Quando un dominante ti scopa come una puttana
di
Monica92
genere
etero
Cazzo, quanto mi piacciono gli uomini dominanti.
veri, quelli che non chiedono, che prendono.
Quelli che capiscono al volo che non ho voglia
di fare la fatica di stare sopra, di guidare, di decidere.
Voglio solo essere scopata.
Voglio essere usata.
Voglio sentire il loro peso, la loro forza,
il loro cazzo che mi pompa come se fossi nata
solo per quello.
Mi piace quando entriamo in camera
e lui non parla tanto. Mi guarda, mi spinge
contro il muro e mi infila la lingua in bocca
mentre con una mano mi apre le gambe.
I pantaloni ancora addosso, le mutande tirate di lato.
Sento la sua cappella grossa che strofina sulla mia figa
già bagnata e poi entra con un colpo solo. Non c’è dolcezza.
C’è urgenza.
Mi pompa forte, tenendomi per i fianchi, sbattendomi contro il muro.
Le mie tette piccole ballano sotto la maglietta.
Io gemo come una troia, le gambe che tremano,
e lui mi ringhia all’orecchio: «Stai ferma e prendi il cazzo».
Adoro quando mi mette a pecora.
Mi tira su il culo, mi blocca i polsi dietro la schiena
con una mano sola e mi spinge la faccia sul materasso.
Il culo alto, la schiena inarcata, completamente esposta.
Lui mi apre le natiche e mi lecca il buco del culo
con quella lingua calda e bagnata, facendo quel rumore osceno,
umido, da maiale.
Mi lecca per minuti, infilando la punta dentro,
mentre io mugolo e spingo indietro.
Poi sento la cappella premere e spingere.
Entra nel culo lentamente ma senza fermarsi, fino ai coglioni.
Il bruciore iniziale lascia posto a quel piacere pieno, profondo, animale.
Mi scopa il culo con colpi decisi, tenendomi i polsi bloccati.
Non posso muovermi. Sono solo un buco da riempire.
La faccia strofinata sul lenzuolo, la saliva che mi cola dalla bocca.
Sono la sua cagnetta.
Mi piace quando mi usa la bocca.
Mi prende la testa con due mani e me lo piazza tra le labbra senza chiedere.
Io apro subito, docile. Lui spinge fino in gola, mi scopa la faccia
con urgenza, facendomi sbavare tutto.
La saliva mi cola sul mento, sul collo, sulle tette.
Sento i suoi coglioni che sbattono sul mio mento.
Ogni tanto lo tira fuori, mi schiaffeggia piano la guancia con il cazzo bagnato
e poi me lo rimette dentro.
«Brava cagnetta» mi dice, e io mi bagno ancora di più.
E poi c’è il momento in cui mi prende in macchina, o nel retro di un locale.
Mi abbassa i pantaloni solo fino a metà coscia, mi piega sul cofano
o contro il muro e me lo infila. La gente che passa a pochi metri.
Il rischio mi fa impazzire. Lui mi tiene una mano sulla bocca
per non farmi urlare mentre mi pompa la figa o il culo.
Sento la sua urgenza, il suo desiderio animale.
Quando sta per venire mi gira, mi fa inginocchiare e mi sborra
in faccia o in bocca. A volte mi tiene la bocca aperta con le dita
e mi glassa direttamente la lingua.
Altre volte mi riempie la figa e poi mi fa camminare con la sborra
che cola lungo le gambe. Mi piace quando mi scrive durante il giorno al lavoro.
Messaggi osceni, diretti. «Ho voglia di leccarti il culo fino a farti tremare».
«Stasera ti tengo le mani bloccate e ti scopo finché non piangi di piacere».
Leggo quei messaggi seduta alla scrivania, con la figa che pulsa,
e conto i minuti che mi separano dal momento in cui mi metterà sotto.
Adoro quando mi passa dalla figa al culo e viceversa senza pulirsi.
Sento la cappella bagnata dei miei umori che preme sul buchetto del culo,
entra, mi allarga, poi torna nella figa. È sporco, è umiliante, è perfetto.
Sono la sua troia, la sua cagnetta. Quando ha finito mi mette in ginocchio
e mi fa bere tutto.
Prima il cazzo ancora sporco di sborra e umori, poi mi infila la lingua in bocca
mentre mi tiene per i capelli, facendomi assaggiare tutto.
Mi piace quando mi tiene bloccata. A pecora, con le mani ferme dietro la schiena,
o con il suo peso che mi schiaccia sul letto mentre mi pompa da dietro.
Non posso fare niente se non prendere.
Prendere il cazzo, prendere le sue spinte, prendere la sua sborra.
Quando viene dentro di me sento quei getti caldi, potenti, che mi riempiono.
A volte mi tiene il cazzo dentro anche dopo, mentre pulsa, mentre gocciola.
Mi fa sentire piena, usata, posseduta.
E quando mi sborra sulle mutandine?
Dio. Si fa una sega veloce, mi punta il cazzo sulla figa
coperta dal pizzo e scarica tutto. La stoffa si inzuppa,
diventa trasparente, appiccicosa.
Poi mi fa tirare su i pantaloni e mi manda in giro così tutto il giorno.
Ogni passo sento la sborra fredda e viscida contro la mia fighettina.
Mi ricordo continuamente che sono la sua cagnetta,
anche quando sono fuori casa.
Mi piacciono gli uomini che mi palpeggiano senza vergogna.
In ascensore, in macchina, al cinema.
Mano sotto la gonna, dita che mi entrano nella figa o nel culo
mentre mi baciano con violenza.
Mi piace quando mi trattano come la cosa più bella e più troia del mondo
allo stesso tempo. Essere messa sotto mi fa sentire viva.
Quando sono a gambe larghe, con lui che mi pompa come un animale,
il sudore che ci bagna, i rumori osceni della figa fradicia, i suoi grugniti,
i miei gemiti strozzati… in quei momenti non penso a niente.
Sono solo carne, solo buchi, solo piacere. Sono la brava cagnetta.
Apro le gambe quando me lo ordina.
Alzo il culo quando mi vuole.
Apro la bocca quando vuole usarla.
E ringrazio ogni volta che mi riempie di sborra, che mi marca,
che mi usa. Perché è questo che voglio. Non fare fatica. Non comandare.
Solo essere scopata.
Forte.
A fondo.
Senza pietà.
E loro, gli uomini dominanti, lo capiscono al volo.
veri, quelli che non chiedono, che prendono.
Quelli che capiscono al volo che non ho voglia
di fare la fatica di stare sopra, di guidare, di decidere.
Voglio solo essere scopata.
Voglio essere usata.
Voglio sentire il loro peso, la loro forza,
il loro cazzo che mi pompa come se fossi nata
solo per quello.
Mi piace quando entriamo in camera
e lui non parla tanto. Mi guarda, mi spinge
contro il muro e mi infila la lingua in bocca
mentre con una mano mi apre le gambe.
I pantaloni ancora addosso, le mutande tirate di lato.
Sento la sua cappella grossa che strofina sulla mia figa
già bagnata e poi entra con un colpo solo. Non c’è dolcezza.
C’è urgenza.
Mi pompa forte, tenendomi per i fianchi, sbattendomi contro il muro.
Le mie tette piccole ballano sotto la maglietta.
Io gemo come una troia, le gambe che tremano,
e lui mi ringhia all’orecchio: «Stai ferma e prendi il cazzo».
Adoro quando mi mette a pecora.
Mi tira su il culo, mi blocca i polsi dietro la schiena
con una mano sola e mi spinge la faccia sul materasso.
Il culo alto, la schiena inarcata, completamente esposta.
Lui mi apre le natiche e mi lecca il buco del culo
con quella lingua calda e bagnata, facendo quel rumore osceno,
umido, da maiale.
Mi lecca per minuti, infilando la punta dentro,
mentre io mugolo e spingo indietro.
Poi sento la cappella premere e spingere.
Entra nel culo lentamente ma senza fermarsi, fino ai coglioni.
Il bruciore iniziale lascia posto a quel piacere pieno, profondo, animale.
Mi scopa il culo con colpi decisi, tenendomi i polsi bloccati.
Non posso muovermi. Sono solo un buco da riempire.
La faccia strofinata sul lenzuolo, la saliva che mi cola dalla bocca.
Sono la sua cagnetta.
Mi piace quando mi usa la bocca.
Mi prende la testa con due mani e me lo piazza tra le labbra senza chiedere.
Io apro subito, docile. Lui spinge fino in gola, mi scopa la faccia
con urgenza, facendomi sbavare tutto.
La saliva mi cola sul mento, sul collo, sulle tette.
Sento i suoi coglioni che sbattono sul mio mento.
Ogni tanto lo tira fuori, mi schiaffeggia piano la guancia con il cazzo bagnato
e poi me lo rimette dentro.
«Brava cagnetta» mi dice, e io mi bagno ancora di più.
E poi c’è il momento in cui mi prende in macchina, o nel retro di un locale.
Mi abbassa i pantaloni solo fino a metà coscia, mi piega sul cofano
o contro il muro e me lo infila. La gente che passa a pochi metri.
Il rischio mi fa impazzire. Lui mi tiene una mano sulla bocca
per non farmi urlare mentre mi pompa la figa o il culo.
Sento la sua urgenza, il suo desiderio animale.
Quando sta per venire mi gira, mi fa inginocchiare e mi sborra
in faccia o in bocca. A volte mi tiene la bocca aperta con le dita
e mi glassa direttamente la lingua.
Altre volte mi riempie la figa e poi mi fa camminare con la sborra
che cola lungo le gambe. Mi piace quando mi scrive durante il giorno al lavoro.
Messaggi osceni, diretti. «Ho voglia di leccarti il culo fino a farti tremare».
«Stasera ti tengo le mani bloccate e ti scopo finché non piangi di piacere».
Leggo quei messaggi seduta alla scrivania, con la figa che pulsa,
e conto i minuti che mi separano dal momento in cui mi metterà sotto.
Adoro quando mi passa dalla figa al culo e viceversa senza pulirsi.
Sento la cappella bagnata dei miei umori che preme sul buchetto del culo,
entra, mi allarga, poi torna nella figa. È sporco, è umiliante, è perfetto.
Sono la sua troia, la sua cagnetta. Quando ha finito mi mette in ginocchio
e mi fa bere tutto.
Prima il cazzo ancora sporco di sborra e umori, poi mi infila la lingua in bocca
mentre mi tiene per i capelli, facendomi assaggiare tutto.
Mi piace quando mi tiene bloccata. A pecora, con le mani ferme dietro la schiena,
o con il suo peso che mi schiaccia sul letto mentre mi pompa da dietro.
Non posso fare niente se non prendere.
Prendere il cazzo, prendere le sue spinte, prendere la sua sborra.
Quando viene dentro di me sento quei getti caldi, potenti, che mi riempiono.
A volte mi tiene il cazzo dentro anche dopo, mentre pulsa, mentre gocciola.
Mi fa sentire piena, usata, posseduta.
E quando mi sborra sulle mutandine?
Dio. Si fa una sega veloce, mi punta il cazzo sulla figa
coperta dal pizzo e scarica tutto. La stoffa si inzuppa,
diventa trasparente, appiccicosa.
Poi mi fa tirare su i pantaloni e mi manda in giro così tutto il giorno.
Ogni passo sento la sborra fredda e viscida contro la mia fighettina.
Mi ricordo continuamente che sono la sua cagnetta,
anche quando sono fuori casa.
Mi piacciono gli uomini che mi palpeggiano senza vergogna.
In ascensore, in macchina, al cinema.
Mano sotto la gonna, dita che mi entrano nella figa o nel culo
mentre mi baciano con violenza.
Mi piace quando mi trattano come la cosa più bella e più troia del mondo
allo stesso tempo. Essere messa sotto mi fa sentire viva.
Quando sono a gambe larghe, con lui che mi pompa come un animale,
il sudore che ci bagna, i rumori osceni della figa fradicia, i suoi grugniti,
i miei gemiti strozzati… in quei momenti non penso a niente.
Sono solo carne, solo buchi, solo piacere. Sono la brava cagnetta.
Apro le gambe quando me lo ordina.
Alzo il culo quando mi vuole.
Apro la bocca quando vuole usarla.
E ringrazio ogni volta che mi riempie di sborra, che mi marca,
che mi usa. Perché è questo che voglio. Non fare fatica. Non comandare.
Solo essere scopata.
Forte.
A fondo.
Senza pietà.
E loro, gli uomini dominanti, lo capiscono al volo.
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