Giulia, alle terme: 1. Il viaggio e lo sconosciuto
di
Federico&Sabina
genere
trio
La valigia aperta sul letto sembrava un confine tra la loro vita monotona e l'ignoto. Giulia sistemava i suoi pochi costumi con gesti lenti, quasi nervosi, mentre Mauro la osservava in silenzio. Lei indossava una canottiera leggera che faticava a contenere le sue curve; quel seno abbondante, una quarta che lei tendeva a nascondere sotto vestiti larghi, oggi sembrava quasi voler sfidare il tessuto, spingendosi in avanti a ogni respiro. Mauro sentiva un calore familiare salirgli lungo la schiena, ma non era solo desiderio. Era l'anticipazione di un rischio.
Mentre lei si chinava per chiudere la zip, mettendo in mostra quel sedere piccolo e morbido, Mauro chiuse gli occhi per un istante. La sua mente, solitamente razionale e socievole, scivolò in un territorio proibito. Immaginò Giulia, la sua timida e dolce Giulia, spinta oltre il limite della sua esitazione. La vedeva tra le braccia di un altro, un uomo che non avesse paura di prenderla, che non rispettasse la sua timidezza ma la travolgesse, possedendola mentre lui, Mauro, restava a guardare, prigioniero di un piacere misto a un terrore lancinante. L'idea di vederla gemere sotto il peso di un altro uomo, di sentire il suono di un cazzo estraneo che la scopava con forza, lo eccitava in modo quasi doloroso.
Il viaggio verso le terme passò in un silenzio carico di elettricità. Una volta arrivati, l'atmosfera di relax e vapore sembrò amplificare ogni sensazione. Giulia si sentiva a disagio; nonostante il corpo esplosivo che attirava ogni sguardo, lei camminava con le spalle leggermente curve, cercando di rendersi invisibile. Ma era impossibile. Indossando un bikini nero che accentuava il contrasto tra la pelle chiara e i capelli scuri, le sue tettone sembravano quasi esplodere dal reggiseno, attirando l'attenzione di ogni uomo presente nell'area benessere.
Mauro lo notava tutto. Vedeva gli sguardi voraci, i sussurri, il modo in cui gli uomini rallentavano il passo quando lei passava. Giulia arrossiva, abbassando lo sguardo, ma c'era qualcosa in quella attenzione non richiesta che sembrava risvegliare in lei una scintilla di consapevolezza. Non era abituata a essere l'oggetto del desiderio così esplicitamente, e quell'imbarazzo, paradossalmente, la rendeva ancora più provocante.
Fu allora che lo vide. Un uomo di circa quarant'anni, con un fisico solido e un'espressione di assoluta sicurezza, era appoggiato al bordo di una piscina termale. Non fingeva di guardare altrove; i suoi occhi erano piantati dritto sulle curve di Giulia, fissando con un'avidità quasi predatoria il sollevamento dei suoi seni. Era uno sguardo che non chiedeva permesso, uno sguardo che diceva chiaramente cosa voleva fare a quel corpo.
Giulia se ne accorse. Sentì il calore salirle al volto, un brivido che le percorse la colonna vertebrale. Invece di allontanarsi, rimase immobile per un secondo di troppo, intrappolata in quella tensione magnetica. Mauro, invece di intervenire o mostrare gelosia, sentì il cuore accelerare. Era esattamente ciò che aveva desiderato: un predatore che avesse notato la sua preda.
L'uomo si staccò dalla piscina e si avvicinò a loro con un passo deciso, emanando un'aura di dominanza che riempiva lo spazio. Si fermò a pochi centimetri, abbastanza vicino da far sentire il suo profumo maschile e intenso.
"Buon pomeriggio," esordì l'uomo, la voce profonda e ferma. Guardò Mauro dritto negli occhi, con un cenno di rispetto ma senza alcuna sottomissione. "Spero di non disturbare, ma non potevo fare a meno di notare quanto sia fortunato il suo compagno."
Spostò poi lo sguardo su Giulia, scendendo lentamente dal viso al seno, soffermandosi lì con un'intensità che quasi sembrava un tocco fisico. Giulia sussultò, le guance colorate di un rosso acceso, ma non distolse gli occhi.
"Siete una donna splendida," aggiunse l'uomo, con un tono che non era un complimento, ma quasi un'affermazione di possesso. "Troppo bella per passare l'intera serata solo a rilassarsi nell'acqua."
Mauro sorrise, un sorriso ambiguo, sentendo l'adrenalina scorrergli nelle vene. "Grazie," rispose, osservando la reazione di Giulia, che sembrava paralizzata tra l'imbarazzo e una curiosità proibita.
"Senti," continuò lo sconosciuto, rivolgendosi ancora a Mauro ma mantenendo la sua presenza dominante sopra Giulia, "c'è un ristorante eccellente qui vicino, molto intimo. Mi farebbe piacere invitarvi entrambi a cena stasera. Credo che potremmo trovarci molto bene."
L'invito era diretto, quasi un comando travestito da cortesia. Giulia guardò Mauro, cercando in lui un segnale, un limite, una protezione. Ma Mauro non le offrì protezione; le offrì l'opportunità.
"Perché no?" rispose Mauro, la voce leggermente roca. "Sarebbe un modo interessante per concludere la giornata."
Giulia esitò, il respiro che accelerava, sentendo lo sguardo dell'uomo ancora bruciare sulla sua pelle, mentre l'idea di quella cena iniziava a trasformare la sua timidezza in un'attesa ansiosa e bagnata.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Mentre lei si chinava per chiudere la zip, mettendo in mostra quel sedere piccolo e morbido, Mauro chiuse gli occhi per un istante. La sua mente, solitamente razionale e socievole, scivolò in un territorio proibito. Immaginò Giulia, la sua timida e dolce Giulia, spinta oltre il limite della sua esitazione. La vedeva tra le braccia di un altro, un uomo che non avesse paura di prenderla, che non rispettasse la sua timidezza ma la travolgesse, possedendola mentre lui, Mauro, restava a guardare, prigioniero di un piacere misto a un terrore lancinante. L'idea di vederla gemere sotto il peso di un altro uomo, di sentire il suono di un cazzo estraneo che la scopava con forza, lo eccitava in modo quasi doloroso.
Il viaggio verso le terme passò in un silenzio carico di elettricità. Una volta arrivati, l'atmosfera di relax e vapore sembrò amplificare ogni sensazione. Giulia si sentiva a disagio; nonostante il corpo esplosivo che attirava ogni sguardo, lei camminava con le spalle leggermente curve, cercando di rendersi invisibile. Ma era impossibile. Indossando un bikini nero che accentuava il contrasto tra la pelle chiara e i capelli scuri, le sue tettone sembravano quasi esplodere dal reggiseno, attirando l'attenzione di ogni uomo presente nell'area benessere.
Mauro lo notava tutto. Vedeva gli sguardi voraci, i sussurri, il modo in cui gli uomini rallentavano il passo quando lei passava. Giulia arrossiva, abbassando lo sguardo, ma c'era qualcosa in quella attenzione non richiesta che sembrava risvegliare in lei una scintilla di consapevolezza. Non era abituata a essere l'oggetto del desiderio così esplicitamente, e quell'imbarazzo, paradossalmente, la rendeva ancora più provocante.
Fu allora che lo vide. Un uomo di circa quarant'anni, con un fisico solido e un'espressione di assoluta sicurezza, era appoggiato al bordo di una piscina termale. Non fingeva di guardare altrove; i suoi occhi erano piantati dritto sulle curve di Giulia, fissando con un'avidità quasi predatoria il sollevamento dei suoi seni. Era uno sguardo che non chiedeva permesso, uno sguardo che diceva chiaramente cosa voleva fare a quel corpo.
Giulia se ne accorse. Sentì il calore salirle al volto, un brivido che le percorse la colonna vertebrale. Invece di allontanarsi, rimase immobile per un secondo di troppo, intrappolata in quella tensione magnetica. Mauro, invece di intervenire o mostrare gelosia, sentì il cuore accelerare. Era esattamente ciò che aveva desiderato: un predatore che avesse notato la sua preda.
L'uomo si staccò dalla piscina e si avvicinò a loro con un passo deciso, emanando un'aura di dominanza che riempiva lo spazio. Si fermò a pochi centimetri, abbastanza vicino da far sentire il suo profumo maschile e intenso.
"Buon pomeriggio," esordì l'uomo, la voce profonda e ferma. Guardò Mauro dritto negli occhi, con un cenno di rispetto ma senza alcuna sottomissione. "Spero di non disturbare, ma non potevo fare a meno di notare quanto sia fortunato il suo compagno."
Spostò poi lo sguardo su Giulia, scendendo lentamente dal viso al seno, soffermandosi lì con un'intensità che quasi sembrava un tocco fisico. Giulia sussultò, le guance colorate di un rosso acceso, ma non distolse gli occhi.
"Siete una donna splendida," aggiunse l'uomo, con un tono che non era un complimento, ma quasi un'affermazione di possesso. "Troppo bella per passare l'intera serata solo a rilassarsi nell'acqua."
Mauro sorrise, un sorriso ambiguo, sentendo l'adrenalina scorrergli nelle vene. "Grazie," rispose, osservando la reazione di Giulia, che sembrava paralizzata tra l'imbarazzo e una curiosità proibita.
"Senti," continuò lo sconosciuto, rivolgendosi ancora a Mauro ma mantenendo la sua presenza dominante sopra Giulia, "c'è un ristorante eccellente qui vicino, molto intimo. Mi farebbe piacere invitarvi entrambi a cena stasera. Credo che potremmo trovarci molto bene."
L'invito era diretto, quasi un comando travestito da cortesia. Giulia guardò Mauro, cercando in lui un segnale, un limite, una protezione. Ma Mauro non le offrì protezione; le offrì l'opportunità.
"Perché no?" rispose Mauro, la voce leggermente roca. "Sarebbe un modo interessante per concludere la giornata."
Giulia esitò, il respiro che accelerava, sentendo lo sguardo dell'uomo ancora bruciare sulla sua pelle, mentre l'idea di quella cena iniziava a trasformare la sua timidezza in un'attesa ansiosa e bagnata.
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