Mi sono fatta scopare al museo

di
genere
etero

Lo avevo conosciuto nel suo studio qualche settimana prima,
un posto pieno di luci soffuse, rullini sparsi e cavalletti
appoggiati contro pareti macchiate di vernice.
Mi aveva colpita subito: Pietro, con quel suo profumo fresco,
forse cedro, che contrastava con la sua natura da porco elegante.
Sempre pulito, jeans aderenti che gli fasciavano le cosce, t-shirt nera
che tirava appena sul petto, stile berlinese,
capelli arruffati con cura e un modo di fare rozzo ma raffinato
che mi faceva bagnare solo a guardarlo.
Chattavamo da giorni, io lo stuzzicavo con messaggi ambigui,
lui rispondeva con porcate dirette che mi mandavano in tilt.
“Ci prendiamo un caffè?” gli avevo scritto, tanto per testarlo.
“Ti incontro, ma ti scopo,” aveva risposto senza giri di parole,
e io, eccitata come una troia, avevo detto sì,
il cuore che già mi batteva tra le cosce.

L’appuntamento era all’Hangar Bicocca, quel museo cavernoso a Milano,
con le sue torri di metallo che svettavano nel cielo grigio e l’eco dei passi
che rimbalzava sul cemento lucido. “Appena ti vedo, ti infilo la lingua in bocca,”
mi aveva scritto Pietro la sera prima, e quelle parole mi avevano tenuta sveglia,
immaginando il suo sapore.
Lo vidi nell’atrio, appoggiato con noncuranza a una colonna,
la t-shirt nera che gli aderiva al torace, gli occhi scuri che mi cercavano
tra la folla con un’intensità che mi fece quasi inciampare sui tacchi.
Non mi diede il tempo di dire una parola. In due passi fu da me,
la sua mano calda mi afferrò la nuca con una presa decisa, e mi baciò.
Fu un bacio osceno, lento, deliberato, la sua lingua che scivolava
contro la mia, calda e insistente, esplorandomi la bocca come se volesse divorarmi.
Le sue labbra erano morbide ma possessive, un contrasto perfetto
con la forza con cui mi teneva, e ogni movimento della sua lingua
mi mandava scariche di piacere dritte alla figa.

Sentivo il suo respiro caldo contro la mia pelle,
il sapore lieve di menta e sigaretta che mi faceva girare la testa,
e il modo in cui mi succhiava il labbro inferiore, mordicchiandolo appena,
mi strappava mugolii che si perdevano nella sua bocca.
Mentre mi limonava, la sua mano destra scivolò sul mio culo,
sopra il vestitino corto che mi aderiva come una seconda pelle.
Le sue dita si chiusero sul gluteo destro, stringendolo
con una forza che mi fece ansimare, aprendomelo con un gesto sfacciato,
come se volesse mostrarmi al mondo. Le sue unghie affondavano
appena nella carne, e il tessuto del vestito si tendeva sotto la sua presa,
tirando contro la mia pelle. Poi le sue dita scivolarono verso il solco,
lente, provocanti, fino a raggiungere la mia figa,
strofinandola attraverso la stoffa sottile delle mutandine.
Il tocco era prima leggero, quasi un sussurro, poi più deciso,
le sue dita che premevano e tracciavano cerchi lenti, facendomi pulsare.
Io sentivo la mia figa colare, un calore liquido
che mi inzuppava le mutandine, scivolando lungo l’interno delle cosce.
L’odore della mia eccitazione, pungente e dolce, mi avvolgeva,
mescolandosi al suo profumo maschile, e mi faceva quasi tremare di desiderio.
Ogni pressione delle sue dita mi mandava un’onda di piacere
che mi risaliva lungo la spina dorsale, e il suo bacio,
quella lingua che non si fermava, che mi invadeva e si intrecciava alla mia,
amplificava tutto. Mi palpava senza ritegno, la mano che tornava al culo,
strizzandolo, aprendolo di nuovo, poi scivolava ancora sulla figa,
premendo il palmo contro di me, schiacciandola sopra il tessuto
fino a farmi quasi gemere ad alta voce.
Il vestitino si sgualciva sotto le sue mani, le mutandine si spostavano,
e io sentivo la stoffa bagnata sfregare contro la mia pelle,
un dettaglio che mi eccitava ancora di più.
C’era gente intorno, turisti che passeggiavano,
qualche impiegato del museo che passava con un badge al collo.
Vedevo i loro sguardi dall’angolo dell’occhio, alcuni curiosi,
altri scandalizzati, e l’idea che ci stessero guardando,
che vedessero Pietro che mi palpava il culo e mi strofinava
la figa davanti a tutti, mi faceva impazzire.
La mia figa pulsava più forte, colava senza controllo,
e i miei mugolii si intensificavano, soffocati dal suo bacio osceno.
Non mi importava di essere vista, volevo che lo facessero,
volevo che vedessero quanto mi stavo lasciando andare,
quanto ero sua in quel momento. Pietro non si fermava:
mi ha afferrato anche l’altro gluteo, strizzandolo con la stessa forza,
le sue mani che lavoravano insieme, una che mi apriva il culo,
l’altra che tornava a strofinarmi la figa, il pollice che premeva proprio lì,
sopra il clitoride, attraverso la stoffa fradicia.

Ogni tocco era un’esplosione, ogni bacio un incendio, e io mi scioglievo,
il cuore che mi martellava nel petto, le cosce che tremavano,
la figa che colava come se non potesse più contenere l’eccitazione.
Sentivo il suo cazzo duro premere contro di me attraverso i jeans,
e l’idea di quello che sarebbe successo dopo mi faceva quasi svenire.
Ci siamo infilati nei bagni con discrezione,
scivolando dentro senza attirare troppa attenzione,
la porta che si è chiusa con un clic morbido.
“Sei la mia troia, Monica,” mi ha detto Pietro,
spingendomi contro il muro, e il suo modo rozzo ma così fottutamente
raffinato mi ha fatto bagnare ancora di più. Mi ha infilato le dita dentro,
sotto le mutandine scostate, e la mia figa faceva un suono osceno,
un risucchio bagnato che si mescolava ai miei gemiti.
“Senti come sei zuppa,” ha detto, muovendole veloci, e io mugolavo,
versi da cagna in calore che non riuscivo a fermare.
Mi sono inginocchiata, gli ho aperto i jeans e ho preso quel cazzo duro in bocca.
Ci ho messo il triplo del tempo, succhiando piano, poi forte,
la lingua che girava intorno alla cappella, assaporando ogni centimetro,
i miei “mmmh” soffocati che si alternavano a risucchi rumorosi.
Lui mi teneva la testa, guidandomi con quel suo stile da porco sofisticato,
le dita intrecciate nei miei capelli, e io lo lasciavo fare,
la saliva che mi colava sul mento mentre lo guardavo dal basso,
gli occhi fissi nei suoi. Lo succhiavo con devozione,
la bocca piena, la lingua che scivolava lungo l’asta,
e ogni tanto gli sfioravo le palle con le dita, sentendolo fremere.
Quando ho finito, la mia bocca era un disastro, lucida di saliva,
e lui mi ha guardata con un ghigno che mi ha fatto tremare.
Poi mi ha tirata su, e invece di passare oltre, mi ha baciata di nuovo,
un bacio osceno, lento e profondo, la sua lingua che si tuffava
nella mia bocca con una fame quasi disperata.
“Voglio sentire il sapore del mio cazzo nella tua bocca, Monica,”
mi ha sussurrato contro le labbra, la voce bassa e carica di desiderio,
e il modo in cui la sua lingua esplorava ogni angolo della mia bocca,
cercando il gusto di sé stesso che ancora indugiava dopo il bocchino,
mi ha fatto bagnare come una puttana. La mia figa ha pulsato
con una violenza che mi ha quasi fatto cedere le ginocchia,
un’ondata di calore liquido che mi ha inzuppato le mutandine
e mi ha fatto colare lungo le cosce, lasciando una scia appiccicosa
che sentivo a ogni movimento. Era così erotico, così fottutamente sporco,
il modo in cui mi limonava, succhiando la mia lingua,
mordicchiandomi le labbra, assaporando ogni traccia del suo cazzo
che avevo succhiato con tanta dedizione. Mi teneva il viso tra le mani,
le dita che mi accarezzavano le guance, poi scivolavano lungo il collo,
e la sua lingua si muoveva lenta, deliberata, come se volesse assaporare
ogni sfumatura del mio sapore mescolato al suo. Io mugolavo nella sua bocca,
i miei gemiti soffocati che si mescolavano al suono bagnato del bacio,
e sentivo la mia figa pulsare senza sosta, l’odore della mia eccitazione
che si spandeva nell’aria, intenso e inconfondibile.
Quel bacio, quel desiderio di Pietro di gustarsi
il suo cazzo attraverso la mia bocca, mi faceva sentire la sua puttana,
e l’eccitazione mi travolgeva, rendendomi fradicia, il clitoride che pulsava
come se implorasse di essere toccato. Mi ha limonata a lungo, senza fretta,
le sue mani che scivolavano dal mio viso al seno, strizzandolo sopra il vestitino,
pizzicando i capezzoli attraverso il tessuto, e io mi scioglievo,
persa in quel momento che sembrava non finire mai, la figa che colava
come una fontana, il corpo che tremava per il piacere.
Mi ha girata di spalle, il vestitino alzato, le mutandine tirate di lato,
e me l’ha messo nella figa, scivolando dentro come un coltello caldo nel burro,
perfetto, facendomi colare come una fontana. Mi sbatteva lento, poi veloce,
le mani sui fianchi, e io ansimavo, mugolavo, persa nel suono bagnato
della mia eccitazione che riempiva il bagno. Mi eccitava guardarmi così,
vestita tutta scombinata, il vestitino tirato su a casaccio,
le mutandine storte e bagnate, conciate da buttare via,
e vedere il suo cazzo che entrava e usciva,
strofinando contro la stoffa sgualcita mentre mi scopava.
Ogni colpo mi faceva gemere, e lui non si fermava, cambiando ritmo,
tirandolo fuori per strofinarlo sul tessuto fradicio
prima di rimetterlo dentro, profondo, facendomi colare ancora di più.
Poi è passato al culo, entrando liscio, un movimento fluido
che mi ha strappato un mugolio lungo. Mi scopava il culo con quella furia elegante,
e mentre lo faceva mi ha girato la testa di lato e mi ha limonata,
la lingua che si intrecciava alla mia, un bacio osceno che mi mandava
fuori di testa. Quei baci da troia mentre me lo picchiava dentro erano tutto,
e io colavo, un filo appiccicoso che mi scivolava lungo le cosce.
Mi teneva il culo aperto con una mano, l’altra che mi stringeva il collo,
e il suo cazzo scivolava dentro e fuori, sfregando contro i vestiti mezzi strappati,
il tessuto che si bagnava di me e di lui. Mi ha scopato il culo a lungo,
cambiando angolazione, tirandolo fuori per farmelo vedere, duro e lucido,
prima di rimetterlo dentro, e ogni volta che mi limonava, lingua contro lingua,
gemevo più forte, eccitata da morire da quello spettacolo di noi due,
mezzi vestiti e sfatti.Mi ha rigirata, mi ha infilato il cazzo in gola
tenendomi la testa, e io succhiavo, mugolavo, il suono dei miei risucchi
che si mescolava ai suoi grugniti. Lo vedevo strofinare contro la mia bocca,
la saliva che colava sul vestitino già rovinato, e mi eccitava ancora di più sapere
che quei vestiti erano finiti, distrutti dal nostro casino.
Mi ha scopato la bocca con calma, poi più forte, tirandolo fuori
per strofinarlo sulle mie labbra prima di spingere di nuovo,
e io lo prendevo tutto, ansimando tra un bacio e l’altro,
la lingua che tornava a intrecciarsi alla sua.Poi di nuovo nella figa,
di spalle, le mani che mi allargavano il culo mentre me lo sbatteva dentro,
lento e profondo, poi veloce, il rumore bagnato della mia figa
che si mischiava ai miei gemiti. Il vestitino era un disastro,
tirato su fino alla vita, macchiato e stropicciato, e vedere il suo cazzo
che entrava e usciva, strofinando contro quel casino di stoffa,
mi faceva impazzire. Mi ha scopato così per un tempo che mi è sembrato infinito,
cambiando ritmo, tirandolo fuori per strofinarlo sulle mutandine
prima di rimetterlo dentro, e io mugolavo, colavo,
persa in quel caos perfetto.È tornato al culo, limonandomi ancora,
la lingua che mi riempiva la bocca mentre me lo sbatteva dentro con colpi precisi,
eleganti ma rozzi, e io gemevo nella sua bocca, il vestitino che ormai pendeva storto,
le mutandine scostate che sfregavano contro il suo cazzo ogni volta
che usciva e rientrava. Mi eccitava da morire
guardarmi nello specchio sporco del bagno, vedere i vestiti conciati da buttare via,
il suo cazzo che mi apriva e si strofinava contro tutto, e lui che non smetteva
di limonarmi, la lingua che mi scopava la bocca mentre il suo cazzo mi scopava il culo.
Era un ritmo folle, figa, culo, bocca, senza sosta, e io mi lasciavo prendere,
ansimando e mugolavo come una troia in estasi.
Alla fine, mentre mi scopava il culo con colpi sempre più veloci,
sentii il suo cazzo pulsare, pronto a esplodere. Mi aveva sognata così per settimane,
la sua sborra che mi riempiva, e ora quel momento era arrivato,
superando ogni mia fantasia. Il primo fiotto mi è entrato nel culo,
un getto caldo, potente, che mi ha travolta con una sensazione di pienezza
indescrivibile. È stato come un’onda di calore liquido che si è diffusa
dentro di me, riempiendomi in profondità, un’esplosione intima
che mi ha fatto mugolare forte, il corpo che tremava per l’intensità.
Sentivo ogni pulsazione del suo cazzo, ogni spasmo che liberava quel fiotto denso,
e il modo in cui mi marchiava così profondamente mi mandava il cervello in tilt.
La mia figa pulsava senza controllo, colava come una fontana,
e l’eccitazione di sapere che la sua sborra era dentro di me,
che mi stava possedendo in quel modo, mi faceva sentire una cagna in calore,
pronta a tutto pur di avere di più. Il calore della sborra nel culo era quasi bruciante,
una sensazione che si mescolava al piacere di essere aperta, usata,
e ogni dettaglio—la pressione, la viscosità, il modo in cui sembrava riempirmi
ogni spazio—mi accendeva, mi faceva gemere come se stessi perdendo la testa.
Ma non volevo perdermi il resto: con un movimento rapido, quasi istintivo,
mi sono girata, inginocchiandomi davanti a lui, la bocca spalancata,
pronta a prendere tutto. Il secondo schizzo mi ha colpita subito,
un’esplosione densa e abbondante che mi ha riempito la bocca,
il sapore salato e intenso che mi ha invaso i sensi, facendomi gemere
come una cagna in calore. La sensazione del suo cazzo che fiottava,
liberando tutto quel liquido caldo, mi ha preso il cervello,
un’onda di puro piacere che mi lasciava viva, desiderata, sua.
Il terzo schizzo è arrivato subito dopo, ancora più potente,
riempiendomi la bocca al punto che la sborra colava dagli angoli delle labbra,
scivolando sul viso, lungo il mento, gocciolando sul vestitino già rovinato.
Ogni fiotto era un colpo al mio cervello, un’esplosione di piacere
che mi faceva sentire sporca, puttana, in estasi, e io volevo che continuasse,
che non finisse mai. Poi un quarto, inaspettato, mi ha colpita sul viso, caldo
e appiccicoso, schizzando sulle guance, sul naso, e io ho chiuso gli occhi,
assaporando la sensazione di essere coperta da lui, marchiata in ogni modo possibile.
Un quinto, più lento ma ancora abbondante, mi ha finito di riempire la bocca,
e io ingoiavo, succhiavo, la lingua che si muoveva
per non perdere nemmeno una goccia, mentre il suo cazzo pulsava ancora
tra le mie labbra.La mia mente era un caos, travolta dalla sensazione
di quel cazzo che fiottava, dalla sua sborra che mi riempiva, mi copriva, mi possedeva.

Ogni schizzo era una scarica elettrica, un’esplosione che mi accendeva,
mi faceva sentire ogni volta più sua, e l’idea che fosse stato prima
nel mio culo e ora in bocca mi mandava in estasi. Mi sditalinavo come una pazza,
le dita che scivolavano nella mia figa fradicia, e mentre la sua sborra mi inondava,
il sapore che mi invadeva, l’odore che mi riempiva i polmoni,
ho avuto un altro orgasmo, un’esplosione che mi ha fatto tremare dalla testa ai piedi,
le gambe che cedevano, il corpo che si contorceva sul pavimento freddo del bagno.
Mugolavo forte, la bocca ancora piena di lui, la lingua che leccava delicatamente
ogni volta, e il mio cervello era perso, annegato in un piacere così intenso
che mi sembrava di fluttuare. L’idea che fosse il suo cazzo, quel cazzo
che avevo desiderato per settimane, a fiottare così, a darmi tutto,
mi era una conferma: ero sua, completamente, irrimediabilmente.

scritto il
2026-07-01
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