La setta (parte 6)

di
genere
sadomaso

Ilaria entrò in casa e dalla voce già si capiva il suo grado di eccitazione.

Si recò nello studio a baciare Mattia il quale, mentre passava la lingua sulle labbra della sua compagna, pose una mano sulla gamba destra che fece salire all’interno coscia fino alla figa.

I vestiti casti, utili da mostrare alla gente della comunità che, come da usi, non potevano indossare nulla di sexy e provocante, erano compensati dalla donna con l’assenza dell’intimo.

“Allora? La tipa nuova? che impressione ti ha fatto? E’ venuta?”

Quando erano soli, tra loro utilizzavano il linguaggio che solitamente usa la gente fuori dalla comunità. In presenza degli schiavi o di altri adottavano sempre un linguaggio in linea con la filosofia casta del luogo.

Il gioco era pericoloso in quanto avrebbero potuto rischiare di sbagliarsi, ma non ce la facevano proprio a tenere sempre quel linguaggio noioso e pulito per quella gente che credeva a tutto ciò che avevano costruito.

La mano di Mattia incontrò la fessura del sesso e fece entrare le dita.

“Sei già tutta eccitata”.

“Dai, non fare lo stronzo che perde tempo per tenermi sulle spine”.

Mattia la fece sedere sulla scrivania davanti a sé, gambe larghe. Alzò la gonna e ammirò la figa completamente depilata.

Nel campo solo le schiave dei leader potevano avere la figa depilata. La motivazione era la completa nudità e trasparenza, in quanto la donazione completa non deve prevedere veli. Della depilazione si occupano direttamente loro. Solitamente l’operazione aveva luogo con un rituale che aveva il potere di eccitarli, così da creare i presupposti per la scopata successiva.

Mattia ed Ilaria passavano la ceretta calda, caldissima, facendo colare il liquido più caldo del dovuto, godendo della sofferenza e dell’arrendevolezza della schiava. Successivamente loro stessi si curavano di strappare i peli procurando altro dolore. Lo facevano lentamente, per prolungare il piacere. La cosa era stata spiegata con la necessità che fossero coloro che guidano la gente del campo ad occuparsi della pulizia dell’anima dei residenti. Così, simbolicamente, estirpando i peli è come se facessero uscire dall’anima le impurità.

Elena, già plagiata, aveva assorbito queste motivazioni che la portavano ad esporsi ed offrirsi al rituale.

Ilaria appoggiò i piedi sulle gambe del compagno ancora seduto alla scrivania, le cui mani accarezzavano le cosce, leggermente, sfiorando la pelle calda con i polpastrelli. Ilaria aveva appoggiato le mani dietro di sè, spingendo indietro la testa così da far stendere i lunghi capelli rossi verso il piano del tavolo. I seni era protesi. La camicetta casta era stata sbottonata.

Mattia amava quella figa e non perdeva mai occasione di chinarsi e leccarla, passando la lingua carezzevole sulle grandi labbra fino a farla insinuare nella fessura e raggiungere il clitoride sul quale la punta si concentrava, mentre il dito indice della mano destra piano entrava nella figa bagnatissima.

Quando la sentì molto eccitata si fermò. Lasciando le dita nel sesso, con la lingua salì fino a raggiungere i capezzoli.

“Sei proprio uno stronzo, l’incontro è andato bene e stai tirando alla lunga”.

Mattia si alzò dalla sedia e slacciò i pantaloni.

Avvicinò maggiormente la donna al limite della scrivania e la penetrò

“Molto alla lunga…..”

“E’ del tuo ottimistico umorismo che mi sono innamorata…”

Mattia le restò dentro, muovendosi poco, spingendo. Giocò con i suoi capezzoli stringendo appena e torcendoli poco, giusto per farle sentire la pressione e farli rizzare.

Si muoveva appena col bacino e si chinò a leccarle i capezzoli mentre con il pollice le sfiorava il clitoride.

Ilaria reclinò indietro la testa ed i lunghi capelli rossi quasi arrivarono a sfiorare il ripiano del tavolo.

Spinse il bacino avanti e lo mosse per sentire il pollice sul clitoride, quasi ad invitare l’uomo a lasciare fermo quel dito mentre si muoveva lei, a piacimento, sentendo quel cazzo dentro la figa.

Mattia le mise una mano intorno al collo e, come fosse un collare legato al guinzaglio, la attirò a sé fino a che i due corpi furono uniti. La avvolse tra le braccia e la strinse, restandole dentro e spingendo il bacino.

“Perchè hai tolto il pollice, sai che mi fa impazzire”.

“Lo hai detto tu che sono uno stronzo… vedi che ti do ragione”

Ilaria lo avvolse con le gambe tenendolo stretto a sé, come volesse spingerlo dentro il più possibile. Le piaceva averlo dentro, fino in fondo e muovere il bacino mentre la lingua finiva nella bocca di lui, per fare sesso con la sua lingua, che poi richiamava nella bocca avvolgendola con la propria per poi spingerla nuovamente nella bocca di lui.

Mattia uscì dalla figa.

Lei lo guardò incredula

“Ma che cazzo fai…”

“La serata è lunga. Io ho già goduto, nella bocca della schiava, dopo che la nuova portata di Franco me l’ha fatto diventare duro, e ti voglio ancora tutta eccitata mentre te la racconto”.

Lo odiava quando faceva così!

Lui giocava col sesso, la eccitava e, quando capiva che stava per godere, si fermava, si ritraeva e se ne andava, lasciandola così.

Questo accadeva solitamente quando aveva già goduto e gli aumentava la resistenza per la seconda scopata che faceva durare a lungo, ma lei no, cazzo!, lei non aveva ancora goduto e lo stronzo la lasciava così, in attesa.
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2026-07-18
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