Gemetti un attimo, con le gambe che mi tremavano, strizzando una tetta fino a farmi male, mentre gli ultimi colpi in figa misero tutto il tubo dentro.
Chiusi gli occhi e misi le mani a coppa sulle tette, ero ancora in piedi con una gamba puntata sulla panca. Sentii scendere il tubo, stava uscendo dalla mia figa; aprii gli occhi proprio nel momento in cui con un tonfo arrivo a terra, seguito da un rivolo dei miei umori e da un generoso scroscio di piscio liberatorio.
Mentre ancora in trans guardavo i miei liquidi di lussuria sparire tra le tavole in legno del pavimento e perdersi nel mare sottostante, sentii un mugolio sommesso, probabilmente Giovanni stava sborrando.
Mi ripresi in un istante, mi misi i vestiti e sistemai la cabina in pochi minuti, pettinai i capelli e con la sobria tenuta nera con abiti larghi uscii inforcando gli occhiali da sole; senza dimenticare di sfoggiare la mia solita faccia da donna stronza e il mio portamento da irreprensibile madre ormai single, che non fa mai nulla di sbagliato e azzardato.
Passai veloce il corridoio con tutte le cabine aperte, tranne quella confinante la mia, senza fermarmi e in pochi minuti ero ad aspettare il bus per rientrare a casa.
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