Giulia, alle terme: 2. La scelta di Mauro
di
Federico&Sabina
genere
trio
Nella penombra della camera d'albergo, l'aria era densa di un'elettricità quasi soffocante. Giulia fissava l'abito bianco steso sul letto, un capo di seta leggera che sembrava più un invito che un vestito. Quando Mauro le suggerì di indossare proprio quello per la cena con Patrizio, lei scosse il capo, stringendosi nelle braccia.
"Mauro, non posso... è troppo," mormorò, la voce che tremava leggermente. "È scollatissimo. L'avevo preso per noi, per una cena romantica tra me e te, non per mostrarmi a uno sconosciuto. Mi sentirei... oscena."
Mauro si avvicinò a lei, posandole le mani sui fianchi. Il suo sguardo non era quello del marito rassicurante, ma quello di un uomo che stava orchestrando un gioco pericoloso. "Proprio per questo voglio che lo metti, Giulia. Ho visto come ti guardava quell'uomo. Ho visto come arrossivi mentre lui ti divorava con gli occhi. Mi eccita l'idea che ti guardi così, mi eccita sapere che sei la donna più desiderata di quel ristorante."
Giulia sentì una scossa attraversarle il ventre. Le parole di Mauro, invece di rassicurarla, scatenarono in lei una reazione fisica immediata: una piccola, intensa contrazione vaginale che la lasciò senza fiato. Era turbata, spaventata, ma c'era un seme di desiderio proibito che stava germogliando nel profondo della sua timidezza.
"Ma è quasi trasparente," obiettò lei, anche se la sua resistenza stava svanendo.
"E allora?" rispose lui con un sorriso ambiguo. "Voglio che lui veda tutto ciò che io amo di te." Poi, con una fermezza che la colse di sorpresa, aggiunse: "E voglio che lo indossi senza reggiseno."
Giulia sgranò gli occhi, portandosi una mano al seno. "Cosa? Mauro, è follia! Mi sentirei come una puttana, sarebbe... sarebbe troppo!"
"Non sei una puttana, Giulia. Sei una dea," sussurrò lui, baciandole il collo mentre la sua mano scivolava verso il basso. "Fammi questo regalo. Fammi il piacere di vederti così esposta."
Senza capire quale forza la stesse spingendo, Giulia cedette. Si spogliò lentamente sotto lo sguardo vorace di Mauro e, come richiesto, infilò il microscopico perizoma dorato che lui le aveva regalato mesi prima e che lei non aveva mai avuto il coraggio di indossare. Il contrasto tra l'oro metallico e la sua pelle chiara era erotico, quasi violento.
Quando scivolò nell'abito bianco, l'effetto fu devastante. Il tessuto aderiva come una seconda pelle, rivelando la sagoma del perizoma dorato che segnava i suoi glutei. La scollatura era un abisso che scendeva quasi fino all'ombelico, lasciando gran parte delle sue abbondanti tettone scoperte, sostenute solo dalla seta sottile. I due spacchi laterali arrivavano fino alle anche, promettendo di rivelare ogni centimetro delle sue gambe a ogni passo.
Mauro le mise al collo una collana con un ciondolo che cadeva esattamente nel solco profondo tra i seni, attirando l'attenzione proprio lì, nel centro del suo corpo. Infine, Giulia calzò i tacchi alti con i lacci che risalivano lungo i polpacci, sentendosi improvvisamente vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente potente.
Mentre camminavano verso il ristorante, Giulia sentiva l'aria fresca della sera colpire il suo petto. La sensazione del tessuto che sfregava direttamente sui capezzoli la faceva tremare. Mauro, camminando al suo fianco, non riusciva a staccare gli occhi dal petto della compagna: i capezzoli di Giulia erano visibilmente inturgiditi, due piccoli rilievi duri che spingevano contro la seta bianca, denunciando la sua eccitazione nonostante la vergogna.
"Guarda come sei eccitata," le sussurrò Mauro all'orecchio, rendendola consapevole della sua condizione. Giulia abbassò lo sguardo, sentendosi sprofondare in un misto di imbarazzo e piacere proibito.
Appena varcata la soglia del ristorante, l'atmosfera cambiò. Patrizio, questo il nome dello sconosciuto, era già lì, seduto a un tavolo appartato. Non appena li vide entrare, l'uomo si alzò lentamente. Il suo sguardo non passò nemmeno per il viso di Giulia; i suoi occhi erano piantati, con una precisione chirurgica e un'avidità predatoria, sulle sue tettone.
Giulia sentì una goccia di sudore freddo scivolarle lungo la schiena, rendendo la pelle del décolleté leggermente lucida, quasi luccicante sotto le luci soffuse del locale. Patrizio rimase in silenzio per qualche secondo, semplicemente divorandola con lo sguardo, rendendo palese che l'abito senza reggiseno era stata la scelta più eccitante della serata.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
"Mauro, non posso... è troppo," mormorò, la voce che tremava leggermente. "È scollatissimo. L'avevo preso per noi, per una cena romantica tra me e te, non per mostrarmi a uno sconosciuto. Mi sentirei... oscena."
Mauro si avvicinò a lei, posandole le mani sui fianchi. Il suo sguardo non era quello del marito rassicurante, ma quello di un uomo che stava orchestrando un gioco pericoloso. "Proprio per questo voglio che lo metti, Giulia. Ho visto come ti guardava quell'uomo. Ho visto come arrossivi mentre lui ti divorava con gli occhi. Mi eccita l'idea che ti guardi così, mi eccita sapere che sei la donna più desiderata di quel ristorante."
Giulia sentì una scossa attraversarle il ventre. Le parole di Mauro, invece di rassicurarla, scatenarono in lei una reazione fisica immediata: una piccola, intensa contrazione vaginale che la lasciò senza fiato. Era turbata, spaventata, ma c'era un seme di desiderio proibito che stava germogliando nel profondo della sua timidezza.
"Ma è quasi trasparente," obiettò lei, anche se la sua resistenza stava svanendo.
"E allora?" rispose lui con un sorriso ambiguo. "Voglio che lui veda tutto ciò che io amo di te." Poi, con una fermezza che la colse di sorpresa, aggiunse: "E voglio che lo indossi senza reggiseno."
Giulia sgranò gli occhi, portandosi una mano al seno. "Cosa? Mauro, è follia! Mi sentirei come una puttana, sarebbe... sarebbe troppo!"
"Non sei una puttana, Giulia. Sei una dea," sussurrò lui, baciandole il collo mentre la sua mano scivolava verso il basso. "Fammi questo regalo. Fammi il piacere di vederti così esposta."
Senza capire quale forza la stesse spingendo, Giulia cedette. Si spogliò lentamente sotto lo sguardo vorace di Mauro e, come richiesto, infilò il microscopico perizoma dorato che lui le aveva regalato mesi prima e che lei non aveva mai avuto il coraggio di indossare. Il contrasto tra l'oro metallico e la sua pelle chiara era erotico, quasi violento.
Quando scivolò nell'abito bianco, l'effetto fu devastante. Il tessuto aderiva come una seconda pelle, rivelando la sagoma del perizoma dorato che segnava i suoi glutei. La scollatura era un abisso che scendeva quasi fino all'ombelico, lasciando gran parte delle sue abbondanti tettone scoperte, sostenute solo dalla seta sottile. I due spacchi laterali arrivavano fino alle anche, promettendo di rivelare ogni centimetro delle sue gambe a ogni passo.
Mauro le mise al collo una collana con un ciondolo che cadeva esattamente nel solco profondo tra i seni, attirando l'attenzione proprio lì, nel centro del suo corpo. Infine, Giulia calzò i tacchi alti con i lacci che risalivano lungo i polpacci, sentendosi improvvisamente vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente potente.
Mentre camminavano verso il ristorante, Giulia sentiva l'aria fresca della sera colpire il suo petto. La sensazione del tessuto che sfregava direttamente sui capezzoli la faceva tremare. Mauro, camminando al suo fianco, non riusciva a staccare gli occhi dal petto della compagna: i capezzoli di Giulia erano visibilmente inturgiditi, due piccoli rilievi duri che spingevano contro la seta bianca, denunciando la sua eccitazione nonostante la vergogna.
"Guarda come sei eccitata," le sussurrò Mauro all'orecchio, rendendola consapevole della sua condizione. Giulia abbassò lo sguardo, sentendosi sprofondare in un misto di imbarazzo e piacere proibito.
Appena varcata la soglia del ristorante, l'atmosfera cambiò. Patrizio, questo il nome dello sconosciuto, era già lì, seduto a un tavolo appartato. Non appena li vide entrare, l'uomo si alzò lentamente. Il suo sguardo non passò nemmeno per il viso di Giulia; i suoi occhi erano piantati, con una precisione chirurgica e un'avidità predatoria, sulle sue tettone.
Giulia sentì una goccia di sudore freddo scivolarle lungo la schiena, rendendo la pelle del décolleté leggermente lucida, quasi luccicante sotto le luci soffuse del locale. Patrizio rimase in silenzio per qualche secondo, semplicemente divorandola con lo sguardo, rendendo palese che l'abito senza reggiseno era stata la scelta più eccitante della serata.
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