Quante domande
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IL MICROBO
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QUANTE DOMANDE
Di dove sei. Quanti anni hai. Mostrami un documento. Studente o lavoratore. Sei qui da solo. Ci vieni spesso. Hai strani pensieri. Nudo anche lui (un bell'uomo) ma anche molto educato e prudente.
-Posso dirti una cosa?
-Ma certo.
-Hai proprio un bel culetto. Mi fa gola.
Prendo spunto per tenerlo sul pezzo: Cosa ci faresti?
-Beh, sai, Parlando sinceramente: lo monterei volentieri.
Poi mi torna alla carica con un sacco di altre domandine. Hai mai fatto con maschi. Anche non della tua età. Qualche pompa forse. Niente di più. Desideri metterti alla prova. Sicuro che poi non ti penti. Ecc.
-Sono ancora vergine, mannaggia la miseria.
-Se vuoi ci so abbastanza fare.
-Non vedo l'ora.
-Qui no. Siamo all'aperto. Possono vederci.
-Dove allora?
-Ci verresti a casa mia stasera?
-Ma sì.
-Questo è il mio indirizzo. Dalle 19 in poi ti va bene?
-Molto bene.
-Non voglio approfittarmi di te.
Mi veniva da rispondergli: Approfitta pure.
-Vieni solo se ti sembra che sia questo che cerchi.
Detto ciò e dopo tutte questa serie di caute cerimonie mi accarezzò i glutei, che avevo ben esposti (al sole), mi perlustrò il solco fino al buco, ci ficco un dito dentro.
-Come reagisci bene.
-Beh insomma.
-Avresti anche fantasie che vieni prima frustato?
-Può essere.
-Ci andrò con calma ma a me piace tanto prima arrossarlo. E mi piace anche stimolare un po' i capezzoli.
-Ma dai.
Me li strizzò all'istante in spiaggia e gli andai in convulsione.
-Che bel soggetto che sei. Spero che ci divertiremo.
-Di sicuro.
-Lo vedi il mio uccello?
-Ce l'hai bello grosso.
-Scoccagli un bacio.
Smack.
-A più tardi.
Lo raggiunsi. In casa sua. Era diventato un altro. Più autorevole. Mi dava solo ordini.
Sistemati qui. Apri bene le gambe. Per prima cosa mi ha strizzato l'uccellino e le palle forte forte da farmi male.
-Mi piace la tua sofferenza.
Aveva diversi frustini a portata di mano.
-Scegli tu.
Ho scelto una via di mezzo.
-Quanti colpi vuoi?
-Non so.
-Dieci ti possono bastare.
Che strazio.
-Vuoi diventare mio?
Gli ho annuito. Mi ha spinto il cazzone dentro.
-Lo senti?
-Tutto.
Lui sopra io sotto. Tanta altalena.
-Sto per annaffiarti.
Gli ansimavo forte. Mi schizzò.
Si tolse e mi propose: Se vuoi diventare il mio schiavetto puliscimelo.
Gli gocciolava. Ci andai a nozze.
-Da ora in poi solo le mie regole, che ti piaccia o no.
-Sono tuo.
Me ne ha fatte di tutti i colori. Toccavo il cielo con un dito. Non gli ho negato più niente. Anche cose molto forti che mi andarono più che bene. E a Lui ancora meglio.
-Ti aspetto domani per un'esperienza ancora più dura.
-Non vedo l'ora.
Di dove sei. Quanti anni hai. Mostrami un documento. Studente o lavoratore. Sei qui da solo. Ci vieni spesso. Hai strani pensieri. Nudo anche lui (un bell'uomo) ma anche molto educato e prudente.
-Posso dirti una cosa?
-Ma certo.
-Hai proprio un bel culetto. Mi fa gola.
Prendo spunto per tenerlo sul pezzo: Cosa ci faresti?
-Beh, sai, Parlando sinceramente: lo monterei volentieri.
Poi mi torna alla carica con un sacco di altre domandine. Hai mai fatto con maschi. Anche non della tua età. Qualche pompa forse. Niente di più. Desideri metterti alla prova. Sicuro che poi non ti penti. Ecc.
-Sono ancora vergine, mannaggia la miseria.
-Se vuoi ci so abbastanza fare.
-Non vedo l'ora.
-Qui no. Siamo all'aperto. Possono vederci.
-Dove allora?
-Ci verresti a casa mia stasera?
-Ma sì.
-Questo è il mio indirizzo. Dalle 19 in poi ti va bene?
-Molto bene.
-Non voglio approfittarmi di te.
Mi veniva da rispondergli: Approfitta pure.
-Vieni solo se ti sembra che sia questo che cerchi.
Detto ciò e dopo tutte questa serie di caute cerimonie mi accarezzò i glutei, che avevo ben esposti (al sole), mi perlustrò il solco fino al buco, ci ficco un dito dentro.
-Come reagisci bene.
-Beh insomma.
-Avresti anche fantasie che vieni prima frustato?
-Può essere.
-Ci andrò con calma ma a me piace tanto prima arrossarlo. E mi piace anche stimolare un po' i capezzoli.
-Ma dai.
Me li strizzò all'istante in spiaggia e gli andai in convulsione.
-Che bel soggetto che sei. Spero che ci divertiremo.
-Di sicuro.
-Lo vedi il mio uccello?
-Ce l'hai bello grosso.
-Scoccagli un bacio.
Smack.
-A più tardi.
Lo raggiunsi. In casa sua. Era diventato un altro. Più autorevole. Mi dava solo ordini.
Sistemati qui. Apri bene le gambe. Per prima cosa mi ha strizzato l'uccellino e le palle forte forte da farmi male.
-Mi piace la tua sofferenza.
Aveva diversi frustini a portata di mano.
-Scegli tu.
Ho scelto una via di mezzo.
-Quanti colpi vuoi?
-Non so.
-Dieci ti possono bastare.
Che strazio.
-Vuoi diventare mio?
Gli ho annuito. Mi ha spinto il cazzone dentro.
-Lo senti?
-Tutto.
Lui sopra io sotto. Tanta altalena.
-Sto per annaffiarti.
Gli ansimavo forte. Mi schizzò.
Si tolse e mi propose: Se vuoi diventare il mio schiavetto puliscimelo.
Gli gocciolava. Ci andai a nozze.
-Da ora in poi solo le mie regole, che ti piaccia o no.
-Sono tuo.
Me ne ha fatte di tutti i colori. Toccavo il cielo con un dito. Non gli ho negato più niente. Anche cose molto forti che mi andarono più che bene. E a Lui ancora meglio.
-Ti aspetto domani per un'esperienza ancora più dura.
-Non vedo l'ora.
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