Codice Femdom – Estratto 6 - Pulire casa con le sue mutandine in testa
di
T. Subby
genere
dominazione
- Questa casa ti sembra pulita? - domanda la Dea irritata, tamburellando con un piede sul pavimento e indicando i vetri delle finestre, drammaticamente macchiati.
- Hai ragione tesoro… E' che non ho mai capito come farli i vetri, mi escono sempre malissimo… - mi giustifico io.
E' da un paio di giorni che Athena è a casa e sta già iniziando ad innervosirsi.
- Anche i pavimenti, non mi sembrano fatti… - mi fa notare, alzando una gamba e mostrandomi la sua pianta perfetta, con qualche traccia di polvere qua e là.
- Si… Ti chiedo scusa. Ora mi ci metto… - rispondo io, rassegnato.
Tra lavoro, cure alla principessa e pulizia della casa, sono sempre di corsa e sto iniziando a perdere qualche colpo.
- Lascia perdere, fra poco devo uscire. Lo farai quando sono fuori. Non ho voglia di sentire l'odore dei tuoi prodotti da massaia, mentre faccio le mie cose. - taglia corto lei.
Quando riappare in salotto è vestita con un abito beige, corto ed elegante. Indossa una collana molto preziosa e ha le gambe e i piedi nudi.
Capisco subito che stasera non resterà a casa a farsela leccare da me.
Questa bellezza è per qualcun altro. Qualcuno molto più importante per lei.
La trovo irresistibile. Se solo volesse, potrebbe farmi venire nelle mutande con una semplice carezza.
- Come sto? - mi chiede, mostrandosi in tutta la sua interezza.
- Sei… perfetta… - balbetto io, cercando di non mostrare troppa delusione, ma i miei occhi non riescono a mentire.
- Ti piacciono queste scarpe? - mi domanda, indossando i nuovi tacchi firmati che ha ricevuto e fingendo di non notare la mia espressione di sconforto.
- Si, molto… Sono quelle nuove? - chiedo io, avvicinandomi a gattoni verso di lei, per guardarle meglio.
- Esatto, me le hanno regalate settimana scorsa. - risponde lei, stendendo una gamba in avanti per mostrarmele da vicino.
Le sistemo un laccetto della scarpa leggermente fuori posto, lei mi lascia fare, guardandosi allo specchio prima di uscire.
Il suo profumo mi riempie le narici, la sua gamba liscia e affusolata mi accende un fuoco dentro, mentre il pensiero di vederla andare via, mi fa scappare una lacrima.
La Dea lo vede, ma non ha voglia di parlarne. Non le interessa come mi sento e comunque sta andando a divertirsi, non ha tempo per i piagnistei.
- Visto che tu invece resti a casa, inizia a darci dentro mentre sono fuori. Quando torno voglio la casa che brilla come uno specchio, vetri compresi. - taglia corto facendomi l'occhiolino, mentre si avvia all'uscio, vestita elegante e con i tacchi che risuonano sul pavimento.
- Certo, inizio subito. Per caso torni qui stasera? - chiedo io, sempre più ammaliato dal suo fascino.
- No Tommi. Stasera vedo Daniele, quell'uomo è un toro. Di sicuro vorrà scoparmi più volte e quindi mi fermerò a casa sua. - esclama sciolta. Di nuovo senza paura di ferirmi.
Io non riesco ad articolare una risposta. La guardo e sento il cuoricino che si spezza per l'ennesima volta da quando la conosco.
- Tu comunque fai tutto quello che devi fare. Pulisci ogni angolino, anche il più nascosto, che domani controllo. - continua a spiegarmi, sorridendo divertita mentre si infila una giacchetta leggera.
Mi comanda di fare i mestieri, mentre lei va a divertirsi con il suo toro, senza rimorso alcuno.
I soldi che le ho donato li userà con lui probabilmente, realizzo frustrato.
Il suo modo di fare è oltraggiante ed eccitante allo stesso tempo.
Penso che sia una Dea inarrivabile, ma dentro muoio di gelosia per non poterla avere tutta per me.
- Ok… quindi io resto a casa a pulire insomma… - riassumo rassegnato, per provare a farle capire l'ingiustizia.
- Sì, direi di sì Tommaso. - conclude lei, senza dar credito alle mie proteste.
- Va bene tesoro… Ora faccio a tutto… - mi ritrovo a dire, col morale sotto i piedi.
- Dai, visto che sei bravissimo, ti meriti anche tu un regalino. Facciamo così, sfilami le mutandine. - mi sussurra all'orecchio, facendomi sobbalzare dalla sorpresa.
I miei occhi lucidi incontrano il suo sguardo fiero, aspettando un cenno di conferma per agire.
Athena sorride e si alza il vestito, mostrandomi l'elegante perizoma nero di marca che indossa.
- Dai toglimele Tommaso, tanto a me non servono stasera. - esclama disinibita, mentre io sono spezzato in due, tra il desiderio e la gelosia.
La tocco.
Allargo piano l'elastico delle sue mutandine e le faccio sfilare il tessuto lungo le sue deliziose gambette.
Lei alza prima un piede, e poi l'altro, aiutandomi a liberarla.
Rialzo subito lo sguardo, ma la sua fighetta è già nuovamente nascosta sotto al vestitino. L'ho vista solo per un attimo. Quella reliquia preziosa non è destinata a me.
Tengo il perizoma nelle mani e glielo porgo, per capire cosa fare.
Athena me lo toglie dalle mani e annuncia:
- Queste te le lascio. Voglio che le tieni in testa, mentre lavi e monti il mobile ahahahah. Così ti daranno la carica per le pulizie e ti ricordi per chi lo stai facendo. -
Non so se essere onorato o umiliato dal suo gesto.
Mi lascio incoronare con il suo intimo, mentre la guardo smarrito.
- Le terrai in testa tutto il giorno ok? Mi diverte sapere che mentre io sono in giro tu sei a casa ubbidiente a pulire con le mie mutande in testa. E non provare a leccarle o fare schifezze. - aggiunge sfrontata, dandomi due schiaffetti sulle guance.
Non so che dire e resto esterrefatto ad osservarla, mentre lei mi sistema il copricapo alla perfezione.
- Ahahahaha ti stanno a pennello. - commenta soddisfatta. - Cosa si dice? -
- Grazie Athena. - finisco per dire io, sconfitto.
- Bene, buona serata Tommi. Mi raccomando non toglierle per nessun motivo. Voglio trovarti ancora così domani mattina e con il mobile per le mie scarpine perfettamente montato. -
- Certo Athena. Ora mi ci metto. -
- E non provare a toccarti mentre sono in giro, piccolo pervertito. Non devi permetterti. Guarda che me ne accorgo. - mi ammonisce severa, picchiettando con la mano sulla mia testa.
Io abbasso lo sguardo ai suoi piedi e accetto anche questo limite come parte delle regole non scritte che ho deciso di seguire.
"Tu invece scopati pure il tuo toro per tutta la notte, non c'è problema…" penso in silenzio, sovrastato dall'emozione.
Forse non lo faccio più per lei. Forse lo faccio per non perdere il posto che ho conquistato ai suoi piedi.
- Ciao servetto, buona serata! - esclama con schiettezza, poi fa un passo fuori e chiude la porta dietro di sé.
Io resto solo a fissare il pavimento per un po', poi mi alzo silenzioso e inizio a fare tutti i mestieri.
Potrei togliermi il perizoma dalla testa e mettere fine al gioco.
Potrei risparmiarmi almeno l'umiliazione personale di averlo fatto veramente, invece no. Le tengo per tutto il tempo e faccio le pulizie così.
Mi guardo anche allo specchio ogni tanto, nei passaggi in corridoio, e mi eccito, pensando a quanto provocante, disinibita e intensa è quella donna.
Trascorro l'intero pomeriggio a montare il suo mobile, quindi passo le polveri e l'aspirapolvere, infine lo straccio.
Faccio tutto con le sue mutandine in testa, come lei vuole.
Anche alla sera, rinuncio a toccarmi e ad annusare il suo perizoma. Resto rispettoso e casto, con l'umiliante cappellino che mi ha concesso sempre in testa.
Cerco di distrarmi guardando un film, ma tutti i pensieri sono rivolti solamente a lei con Daniele.
Non posso fare a meno di far scorrere nella mente, tutte le immagini di loro che si divertono e fanno sesso ovunque, sentendomi inadeguato ed escluso.
Alla sera fatico a prendere sonno e finisco per passare tutto il tempo a pensarla.
La mattina dopo, per passare il tempo in sua attesa, riempio il mobiletto con tutte le calzature della Dea.
Le dispongo in ordine diverse volte, cercando la combinazione più estetica e dando una pulita alle scarpe dove necessario, con uno straccetto.
Mentre maneggio questi oggetti preziosi penso alle avventure che avrà fatto Athena, indossandole.
I passi che ha fatto, le persone che ha incontrato, le avventure che ha avuto, gli aerei che ha preso, le strade che ha calpestato.
Sono innamorato pazzo di questa donna, mi rendo conto sognante, cercando di far tornare perfetta una suola del suo stivale, senza che lei me lo abbia nemmeno chiesto.
Nel pomeriggio sento girare la chiave nella porta.
- Che bello il mobile per le scarpe! Bravissimo. - esclama la sua voce, imbattendosi nel suo nuovo pezzo d'arredamento montato e arricchito con tutte le sue paia firmate.
- Ti piace? - ho chiesto io, alzandomi e uscendo dallo studio per raggiungerla.
- Si, bravissimo. - ha risposto lei, prima di scorgermi alla porta e scoppiare a ridere sguaiatamente.
- Ahahahahaha ma Tommi! Hai ancora le mie mutande in testa? -
Continua...
[Estratto dal libro “Codice Femdom – Vol. 1”]
https://linktr.ee/athena.codicefemdom
- Hai ragione tesoro… E' che non ho mai capito come farli i vetri, mi escono sempre malissimo… - mi giustifico io.
E' da un paio di giorni che Athena è a casa e sta già iniziando ad innervosirsi.
- Anche i pavimenti, non mi sembrano fatti… - mi fa notare, alzando una gamba e mostrandomi la sua pianta perfetta, con qualche traccia di polvere qua e là.
- Si… Ti chiedo scusa. Ora mi ci metto… - rispondo io, rassegnato.
Tra lavoro, cure alla principessa e pulizia della casa, sono sempre di corsa e sto iniziando a perdere qualche colpo.
- Lascia perdere, fra poco devo uscire. Lo farai quando sono fuori. Non ho voglia di sentire l'odore dei tuoi prodotti da massaia, mentre faccio le mie cose. - taglia corto lei.
Quando riappare in salotto è vestita con un abito beige, corto ed elegante. Indossa una collana molto preziosa e ha le gambe e i piedi nudi.
Capisco subito che stasera non resterà a casa a farsela leccare da me.
Questa bellezza è per qualcun altro. Qualcuno molto più importante per lei.
La trovo irresistibile. Se solo volesse, potrebbe farmi venire nelle mutande con una semplice carezza.
- Come sto? - mi chiede, mostrandosi in tutta la sua interezza.
- Sei… perfetta… - balbetto io, cercando di non mostrare troppa delusione, ma i miei occhi non riescono a mentire.
- Ti piacciono queste scarpe? - mi domanda, indossando i nuovi tacchi firmati che ha ricevuto e fingendo di non notare la mia espressione di sconforto.
- Si, molto… Sono quelle nuove? - chiedo io, avvicinandomi a gattoni verso di lei, per guardarle meglio.
- Esatto, me le hanno regalate settimana scorsa. - risponde lei, stendendo una gamba in avanti per mostrarmele da vicino.
Le sistemo un laccetto della scarpa leggermente fuori posto, lei mi lascia fare, guardandosi allo specchio prima di uscire.
Il suo profumo mi riempie le narici, la sua gamba liscia e affusolata mi accende un fuoco dentro, mentre il pensiero di vederla andare via, mi fa scappare una lacrima.
La Dea lo vede, ma non ha voglia di parlarne. Non le interessa come mi sento e comunque sta andando a divertirsi, non ha tempo per i piagnistei.
- Visto che tu invece resti a casa, inizia a darci dentro mentre sono fuori. Quando torno voglio la casa che brilla come uno specchio, vetri compresi. - taglia corto facendomi l'occhiolino, mentre si avvia all'uscio, vestita elegante e con i tacchi che risuonano sul pavimento.
- Certo, inizio subito. Per caso torni qui stasera? - chiedo io, sempre più ammaliato dal suo fascino.
- No Tommi. Stasera vedo Daniele, quell'uomo è un toro. Di sicuro vorrà scoparmi più volte e quindi mi fermerò a casa sua. - esclama sciolta. Di nuovo senza paura di ferirmi.
Io non riesco ad articolare una risposta. La guardo e sento il cuoricino che si spezza per l'ennesima volta da quando la conosco.
- Tu comunque fai tutto quello che devi fare. Pulisci ogni angolino, anche il più nascosto, che domani controllo. - continua a spiegarmi, sorridendo divertita mentre si infila una giacchetta leggera.
Mi comanda di fare i mestieri, mentre lei va a divertirsi con il suo toro, senza rimorso alcuno.
I soldi che le ho donato li userà con lui probabilmente, realizzo frustrato.
Il suo modo di fare è oltraggiante ed eccitante allo stesso tempo.
Penso che sia una Dea inarrivabile, ma dentro muoio di gelosia per non poterla avere tutta per me.
- Ok… quindi io resto a casa a pulire insomma… - riassumo rassegnato, per provare a farle capire l'ingiustizia.
- Sì, direi di sì Tommaso. - conclude lei, senza dar credito alle mie proteste.
- Va bene tesoro… Ora faccio a tutto… - mi ritrovo a dire, col morale sotto i piedi.
- Dai, visto che sei bravissimo, ti meriti anche tu un regalino. Facciamo così, sfilami le mutandine. - mi sussurra all'orecchio, facendomi sobbalzare dalla sorpresa.
I miei occhi lucidi incontrano il suo sguardo fiero, aspettando un cenno di conferma per agire.
Athena sorride e si alza il vestito, mostrandomi l'elegante perizoma nero di marca che indossa.
- Dai toglimele Tommaso, tanto a me non servono stasera. - esclama disinibita, mentre io sono spezzato in due, tra il desiderio e la gelosia.
La tocco.
Allargo piano l'elastico delle sue mutandine e le faccio sfilare il tessuto lungo le sue deliziose gambette.
Lei alza prima un piede, e poi l'altro, aiutandomi a liberarla.
Rialzo subito lo sguardo, ma la sua fighetta è già nuovamente nascosta sotto al vestitino. L'ho vista solo per un attimo. Quella reliquia preziosa non è destinata a me.
Tengo il perizoma nelle mani e glielo porgo, per capire cosa fare.
Athena me lo toglie dalle mani e annuncia:
- Queste te le lascio. Voglio che le tieni in testa, mentre lavi e monti il mobile ahahahah. Così ti daranno la carica per le pulizie e ti ricordi per chi lo stai facendo. -
Non so se essere onorato o umiliato dal suo gesto.
Mi lascio incoronare con il suo intimo, mentre la guardo smarrito.
- Le terrai in testa tutto il giorno ok? Mi diverte sapere che mentre io sono in giro tu sei a casa ubbidiente a pulire con le mie mutande in testa. E non provare a leccarle o fare schifezze. - aggiunge sfrontata, dandomi due schiaffetti sulle guance.
Non so che dire e resto esterrefatto ad osservarla, mentre lei mi sistema il copricapo alla perfezione.
- Ahahahaha ti stanno a pennello. - commenta soddisfatta. - Cosa si dice? -
- Grazie Athena. - finisco per dire io, sconfitto.
- Bene, buona serata Tommi. Mi raccomando non toglierle per nessun motivo. Voglio trovarti ancora così domani mattina e con il mobile per le mie scarpine perfettamente montato. -
- Certo Athena. Ora mi ci metto. -
- E non provare a toccarti mentre sono in giro, piccolo pervertito. Non devi permetterti. Guarda che me ne accorgo. - mi ammonisce severa, picchiettando con la mano sulla mia testa.
Io abbasso lo sguardo ai suoi piedi e accetto anche questo limite come parte delle regole non scritte che ho deciso di seguire.
"Tu invece scopati pure il tuo toro per tutta la notte, non c'è problema…" penso in silenzio, sovrastato dall'emozione.
Forse non lo faccio più per lei. Forse lo faccio per non perdere il posto che ho conquistato ai suoi piedi.
- Ciao servetto, buona serata! - esclama con schiettezza, poi fa un passo fuori e chiude la porta dietro di sé.
Io resto solo a fissare il pavimento per un po', poi mi alzo silenzioso e inizio a fare tutti i mestieri.
Potrei togliermi il perizoma dalla testa e mettere fine al gioco.
Potrei risparmiarmi almeno l'umiliazione personale di averlo fatto veramente, invece no. Le tengo per tutto il tempo e faccio le pulizie così.
Mi guardo anche allo specchio ogni tanto, nei passaggi in corridoio, e mi eccito, pensando a quanto provocante, disinibita e intensa è quella donna.
Trascorro l'intero pomeriggio a montare il suo mobile, quindi passo le polveri e l'aspirapolvere, infine lo straccio.
Faccio tutto con le sue mutandine in testa, come lei vuole.
Anche alla sera, rinuncio a toccarmi e ad annusare il suo perizoma. Resto rispettoso e casto, con l'umiliante cappellino che mi ha concesso sempre in testa.
Cerco di distrarmi guardando un film, ma tutti i pensieri sono rivolti solamente a lei con Daniele.
Non posso fare a meno di far scorrere nella mente, tutte le immagini di loro che si divertono e fanno sesso ovunque, sentendomi inadeguato ed escluso.
Alla sera fatico a prendere sonno e finisco per passare tutto il tempo a pensarla.
La mattina dopo, per passare il tempo in sua attesa, riempio il mobiletto con tutte le calzature della Dea.
Le dispongo in ordine diverse volte, cercando la combinazione più estetica e dando una pulita alle scarpe dove necessario, con uno straccetto.
Mentre maneggio questi oggetti preziosi penso alle avventure che avrà fatto Athena, indossandole.
I passi che ha fatto, le persone che ha incontrato, le avventure che ha avuto, gli aerei che ha preso, le strade che ha calpestato.
Sono innamorato pazzo di questa donna, mi rendo conto sognante, cercando di far tornare perfetta una suola del suo stivale, senza che lei me lo abbia nemmeno chiesto.
Nel pomeriggio sento girare la chiave nella porta.
- Che bello il mobile per le scarpe! Bravissimo. - esclama la sua voce, imbattendosi nel suo nuovo pezzo d'arredamento montato e arricchito con tutte le sue paia firmate.
- Ti piace? - ho chiesto io, alzandomi e uscendo dallo studio per raggiungerla.
- Si, bravissimo. - ha risposto lei, prima di scorgermi alla porta e scoppiare a ridere sguaiatamente.
- Ahahahahaha ma Tommi! Hai ancora le mie mutande in testa? -
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