Giovi & Andry
di
IL MICROBO
genere
gay
GIOVI & ANDRY
In appartamento Giovi gira quasi sempre sul nudo. È un tipo massiccio, forte. Uno splendido esemplare di maschio. Lui lo sa che sono frocio e sa anche l'effetto che mi fa. Mi tiene sulla corda. Mi chiede di portargli gli asciugamani in bagno. Mi tratta da subumano, da inferiore.
-Beh che guardi?
Gli stavo fissando gli inguini. Era in erezione.
-Mi succede sempre dopo la doccia. Mannaggia che fastidio che mi da. Toccalo e senti come scotta.
-Posso?
-Dai che non vedi l'ora.
Lo prendo in mano. Pulsa.
-Hai mai fatto pompe?
-Qualcuna.
-Oggi ci avrei voglia che uno scemotto come te mi facesse quello.
Lo prendo in parola. Mi metto in ginocchio. Gli slinguo la cappella. Me lo spinge. Lo succhio. Fa più lui che io. Mi sta scopando la gola.
-Cazzo come lo prendi bene. Sei proprio il troio fatto e finito che davi l'idea di essere.
Sglu. Sglu. Sglu.
-Mica lo vuoi nel culo vero. Non è da maschi sai, è una fetenzia.
-Mmmm.
-Girati, che ci provo.
-(Pronti).
-Fai quasi schifo, ma guarda te.
E mentre mi dice così me lo ha già cacciato dentro.
Bum, bum, bum, bum.
-(Che toro).
-Meglio che in fica.
Gemo, mugolo. Schizza. La fontana di Trevi.
-Che inculata. Ci hai goduto anche tu?
-Un bel po'.
-Vorrà dire che lo rifaremo. Vammi a prendere le mutande in camera.
Corro e gliele allungo. Se le infila. Le riempie di un bene.
-Lo rimetti a posto tu il bagno, che io non ci ho né tempo né voglia?
-Certo che sì.
Mi ha arruolato da servetto. A me sta bene. Il sabato è giorno di paga. La sua fidanzata lavora tutti i week end. Gli altri non ci sono. Solo noi due.
Gli porto l'aperitivo col ghiaccio in TV.
-Saresti quasi da sposare.
Mi accuccio ai suoi piedi. Lo tira fuori. Glielo bacio.
-Solo questo sai fare.
Succhio a mille e glielo sbavo.
-Sei una cagna.
Mi giro e mi offro.
-Ora ti do io una bella lezione.
Me lo caccia con forza e ci va giù durissimo. Mi rompe proprio e quando ha finito afferma stupito.
-Sai che ti dico? Mi piace un casino.
Ha lasciato la fidanzata. Non ne cerca altre. Vuole solo me, Ogni sera. Quasi troppo.
In appartamento Giovi gira quasi sempre sul nudo. È un tipo massiccio, forte. Uno splendido esemplare di maschio. Lui lo sa che sono frocio e sa anche l'effetto che mi fa. Mi tiene sulla corda. Mi chiede di portargli gli asciugamani in bagno. Mi tratta da subumano, da inferiore.
-Beh che guardi?
Gli stavo fissando gli inguini. Era in erezione.
-Mi succede sempre dopo la doccia. Mannaggia che fastidio che mi da. Toccalo e senti come scotta.
-Posso?
-Dai che non vedi l'ora.
Lo prendo in mano. Pulsa.
-Hai mai fatto pompe?
-Qualcuna.
-Oggi ci avrei voglia che uno scemotto come te mi facesse quello.
Lo prendo in parola. Mi metto in ginocchio. Gli slinguo la cappella. Me lo spinge. Lo succhio. Fa più lui che io. Mi sta scopando la gola.
-Cazzo come lo prendi bene. Sei proprio il troio fatto e finito che davi l'idea di essere.
Sglu. Sglu. Sglu.
-Mica lo vuoi nel culo vero. Non è da maschi sai, è una fetenzia.
-Mmmm.
-Girati, che ci provo.
-(Pronti).
-Fai quasi schifo, ma guarda te.
E mentre mi dice così me lo ha già cacciato dentro.
Bum, bum, bum, bum.
-(Che toro).
-Meglio che in fica.
Gemo, mugolo. Schizza. La fontana di Trevi.
-Che inculata. Ci hai goduto anche tu?
-Un bel po'.
-Vorrà dire che lo rifaremo. Vammi a prendere le mutande in camera.
Corro e gliele allungo. Se le infila. Le riempie di un bene.
-Lo rimetti a posto tu il bagno, che io non ci ho né tempo né voglia?
-Certo che sì.
Mi ha arruolato da servetto. A me sta bene. Il sabato è giorno di paga. La sua fidanzata lavora tutti i week end. Gli altri non ci sono. Solo noi due.
Gli porto l'aperitivo col ghiaccio in TV.
-Saresti quasi da sposare.
Mi accuccio ai suoi piedi. Lo tira fuori. Glielo bacio.
-Solo questo sai fare.
Succhio a mille e glielo sbavo.
-Sei una cagna.
Mi giro e mi offro.
-Ora ti do io una bella lezione.
Me lo caccia con forza e ci va giù durissimo. Mi rompe proprio e quando ha finito afferma stupito.
-Sai che ti dico? Mi piace un casino.
Ha lasciato la fidanzata. Non ne cerca altre. Vuole solo me, Ogni sera. Quasi troppo.
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