Il buttafuori che mi ha tirato le mutande su per la figa fino a romperle.
di
Monica92
genere
confessioni
Dedicata a un nuovo amico.
Frequentavo il Casablanca a Milano praticamente tutte le sere.
Era un disco pub sempre pieno di gente, musica alta,
luci che giravano e un’atmosfera che mi faceva sentire viva.
Io e la mia collega Sara non eravamo ricche, ma ci andavamo
lo stesso perché i ragazzi erano gentilissimi e ci offrivano
da bere quasi ogni volta.
A me piaceva un sacco salire sul bancone e ballare.
Mi muovevo senza vergogna, ancheggiavo, alzavo le braccia,
facevo vedere il culo fasciato dai jeans stretti o dalla minigonna.
Sapevo che tutti mi guardavano e questo mi bagnava da morire.
Uscivo senza spendere quasi niente e mi divertivo come una troia.
Con il tempo avevamo fatto amicizia con quasi tutto lo staff,
ma soprattutto con Marco, il buttafuori. Era un gigante,
alto quasi due metri, spalle enormi, mani grosse come pale.
Io ero molto più giovane di lui e all’inizio mi intimidiva parecchio.
Però era anche gentile e educato. Ci raccontava spesso
della sua vecchia carriera nei film porno. All’inizio pensavo esagerasse,
invece parlava sul serio. Mi descriveva scene assurde,
cose che a me sembravano eccessive anche se io stessa non ero certo
una santa.Una sera avevo bevuto troppo. Sara aveva rimorchiato
un ragazzo e si era sparita con lui da qualche parte dentro il locale.
Io ero uscita fuori a prendere aria. Marco era lì, appoggiato al muro,
che controllava l’ingresso. Abbiamo iniziato a parlare e, come sempre,
il discorso è scivolato sulle sue vecchie scene.Mi ha raccontato
di una attrice a cui aveva distrutto le mutande durante una ripresa.
«Le ho tirate così forte da dietro che alla fine si sono strappate nel mezzo»
mi ha detto con calma. Io sono rimasta colpita e incuriosita.
Gli ho chiesto di più, sempre più bagnata. Lui ha continuato:
«Le ho afferrato il perizoma da dietro e l’ho tirato su con forza.
Vedevo il buco del culo che si allargava mentre il tessuto le entrava dentro.
Dopo dieci minuti quella godeva come una pazza e mi implorava di tirare
ancora più forte.»Mentre lui parlava io mi immaginavo la scena
e mi bagnavo da morire. A me piaceva da sempre tirarmi le mutande
sulla figa quando mi masturbavo. Mi piaceva sentire il tessuto
che mi segava il clitoride e il buchetto del culo.
Quel racconto mi aveva acceso il cervello.
Indossavo un paio di jeans strettissimi che mi fasciavano il culo
come una seconda pelle. Da sopra spuntavano solo i cordini laterali
del perizoma nero. Avevo un top corto. Ho iniziato a fargli domande più sporche.
«Gliele hai tirate anche da davanti?» gli ho chiesto mentre facevo il gesto
di tirare la parte anteriore, anche se dal jeans uscivano solo i fili.
Marco ha scosso la testa. «No, gliele ho tirate dal dietro.
Ho impugnato il perizoma e l’ho tirato su con forza,
infilandoglielo nel solco del culo.»
A quel punto ero fradicia.
Mi sono avvicinata di più a lui nella penombra, mentre la gente
continuava a entrare e uscire dal locale.
«Fammi vedere come hai fatto» gli ho detto con voce bassa.
Marco si è messo di fianco a me, vicinissimo.
Nessuno poteva vedere bene. Ha infilato due dita grosse
dietro la cintura dei miei jeans, ha afferrato il filo del perizoma
e ha iniziato a tirare lentamente verso l’alto.
Ho sentito subito il tessuto che mi si infilava profondamente nel solco del culo.
Il perizoma mi segava il buchetto e mi premeva forte sulla figa.
Lui ha iniziato a muovere la mano avanti e indietro, tirando e rilasciando con ritmo.
Il filo mi sfregava il clitoride in modo perfetto.
Sentivo la figa spalancata e colante, i succhi che inzuppavano tutto il tessuto.
Il buchetto del culo pulsava mentre il perizoma lo tirava e lo allargava.
Cazzo che troia che sono, pensavo.
Sono fuori da un locale e mi faccio tirare le mutande nel culo da un ex attore porno.
Mi sta usando come una puttana da quattro soldi e mi piace da impazzire.
Andava avanti da almeno 15 minuti.
Tirava forte, poi mollava un po’, poi tirava di nuovo.
Io colavo come una fontana. Le mutande erano fradice,
appiccicate alla figa e al culo. Sentivo le cuciture che iniziavano a cedere.
«Cazzo Marco… mi stai distruggendo le mutande» gli ho sussurrato all’orecchio
con voce rotta. «Sto godendo come una troia.»
Lui ha grugnito e ha iniziato a tirare più deciso.
Sentivo il tessuto che mi segava la figa e il buchetto.
Ogni strattone mi faceva tremare. Ero completamente in balia di lui.
Una troia da bar che si faceva usare fuori dal locale come una cagna in calore.
A un certo punto ha dato due strattoni violenti e secchi.
Ho sentito uno strappo netto proprio mentre venivo.
Un orgasmo violentissimo mi ha attraversato il corpo.
Le mutande si sono squarciate nel solco tra la figa e il culo,
ma sono rimaste dentro i jeans stretti, appiccicate e distrutte.
Ero sconquassata, le gambe molli, il respiro corto, la figa che pulsava.
Marco ha tolto la mano come se niente fosse,
si è acceso una sigaretta e ha continuato a controllare l’ingresso.
Poco dopo è arrivata Sara. Mi ha guardato in faccia e ha riso.
«Madonna che faccia da troia distrutta… cos’è successo?»
Io ho sorriso debolmente. «Ti racconto dopo in macchina.»
Quando siamo salite in auto le ho raccontato tutto
nei minimi dettagli: come mi aveva tirato le mutande, come mi aveva
segato la figa e il culo, come ero venuta mentre mi strappava il perizoma.
Sara ascoltava a bocca aperta e rideva eccitata.
Io invece sentivo ancora le mutande rovinate appiccicate
alla figa bagnata e non riuscivo a smettere di pensare
a quanto ero troia.
accio tirare le mutande nel culo da un buttafuori
finché non mi si strappano.
E mi piace da impazzire.
Frequentavo il Casablanca a Milano praticamente tutte le sere.
Era un disco pub sempre pieno di gente, musica alta,
luci che giravano e un’atmosfera che mi faceva sentire viva.
Io e la mia collega Sara non eravamo ricche, ma ci andavamo
lo stesso perché i ragazzi erano gentilissimi e ci offrivano
da bere quasi ogni volta.
A me piaceva un sacco salire sul bancone e ballare.
Mi muovevo senza vergogna, ancheggiavo, alzavo le braccia,
facevo vedere il culo fasciato dai jeans stretti o dalla minigonna.
Sapevo che tutti mi guardavano e questo mi bagnava da morire.
Uscivo senza spendere quasi niente e mi divertivo come una troia.
Con il tempo avevamo fatto amicizia con quasi tutto lo staff,
ma soprattutto con Marco, il buttafuori. Era un gigante,
alto quasi due metri, spalle enormi, mani grosse come pale.
Io ero molto più giovane di lui e all’inizio mi intimidiva parecchio.
Però era anche gentile e educato. Ci raccontava spesso
della sua vecchia carriera nei film porno. All’inizio pensavo esagerasse,
invece parlava sul serio. Mi descriveva scene assurde,
cose che a me sembravano eccessive anche se io stessa non ero certo
una santa.Una sera avevo bevuto troppo. Sara aveva rimorchiato
un ragazzo e si era sparita con lui da qualche parte dentro il locale.
Io ero uscita fuori a prendere aria. Marco era lì, appoggiato al muro,
che controllava l’ingresso. Abbiamo iniziato a parlare e, come sempre,
il discorso è scivolato sulle sue vecchie scene.Mi ha raccontato
di una attrice a cui aveva distrutto le mutande durante una ripresa.
«Le ho tirate così forte da dietro che alla fine si sono strappate nel mezzo»
mi ha detto con calma. Io sono rimasta colpita e incuriosita.
Gli ho chiesto di più, sempre più bagnata. Lui ha continuato:
«Le ho afferrato il perizoma da dietro e l’ho tirato su con forza.
Vedevo il buco del culo che si allargava mentre il tessuto le entrava dentro.
Dopo dieci minuti quella godeva come una pazza e mi implorava di tirare
ancora più forte.»Mentre lui parlava io mi immaginavo la scena
e mi bagnavo da morire. A me piaceva da sempre tirarmi le mutande
sulla figa quando mi masturbavo. Mi piaceva sentire il tessuto
che mi segava il clitoride e il buchetto del culo.
Quel racconto mi aveva acceso il cervello.
Indossavo un paio di jeans strettissimi che mi fasciavano il culo
come una seconda pelle. Da sopra spuntavano solo i cordini laterali
del perizoma nero. Avevo un top corto. Ho iniziato a fargli domande più sporche.
«Gliele hai tirate anche da davanti?» gli ho chiesto mentre facevo il gesto
di tirare la parte anteriore, anche se dal jeans uscivano solo i fili.
Marco ha scosso la testa. «No, gliele ho tirate dal dietro.
Ho impugnato il perizoma e l’ho tirato su con forza,
infilandoglielo nel solco del culo.»
A quel punto ero fradicia.
Mi sono avvicinata di più a lui nella penombra, mentre la gente
continuava a entrare e uscire dal locale.
«Fammi vedere come hai fatto» gli ho detto con voce bassa.
Marco si è messo di fianco a me, vicinissimo.
Nessuno poteva vedere bene. Ha infilato due dita grosse
dietro la cintura dei miei jeans, ha afferrato il filo del perizoma
e ha iniziato a tirare lentamente verso l’alto.
Ho sentito subito il tessuto che mi si infilava profondamente nel solco del culo.
Il perizoma mi segava il buchetto e mi premeva forte sulla figa.
Lui ha iniziato a muovere la mano avanti e indietro, tirando e rilasciando con ritmo.
Il filo mi sfregava il clitoride in modo perfetto.
Sentivo la figa spalancata e colante, i succhi che inzuppavano tutto il tessuto.
Il buchetto del culo pulsava mentre il perizoma lo tirava e lo allargava.
Cazzo che troia che sono, pensavo.
Sono fuori da un locale e mi faccio tirare le mutande nel culo da un ex attore porno.
Mi sta usando come una puttana da quattro soldi e mi piace da impazzire.
Andava avanti da almeno 15 minuti.
Tirava forte, poi mollava un po’, poi tirava di nuovo.
Io colavo come una fontana. Le mutande erano fradice,
appiccicate alla figa e al culo. Sentivo le cuciture che iniziavano a cedere.
«Cazzo Marco… mi stai distruggendo le mutande» gli ho sussurrato all’orecchio
con voce rotta. «Sto godendo come una troia.»
Lui ha grugnito e ha iniziato a tirare più deciso.
Sentivo il tessuto che mi segava la figa e il buchetto.
Ogni strattone mi faceva tremare. Ero completamente in balia di lui.
Una troia da bar che si faceva usare fuori dal locale come una cagna in calore.
A un certo punto ha dato due strattoni violenti e secchi.
Ho sentito uno strappo netto proprio mentre venivo.
Un orgasmo violentissimo mi ha attraversato il corpo.
Le mutande si sono squarciate nel solco tra la figa e il culo,
ma sono rimaste dentro i jeans stretti, appiccicate e distrutte.
Ero sconquassata, le gambe molli, il respiro corto, la figa che pulsava.
Marco ha tolto la mano come se niente fosse,
si è acceso una sigaretta e ha continuato a controllare l’ingresso.
Poco dopo è arrivata Sara. Mi ha guardato in faccia e ha riso.
«Madonna che faccia da troia distrutta… cos’è successo?»
Io ho sorriso debolmente. «Ti racconto dopo in macchina.»
Quando siamo salite in auto le ho raccontato tutto
nei minimi dettagli: come mi aveva tirato le mutande, come mi aveva
segato la figa e il culo, come ero venuta mentre mi strappava il perizoma.
Sara ascoltava a bocca aperta e rideva eccitata.
Io invece sentivo ancora le mutande rovinate appiccicate
alla figa bagnata e non riuscivo a smettere di pensare
a quanto ero troia.
accio tirare le mutande nel culo da un buttafuori
finché non mi si strappano.
E mi piace da impazzire.
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