Uomini di mondo
di
IL MICROBO
genere
gay
UOMINI DI MONDO
Seduti al bar in terrazza. Mi guarda e lo guardo.
-È qui in vacanza?
-Sì. Anche lei?
-Sì.
Fisso con una certa insistenza quel bel po di rigonfiamento così insolito che ha fra le gambe.
-Ho tanta roba da farci stare lì sotto.
Distolgo lo sguardo.
-Mi scusi, sono proprio un maleducato.
-Palle grosse genetiche e l'attrezzo è di una certa misura.
-È già in canna?
-No. Riposa.
Segue un certo silenzio. Sorseggiamo i nostri aperitivi.
Poi lui: Lei a che scuola appartiene, attivone o passivendolo?
Io: P come Palermo.
Lui: Mi sa che ci combiniamo.
Altro silenzio. Ultimi sorsi.
Lui: C'è un bel boschetto qui vicino. Ci è mai andato?
Io: No. Ma amo molto la natura.
Lui: Alzi le chiappe che facciamo un giretto.
Dentro nel folto prima mi palpa il sedere poi si tira giù la cerniera e lo esce.
Io: Quanta durezza?
Lui: Vuole un assaggino?
Gli entro in confusione e a malapena rispondo: Perché no.
Lui: Cali giù almeno a metà coscia. È sufficiente per una svelta.
Mi sfilo e porto il culo a giorno.
Lui: Bellino il suo popò. Si pieghi di più.
Mi arriva a struscio nel solco. Inserisce. Martella ed è già venuto.
Lui, mentre rimette tutto in salvo a mutanda: Sono sceso all'Excelsior.
Io: Io pure.
Lui: Stanza 312 mi venga a trovare.
Io: Stesso piano, non mancherò.
Lui: La aspetto.
Io: Quando posso disturbare?
Lui: Il ferro va battuto caldo, non le sembra?
Rientriamo in Hotel. Lo raggiungo.
Busso: Toc toc.
Mi apre: Si accomodi. Un drink?
Io: Ci vuole.
Lui: Doccia insieme?
Io: Ma sì.
Lui: Mica ci entrerà da vestito?
Già nudo mi precede. Lo raggiungo. Si fa insaponare. Lo giuggiolo un po'.
Lui: Che boccuccia!
Non vedo l'ora che passi all'azione. Ecco sì così.
Lui: Qui c'è più calma.
Io: Abbiamo tutto il tempo.
Lui: Mi piace durare.
Io: Piace anche a me.
Alla resa dei conti dopo una lunga danza mi ha inondato.
Io: Che maschio.
Lui: Che Frocio.
Mi è suonato come un complimento.
-Vada a ripulirsi. Facciamo una pausa. Poi andiamo avanti con lo scavo.
Lo abbiamo fatto a sbando tutta notte. Alla seconda, alla terza, alla quarta e alla quinta, gli ripetevo 'Che Maschio' e lui mi ricambiava con un sempre più appassionato 'Che Frocio'.
Seduti al bar in terrazza. Mi guarda e lo guardo.
-È qui in vacanza?
-Sì. Anche lei?
-Sì.
Fisso con una certa insistenza quel bel po di rigonfiamento così insolito che ha fra le gambe.
-Ho tanta roba da farci stare lì sotto.
Distolgo lo sguardo.
-Mi scusi, sono proprio un maleducato.
-Palle grosse genetiche e l'attrezzo è di una certa misura.
-È già in canna?
-No. Riposa.
Segue un certo silenzio. Sorseggiamo i nostri aperitivi.
Poi lui: Lei a che scuola appartiene, attivone o passivendolo?
Io: P come Palermo.
Lui: Mi sa che ci combiniamo.
Altro silenzio. Ultimi sorsi.
Lui: C'è un bel boschetto qui vicino. Ci è mai andato?
Io: No. Ma amo molto la natura.
Lui: Alzi le chiappe che facciamo un giretto.
Dentro nel folto prima mi palpa il sedere poi si tira giù la cerniera e lo esce.
Io: Quanta durezza?
Lui: Vuole un assaggino?
Gli entro in confusione e a malapena rispondo: Perché no.
Lui: Cali giù almeno a metà coscia. È sufficiente per una svelta.
Mi sfilo e porto il culo a giorno.
Lui: Bellino il suo popò. Si pieghi di più.
Mi arriva a struscio nel solco. Inserisce. Martella ed è già venuto.
Lui, mentre rimette tutto in salvo a mutanda: Sono sceso all'Excelsior.
Io: Io pure.
Lui: Stanza 312 mi venga a trovare.
Io: Stesso piano, non mancherò.
Lui: La aspetto.
Io: Quando posso disturbare?
Lui: Il ferro va battuto caldo, non le sembra?
Rientriamo in Hotel. Lo raggiungo.
Busso: Toc toc.
Mi apre: Si accomodi. Un drink?
Io: Ci vuole.
Lui: Doccia insieme?
Io: Ma sì.
Lui: Mica ci entrerà da vestito?
Già nudo mi precede. Lo raggiungo. Si fa insaponare. Lo giuggiolo un po'.
Lui: Che boccuccia!
Non vedo l'ora che passi all'azione. Ecco sì così.
Lui: Qui c'è più calma.
Io: Abbiamo tutto il tempo.
Lui: Mi piace durare.
Io: Piace anche a me.
Alla resa dei conti dopo una lunga danza mi ha inondato.
Io: Che maschio.
Lui: Che Frocio.
Mi è suonato come un complimento.
-Vada a ripulirsi. Facciamo una pausa. Poi andiamo avanti con lo scavo.
Lo abbiamo fatto a sbando tutta notte. Alla seconda, alla terza, alla quarta e alla quinta, gli ripetevo 'Che Maschio' e lui mi ricambiava con un sempre più appassionato 'Che Frocio'.
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