Sveltina all'università
di
Monica92
genere
etero
Qualche anno fa, una mattina di lunedì, libera dal lavoro,
decisi di andare a trovare il mio ex all’università.
Non sapevo bene perché ci andavo. Ma dentro di me lo sapevo benissimo:
volevo finire con il suo cazzo dentro.
Indossavo i miei jeans skinny chiari preferiti,
quelli che mi stringevano il culo e le cosce in modo quasi indecente.
Sotto avevo una camicetta bianca aderente e un completino di pizzo nero molto sexy. Appena ci siamo visti nella sala studio quasi deserta, l’attrazione è esplosa.
Ci siamo avvicinati senza dire una parola e abbiamo iniziato a baciarci.
Il bacio è diventato subito osceno: lingue che si intrecciavano,
bocche che si mangiavano, le sue mani già sul mio culo fasciato dai jeans.
Gli ho sussurrato all’orecchio, con il fiato corto:
«Sono già bagnata fradicia.»
Lui mi ha presa per mano e mi ha portata nel bagno per i disabili.
Appena chiusa la porta mi ha schiacciata contro il muro.
Mi ha sbottonato la camicetta fino a metà petto, tirandomi le tette
fuori dal reggiseno senza togliermelo del tutto.
Mi ha aperto i jeans e me li ha calati solo fino a metà coscia.
Con due dita ha afferrato le mutandine nere di pizzo e le ha tirate forte di lato, lasciando la mia figa completamente esposta e bagnata.
Io intanto gli avevo abbassato i jeans e i boxer quel poco che serviva.
Il suo cazzo è schizzato fuori duro come il marmo, con le palle pesanti
che penzolavano fuori dal bordo dei boxer. Era una visione così eccitante:
tutti e due ancora vestiti, jeans calati a metà gamba, camicia aperta,
mutandine di lato. Mi sono accovacciata davanti a lui, con i jeans stretti
che mi comprimevano le cosce, la camicetta aperta e le tette che ballonzolavano.
Ho preso il suo cazzo in mano, l’ho guardato un secondo e poi ho iniziato
a leccargli la cappella lentamente, gustandomela. La sentivo calda, liscia,
che pulsava sulla mia lingua. Mi sono infilata due dita nella figa,
muovendole piano mentre succhiavo solo la punta, facendo dei cerchi con la lingua.
Il sapore salato del suo cazzo mi faceva impazzire. Più passavano i minuti
e più diventavo zoccola. Ho iniziato a prenderlo più profondo,
bagnandolo tutto di saliva. Mi masturbavo sempre più forte, le dita che entravano e uscivano dalla figa fradicia.
Adoravo quella posizione: accovacciata sui talloni, jeans calati,
mutandine tirate di lato, tette fuori. Mi sentivo una troia completa.
Poi ho deciso di andare più giù. Ho aperto la bocca e mi sono spinta il cazzo
fino in gola. Appena la cappella mi ha toccato il fondo, ho avuto uno spasmo fortissimo.
Tutto il corpo mi si è contratto e ho sentito chiaramente il buchetto
del culo che si apriva e si chiudeva da solo. In quel momento ho pensato
solo una cosa: “Cazzo, vorrei che mi scopasse anche nel culo…”.
Quel pensiero mi ha fatto bagnare ancora di più. Ho ricominciato
a succhiare con foga, spingendomelo in gola sempre più a fondo,
con le lacrime agli occhi e la saliva che mi colava sul mento.
Mi masturbavo come una pazza, tre dita dentro la figa, il pollice sul clitoride.
Venivo quasi senza accorgermene, piccoli orgasmi che mi facevano contrarre la gola intorno al suo cazzo. I suoni erano osceni: glug, glug, slurpf…
la saliva che colava sulle sue palle, le mie dita che facevano rumore
dentro la figa bagnata.
Ogni volta che lo prendevo tutto in gola il mio buchetto del culo si dilatava.
E io fantasticavo di sentirmi riempire anche lì, presa da entrambi i buchi
mentre ero ancora vestita. Lui mi guardava dall’alto con gli occhi pieni di voglia.
Mi ha afferrata per i capelli e mi ha scopato la bocca per un po’,
mentre io continuavo a toccarmi senza sosta. Ero completamente persa nel piacere:
figa che pulsava, gola piena, culo che si apriva da solo, tette che ballavano fuori
dalla camicetta. Alla fine mi ha tirata su, mi ha girata contro la parete
e me l’ha infilato nella figa con un colpo solo. Sentivo i jeans che mi stringevano
le cosce, le mutandine di pizzo che mi segavano la pelle mentre lui mi scopava forte
da dietro. La camicetta aperta mi lasciava le tette schiacciate contro il muro freddo.
Mi giravo ogni tanto per baciarlo con la lingua in bocca, gemendo come una puttana.
Dopo una decina di minuti così intensi mi ha fatta sedere sulla tavoletta del cesso. Gambe larghe, jeans ancora calati alle ginocchia, mutandine nere tirate di lato
al massimo, camicetta completamente aperta. Mi ha infilato di nuovo il cazzo dentro
e ha ricominciato a pomparmi guardandomi negli occhi. Io mi sgrillettavo furiosamente, venendo una volta dietro l’altra, stringendogli l’uccello con la figa.
Quando ha sentito che stava per venire l’ha tirato fuori, me l’ha messo in bocca
e ha esploso fiotti caldi e densi. Non riuscivo a mandare giù tutto:
la sborra mi colava dal mento sulle tette, sulla camicetta bianca e persino
sulle mutandine. Mentre ancora schizzava, me l’ha rimesso nella figa per darmi
le ultime fiottate dentro, profondo, mescolando tutto.
Siamo rimasti lì qualche secondo. Io seduta sul cesso con le gambe aperte,
completamente sporca e disfatta: jeans abbassati, camicetta macchiata,
mutandine fradice e spostate. Lui con il cazzo ancora mezzo duro che usciva dai boxer. Quando siamo usciti da quel bagno eravamo un disastro: vestiti sgualciti,
odore di sesso ovunque, sborra sulla mia pelle e sui vestiti.
Ma quella mattina di lunedì è stata una delle scopate più intense,
sporche e memorabili della mia vita.
decisi di andare a trovare il mio ex all’università.
Non sapevo bene perché ci andavo. Ma dentro di me lo sapevo benissimo:
volevo finire con il suo cazzo dentro.
Indossavo i miei jeans skinny chiari preferiti,
quelli che mi stringevano il culo e le cosce in modo quasi indecente.
Sotto avevo una camicetta bianca aderente e un completino di pizzo nero molto sexy. Appena ci siamo visti nella sala studio quasi deserta, l’attrazione è esplosa.
Ci siamo avvicinati senza dire una parola e abbiamo iniziato a baciarci.
Il bacio è diventato subito osceno: lingue che si intrecciavano,
bocche che si mangiavano, le sue mani già sul mio culo fasciato dai jeans.
Gli ho sussurrato all’orecchio, con il fiato corto:
«Sono già bagnata fradicia.»
Lui mi ha presa per mano e mi ha portata nel bagno per i disabili.
Appena chiusa la porta mi ha schiacciata contro il muro.
Mi ha sbottonato la camicetta fino a metà petto, tirandomi le tette
fuori dal reggiseno senza togliermelo del tutto.
Mi ha aperto i jeans e me li ha calati solo fino a metà coscia.
Con due dita ha afferrato le mutandine nere di pizzo e le ha tirate forte di lato, lasciando la mia figa completamente esposta e bagnata.
Io intanto gli avevo abbassato i jeans e i boxer quel poco che serviva.
Il suo cazzo è schizzato fuori duro come il marmo, con le palle pesanti
che penzolavano fuori dal bordo dei boxer. Era una visione così eccitante:
tutti e due ancora vestiti, jeans calati a metà gamba, camicia aperta,
mutandine di lato. Mi sono accovacciata davanti a lui, con i jeans stretti
che mi comprimevano le cosce, la camicetta aperta e le tette che ballonzolavano.
Ho preso il suo cazzo in mano, l’ho guardato un secondo e poi ho iniziato
a leccargli la cappella lentamente, gustandomela. La sentivo calda, liscia,
che pulsava sulla mia lingua. Mi sono infilata due dita nella figa,
muovendole piano mentre succhiavo solo la punta, facendo dei cerchi con la lingua.
Il sapore salato del suo cazzo mi faceva impazzire. Più passavano i minuti
e più diventavo zoccola. Ho iniziato a prenderlo più profondo,
bagnandolo tutto di saliva. Mi masturbavo sempre più forte, le dita che entravano e uscivano dalla figa fradicia.
Adoravo quella posizione: accovacciata sui talloni, jeans calati,
mutandine tirate di lato, tette fuori. Mi sentivo una troia completa.
Poi ho deciso di andare più giù. Ho aperto la bocca e mi sono spinta il cazzo
fino in gola. Appena la cappella mi ha toccato il fondo, ho avuto uno spasmo fortissimo.
Tutto il corpo mi si è contratto e ho sentito chiaramente il buchetto
del culo che si apriva e si chiudeva da solo. In quel momento ho pensato
solo una cosa: “Cazzo, vorrei che mi scopasse anche nel culo…”.
Quel pensiero mi ha fatto bagnare ancora di più. Ho ricominciato
a succhiare con foga, spingendomelo in gola sempre più a fondo,
con le lacrime agli occhi e la saliva che mi colava sul mento.
Mi masturbavo come una pazza, tre dita dentro la figa, il pollice sul clitoride.
Venivo quasi senza accorgermene, piccoli orgasmi che mi facevano contrarre la gola intorno al suo cazzo. I suoni erano osceni: glug, glug, slurpf…
la saliva che colava sulle sue palle, le mie dita che facevano rumore
dentro la figa bagnata.
Ogni volta che lo prendevo tutto in gola il mio buchetto del culo si dilatava.
E io fantasticavo di sentirmi riempire anche lì, presa da entrambi i buchi
mentre ero ancora vestita. Lui mi guardava dall’alto con gli occhi pieni di voglia.
Mi ha afferrata per i capelli e mi ha scopato la bocca per un po’,
mentre io continuavo a toccarmi senza sosta. Ero completamente persa nel piacere:
figa che pulsava, gola piena, culo che si apriva da solo, tette che ballavano fuori
dalla camicetta. Alla fine mi ha tirata su, mi ha girata contro la parete
e me l’ha infilato nella figa con un colpo solo. Sentivo i jeans che mi stringevano
le cosce, le mutandine di pizzo che mi segavano la pelle mentre lui mi scopava forte
da dietro. La camicetta aperta mi lasciava le tette schiacciate contro il muro freddo.
Mi giravo ogni tanto per baciarlo con la lingua in bocca, gemendo come una puttana.
Dopo una decina di minuti così intensi mi ha fatta sedere sulla tavoletta del cesso. Gambe larghe, jeans ancora calati alle ginocchia, mutandine nere tirate di lato
al massimo, camicetta completamente aperta. Mi ha infilato di nuovo il cazzo dentro
e ha ricominciato a pomparmi guardandomi negli occhi. Io mi sgrillettavo furiosamente, venendo una volta dietro l’altra, stringendogli l’uccello con la figa.
Quando ha sentito che stava per venire l’ha tirato fuori, me l’ha messo in bocca
e ha esploso fiotti caldi e densi. Non riuscivo a mandare giù tutto:
la sborra mi colava dal mento sulle tette, sulla camicetta bianca e persino
sulle mutandine. Mentre ancora schizzava, me l’ha rimesso nella figa per darmi
le ultime fiottate dentro, profondo, mescolando tutto.
Siamo rimasti lì qualche secondo. Io seduta sul cesso con le gambe aperte,
completamente sporca e disfatta: jeans abbassati, camicetta macchiata,
mutandine fradice e spostate. Lui con il cazzo ancora mezzo duro che usciva dai boxer. Quando siamo usciti da quel bagno eravamo un disastro: vestiti sgualciti,
odore di sesso ovunque, sborra sulla mia pelle e sui vestiti.
Ma quella mattina di lunedì è stata una delle scopate più intense,
sporche e memorabili della mia vita.
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