Mi faccio ancora trattare da troia in discoteca.

di
genere
etero

Sì, cazzo, prima del covid era proprio così.

La discoteca era un casino di corpi sudati, luci basse,
fumo denso che bruciava gli occhi, e la pista sembrava fatta apposta
per permettere a chiunque di avvicinarsi troppo.

Tu ballavi, magari con quel top attillato che ti segnava i capezzoli,
gonna corta che saliva ogni volta che muovevi i fianchi,
e loro arrivavano da dietro senza chiedere permesso.
Un braccio intorno alla vita, l’altra mano già sotto, veloce, decisa.
Ti attaccavano alla parete, inchiodata come se fossi un quadro,
da scopare lì sul posto.

La schiena contro il muro freddo, le spalle schiacciate,
le gambe che si aprivano quasi da sole mentre sentivi le dita ruvide
che scivolavano sotto la gonna.
Prima la fighetta: indice e medio che spingevano il perizoma di lato,
trovavano subito quanto eri già bagnata (perché in quei posti
eri sempre bagnata prima ancora che ti toccassero), e poi dentro,
due dita dritte, senza giri di parole, pompando veloce
mentre con il pollice strofinavano il clito gonfio.

E il culo? Quelli più porci non si fermavano lì.

Mentre ti scopavano la fica con la mano destra, la sinistra saliva dietro,
indice bagnato di saliva o del tuo stesso succo, e te lo infilavano
nel buco stretto, piano ma deciso, fino alla seconda falange.

Ti tenevano così, incastrata tra il muro e il loro corpo,
una mano davanti e una dietro, dita che si muovevano a ritmo della cassa,
come se stessero seguendo il tempo.
Tu gemevi piano (o forte, dipendeva dalla musica),
mordendoti il labbro per non urlare, le gambe che tremavano,
la figa che si contraeva intorno alle dita, il culo che si stringeva
e poi cedeva, e loro che ti sussurravano all’orecchio porcate tipo:

“Quanto sei bagnata, troia, senti come coli”
“Ti piace eh, con due buchi pieni"
“Vieni dai, stringi le dita, fammi sentire quanto sei porca”

E tu venivi, lì, contro il muro, con sconosciuti che ti palpavano
come un giocattolo, mentre intorno tutti ballavano e fingevano
di non vedere (o guardavano eccome, eccitati pure loro).

Era sporco, era veloce, era senza nome, era proprio da anni '90.

E tu dopo ti sistemavi la gonna, ti passavi una mano tra i capelli,
sentivi ancora le dita fantasma dentro, le mutandine zuppe,
e tornavi in pista come se niente fosse.

Ma dentro sapevi che tra 10 minuti sarebbe successo di nuovo.
Perché in quelle discoteche era normale.

Era bello, cazzo bellissimo.

scritto il
2026-07-12
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