Giulia, alle terme: 5. Regalo
di
Federico&Sabina
genere
trio
Il silenzio della camera era rotto solo dal ritmo sincopato dei loro respiri, che lentamente tornavano alla normalità. Giulia e Mauro dormirono profondamente, intrecciati in un abbraccio quasi disperato, come se temessero che, staccandosi, l'incantesimo di quella notte sarebbe svanito. Erano sporchi, i loro corpi lucidi di sudore e coperti dai liquidi della loro passione; lo sperma di Mauro colava ancora lentamente dalla vagina di Giulia, creando una scia appiccicosa sulle lenzuola stropicciate. Quel disordine era il trofeo di una battaglia erotica che aveva abbattuto ogni muro di routine.
Al risveglio, l'atmosfera era carica di una tensione diversa: non più l'urgenza del desiderio, ma una consapevolezza elettrica. Durante la colazione, le parole erano superflue. Mangiavano in un silenzio quasi sacro, ma i loro sguardi si incrociavano costantemente. Mauro osservava Giulia, notando come lei non riuscisse a tenere gli occhi fissi su di lui per più di qualche secondo, arrossendo ogni volta che ricordava le parole volgari che lui le aveva sussurrato all'orecchio. C'era una nuova luce nei suoi occhi, un misto di vergogna e di un'eccitazione che non riusciva a domare.
Il desiderio tornò a esplodere non appena entrarono in bagno. Sotto il getto caldo della doccia, l'acqua scivolava sulle loro pelli, ma non bastava a spegnere il fuoco. Senza nemmeno spogliarsi completamente, Mauro la spinse contro le piastrelle fredde, afferrandole i fianchi con forza. Si baciarono con una brutalità quasi animalesca, lingue che lottavano per il dominio, mentre lui sollevava le gambe di lei, incastrandole attorno alla vita. Mauro entrò in lei con una spinta secca, violenta, un urto che fece gridare Giulia contro il muro. Fu un sesso veloce, sporco, fatto di gemiti soffocati e colpi ritmici che riecheggiavano nel piccolo spazio del bagno. Si scoparono in piedi, abbracciati strettamente, sentendo un'eccitazione che superava ogni loro precedente esperienza, un'energia alimentata dall'idea che non fossero più soli in quel gioco.
Una volta sistemati, si diressero verso la piscina termale. L'aria fresca della mattina contrastava con il calore che ancora emanavano. Appena arrivati, Mauro notò subito l'assenza di Patrizio. L'attesa, invece di tranquillizzarli, agì come un afrodisiaco. Ogni minuto che passava senza vedere l'uomo dominante aumentava l'ansia di Giulia e la curiosità morbosa di Mauro, che immaginava cosa potesse essere successo o cosa stesse pianificando l'altro.
A metà mattinata, Patrizio apparve. Camminava con quella stessa sicurezza predatoria, un sorriso diabolico stampato sul volto e un pacchetto regalo tra le mani. Si avvicinò a loro con passo lento, ignorando quasi le convenzioni sociali. Senza chiedere permesso, prese le mani di Giulia tra le sue, fissandola negli occhi con l'intensità di un rapace che ha appena avvistato la preda. Le baciò le mani con una lentezza deliberata, quasi a volerle marchiare.
"Ho preso questo pensiero per la femmina più eccitante che abbia mai incontrato," disse Patrizio, la voce bassa, ferma, che vibrava di un'autorità naturale. Le porse il pacchetto, mantenendo il contatto visivo. "Mi piacerebbe che te lo mettessi per me... ovviamente, se Mauro è d'accordo. Sicuramente sarà contento anche lui, vero Mauro?"
Giulia trasalì, sentendo un brivido violentissimo attraversarle la schiena. Il volto le divenne di un rosso acceso, e piccole gocce di sudore iniziarono a colarle lungo le tempie e il collo. Ansimava, il petto che si alzava e abbassava rapidamente, facendo sussultare le sue enormi tettone sotto il costume. Sentiva lo sguardo di Patrizio bruciarle la pelle, e quando guardò Mauro, vide qualcosa che la spaventò e la eccitò allo stesso tempo: una complicità assoluta tra suo marito e l'estraneo.
Mauro, con una voce sicura che non ammetteva repliche, rispose prontamente: "Sì, certo! Giulia, vai da sola in camera a mettertelo e noi ti aspettiamo qui... o vuoi che ti accompagni?"
Giulia rimase paralizzata per un istante, sentendosi nuda sotto quegli sguardi. Era intrappolata tra il desiderio di fuggire e quello di compiacere. Con gli occhi bassi, incapace di sostenere la sfida di Patrizio, riuscì a balbettare: "Va... va bene, vado e torno."
Si allontanò lentamente, stringendo il pacchetto al petto, tremando visibilmente. Mentre si allontanava, la voce di Patrizio la raggiunse, carica di un'oscenità spudorata: "Guarda che culo che ha... e quelle tette, anzi tettone ... Dio, Mauro, hai una femmina assolutamente eccitante."
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Al risveglio, l'atmosfera era carica di una tensione diversa: non più l'urgenza del desiderio, ma una consapevolezza elettrica. Durante la colazione, le parole erano superflue. Mangiavano in un silenzio quasi sacro, ma i loro sguardi si incrociavano costantemente. Mauro osservava Giulia, notando come lei non riuscisse a tenere gli occhi fissi su di lui per più di qualche secondo, arrossendo ogni volta che ricordava le parole volgari che lui le aveva sussurrato all'orecchio. C'era una nuova luce nei suoi occhi, un misto di vergogna e di un'eccitazione che non riusciva a domare.
Il desiderio tornò a esplodere non appena entrarono in bagno. Sotto il getto caldo della doccia, l'acqua scivolava sulle loro pelli, ma non bastava a spegnere il fuoco. Senza nemmeno spogliarsi completamente, Mauro la spinse contro le piastrelle fredde, afferrandole i fianchi con forza. Si baciarono con una brutalità quasi animalesca, lingue che lottavano per il dominio, mentre lui sollevava le gambe di lei, incastrandole attorno alla vita. Mauro entrò in lei con una spinta secca, violenta, un urto che fece gridare Giulia contro il muro. Fu un sesso veloce, sporco, fatto di gemiti soffocati e colpi ritmici che riecheggiavano nel piccolo spazio del bagno. Si scoparono in piedi, abbracciati strettamente, sentendo un'eccitazione che superava ogni loro precedente esperienza, un'energia alimentata dall'idea che non fossero più soli in quel gioco.
Una volta sistemati, si diressero verso la piscina termale. L'aria fresca della mattina contrastava con il calore che ancora emanavano. Appena arrivati, Mauro notò subito l'assenza di Patrizio. L'attesa, invece di tranquillizzarli, agì come un afrodisiaco. Ogni minuto che passava senza vedere l'uomo dominante aumentava l'ansia di Giulia e la curiosità morbosa di Mauro, che immaginava cosa potesse essere successo o cosa stesse pianificando l'altro.
A metà mattinata, Patrizio apparve. Camminava con quella stessa sicurezza predatoria, un sorriso diabolico stampato sul volto e un pacchetto regalo tra le mani. Si avvicinò a loro con passo lento, ignorando quasi le convenzioni sociali. Senza chiedere permesso, prese le mani di Giulia tra le sue, fissandola negli occhi con l'intensità di un rapace che ha appena avvistato la preda. Le baciò le mani con una lentezza deliberata, quasi a volerle marchiare.
"Ho preso questo pensiero per la femmina più eccitante che abbia mai incontrato," disse Patrizio, la voce bassa, ferma, che vibrava di un'autorità naturale. Le porse il pacchetto, mantenendo il contatto visivo. "Mi piacerebbe che te lo mettessi per me... ovviamente, se Mauro è d'accordo. Sicuramente sarà contento anche lui, vero Mauro?"
Giulia trasalì, sentendo un brivido violentissimo attraversarle la schiena. Il volto le divenne di un rosso acceso, e piccole gocce di sudore iniziarono a colarle lungo le tempie e il collo. Ansimava, il petto che si alzava e abbassava rapidamente, facendo sussultare le sue enormi tettone sotto il costume. Sentiva lo sguardo di Patrizio bruciarle la pelle, e quando guardò Mauro, vide qualcosa che la spaventò e la eccitò allo stesso tempo: una complicità assoluta tra suo marito e l'estraneo.
Mauro, con una voce sicura che non ammetteva repliche, rispose prontamente: "Sì, certo! Giulia, vai da sola in camera a mettertelo e noi ti aspettiamo qui... o vuoi che ti accompagni?"
Giulia rimase paralizzata per un istante, sentendosi nuda sotto quegli sguardi. Era intrappolata tra il desiderio di fuggire e quello di compiacere. Con gli occhi bassi, incapace di sostenere la sfida di Patrizio, riuscì a balbettare: "Va... va bene, vado e torno."
Si allontanò lentamente, stringendo il pacchetto al petto, tremando visibilmente. Mentre si allontanava, la voce di Patrizio la raggiunse, carica di un'oscenità spudorata: "Guarda che culo che ha... e quelle tette, anzi tettone ... Dio, Mauro, hai una femmina assolutamente eccitante."
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