Troia fino al midollo

di
genere
etero

Me ne stavo lì, appoggiata allo specchio del bagno,
il vestito alzato sopra la vita e le mutande scostate.
Sentivo le sue mani forti che mi spalancavano lentamente le chiappe,
mentre con la lingua mi invadeva la bocca, baciandomi come una troia disperata.
Andava avanti così, aprendo e chiudendo le mie natiche con decisione.
Ogni volta che lo faceva si sentiva un rumore osceno:
le labbra della mia figa fradicia che si separavano e si richiudevano,
bagnate e gonfie. Io strofinavo il clitoride contro la sua coscia
come una cagna in calore, mentre con la mano gli palpavo
il cazzo duro sotto i jeans. Ce l’aveva di marmo.
C’ho una voglia di cazzo porco Dio…
Voglio tirarglielo fuori, sbocchinarlo, prenderlo nel culo
e vedere la sborra che schizza dopo essermelo fatto mettere nel culetto stretto.
Voglio tirare fuori la mia vera natura: quella della puttana
che ama farsi palpare, insultare e sbattere
come una troia di bassa levatura.
Non resisto più. Gli tiro fuori il cazzo dai jeans
e me lo infilo direttamente in gola.
Sono accovacciata per terra, gambe larghe,
due dita ficcate nella figa e quel cazzo grosso che mi riempie la bocca.
Pompo con la testa avanti e indietro, le guance che si incavano,
la cappella che mi batte in fondo alla gola facendomi tossire e lacrimare.
Ogni volta che spinge fino in fondo, il mio buco del culo
si contrae e poi si rilassa, come se volesse essere riempito anche lui.
Quanto sono troia? Quanto cazzo sono vacca?
Mi alzo, mi riappoggio allo specchio e spingo il culo all’indietro,
offrendoglielo senza dire una parola. Non serve.
Lui prende la cappella e me la infila dritta nel culo, tutta in un colpo.
Gemo forte contro il vetro mentre mi spalanca.
Schiacciata contro lo specchio, apro la bocca e inizio a leccare il vetro freddo, sporcandolo di saliva. Lui mi incula sempre più forte.
Vedo il riflesso: il vestitino da puttanella ancora addosso,
le tette che battono contro il vetro, il culo che prende quel cazzo senza pietà.
Lui mi insulta, mi chiama troia, vacca, puttana.
Ogni parolaccia mi fa bagnare di più.
Il culo non fa più resistenza.
Sono aperta come una vera troia. Sento la figa che cola,
poi inizio a squirtare mentre lui continua a pomparmi nel sedere.
Perdo saliva dalla bocca, umori dalla figa e sto per perdere
anche la sborra dal culo. «Voglio la sborra…»
ansimo leccando lo specchio. Lui aumenta il ritmo,
mi sbatte i coglioni contro la figa fradicia.

Poi grugnisce: «In bocca, troia.» Si sfila dal culo e io mi butto in ginocchio all’istante, gambe divaricate, figa e culo che colano.
Gli riprendo il cazzo in bocca, ancora sporco del mio culo,
e lo succhio come una puttana.
Quattro, cinque pompate violente e lui esplode
.Fiotti grossi e caldi di sborra mi riempiono la bocca.
Non riesco a ingoiare tutto, mi cola sulle labbra, sul mento, sulle tette.
E mentre sento quel sapore salato e denso, vengo di nuovo,
toccandomi il clitoride come una disperata.
Rimango lì, in ginocchio sul pavimento del bagno,
vestita come una puttanella da discoteca, con il culo dilatato,
la figa che stilla e la faccia impiastricciata di sborra.
Stordita.
Soddisfatta.
Troia fino al midollo.
scritto il
2026-06-30
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