In fretta e furia
di
IL MICROBO
genere
gay
IN FRETTA E FURIA
Ero scazzato. Avevo bisogno di non so cosa. Andai al cine porno dove davano un film molto gayo.
Entro. Poca gente, la sala quasi deserta. Vado in fondo in ultima fila, terza poltroncina dal corridoio. Mi guardo un bel po' di inculate. Non va via molto che mi si affianca un maschio. Prende posto accanto a me. Si apre la cerniera, tira fuori per bene tanto di uccello già dritto e se lo sega piano. Io resto sul chi va là.
Alla prima scena di pompino si gira verso di me e mi chiede: Fai anche tu di queste porcate?
Rispondo imbarazzato a balbuzia: Qualche volta.
-Forza dai. Fammi vedere come te la cavi.
Mi mette una mano dietro la nuca e mi aiuta a scendere al piano di sotto. Visto da vicino che bel cazzo che ha. Gli scocco un bacio di punta. Slinguo la cappella. Ha l'asta che vibra. La imbocco. Mi tuffo a raso pube. Lui sospira e con la mano mi asseconda e mi guida a fare un lungo e pesante su e giù. D'improvviso mi stacca e mi dice: Ti voglio tutto (traduzione simultanea: tutto in culo) ma non qui.
-Vieni con me.
Lo seguo all'esterno della sala. Entriamo nei giardinetti. Ci infiliamo dietro ai cespugli. Gli scendo il pantalone. Mi accarezza le natiche. Mi sistema a squadra. Si avventa e spinge a sforzo. Caccio un urlo. Mi ansima la sua scopata (da orbi). Dentro e fuori, dentro e fuori. Huauu, quanti gemiti. Aumenta il ritmo. È fuori controllo. Mi schizza. Si toglie. Me lo imbandisce davanti al muso: Concludi dai.
Ripulisco.
Veloce lo fa sparire in mutanda. Chiude il pantalone. Esclama: Ammazza quanto è tardi. E se ne va.
Resto solo. Mi si avvicina un tizio ad occhio e croce in calore.
-Aspettavi me?
Mi tiro su il pantalone e gli rispondo: Ho già dato. Poi via di corsa.
Se restavo sai che fatica! E chissà quanta e altrettanta ingratitudine. Mica mi faccio pagare ma almeno offrirmi una consumazione (al bar) ché (dopo tanto penare) ero morto di sete e me la sono dovuta pagare di tasca mia.
Ero scazzato. Avevo bisogno di non so cosa. Andai al cine porno dove davano un film molto gayo.
Entro. Poca gente, la sala quasi deserta. Vado in fondo in ultima fila, terza poltroncina dal corridoio. Mi guardo un bel po' di inculate. Non va via molto che mi si affianca un maschio. Prende posto accanto a me. Si apre la cerniera, tira fuori per bene tanto di uccello già dritto e se lo sega piano. Io resto sul chi va là.
Alla prima scena di pompino si gira verso di me e mi chiede: Fai anche tu di queste porcate?
Rispondo imbarazzato a balbuzia: Qualche volta.
-Forza dai. Fammi vedere come te la cavi.
Mi mette una mano dietro la nuca e mi aiuta a scendere al piano di sotto. Visto da vicino che bel cazzo che ha. Gli scocco un bacio di punta. Slinguo la cappella. Ha l'asta che vibra. La imbocco. Mi tuffo a raso pube. Lui sospira e con la mano mi asseconda e mi guida a fare un lungo e pesante su e giù. D'improvviso mi stacca e mi dice: Ti voglio tutto (traduzione simultanea: tutto in culo) ma non qui.
-Vieni con me.
Lo seguo all'esterno della sala. Entriamo nei giardinetti. Ci infiliamo dietro ai cespugli. Gli scendo il pantalone. Mi accarezza le natiche. Mi sistema a squadra. Si avventa e spinge a sforzo. Caccio un urlo. Mi ansima la sua scopata (da orbi). Dentro e fuori, dentro e fuori. Huauu, quanti gemiti. Aumenta il ritmo. È fuori controllo. Mi schizza. Si toglie. Me lo imbandisce davanti al muso: Concludi dai.
Ripulisco.
Veloce lo fa sparire in mutanda. Chiude il pantalone. Esclama: Ammazza quanto è tardi. E se ne va.
Resto solo. Mi si avvicina un tizio ad occhio e croce in calore.
-Aspettavi me?
Mi tiro su il pantalone e gli rispondo: Ho già dato. Poi via di corsa.
Se restavo sai che fatica! E chissà quanta e altrettanta ingratitudine. Mica mi faccio pagare ma almeno offrirmi una consumazione (al bar) ché (dopo tanto penare) ero morto di sete e me la sono dovuta pagare di tasca mia.
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