L'estremo sacrificio

di
genere
gay

L'ESTREMO SACRIFICIO
Qualche anno fa, complice la rete, prese piede la moda di farsi tatuare lungo il braccio, anziché il solito cuoricino, un culetto trafitto da una freccia. Tutti i tatuatori lo misero in catalogo in due distinte versioni, una più tradizionale, riservata agli attivi, e una più osé con la freccia piantata dritta nel buco, riservata ai passivi. Divenne un segno di riconoscimento inequivocabile, quasi l'appartenenza ad un club (di culi solitari), che aveva il pregio di accorciare i tempi morti degli approcci e che per di più stabiliva senza troppe incertezze propensioni e ruoli.
Una sera mi capitò di fraternizzare con un mio pari che mi chiese se poteva sbirciarmi il cazzo. Detto fatto raggiungemmo la toelette dove lo feci rimanere a bocca aperta.
-Quanti centimetri che hai!
-Eh sì.
-Li sfondi per bene i sederi.
-Alla grande.
Tornammo in sala e sottovoce, quasi a volermi confidare un segreto, mi svelò che da un po' coltivava il desiderio di fare il salto della quaglia.
-Mi capisci vero?
-Eccome no.
Aveva tanta paura ma si sentiva abbastanza pronto. Era anche più che deciso a evitare tentativi fallimentari con delle mezze calzette, ritenendo più sicuro affidarsi ad una minchia di un buon calibro, di quelle che difficilmente sbagliano il colpo.
Lo condussi al mio Hotel. In camera ci spogliammo. Aveva un bel culo. Me lo innalzò e lo esaminai. Lo sfintere era troppo stretto e lo informai che serviva prepararlo. Non si lasciava espugnare nemmeno da un dito ben lubrificato. Gli proposi di inserirlo con il mio plug da viaggio (che io chiamo 'il cipollotto') grazie al quale ho sempre ottenuto ottime dilatazioni.
Si rassegnò e glielo infilai con tanta pazienza e fatica. Per fare effetto era necessario che lo trattenesse almeno una mezzoretta. Gli chiesi come lo sentiva.
-Lo sento abbastanza bene.
-Ti viene da sgusciarlo?
-Per il momento no. Lo stringo ancora forte.
E siccome era a cipolla una volta dentro di sicuro e per il momento non gli sfuggiva.
-Dobbiamo aspettare che il tuo buco si rilassi a dovere e che l'arnese faccia di suo un bel pluf.
-Succederà?
-Succede sempre.
Per ingannare il tempo giocammo a carte (a scopone) mandando giù diversi drink, che ci aiutarono, più a lui che a me, ad impostare un clima di relax.
Alla terza partita verificai la parte. Eravamo a buon punto. Il buchetto si stava rilassando più che bene. Gli manovrai l'aggeggio e come per magia da tanto che si sentiva stimolato me lo scodellò da gallinaceo che depone l'uovo, tale e quale.
-È fatta. Possiamo passare alla fase due.
Gli puntai l'uccello. Entrò senza alcuno sforzo.
-Come ti senti?
-Pieno di te.
Mi mossi prima al trotto con cautela e poi al galoppo senza più freni. Gli piaceva.
-Guarda che duro molto.
-Più duri meglio è.
Lo cavalcai con la mia solita maestria. Lo trasformai in un troio che sembrava di mestiere. Sbuffi, gemiti, rantoli, ululati in quantità.
-Sto tagliando il traguardo.
-Fecondami.
Lo fecondai. Mi tolsi. Non la finiva più di ringraziarmi. Si chinò a scoccare un mare di bacetti e qualche bella e convinta succhiata di asta, sempre dura.
-Sei proprio un Toro.
-E tu, scusami tanto, una vera vacca.
-Se vuoi ti ricambio.
-No grazie.
-Non sai cosa ti perdi.
-Non lo voglio né sapere né scoprire mai.
-Peccato. Mi hai mandato in orbita.
Ci frequentammo e lo squassai ancora. Gli era diventato di burro. Tanto disse e tanto fece che mi concessi anch'io. Aveva davvero ragione. Si gode di più dall'altra parte del fosso. Chi se lo immaginava. Provare per credere.
scritto il
2026-08-23
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