I giochi erotici di Francesca 5: Elisabetta

di
genere
dominazione

Il mattino seguente mi svegliai piuttosto stanco, Francesca mi aveva sfinito la sera prima, ma già stavo immaginando quali altri giochi aveva in serbo per me. Aveva detto che avremmo potuto continuare ad incontrarci anche una volta finita la vacanza e che mi avrebbe fatto giocare anche con la sua amica con la quale faceva le sue sfide erotiche, non vedevo l'ora.
Avrei voluto continuare a giocare con Francesca durante il resto della vacanza, ma quella mattina sarebbe arrivato il resto del gruppo, che consisteva in Michele, amico storico di Giada, con cui era andata a scuola insieme dalle elementari alle superiori, e sua sorella Elisabetta, che era più piccola e doveva avere anche lei più o meno l'età di Francesca.
Con loro presenti sarebbe stato più difficile fare qualcosa con Francesca senza farsi scoprire, perciò dovevamo stare bene attenti alle situazioni future.
I due arrivarono abbastanza presto, verso le nove di mattina, e si sistemarono nella casa che avevamo affittato, che aveva abbastanza camere per far dormire tutti separati, tranne Giada e Francesca che condividevano il letto matrimoniale.
Michele era anche mio amico, ma non quanto lo fosse di Giada. Eravamo usciti spesso insieme con Giada e le loro sorelline, ma non c'era proprio moltissima confidenza, e con sua sorella Elisabetta ancora meno. Elisabetta era alta come Francesca, ma aveva un corpicino esile e atletico, perché faceva un qualche tipo di sport. Anche lei aveva un seno piuttosto spropositato e si notava parecchio in confronto al resto, anche se lo nascondeva bene sotto i vestiti. La particolarità di Elisabetta era quel suo visino delicato da bambolina ed era sempre acconciata e vestita in maniera piuttosto sobria e a modo per gli standard moderni, era molto bella, ma dava l’impressione di essere un po’ bigotta e rimasta indietro coi tempi. Con lei ci avevo parlato pochissime volte, perché era timidissima e quasi sempre se ne stava appiccicata al fratello, quasi a volersi nascondere. Non parlava quasi mai, al massimo si limitava a ridere delle sciocchezze che dicevamo, tranne con Francesca, con la quale era amica e compagna di classe.
Finiti di sistemarsi nelle loro camere, Giada insistette per andare subito in spiaggia, ma io dissi di rimanere per preparare la pasta fredda per il pranzo, con la speranza che rimanesse anche Francesca per fare qualche giochino insieme. Francesca capì subito le mie intenzioni e rimase anche lei ad aiutare, ma purtroppo anche Elisabetta volle rimanere per stare con Francesca.
Usciti Giada e Michele, io andai in cucina a preparare, nella speranza che Francesca inventasse qualcosa per tenere lontano Elisabetta e poter riuscire ad avere almeno un assaggio di qualcosa di piccante.
Quando ebbi finito di preparare il condimento della pasta, entrarono in cucina le due ragazze e non potei fare a meno di compararle: Francesca un po' in carne e spigliata, già in costume da bagno, mentre Elisabetta era magra e timida, e indossava una camicetta leggera abbottonata fino al collo, praticamente ai poli opposti.
Si avvicinarono a me, Francesca prese per le spalle Elisabetta e la fece abbassare, mettendola in ginocchio, le prese i capelli e glieli resse dietro la testa, delicatamente, poi disse:
«Apri la bocca e tira fuori la lingua»
E così fece Elisabetta, obbedendo in silenzio, guardandomi negli occhi spaventata.
Ammetto che anche io ero spaventato, non me lo aspettavo e non sapevo cosa dire o fare.
Francesca mi disse:
«Tira fuori il pisello e mettiglielo in bocca»
Io rimasi sbigottito, mentre Francesca mi guardava ridendo e Elisabetta continuava a rimanere inginocchiata con la bocca spalancata e la lingua di fuori, con gli occhi spalancati e pieni di paura.
«Fancesca non puoi fare una cosa del genere, non vedi come è spaventata?» balbettai.
«È che si vergogna, lo sai che è timidissima, ma vuole farlo, me l'ha detto lei! Mettigli il pisello in bocca e vedrai che te lo ciuccia. Dai che sennò ci rimane male»
Io continuavo a guardarla, si era fatta tutta rossa sulle guance pallide, ero perso, così Francesca aggiunse:
«Te l'ho detto che avevo un'amica con cui facevo queste cose e che te la facevo scopare, gli ho pure mandato le foto di ieri sera, ha visto tutto!»
Io ero sempre più confuso e impietrito, non riuscivo a credere a quello che stavo sentendo, la piccola e timida Elisabetta, sempre a modo e vestita all’antica, era una pervertita come Francesca.
«Dai, facci vedere il cazzo e mettiglielo in bocca!» insistette Francesca ridendo.
Stavolta non me lo feci ripetere, presi coraggio, abbassai i bermuda fino a terra e mi avvicinai a Elisabetta che aveva smesso di guardarmi negli occhi e adesso era fissa sul mio pene. Me lo presi in mano, lo scappellai e lo posai delicatamente sulla lingua di Elisabetta e poi glielo spinsi in bocca. La splendida sensazione della sua bocca calda e umida mi avvolgeva il cazzo e lei iniziò a muovere la lingua senza aprire la bocca. Alzai gli occhi al cielo per il piacere.
«Visto che troietta? È timida, ma si lascia fare di tutto!» la vantava orgogliosa Francesca, mentre teneva i capelli all'amica che mi stava succhiando il cazzo amorevolmente.
«Funziona così, tu e lei siete i miei giocattoli, e lei è il giocattolo anche tuo» spiegò Francesca puntandomi il dito contro.
«Puoi usarla come ti pare e quando ti pare, fa qualsiasi cosa, è una vera pervertita! Se vuoi un consiglio, le piace essere insultata»
Guardai sorpreso prima Francesca, poi Elisabetta e poi di nuovo Francesca e infine Elisabetta che continuava a ciucciare muovendo la bocca su e giù lungo il mio cazzo, mandandomi in estasi. Era più brava e succhiava più forte di Francesca, si capiva che le piaceva. Francesca iniziò a sbottonare la camicetta di Elisabetta fino sotto il seno, poi le abbassò il reggiseno per far fuoriuscire entrambe le tette. Erano bellissime, così grandi e pallide, chiare come la luna, che si ritraevano leggermente verso l’indietro sul capezzolo, per farlo puntare in alto. Era una dea, di una bellezza sublime, dolce, delicata e armoniosa come una bambola, e mi stava succhiando il cazzo, avidamente.
Per mettere in chiaro le cose, Francesca si rivolse sia a me che a Elisabetta:
«Se quello che state facendo non vi piace, fermatevi subito, e i giochi finiscono, ognuno per la sua strada, senza problemi»
Per risposta, invece di fermarsi, Elisabetta mi afferrò con entrambe le mani sulle natiche, per reggersi, e iniziò a pompare sul mio cazzo più velocemente, ansiosa di estrarmi la sborra. Sentivo le sue labbra scorrermi lungo tutto il pene, aiutandosi con la lingua per darmi piacere.
«Insultala!» mi incoraggiò Francesca, che si era abbassata il costume e aveva iniziato a toccarsi.
«Sei proprio una troietta succhiacazzi» dissi a Elisabetta, che mi strinse ancora più forte con le mani. Ormai stava andando velocissima e io non ce la facevo più. Sentii il mio cazzo pulsare attorno alle sue labbra, poi lei si fece indietro e io le schizzai il mio sperma su tutta la faccia. Mi guardò negli occhi con aria contenta e le dissi «Sei stata davvero brava!», e lei abbassò gli occhi dalla vergogna, mentre la sborra le colava dal mento sulle tette. Io risi, era divertente vedere che le piaceva fare quelle cose ma allo stesso tempo era timida e vergognosa. Elisabetta estrasse il cellulare dalla tasca e lo diede a Francesca, che prese a filmarla mentre mi puliva il cazzo con la bocca, con la faccia ancora piena di sborra. Finito di pulirmi, avrei voluto continuare e scoparla per bene, ma con tutto il sesso che avevo fatto ieri con Francesca, non è che ce la facevo più di tanto. In compenso, Francesca leccò via lo sperma dalla faccia e le tette di Elisabetta e poi glielo sputò in bocca, facendoglielo ingoiare. Era sorprendente vedere quella dolce ragazzina che ritenevo timida e bigotta, starsene lì davanti inginocchiata con le tette di fuori a ingoiare il mio sperma.
«Adesso tocca a me» ordinò Francesca a Elisabetta, che si girò sulle ginocchia e prese a leccarle la fica. Era davvero qualcosa di grandioso.
Francesca ansimò e poi mi disse «insultala!»
Ci pensai e dissi a Elisabetta:
«Sei proprio una puttana, in ginocchio prima a succhiarmi il cazzo, poi a leccare la fica della tua amica, ma non ti fai schifo?»
«Sì faccio schifo!» rispose Elisabetta.
Erano le prime parole che le sentivo dire da quando era arrivata, a parte il buongiorno. Adesso si era persino iniziata a toccare. Rincarai la dose:
«Ma sei proprio una lurida maiala, ti tocchi mentre la lecchi e ti sei eccitata con gli insulti, sei proprio una maiala!»
«Sì sono una maiala!» ripetè lei.
Sentirla ripetere i miei insulti mi fece arrapare tantissimo, ero stanco ma volevo scoparla a tutti i costi.
«Francesca mettiti sul bancone e continua a fartela leccare»
Francesca rise e si sedette sul bancone a gambe larghe, spogliandosi completamente. Elisabetta si alzò e tornò a leccare e succhiare la fica della sua migliore amica. Io d’altro canto, adesso avevo acceso al culo di Elisabetta che si era piegata e lo aveva messo in bella mostra.
Le alzai la gonna e le abbassai le mutande alle ginocchia, facendomi vedere per intero le sue chiappe allenate, il suo piccolo buco del culo e la sua splendida fica. Rimasi ad ammirarla, Elisabetta non disse niente e continuava a leccare la fica di Francesca. La vagina di Elisabetta era in bella mostra davanti a me, piccola e curata e bella gonfia. I suoi umori le colavano lungo le gambe e io d'istinto mi piegai a leccarla per pulirla e poi le assaggiai la fica. Le allargai per bene le labbra e le infilai la lingua all'interno, mentre sentivo il mio cazzo tornare di nuovo duro. Mi alzai e stavo per darle uno schiaffo sul culo, ma Francesca mi fermò:
«Niente segni, che dobbiamo andare al mare!»
Aveva ragione, quindi glielo diedi piano, ma abbastanza forte da farla sussultare.
«È difficile resistere a un culo così, poi questa puttanella continua sgocciolare dalla fica. È proprio una lurida schifosa!»
Non lo pensavo, lo dicevo solo per farla eccitare e per farglielo ripetere, però disse «Sì faccio schifo!» ansimando.
Mi basto quello a mandarmi su di giri, così presi il mio cazzo in mano e glielo infilai nella fica spingendolo lentamente. Era bella bagnata e davvero calda, la fica di Elisabetta era un forno, tanto che si era eccitata. Lei emise un gemito col fiato spezzato. Continuai a penetrarla aumentando il ritmo mentre con le mani le accarezzavo il culo, lo tastavo e lo stringevo. Era perfetto.
In piena erezione, iniziai a dare colpi più a fondo e forte. Lei si fermò dal leccare la fica di Francesca, ogni volta che affondavo, lei emetteva un gemito sempre più forte. Con un colpo la feci scivolare appena e finì con la faccia schiacciata sulla vagina di Francesca. Lo spettacolo era così erotico che continuai a scoparla a fondo finché non emise un gemito più forte e le tremarono le gambe, era venuta. Continuai a spingere dentro e fuori, ma si intromise Francesca:
«Basta, ora tocca a me»
Così uscii dalla fica di Elisabetta e lei si girò verso di me guardandomi con un'aria molto erotica, di chi ne voleva ancora. La afferrai e la baciai in bocca, infilandole la lingua a fondo, e lei rispose vogliosa, prendendomi il cazzo in mano.
«Ehi, tocca a me!»
Mi scollai dalle labbra di Elisabetta e risposi:
«Va bene, fammi solo succhiare queste tette, che ancora non le ho nemmeno toccate»
Presi con foga le tette di Elisabetta, una per mano, facendola sussultare, e iniziai a succhiarle i duri capezzoli uno alla volta. Francesca si servì da sola, girandomi quanto bastava per avere il mio cazzo a disposizione e se lo infilò nella vagina, iniziando a dare colpi col culo per farselo entrare tutto e scoparmi. Una mi scopava e l'altra si faceva leccare le tette, due fiche una meglio dell'altra, avrei voluto avere due cazzi per farmele contemporaneamente, ma mi accontentai. Venne anche Francesca, poi si staccò e prese Elisabetta e la fece sedere per terra, schiena al bancone, le montò sulla faccia e Elisabetta prese a leccare.
«Scopami!» mi ordinò Francesca «e alla fine sborragli in faccia di nuovo!»
Senza pensarci tornai a scoparmi Francesca, mentre con la lingua Elisabetta leccava sia le che me, poi prese a succhiarmi la palla destra con forza, mentre veniva tirata su e giù per via dei movimenti che facevo nella fica di Francesca. Sborrai di nuovo, tirandolo fuori giusto in tempo per schizzare su Elisabetta. La guardai in quegli occhioni dolci che aveva, era soddisfatta e felice, ricoperta di sperma.
Francesca le leccò di nuovo la faccia per pulirla, ma stavolta non condivise la sborra con l'amica e la bevve tutta lei.
Era affannata, disse a entrambi di pulirci e in fretta, che ormai gli altri ci stavano aspettando da parecchio.


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scritto il
2026-09-09
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