Stupida e Imbranata 4: Obbligo e Verità

di
genere
incesti

Mi svegliai nel tardo pomeriggio con una nausea terribile.
Non ricordavo come ero tornata a casa, chi mi aveva accompagnata, chi aveva avuto la gentilezza di spogliarmi e mettermi a letto.
Un buco nero, blackout totale...

Barcollai fino in bagno, con la testa che mi girava tantissimo e mi buttai sotto la doccia, appoggiandomi contro il muro per non cadere.

Feci la pipì così, uno schizzo caldo in mezzo alle gambe sotto l'acqua fredda.
Una sensazione piacevole, in realtà, ma sentivo un bruciore terribile lì sotto. Fu quando mi pulii e vidi gli aloni rossi sulla spugna che mi preoccupai davvero.

Avevo tracce di sangue e sperma sia nell’ano che nella vagina.

Mi guardai allo specchio per ispezionare il resto del mio corpo...
“Wow, ieri notte seratona” pensai amaramente.
Il viso con il trucco sfatto, occhiaie nere come non le avevo mai avute, qualche brutto livido, specie sui seni che mi dovevano aver strizzato per ore, ma... Per i dolori che sentivo dappertutto, temevo peggio.

Mi lavai i denti per far passare il saporaccio che sentivo in bocca, quel retrogusto di alcool, vomito e sperma che, da qualche tempo, accompagnava i miei weekend, quando Franco, dopo avermi lasciato bere e pippare gratis tutta la sera in discoteca, mi portava a devastarmi a qualche festa privata di amici suoi, dicendomi che ero “una ragazza sveglia e sapevo come sdebitarmi".

Non succedeva tutte le volte, ma succedeva.
E sicuramente era successo la notte precedente... Il dolore al collo e alla mandibola confermavano la sensazione di aver passato tutta la notte a fare bocchini.

Mi tuffai nuda sul letto per provare a concentrarmi e ricordare meglio.
Presi una dose da cavallo di Aulin per rendere tollerabile il mal di testa che non mi dava tregua, chiusi gli occhi.
Mi riaddormentai di un sonno agitato, pieno di sogni che si mescolavano con la realtà.

Un taxi, il conducente che mi accompagna sulle scale per poi portarmi in braccio le ultime rampe... mi aiuta a spogliarmi, mi mette a letto prima di andarsene, si aspetta una mancia...
Faccio il gesto di prendere il borsello, ma capisco che preferisce altro.
Mi avvicino per succhiarglielo, è sporco e sudato, ma lo prendo in bocca lo stesso.

Non è una sensazione piacevole... Ma so che durerà poco: lui è un ultracinquantenne eccitatissimo, io una diciannovenne, con un visino acqua e sapone e un corpo da infarto... e poi lo sanno tutti che sono bravissima a fare i pompini.

In un minuto viene, facendo versi affannati e grugnendo qualche complimento.
“Sei una brava puttana” è quello che mi ricordo meglio e che mi rimbomba in testa.

Sputo lo sperma nella prima cosa che trovo sottomano.
Mi sento pure in colpa a non ingoiare, visto che è stato il più gentile della serata, ma proprio non ce la faccio più.
Lui si alza velocemente i pantaloni e se ne va.
Mi tuffo sul letto e spengo la luce.
Dovrei struccarmi e sciacquarmi la bocca ma non ne ho la forza.
“E’ un sogno o è realmente successo?” pensavo nel dormiveglia.

Col tempo emergono altri flashback, sensazioni, odori.
Ero a una festa in una villa fuori città, stravolta ma continuavano a farmi pippare, per svegliarmi quanto bastava per continuare a ciucciare...
Mentre facevo un pompino...Sarà stato il terzo della serata... Sentivo che qualcuno mi scopava da dietro con un cazzo enorme... Era bravo e io sono venuta con le lacrime agli occhi.
Ne volevo ancora ma lui si sfila dalla figa e, senza tanti complimenti, mi lubrifica il buchino e inizia a infilarmelo in culo... Io tra orgasmi e droga non capivo più niente, ricordo solo che ero rannicchiata sul divanetto a sentire quel cazzone che mi devastava e mi lamentavo che iniziava a bruciare.
Reclamavo altra coca “se volete continuare a sfondarmi così...”.

Ho sognato che parlavano di me come se non fossi presente...
“Franco, ma questa bottana pecchè non m'a puorti da me a fare un film? Cu ‘na troia del genere nci facimu i sordi! Diventa ‘na pornostar” disse qualcuno..
“Dammillu u tempu, fammela infognare per bene con la coca e ne parlamu...”

Ho sognato che qualcuno mi ha sollevato a forza e mi ha fatto cadere a terra. Me l’ha piazzato fra le tette e si è fatto fare una spagnola, venendomi in faccia mentre altri lo incitavano, facevano foto, commentavano...
Questo forse è successo davvero perché ho ancora il livido sul fianco che ho battuto...

Fra tutti questi ricordi confusi, si era già fatta sera tardi.
Il mal di testa e la nausea stavano passando, le vertigini e il torpore no.
Per riprendermi avevo bisogno di un litro di caffè e di qualcosa di sano da mangiare, visto che non toccavo cibo da più di 24 ore.
Riso in bianco con un filo d’olio, il mio rimedio da serataccia.
E mentre mangiavo iniziai a pensare.

In teoria, dopo aver perso la verginità, pensavo di ottenere tutta la libertà di cui non avevo mai goduto e, ad essere onesta, diverse serate memorabili ci sono state.
Weekend al mare o in barca a divertirsi e scopare tutto il tempo... Cose fighe, le rifarei.
In pratica, però, sono arrivati presto nuovi problemi: l’abuso di coca e alcol, le richieste sempre più estreme di Franco e il terrore che, in qualche modo, a casa o all’università, si venisse a sapere cosa facevo, mettendomi in guai grossi...

Passai la notte sveglia a riordinare le idee e al mattino presi una decisione.
Preparai la valigia grande e chiamai un taxi per andare in stazione e prendere il primo treno per la Calabria.

In questo modo saltavo l’appello di luglio, anticipando la partenza di qualche settimana, ma stavo perdendo il controllo della mia vita e avevo bisogno di una pausa, quindi... Aria di casa, zero pensieri e vaffanculo al resto.

Mi feci venire a prendere da Palma, mia sorella, che abita in un paese vicino e rimasi una settimana da lei, pregandola di non dire niente alla mamma che, vedendomi rientrare improvvisamente, si sarebbe preoccupata.
Ma soprattutto mi avrebbe mitragliato di domande.

Totò, il marito di Palma, come al solito, era la maggior parte del tempo via per lavoro e quindi passai una settimana a farmi coccolare e a fare la brava zietta con Pino, suo figlio, che aveva già compiuto 1 anno e che, praticamente, non avevo ancora visto.

Mia sorella voleva sapere i dettagli delle ultime settimane, del tipo con cui l’avevo fatto per la prima volta e tutto il resto che, in questi mesi, le avevo accennato nelle nostre lunghe telefonate.

Io le ho sempre detto tutto dei miei ragazzi e dei miei problemi, per la prima volta però, temevo il suo giudizio...anzi no... avevo paura di deluderla con tutte le decisioni stupide che avevo preso ultimamente.
Molto stupide.

Quindi...
Le parlai di Franco e del lavoro in discoteca.
Fui molto vaga sul perché e il come avessi deciso di concedermi proprio a lui (“Era gentile, mi riempiva di regali e poi morivo dalla voglia di farlo, finalmente...”)
Confessai di essermi data da fare anche con altri ragazzi che mi piacevano e di essermi divertita.
Sorvolai sul resto, sulle feste del weekend, sulla coca che avevo iniziato a pippare e cosa ero disposta a fare per non doverla pagare.

E già così mia sorella mi fece un cazziatone memorabile, ma mi giurò che non avrebbe detto niente a papà e mamma.
Io già ci contavo (sennò col cazzo che glielo dicevo) ma la sua promessa me la fece amare ancora di più.

Inscenare il mio finto arrivo per i miei genitori, alcuni giorni dopo, mi fece sentire una merda: i miei si fidavano ed erano orgogliosissimi di avere una figlia che continuava gli studi per laurearsi in una grande città del nord, restando una brava ragazza onorata.

Peccato che negli ultimi mesi non avevo dato esami e, riguardo la brava ragazza e l’onore... Nel mio paese so di ragazze che, avendo fatto una frazione di quello che facevo io il sabato sera, erano etichettate a vita come “poco di buono”...

Ma il vero problema era un altro.

Adesso erano diversi giorni che ero sparita dalla circolazione e non rispondevo al telefono. Il mio intuito femminile e gli sms al veleno che Franco mi mandava mi facevano capire che era incazzato nero.

Col senno di poi ho capito che tutte le minacce di Franco di sputtanarmi erano un bla bla bla e avrebbero avuto conseguenze pesanti anche per lui.
Ma al tempo non ero così lucida.

Passavo la settimana a casa dei miei, a fare la parte della brava figlia che avevano sempre conosciuto, evitando di andare al mare per non dare spiegazioni per quei lividi, mentre nei weekend, appena mi ripresi del tutto, mi veniva a prendere Palma, che lasciava Pino ai nonni per essere libere di darci a vita da spiaggia, ristoranti e localini.

Fu lì che notai che Palma era ingrassata dall’ultima volta che c’eravamo viste in costume.
Non che fosse imbruttita, ma ero abituata da sempre ad ammirare il suo fisico perfetto e vederla trascurata mi fece scattare il campanello d'allarme.

Palma era da sempre la ragazza più bella del paese, più alta di me, occhi chiari, capelli castani, seno pieno anche se meno grosso del mio, ma perfetto sul suo fisico longilineo.
Nessuno si stupì quando si sposò, appena finite le superiori, col figlio del sindaco, un giovane e brillante avvocato.

Futuro senza preoccupazioni assicurato, ma dopo le mie insistenze, mi raccontò la verità: “Da quando è nato Pino, non scopiamo quasi mai... Ormai gli ho dato l’erede maschio e di me non sembra più importargli” mi confessò delusa, per aggiungere col magone “Penso che Totò abbia un’altra ma non ho mai avuto il coraggio di affrontare la cosa. Mangio molto per il nervoso e la frustrazione... E poi, diventando brutta, almeno capirei perché non mi vuole più...” .

In altri posti sarebbe logico separarsi, o sentire un terapista, ma non nel mio paesino, dove la responsabilità di apparire una bella coppia felice viene prima di tutto, soprattutto se fai parte di famiglie in vista.

Eravamo in spiaggia ed io pensavo a questa e altre cose, quando rompemmo il ghiaccio con Marta, una studentessa bolognese.

Marta era molto loquace e graziosa, con capelli ricci biondi, nasino all'insù, occhi neri e lentiggini, alta come me, quindi bassina, ma magra e super tonica, con un seno appena accennato e un culetto tondo e birichino.
“Sembra Pikachu!” pensai guardandola.

Aveva un anno in più di me e studiava le stesse mie cose, parlammo tanto di alcune materie e delle differenze fra le nostre due università.
Dopo un po’ ci hanno raggiunti i suoi amici, 2 coppie e 2 altri ragazzi tutti alloggiati in un residence nelle vicinanze.

I ragazzi single si unirono alla chiacchierata, rimanendo stupiti di come Palma, a 22 anni fosse già sposata e avesse un figlio.
Giù è abbastanza normale, a Bologna sembrava stranissimo, una roba medievale.

Ma dopo diverse chiacchiere e averci proposto un aperitivo, un discorso tira l’altro e ci invitarono a cena a una grigliata nel residence: il giorno dopo tutti partivano e sembrava scortese dire di no.

Dall’aperitivo si passa al vino bianco, poi uno spumantino, limoncello, amaro, liquorino... insomma si era fatta una certa ora e in molti (in special modo le coppie) si erano già ritirati in stanza, quando apparve una canna e la proposta di fumarcela nella camera di Marta lontani da occhi indiscreti.

Atmosfera rilassata, tasso alcolico alto... 2 ragazzi carini, 3 ragazze carine...Esce fuori un’altra canna, del rum e una bottiglia gelata di vodka, avanzi di qualche festicciola e da finire assolutamente prima della partenza... la situazione ideale per divertirsi, ma mi preoccupavo per mia sorella, che facesse qualcosa di troppo per poi pentirsi o finire nei guai.

Ad un certo punto la vodka finisce e, in un delirio di alcol e regressione adolescenziale, qualcuno propone il gioco della bottiglia, con obbligo o verità.

Il mio sesto senso mi diceva che, se gli davamo corda, la serata rischiavamo di finirla da nude o peggio.

Guardai negli occhi Palma, che invece sembrava una liceale in gita scolastica, lei sorrise dicendomi all’orecchio “Non puoi avere l’esclusiva delle cazzate” dandomi un abbraccio e un bacino sulla guancia per poi mettersi a ridere con gli altri ragazzi.

Il gioco era facile, chi girava la bottiglia chiedeva a chi era uscito a sorte “obbligo o verità?" e una volta risposto alla domanda o fatta la penitenza, la vittima girava a sua volta la bottiglia.
Decidemmo che una persona poteva dire “verità” per 3 volte, dopodiché doveva scegliere l'obbligo per forza nei turni seguenti, per rendere le cose più interessanti.

La prima a girare fu Marta, in quanto padrona di casa.

L’inizio fu soft, con domande legate al passato e senza grandi imbarazzi, tipo “A che età hai fatto sesso la prima volta?” O chiedere a me e Palma se eravamo davvero sorelle.
Cose così, abbasranza innocue, per arrivare alle domande più spinte in modo graduale, di pari passo con l’alcol che continuava a scorrere.

Ovviamente la prima a cui capitò una domanda stronza fui io
“Quando fai i pompini, ingoi?”
Pensai qualche secondo se mentire o no, un po’ offesa del fatto che davano per scontato che facevo pompini, ma decisi di non dare importanza alla cosa rispondendo con nonchalance “Sì, certo. Se ne ho voglia.” Che poi era la verità.

Girai la bottiglia sperando di potermi vendicare di uno dei ragazzi e capitò Fabio, il più grande fra noi, coi suoi 24 anni.
Provai a metterlo in imbarazzo: “L’ultima volta che ti sei fatto una sega?”
Ma la sua risposta mi sorprese.

“Oggi pomeriggio, mentre mi facevo la doccia in camera dopo la spiaggia... Pensando a te e tua sorella”
Io diventai come un peperone, ma anche Palma sgranò gli occhi e arrossì un po’.
“Da...davvero?”
Fabio annuì e il fato volle che la bottiglia andasse proprio su Palma.

“Ultimo ditalino?” le chiese Fabio.
"Lo vuoi proprio sapere?” chiese Palma un po’ imbarazzata, un po’ maliziosa
“beh dopo la mia confessione, direi che possiamo dirci tutto”
“ok, qualche giorno fa, dopo che Bruna mi ha raccontato di quanti ragazzi si è fatta ultimamente...Quando sono restata sola ci ho pensato e... Mi è scivolata la mano..." rispose voltando lo sguardo verso di me.

“Ma... Palma!!!!” esclamai paonazza, non so nemmeno se per l’imbarazzo di passare per una zoccola o quello di scoprire che mia sorella si eccitava per le mie confidenze.
“Bruna, sono solo sincera...Hai scopato più tu in un mese da single, che io nell’ultimo anno da sposata” fu la sua risposta disarmante, con una risata generale.

Ci avrei scommesso che la prossima volta mi avrebbero chiesto dettagli sui miei weekend di devasto e manco a dirlo, dopo un paio di giri insignificanti, Marta mi colpì...”Bene bene, siamo tutti curiosi di sapere qualcosa di questi ragazzi che hai visto negli ultimi tempi...” chiese insinuante.
“Tu formula la domanda e io rispondo” replicai con una punta di nervosismo.
“Facciamola facile, quanti ne hai scopati nell’ultimo mese?”

Messa così la questione mi dava qualche vantaggio, perché ero giù da 15 giorni e qui, per millemila ragioni, avevo fatto la brava, poi si riferiva solo a chi avevo scopato e non fatto pompe o altre cose e questo riduceva enormemente il numero...

Però anche sforzandomi, non ricordavo “esattamente” quanti. E anche approssimando in difetto, avrei comunque fatto la figura della zoccola, ma era ancora peggio se ammettevo di non saperlo... Insomma avevo un gran casino in testa...

“Sócc'mel! Da quanto ci sta a pensare, i déven esser un esercit?!” disse Marta, facendo sganasciare tutti dalle risate (io esclusa).

Cercai di riprendere in mano la situazione e urlai un numero a caso “Quattro!” pentendomi un attimo dopo, visto che, frottola per frottola, avrei potuto scegliere anche una cifra più bassa.

Ci fu un attimo di silenzio, in cui ero sulle spine in attesa della loro reazione... “Quattro? Nemmeno tanti... credo di aver fatto di peggio!” commentò Marta coprendo la ridarella con una mano davanti alla bocca.

Ma quando pensavo di essermela cavata, Fabio piazzò la stoccata finale “Dipende, se erano uno alla volta o tutti assieme!” e al mio rossore, giù altre risate, commenti e domande di dettagli a cui, chiaramente, mi rifiutavo di rispondere.
Anche Palma, l’unica che sapeva che quel numero era molto approssimato verso il basso si guardò bene dal dire qualcosa, forse pentita di avermi messo in una posizione così complicata.

Adesso era il mio turno e speravo di rendere pan per focaccia.
E infatti uscì Marta.
“Quando e con chi, l’ultima scopata?” le chiesi
“Ieri mattina con Fabio, appena svegli”. rispose senza la minima incertezza.
Per un attimo ebbi un cortocircuito mentale: quindi lei e Fabio stavano assieme?
“Però poi si è svegliato Gigi e gliel’ho succhiato mentre Fabio mi scopava da dietro... Fai un po’ tu...” aggiunse.

Mi ci volle un attimo per mettere a posto i pezzi del puzzle: Marta era in vacanza con 2 suoi “scopamici” che, a seconda dell’estro del momento, se la scopavano a turno o anche assieme, ma tutti liberi di cercare altre avventure, se c’era l’occasione.

Ero perplessa: pensavo che certe cose succedessero solo nei film e finissero sempre male.

Marta accese un’altra canna e girò la bottiglia, uscì Fabio.
Domanda banale su cosa avesse fatto con una turista romana abbordata un paio di giorni prima. Robe loro, niente di interessante.

Fabio gira la bottiglia, esce Palma, le passano la canna... L’ho detto che ci stavano puntando... “Rubo la domanda di prima. Quando l’ultima scopata?”
Palma ebbe un momento di smarrimento, pensandoci un po’ più del dovuto per essere una donna sposata “E’ un bel po’, dalle vacanze di Natale” disse infine con un filo di voce.

“Che cazz...” pensai ad alta voce, capendo che mia sorella non aveva avuto il coraggio di dirmi quanto era grave la situazione col marito.

“Ma tuo marito è matto?” disse Fabio. “Avere sotto mano un tale tocco di gnocca e non fare l’amore tutti i giorni non ha senso!!”
“Dopo una gravidanza è un periodo complicato, non me la sento di entrare nei dettagli ora...” cercò di giustificarlo Palma, di fronte alla loro insistenza. “Però, si... scopare, non scopo da Natale” disse tristemente.

Volevo saperne di più, ma in un barlume di lucidità, con un cenno mi fece intendere che non era il posto né il momento adatto.

Tocca girare a Palma, esce Marta.
Vedo mia sorella ancora turbata dall’ultima confessione, le suggerisco una domanda intrigante “Hai mai fatto sesso con una donna”. Marta senza insicurezze “Certo! Anzi l’ultimo anno di superiori avevo la morosa. Fantastiche serate, lei super carina ma trooooppo gelosa!”.

Ammiravo la serenità con cui parlava di queste cose, senza falsi pudori o preoccuparsi di cosa pensavano gli altri. Mi sarebbe piaciuto averla come amica.

In ogni caso per qualche minuto la curiosità si spostò su di lei, lasciandoci un po’ tranquille.
Ma solo un po’ perché, manco a farlo apposta uscii io il turno dopo.

Quasi sentivo il rumore delle unghie che Marta stava affilando per scegliere una domanda abbastanza stronza da mettermi in imbarazzo.

“Dopo una bella inculata preferisci che ti vengano dentro o vuoi sentire la sborrata calda sulla schiena?” mi chiese con tanto di sorrisetto stronzo...
“Mah...Che razza di domanda è? E chi ti dice che io dia il culo?” provando a metterla in caciara...

“Perché, una ragazza come te non lo prende in culo?” replicò con un sorrisino sarcastico del tipo “Se neghi non ci credo nemmeno se lo giuri”.

Divenni paonazza “No...cioè...non voglio dire questo...” senza il coraggio di chiedere chiarimenti su quel “come te”, che poteva essere interpretato in molti modi e tutti abbastanza indecenti.

In ogni caso mi aveva fregata, ottenendo doppio imbarazzo da una sola domanda. Cercai di mantenere la calma ma ero un po’ turbata, fra alcol, canne e quella mitragliata di domande “Mi.. Mi eccita molto sentire lo schizzo caldo sulla schiena, dopo una pecorina o una... inculata...” dissi paonazza, scatenando l’entusiasmo dei presenti (soprattutto i maschietti).
Solita figura da zoccola, ma soprattutto, era la terza verità e, la prossima volta, dovevo scegliere obbligo.

Ci furono un paio di giri interlocutori: Marta non si era toccata durante le vacanze perché aveva scopato tutti i giorni e il primo cazzo Palma l’ha visto quando andava con gli scout,... Bla bla bla... Cose del genere, anche intriganti, ma un po’ ripetitive.
In realtà sembravano più interessati ad esaurire le verità per passare a bomba agli obblighi, che, al momento, nessuno aveva ancora scelto (ovviamente).

Eccallà!
Gigi gira e viene il mio turno e questa volta devo scegliere l'obbligo. Già sapevo dove si andava a finire...
“Obbligo: leva il bikini”.

Mannaggiammè!
Ero direttamente venuta al residence dalla spiaggia e addosso avevo solo il bikini, un pareo e le ciabatte.

Però ebbi un'intuizione: mi voltai, mi allacciai al collo il pareo, trasformandolo in un abitino e quindi mi levai il reggiseno e le mutandine.
Oddio, il tessuto trasparente non lasciava molto spazio all’immaginazione e dovevo tenere il pareo con le mani perché non si vedesse tutto da sotto (e infatti, dopo il primo momento di delusione, nessuno si lamentò), ma era una questione di principio non dargliela vinta.

Giro io ed esce Fabio, anche lui con Obbligo... e già mi gusto la vendetta, che avevo maturato per tutto il tempo.
“Fabio, devi limonare con Gigi”.
Colpiti ed affondati: stavolta eravamo noi a ridere, vedendo il loro disagio.
Per superare l’empasse, Marta si mise in mezzo fra loro due baciando prima l’uno e poi l’altro, avvicinando lentamente le labbra e la lingua dei due ragazzi per un bacio a tre, per poi levarsi e lasciarli continuare da soli per pochi secondi...
Quella ragazza era un demonio e quando mi guardò dritta negli occhi con aria trionfante sentii un brivido.

Nuovo giro: esce Palma e Fabio si vendica subito.
“Palma devi limonare Bruna!”
Mi sento una scema ad aver dato il via alla moda di far baciare le persone!
“Siamo sorelle!!!” provammo a protestare, ma furono irremovibili.

I primi approcci furono un disastro: l’imbarazzo era tanto e proprio non si riusciva a venire a capo alla cosa... Poi però mi scattò una scintilla e iniziai a darle dei bacini sulla guancia per passare a bacini a fior di labbra, e poi leccarle le labbra con la punta della lingua...

Palma era rossa come un peperone, con gli occhi chiusi e iniziava a sospirare forte, quando trovò il coraggio aprire un pochino le labbra per ricambiare.
Per diversi secondi ci baciammo così, in modo delicatissimo ma senza che nessuno dei due avesse il coraggio di andare oltre.

“Come sta andando?” le chiesi continuando con quei bacini...
“B...bene...” rispose esitante “nessuno mi ha mai baciata così”
“Non ti piace?” chiesi timorosa
“NOOOO, anzi dovresti dare lezioni ai ragazzi “ disse sorridendo e lasciandosi finalmente andare, ricambiando il bacio con dolcezza. Durò pochi secondi il tutto o forse era il tempo a volare ma ci lasciò con una sensazione bellissima

“Meno male che eravate sorelle...” Commentò Fabio con un risolino stronzo.
Fu lì che realizzai che, presa dalla foga, stavo strizzando i seni di Palma, che a sua volta mi stava palpando fianchi e cosce, ormai in bella vista.
Ci guardammo negli occhi senza il coraggio di dire nulla (e forse nemmeno c’era molto da dire)

Tocca a Palma, esce Marta.

Ci pensò un po’ su...Capivo che cercava qualcosa che potesse vendicarci di tutte le domande imbarazzanti con cui ci avevano bersagliato...
E invece... “Marta limona Bruna”,

“Noooo...Finitela di mettermi in mezzo!!!” urlai "E Poi proprio tu...” rivolta a mia sorella “sei un’infame!!!”
Ma forse mia sorella voleva vendicarsi di tutti i cazzi che avevo assaggiato negli ultimi tempi, mentre lei moriva d’astinenza..

“Bene, bene” esclamò Marta sbronza come un birillo mentre gattonava a 4 zampe verso di me.
Sono mezza paralizzata mentre vedo questa miciona che si avvicina “Aiuto!” dico fingendomi preoccupata ma nessuno mi aiuta, impegnati a ridere a crepapelle.
E dietro i tre cretini ci incitavano, dicendo “Li-mo-ne! Li-mo-ne!”

So che nel mondo fatato dei racconti erotici tutto deve essere fregne fradice e cazzi in tiro, ma in quella situazione, con Marta che da sbronza faceva la femme fatale che provava a baciarmi, veniva da ridere anche a me.
Si piazzò di fronte, per poi aggiungere con un diavoletto negli occhi "Il POPOLO SOVRANO reclama che ci slinguazziamo!"

Improvvisamente stampò le labbra e mi mise tutta la lingua dentro, mentre con le mani mi stringeva a sè.
Mi mancava il fiato e mi girava la testa... mi scansai un attimo per respirare.
Mia sorella (stronza) rideva vedendomi così...

“Ah si?” dissi, offesa che mi prendesse in giro per il mio disagio... e per ripicca mi tuffai a limonare Marta ancora più duro, facendo scivolare la mano nei suoi pantaloncini per palparle il culetto.
Mi resi conto che sotto i pantaloncini aderenti dell’adidas non portava il costume, così come sotto il top coordinato non aveva reggiseno e questo mi caricò ancora di più, facendo scivolare la mano sempre più giù, fino a toccarla lì sotto, dove, sai che sorpresa... anche lei era bagnata...

“Che fai?” mi chiese maliziosa infilando una mano sotto il pareo per ricambiare la carezza...
Era scatenata e iniziò a mordicchiarmi l’orecchio per poi baciarmi ancora e ridere come due sceme, poi, improvvisamente, Marta si scansò e usando la mano come ventaglio, disse al gruppo “Gesummaria, sento un gran caldo! Andava bene il bacio? Proporrei un bel bagno di mezzanotte per rinfrescarci...”

“Scommetto che vuole farlo da nudi” pensai 3...2...1...
“Ovviamente il bagno lo facciamo nudi” aggiunse sfilandosi il top e mostrando le tettine per dare il buon esempio.

Io ero un po’ preoccupata: è vero che era la spiaggia privata di un residence, ma se qualcuno ci vedeva nude in compagnia di queste persone, entro la mattina dopo tutti, marito di Palma compreso, l’avrebbero saputo.

Guardai negli occhi mia sorella e lentamente le sparì il sorriso: aveva capito che per lei la serata era finita.

“Andate voi, io non me la sento...Anzi forse è meglio se vado a casa” disse con la morte nel cuore.
Cercarono di convincerla ma Palma fece presente che, probabilmente, anche a Bologna, un marito non era granchè contento se la moglie faceva il bagno nuda con dei ragazzi.
Volevo andare con lei, ma insisteva per farmi restare e Marta si offrì di darmi un passaggio per tornare.

Quando Palma mi sussurrò all’orecchio “Devi restare, così poi mi racconti tutto”, mi venne il batticuore... Guardandola negli occhi, un po’ esitante, le feci cenno di sì, misi in un cassetto il mio buonsenso e andai in spiaggia.

Rientrai da Palma che erano le 4 del mattino passate.
Cercai di fare meno rumore possibile, facendo tutto al buio, ma appena mi sdraiai sul lettone, la sentii abbracciarmi stretta.

“Ti ho svegliata? Sono distrutta!” le chiesi sussurrando senza ragione, visto che non c’era nessun altro in casa.
“Non riuscivo a dormire, ero preoccupata non sentendoti rientrare. Com’è andata?”
“Peccato che non potevi restare... Erano delusissimi! ” le dissi maliziosamente.
Palma sorrise “Addirittura..?”
Faceva un gran caldo, mi sdraiai accanto a lei come facevamo da bambine e la strinsi forte.

Prima che si sposasse succedeva spesso di dormire assieme nude, coccolarci, darci anche dei bacini innocenti a fior di labbra, mentre ci confidavamo le nostre cotte o com’era andata una serata con un ragazzo.
Cose da sorelle che si vogliono bene, fatte senza malizia...

Quella sera era diverso: sarà stato l’alcool, il bacio o la sua confessione di essersi eccitata ascoltando i miei racconti, ma da quando mi ha chiesto di dirle tutto, ho passato la serata aspettando quel momento e, questa volta, avevo deciso di confessarle tutto, tutto, senza omettere nemmeno un dettaglio.
Se era quello di cui aveva bisogno per rendere più emozionante la sua vita, glielo volevo dare con tutto il cuore.

“Allora, racconta... Avete fatto il bagno nudi?”
“Si, certo...”
“E... Com’è stato?” mi chiese esitante.

“Siamo andati in una caletta, lì vicino. Quando mi sono levata il pareo mi hanno divorata con gli occhi; io ero un po’ preoccupata che qualche passante mi riconoscesse. Abbiamo giocato un po' in acqua, ma presto mi hanno circondata. Mi toccavano, mi baciavano... sentivo le gambe tremare per tutte quelle carezze», le confidai a bassa voce, quasi fosse un segreto.

“Ti accarezzavano tutti e due assieme?”
“Tutti e tre...Anche Marta si è unita...Anzi lei è quella che per prima mi ha baciata e ha iniziato a toccarmi i seni e...”
“...e lì sotto?”

“Si, credo di sì... Anche se col buio e la testa che girava per l’alcool e le canne non sono sicura su chi abbia iniziato. Era una sensazione strana sentire le loro mani addosso e come si strusciavano sul mio corpo... Ero tesa, ma Marta e i ragazzi erano eccitatissimi e continuavano a baciarmi e pian piano mi sono sciolta”.

“E poi?” mi chiese con la voce affannata.

“In acqua li ho presi in mano... Erano già duri e quello di Fabio è proprio grosso... Erano come impazziti, volevano scoparmi lì in spiaggia, ma avevo paura che succedeva un casino. Per convincerli gli ho promesso che se entravamo in casa facevo tutto quello che volevano... Ovviamente siamo corsi dentro... Mi sono presto ritrovata nuda nel lettone coi due ragazzi... Li ho presi in mano e poi sono scesa a succhiarli a turno con la bocca, sapevano ancora di sale...”

“Li hai succhiati tutti e due assieme? Ma tu fai cose del genere?”
Annuii, un po’ imbarazzata... Per un’attimo mi vergognai di averle omesso un bel po’ di dettagli delle feste dove mi portava Franco. Mi sembrava di aver tradito la nostra confidenza, ma stasera tutto era diverso e volevo dirle tutto.

“E poi? Raccontami!” con la voce rotta dall’emozione.

“Ho iniziato a fare un bocchino a Gigi, mentre Fabio si è infilato un profilattico e ha iniziato a scoparmi a pecorina... Ogni tanto si davano il cambio, lo succhiavo a uno e l’altro mi scopava”.

Sentivo il respiro di Palma diventare più pesante, mentre ascoltava la sua dolce sorellina confessarle aver scopato senza problemi due cazzi.

“Mentre succhiavo Gigi, Marta era seduta su una poltroncina a guardarci e toccarsi... Non riuscivo a staccare gli occhi da quello sguardo... Dopo un po’ si è avvicinata e si è messa a leccare anche lei il cazzo, cercando la mia lingua"

Mentre raccontavo sentivo il fruscio del lenzuolo e percepivo il movimento della mano di Palma: si stava toccando... Iniziai a sfiorarle i seni sotto la maglietta sudata, mentre all’orecchio mi scatenavo a raccontare altri dettagli per eccitarla.

"Mentre lecchiamo il cazzo, ci guardiamo sempre negli occhi, Gigi non resiste più e mi viene in bocca, io faccio per ingoiare, ma ... Marta si avvicina e mi bacia per condividere lo sperma.”

“Siete... siete... due... Due puttanelle!” ansima Palma.
“Sì, non sono più la brava ragazza che conoscevi...” le dissi all'orecchio, per poi scendere con la mano dentro le mie mutandine, per iniziare a sditalinarmi anch’io, mentre con l’altra mano ormai palpavo le sue tette, ancora gonfie e sode, a causa la gravidanza...

“E poi? Fammi impazzire...” biascicò con gli occhi chiusi, vicinissima a venire.

“Fabio... a vedere la scena del doppio pompino non ha resistito, si è levato il profilattico e mi ha sborrato sul viso e le tette... Marta mi ha pulito con la lingua gli schizzi di sperma in faccia, è scesa a leccarmi i seni, poi è scesa con la lingua fino all’ombelico e poi ancora più giù..."

A sentire “mi ha sborrato sul viso” Palma è vicinissima all’orgasmo, ma mi ferma un momento prima di venire mordendosi fortissimo le labbra, come se non godere rendesse meno vergognoso ciò che stava succedendo. Io le accarezzo la testa e le dò bacini dolci, ma non smetto di toccarmi lì sotto...

“E... tu?” mi sussurra con gli occhi ancora appannati, iniziando a leccarmi il viso e poi, con un attimo di esitazione, i capezzoli, come ad imitare il racconto.
“Mio dio... Hai ancora l’odore di sperma sulle tette” si lascia sfuggire iniziando a lappare timidamente... E probabilmente era vero perché alresidence avevo rinunciato a fare la doccia, vista l’ora...

Anch’io ero vicina a venire e le rispondo “Io non capivo più niente e premevo forte la bocca di Marta sulla fica, lei era bravissima e mi ha fatto godere tanto... Poi lei si è girata a 69 piazzandomi la vagina dritta in faccia... E... ho capito che voleva ricambiassi, anche se non l’avevo mai fatto prima... Esitando, ho iniziato a leccarla, succhiarle il grilletto e infilare le dita imitando quello che mi faceva lei ... Non capivo più un cazzo e stavo per venire ancora... Ma i suoi mugolii e sospiri mi facevano capire che anche lei era vicina a venire e presi a leccarla sempre...più...forte...” le ultime frasi le dissi a fatica mentre stavo venendo.

Vedendomi godere, anche Palma perse il controllo e iniziò a baciarmi a tutta lingua mentre con la mano riprese a sditalinarsi senza più nascondersi. Nel giro di un minuto ebbe un orgasmo convulso che la lasciò sconvolta... Io l’abbracciai forte... Eravamo ancora turbate, ma se io ero stanchissima (erano oltre le 5 del mattino e avevo scopato per ore) Palma era come se avesse aperto il vaso di pandora.

Ormai era nuda e si continuava a toccare freneticamente come in trance, chiedendomi dettagli sempre più intimi ai quali non potevo rifiutarmi di rispondere.

“Quindi hai leccato la sua fica? ” mi chiese, fra un bacio e l’altro...

In quel momento non era più mia sorella, ma la persona a cui volevo più bene al mondo a cui era stato negato per troppo tempo il piacere. Avrei fatto qualunque cosa per farla venire ancora e pace se il giorno dopo saremmo state talmente piene di vergogna da non poterci guardare negli occhi. Mentre ci baciavamo, non ce ne fregava nulla.

“Sì, se l’è fatta leccare per un bel po’” ammisi ricambiando i baci “Poi...”

“Poi?” ripeté ansiosa Palma
“A vedere la scena ai ragazzi è tornata la voglia e ci hanno separate per farselo succhiare...”

“Li hai scopati ancora?” mi chiese

Avvicinai la mia mano a quella con cui Palma si stava toccando, provocandole un attimo di sorpresa, ma dopo pochi secondi ritrasse la sua mano lasciando che fossi io a continuare quel ditalino.

Mi prese la testa fra le mani e mi baciò a lungo a tutta lingua... “Non...non smettere...” mi implorava con voce rotta fra un bacio e l’altro... “Dimmi tutto, fammi impazzire... Come li hai fatti venire?” mentre, lentamente, avvicinava la mano alla mia fighetta per ricambiare la carezza.
Quando mi sfiorò le labbra e il grilletto sentii una scossa elettrica...

“Fabio mi ha scopato in tutte le posizioni col suo cazzone e mi ha fatto godere tanto...” Biascicai mentre i miei fianchi si muovevano per favorire quella carezza.
“Gigi... Gigi invece mi ha fatto culo... mentre... Marta mi leccava di nuovo...” Ansimai vicinissima all’ennesimo orgasmo, il più dolce della serata.

“Gli hai dato anche il culo? A uno che non avevi mai visto prima?”
Annuii mentre le mordicchiavo l'orecchio, continuando ad accarezzarla “In tanti me la chiedono, sai?... E a me eccita da morire" Le sussurrai un attimo prima di venire.

E in quel momento anche Palma venne, in modo ancora più rumoroso ed eccitante della prima volta.
Si lasciò cadere accanto a me e mi strinse fortissimo per poi riempire di baci il mio viso.

“Fai bene a scopare tutti quelli che puoi... E poi trovati uno che ti apprezzi come sei, anche se è senza un soldo... Non finire come me” mi sussurrò dolcissima.

“Ma tu, con Totò?” mi venne da chiederle istintivamente.
“Totò non mi scopa mai, ma, quando schiocca le dita, devo essere pronta a succhiarglielo ed io obbedisco, anche se lui del mio piacere se ne fotte... Dice che solo le poco di buono vogliono godere. Dice che ora sono una madre di famiglia che si deve dedicare anima e corpo ad altro. Però lui invece deve venire, perché se l’uomo non gode si va a cercare il piacere da qualche altra parte, mentre io vivo sepolta in casa, quando lui non c’è...” Mi disse con la morte nel cuore e gli occhi lucidi.

A sentire questi discorsi iniziai a piangere anch’io, l’abbracciai forte e giuro, senza malizia, le diedi un bacio sulle labbra.
“Tu sei giovane, sei bella, non puoi vivere così!” le dicevo disperata.

“Ma adesso ci sei tu...E nulla mi sembra impossibile” mi rispose commossa, ricambiando l’abbraccio e il bacio.
Stavano spuntando le prime luci dell’alba ed eravamo esauste e sconvolte.
“Farei qualunque cosa per te. Qualunque...” ebbi appena la forza di dire prima di cadere in un sonno di piombo.

(continua col quinto e ultimo capitolo)
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2026-09-04
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