Quei pomeriggi sul divano a farsi sditalnare

di
genere
etero

Quei pomeriggi in cui mia madre non c’era erano pura libidine.
Sapevo già che sarei finita come una troia sul divano di casa.
Invitavo qualche tamarro della compagnia, uno di quelli che mi guardavano
il culo come se volessero divorarmelo. Mi preparavo con cura da puttanella:
perizoma nero minuscolo, bello incastrato tra le chiappe,
che mi segnava la figa e mi lasciava il segno tra le labbra.

Sopra mettevo un pantaloncino di lino bianco super trasparente,
di quelli che si vedevano praticamente tutto, e una canottierina innocente
ma con sotto un push-up che mi strizzava le tette sode e me le faceva venire
su quasi in gola. Ero magrolina, con il corpo bello sodo e atletico,
e sapevo di essere un bocconcino da chiavare. Appena arrivava il ragazzo,
ci buttavamo sul divano con MTV accesa a volume basso. Iniziavamo a baciarci
come due animali. Lui mi metteva subito la lingua in bocca e io spalancavo
le gambe da troia. Non mi toglieva nemmeno i pantaloncini.
Mi scostava solo il perizoma nero di lato con due dita e mi infilava
le dita nella figa.Cazzo, impazzivo ogni volta. Vedere la mano
di quel tamarro che mi scostava le mutandine e mi ficcava dentro
due dita grosse mi faceva andare fuori di testa. La mia fighetta
era tanto stretta che le sue dita mi spalancavano sul serio.
Iniziavo a colare come una fontana, un fiume della mia sbroda
che mi bagnava le cosce e il divano. Godevo come una cagnetta,
spingendo il bacino contro la sua mano mentre gli infilavo
la lingua in gola.Io guardavo il rigonfiamento enorme che aveva nei jeans.
Non resistivo. Gli abbassavo la zip, gli tiravo fuori quel cazzo duro
e caldo e iniziavo a segarlo come una troia. Su e giù, forte,
mentre lui continuava a pomparmi le dita nella figa stretta.
Più lo segavo, più la mia figa colava. Ero fradicia,
con il perizoma tutto spostato di lato e le labbra gonfie.
A volte mi abbassavo e glielo prendevo in bocca, succhiandoglielo
con voglia mentre lui mi teneva la testa. Altre volte restavo
lì a segarlo guardandolo negli occhi, con le gambe spalancate
e la figa che faceva rumore osceno intorno alle sue dita.
Quando stava per venire mi diceva cose tipo «sei proprio una troia»,
«guarda come coli, puttana», e io godevo ancora di più.Veniva sempre tantissimo.
Schizzi densi di sborra che mi finivano sulla pancia, sulle tette,
sulla mano o direttamente sulla figa. Io continuavo a toccarmi
come una maniaca finché non venivo anch’io, tremando e colando ancora
di più sul divano di mia madre.Lo stesso divano dove la sera guardavamo
i film insieme era diventato il mio personale trono da puttana.
Quante volte ho dovuto pulire le macchie di sborra incrostata
prima che lei tornasse? Mi vergogno un po’ se ci penso,
ma allo stesso tempo mi eccita da morire sapere che su quel divano
mi facevo segare cazzi e mi facevo sbragare la figa stretta
come una vera troia.Senza rischio di rimanere incinta,
quei pomeriggi passavano così: perizoma scostato, dita nella figa,
mano piena di cazzo e sborra che schizzava ovunque. Io, magrolina,
sodo e con la fighetta strettissima, godevo come una cagnetta impazzita
a ogni dito e a ogni schizzo. Erano i miei pomeriggi da troietta.
E li ricordo ancora oggi con la figa bagnata.

scritto il
2026-07-02
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