Mi sono fatta inculare nel retro del locale
di
Monica92
genere
etero
Ero nel retro di quel locale, la musica arrivava
attutita attraverso il muro.
Indossavo un paio di pantaloni neri elasticizzati
super aderenti che mi fasciavano il corpo magro
come una seconda pelle. Mi segnavano perfettamente
il culo piccolo e sodo, entravano tra le natiche
e si infilavano nella fessura della mia figa stretta,
disegnando chiaramente il profilo della fighettina.
Sotto portavo solo un perizoma di pizzo nero sottilissimo.
Il top era un body nero aderente a maniche lunghe,
che avvolgeva il mio seno piccolo, una seconda ben fatta, alta,
rotonda e soda. I capezzoli spingevano contro la stoffa
quando ero eccitata.
Mi aveva avvicinato con educazione al bancone.
Conversazione normale, sorrisi, poi mi aveva proposto
di spostarci nel retro, l’avevo seguito.
Appena entrati, il bacio è partito piano,
ma è diventato subito profondo e bagnato.
Le lingue si intrecciavano con forza, si succhiavano,
si cercavano. Le sue mani mi stringevano la vita sottile,
poi scendevano sul culo fasciato dai pantaloni aderenti,
palpandolo con desiderio crescente. Ero già fradicia.
Mi piace da morire il cazzo, soprattutto quello degli sconosciuti.
Mi sono abbassata lentamente davanti a lui,
in ginocchio sul pavimento del retro.
Gli ho aperto i pantaloni e ho tirato fuori il suo cazzo già duro.
Era grosso, caldo, con la cappella gonfia.
Prima gliel’ho preso in mano e gli ho fatto una sega lenta e a pugno stretto,
muovendo la pelle su e giù, stringendolo forte alla base e scappellandolo,
mentre con l’altra mano gli massaggiavo le palle.
Lui gemeva piano, poi me lo sono messo in bocca.
All’inizio ho leccato la cappella, girandoci intorno con la lingua,
poi l’ho preso più a fondo. Facevo un bel lavoretto di gola:
lo spingevo fino in fondo, sentivo la cappella
che mi toccava la gola sino a farmi tossire,
ma continuavo.
Sbavavo tantissimo. La saliva mi colava dagli angoli
della bocca, scendeva sul mento, mi bagnava
il perizoma e i pantaloni aderenti.
Facevo rumore di gola, gorgoglii osceni
mentre muovevo la testa su e giù, succhiando forte.
Ogni tanto lo tiravo fuori per prendere fiato,
una lunga striscia di saliva collegava le mie labbra al suo cazzo,
poi lo rimettevo dentro fino in gola.
Gli ho fatto un bocchino profondo, bagnato e rumoroso
per diversi minuti, mentre lui mi teneva i capelli e mi guardava
con gli occhi pieni di desiderio.
Alla fine mi ha tirato su.
Mi ha girato di schiena contro il muro
e mi ha abbassato i pantaloni aderenti fino sotto il culo,
proprio sotto le natiche, lasciando le cosce ancora coperte
ma il mio pacchettino completamente esposto.
Ha scostato la striscia del perizoma
e ha iniziato a strofinarmi la cappella calda e bagnata
della mia saliva tra le labbra della figa stretta.
«Cazzo… ce l’hai proprio stretta» ha ringhiato.
Ha spinto.
La cappella mi ha aperto lentamente la fighettina.
Ho sentito ogni millimetro mentre mi allargava le pareti strette.
Un gemito lungo e roco mi è uscito dalla bocca.
Mi teneva per i fianchi magri e spingeva sempre più a fondo,
mentre io spingevo il culo all’indietro per prenderlo tutto.
I pantaloni abbassati solo sotto le natiche
mi bloccavano le gambe quel tanto che bastava
per rendermi ancora più chiusa e sensibile.
Mi sbatteva con colpi profondi. Il mio corpo magro tremava.
Le tettine piccole premevano contro il body aderente.
Lui mi palpava il culo, lo apriva,
mi dava qualche schiaffetto leggero sulle natiche sode.
Poi ha tirato fuori il cazzo lucido e lo ha appoggiato
sul buchetto del culo.«Lo vuoi qui?» mi ha chiesto con voce bassa.
«Sì… mettimelo nel culo» ho risposto.
Ha sputato un po’ sulla cappella e ha iniziato a spingere.
Il buchetto stretto ha ceduto e il cazzo è scivolato dentro di me.
Quella sensazione piena, calda, profonda mi ha fatto gemere forte.
Mi ha inculato con i pantaloni ancora abbassati solo sotto il culo,
il body nero ancora addosso. I colpi diventavano sempre più forti
e io spingevo il culo all’indietro come una troia.
Quando è venuto ha spinto tutto in fondo
e mi ha letteralmente riempito il culo di sborra calda,
getti densi e abbondanti.
Appena è uscito, la sborra ha iniziato a colare fuori dal buchetto,
sporcando il perizoma e scendendo all’interno dei pantaloni aderenti.
Ho tirato su i pantaloni senza pulirmi.
La stoffa si è appiccicata subito alla pelle bagnata,
sentivo la macchia viscida e calda tra le natiche
che si allargava.
Mi ha baciato di nuovo, ancora in modo sporco, solo con la lingua,
e siamo tornati verso la sala.
Camminavo sentendo il culo pieno di sborra, la stoffa aderente
che premeva tutto contro di me, la macchia umida
che si muoveva a ogni passo.
attutita attraverso il muro.
Indossavo un paio di pantaloni neri elasticizzati
super aderenti che mi fasciavano il corpo magro
come una seconda pelle. Mi segnavano perfettamente
il culo piccolo e sodo, entravano tra le natiche
e si infilavano nella fessura della mia figa stretta,
disegnando chiaramente il profilo della fighettina.
Sotto portavo solo un perizoma di pizzo nero sottilissimo.
Il top era un body nero aderente a maniche lunghe,
che avvolgeva il mio seno piccolo, una seconda ben fatta, alta,
rotonda e soda. I capezzoli spingevano contro la stoffa
quando ero eccitata.
Mi aveva avvicinato con educazione al bancone.
Conversazione normale, sorrisi, poi mi aveva proposto
di spostarci nel retro, l’avevo seguito.
Appena entrati, il bacio è partito piano,
ma è diventato subito profondo e bagnato.
Le lingue si intrecciavano con forza, si succhiavano,
si cercavano. Le sue mani mi stringevano la vita sottile,
poi scendevano sul culo fasciato dai pantaloni aderenti,
palpandolo con desiderio crescente. Ero già fradicia.
Mi piace da morire il cazzo, soprattutto quello degli sconosciuti.
Mi sono abbassata lentamente davanti a lui,
in ginocchio sul pavimento del retro.
Gli ho aperto i pantaloni e ho tirato fuori il suo cazzo già duro.
Era grosso, caldo, con la cappella gonfia.
Prima gliel’ho preso in mano e gli ho fatto una sega lenta e a pugno stretto,
muovendo la pelle su e giù, stringendolo forte alla base e scappellandolo,
mentre con l’altra mano gli massaggiavo le palle.
Lui gemeva piano, poi me lo sono messo in bocca.
All’inizio ho leccato la cappella, girandoci intorno con la lingua,
poi l’ho preso più a fondo. Facevo un bel lavoretto di gola:
lo spingevo fino in fondo, sentivo la cappella
che mi toccava la gola sino a farmi tossire,
ma continuavo.
Sbavavo tantissimo. La saliva mi colava dagli angoli
della bocca, scendeva sul mento, mi bagnava
il perizoma e i pantaloni aderenti.
Facevo rumore di gola, gorgoglii osceni
mentre muovevo la testa su e giù, succhiando forte.
Ogni tanto lo tiravo fuori per prendere fiato,
una lunga striscia di saliva collegava le mie labbra al suo cazzo,
poi lo rimettevo dentro fino in gola.
Gli ho fatto un bocchino profondo, bagnato e rumoroso
per diversi minuti, mentre lui mi teneva i capelli e mi guardava
con gli occhi pieni di desiderio.
Alla fine mi ha tirato su.
Mi ha girato di schiena contro il muro
e mi ha abbassato i pantaloni aderenti fino sotto il culo,
proprio sotto le natiche, lasciando le cosce ancora coperte
ma il mio pacchettino completamente esposto.
Ha scostato la striscia del perizoma
e ha iniziato a strofinarmi la cappella calda e bagnata
della mia saliva tra le labbra della figa stretta.
«Cazzo… ce l’hai proprio stretta» ha ringhiato.
Ha spinto.
La cappella mi ha aperto lentamente la fighettina.
Ho sentito ogni millimetro mentre mi allargava le pareti strette.
Un gemito lungo e roco mi è uscito dalla bocca.
Mi teneva per i fianchi magri e spingeva sempre più a fondo,
mentre io spingevo il culo all’indietro per prenderlo tutto.
I pantaloni abbassati solo sotto le natiche
mi bloccavano le gambe quel tanto che bastava
per rendermi ancora più chiusa e sensibile.
Mi sbatteva con colpi profondi. Il mio corpo magro tremava.
Le tettine piccole premevano contro il body aderente.
Lui mi palpava il culo, lo apriva,
mi dava qualche schiaffetto leggero sulle natiche sode.
Poi ha tirato fuori il cazzo lucido e lo ha appoggiato
sul buchetto del culo.«Lo vuoi qui?» mi ha chiesto con voce bassa.
«Sì… mettimelo nel culo» ho risposto.
Ha sputato un po’ sulla cappella e ha iniziato a spingere.
Il buchetto stretto ha ceduto e il cazzo è scivolato dentro di me.
Quella sensazione piena, calda, profonda mi ha fatto gemere forte.
Mi ha inculato con i pantaloni ancora abbassati solo sotto il culo,
il body nero ancora addosso. I colpi diventavano sempre più forti
e io spingevo il culo all’indietro come una troia.
Quando è venuto ha spinto tutto in fondo
e mi ha letteralmente riempito il culo di sborra calda,
getti densi e abbondanti.
Appena è uscito, la sborra ha iniziato a colare fuori dal buchetto,
sporcando il perizoma e scendendo all’interno dei pantaloni aderenti.
Ho tirato su i pantaloni senza pulirmi.
La stoffa si è appiccicata subito alla pelle bagnata,
sentivo la macchia viscida e calda tra le natiche
che si allargava.
Mi ha baciato di nuovo, ancora in modo sporco, solo con la lingua,
e siamo tornati verso la sala.
Camminavo sentendo il culo pieno di sborra, la stoffa aderente
che premeva tutto contro di me, la macchia umida
che si muoveva a ogni passo.
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