Io e Sara: cameriere troie

di
genere
confessioni

Lavorare come cameriera nel ristorante vicino al mare
è stata senza dubbio una delle esperienze più eccitanti
e divertenti di tutta la mia vita.
Avevo 19 anni, magra con un corpo tonico e slanciato.
Culo alto e sodo, le tette piccole ma ben fatte
e due gambe lunghe che attiravano inevitabilmente
gli sguardi di tutti gli uomini presenti in sala.

La divisa del ristorante mi stava come una seconda pelle
perché la gonna nera era corta e molto attillata sul sedere
mentre la camicetta bianca era aderente sul seno
e le calze velate nere completavano perfettamente il mio look
da cameriera provocante.

Appena entravo in sala sentivo decine di occhi maschili
puntati sul mio corpo e questo mi faceva sentire desiderata
e potente in un modo che mi piaceva da morire.

Io e la mia collega Sara eravamo molto diverse dalle altre ragazze
che lavoravano con noi. Loro si lamentavano continuamente
del catcalling e degli sguardi insistenti che ricevevano
durante il turno mentre noi invece no,
perché a noi piaceva da impazzire e lo cercavamo attivamente.

Ogni turno diventava una specie di gioco erotico segreto
che ci faceva bagnare e ci teneva su di giri per tutto il servizio.
Fin dal mattino con i primi clienti iniziavano già i commenti pesanti
e diretti che mi entravano dentro e mi eccitavano sempre di più.

Un tavolo di operai sui quaranta anni mi guardava passare e diceva
ad alta voce cose come «Madonna che culo che ha quella moretta
lì se mi passa vicino un’altra volta mi alzo e glielo tocco
senza pensarci due volte».
Un altro aggiungeva ridendo «Guarda come cammina sembra proprio
che voglia essere scopata forte da qualcuno di noi qui al tavolo».

Io passavo vicino al tavolo con il vassoio in mano sorridevo
in modo innocente e continuavo il mio lavoro ma dentro di me
sentivo la figa che si bagnava sempre di più ad ogni frase sporca che sentivo.

Un cliente fisso un uomo d’affari sui cinquanta anni ogni volta
che gli portavo il caffè mi sussurrava a bassa voce frasi come
«Monica oggi la gonna ti entra proprio nella figa si vede perfettamente
il profilo sei proprio una troietta che sa come far impazzire gli uomini».

Io arrossivo leggermente ma gli rispondevo con un mezzo sorriso provocante
dicendo «Se lo dice lei signor…». E lui lasciava sempre mance molto generose
per incoraggiarmi a continuare con quel gioco. Sara era esattamente
come me se non peggio perché era alta mora con un culo grosso
e tette abbondanti e quando passavamo insieme tra i tavoli gli uomini impazzivano completamente. «Due fiche così insieme cosa ci dobbiamo fare noi poveri uomini?»
dicevano ridendo.

«Ragazze venite in vacanza con noi vi paghiamo tutto
se ci fate divertire un po’ come si deve».
Un pomeriggio d’estate il ristorante era quasi vuoto verso le tre del pomeriggio.
Stavo pulendo i bagni con lo straccio e il secchio quando ho sentito
dei rumori sospetti e bagnati provenire dal bagno dei disabili
che era un po’ più grande e isolato.
La porta era solo accostata e io l’ho spinta piano con la mano
per vedere cosa stava succedendo. Sara era in ginocchio sul pavimento
con la gonna della divisa tirata su fino alla vita e le mutande nere
abbassate a metà coscia. Davanti a lei c’era un cliente sui quarantacinque anni
uno che veniva spesso a pranzo da solo. Aveva i pantaloni abbassati
e il cazzo duro e grosso in mano mentre Sara glielo stava succhiando
con una passione da vera puttana esperta.

Muoveva la testa su e giù in modo lento e profondo prendendolo fino in gola
e poi risalendo a succhiare forte la cappella gonfia e lucida.
Sbavava tantissimo e la saliva le colava dal mento sulle tette
che uscivano dalla camicetta slacciata arrivando fino alle cosce nude.
Con una mano gli massaggiava le palle pesanti mentre con l’altra
si toccava la figa fradicia da sotto. L’uomo la teneva per i capelli
e spingeva piano gemendo di piacere «Cazzo Sara sei bravissima
succhia più forte troia che mi fai impazzire».

Io ero paralizzata sulla porta mezzo nascosta e non riuscivo a muovermi
perché sentivo la mia figa pulsare forte e bagnarsi tantissimo
mentre guardavo quella scena sporca e proibita.
Sara aumentava il ritmo e faceva rumori di gola osceni e bagnati
ogni tanto tirava fuori il cazzo per leccarlo tutto dall’alto verso il basso
e poi se lo rimetteva in bocca fino alle palle.
L’uomo aveva la faccia rossa e respirava sempre più forte
fino a quando ha ringhiato «Sto per venire tieni la bocca aperta troia».
Sara si è tirata indietro leggermente con la lingua fuori
e la bocca spalancata guardando lui negli occhi.
Il primo schizzo è stato potentissimo un getto spesso e bianco
che le è finito dritto sulla lingua seguito da tanti altri schizzi densi
che le riempivano tutta la bocca. Un po’ di sborra le colava dal labbro inferiore
ma lei rimaneva ferma e docile a ricevere tutto fino all’ultima goccia.

Quando ha finito di sborrare Sara ha chiuso la bocca ha ingoiato
con un mugolio di vero piacere e poi ha leccato il cazzo pulito
fino all’ultima goccia residua. In quel momento mi ha vista sulla porta.
Non si è spaventata per niente ma ha sorriso maliziosa.
Si è passata il dito sul labbro per raccogliere una goccia di sborra
e l’ha succhiata lentamente guardandomi negli occhi.

L’uomo si è tirato su i pantaloni in fretta e se n’è andato senza dire una parola.

Sara si è alzata si è sistemata la gonna e le mutande
ed era ancora con il fiatone e le guance rosse di eccitazione.

«Da quanto tempo stavi lì a guardare tutto?» mi ha chiesto con un sorrisetto complice.

«Abbastanza da bagnarmi come una troia» ho risposto io in modo sincero e diretto.
Lei si è avvicinata mi ha dato un bacio sulla guancia
che sapeva ancora di cazzo fresco e mi ha sussurrato all’orecchio.
«La prossima volta ti chiamo così guardi da vicino…
o magari ti unisci a me senza problemi».

Da quel giorno tra me e Sara è nato un legame più profondo
e complice perché sapevamo entrambe di essere uguali due cameriere troie
che adoravano essere guardate desiderate e usate dagli uomini.

I catcalling continuavano ogni singolo giorno senza sosta.
Un tavolo di spagnoli mi diceva «Con ese culo no puedes trabajar
nos estás matando de deseo». Un gruppo di ragazzi italiani commentava
ad alta voce «Bella ti aspettiamo fuori dopo la chiusura per divertirci un po’
tutti insieme».
Un signore anziano ripeteva sempre «Se fossi mia figlia
ti avrei già chiusa in casa perché sei troppo pericolosa
vestita così con quel corpo».
Ogni commento mi entrava dentro mi eccitava tantissimo
e mi faceva bagnare durante tutto il turno. Tornavo a casa
dopo il servizio mi spogliavo completamente e mi toccavo ripensando
a tutte le frasi sporche che avevo sentito durante la giornata.

Adesso io e Sara stiamo organizzando con grande entusiasmo
la nostra vacanza a Lloret de Mar in Spagna.
Due settimane solo noi due tra mare sole discoteche
e sicuramente tanti uomini che ci guarderanno esattamente
come facevano al ristorante,
ma senza divise e senza nessuna regola da rispettare.

scritto il
2026-07-17
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