Una bellissima crociera. Prima parte.

di
genere
corna


Mi chiamo Paolo, ho 45 anni sono un bel maschio di media statura, occhi marroni, capelli scuri un po' striati di bianco ed un fisico in forma, non palestrato. Sessualmente parlando sono abbastanza sopra la media per dimensioni. Ho sempre condotto una vita tranquilla come impiegato di banca, diviso tra ufficio e famiglia. Sei mesi fa, la mia routine è andata in frantumi: mia moglie, una splendida quarantenne, dopo più 23 anni di matrimonio, mi ha lasciato per un ragazzo ventenne. Un fulmine a ciel sereno, che mi ha sprofondato nell'angoscia. Mi sentivo tradito, un cornuto ignaro e deriso. Per non pensare, mi son rifugiato nel lavoro e nell'isolamento domestico. A prendersi cura di me, in questo torpore, è mia figlia Katia, 22 anni, che vive ancora con me. Katia è la copia identica di sua madre alla stessa età: alta, bionda, occhi chiari ed un fisico mozzafiato. Nel tentativo di scuotermi dalla depressione, una sera è tornata a casa con una proposta che inizialmente non volevo nemmeno ascoltare: fare una crociera insieme.
«Papà, è ora di dire *basta*! Mamma si è comportata in modo orribile, lo sappiamo tutti, ma devi smettere di continuare a tormentarti ed aver sensi di colpa. Tu non c'entri nulla, lei ti ha tradito ripetutamente e tu nemmeno te ne rendevi conto; devi voltare pagina e reagire. Ti prego, vieni con me: ho preso i biglietti per una crociera alle Baleari: ti aiuterà a dimenticare.»
Alla fine, mi ero lasciato convincere. Adesso, però, ero qui che fissavo il mare da una poltrona della nave, stringendo un drink con il cuore pieno di malinconia. Pensavo a quanto fosse stato un errore partire; avrei voluto solo il silenzio di casa mia. Decisi di rendermi quasi invisibile dal resto dei passeggeri, per restare solo con i miei cupi pensieri. Avevo sempre fatto una vita tranquilla, forse anche monotona, ma, in ogni caso, la ritenevo soddisfacente almeno per me, ma non per mia moglie. Rimuginavo su tante cose, che solo ora avevano un senso, una spiegazione. È proprio vero che i cornuti i dettagli li notano sempre dopo. Ero consapevole che, per andare avanti, avrei dovuto trovare una nuova distrazione. Disteso sul ponte a prendere il sole, osservavo da dietro i miei occhiali scuri, donne e ragazze in bikini succinti, con capezzoli turgidi e culi in bella mostra, e questo avrebbe potuto esser già un motivo di distrazione valido per vincere la mia malinconia, ma, invece, non funzionava. All’improvviso, una bella donna si è avvicinata ed ha iniziato a parlare.
«Ti piace il viaggio?»
L’ho osservata, sorpreso. Solo per cortesia ho risposto, cercando di tagliare corto.
«Non proprio: lo trovo un po' noioso; preferirei esser altrove.»
La mia apatia non l’ha smontata affatto.
«Vuoi bere qualcosa? Forse possiamo sederci e parlare?»
Sempre per non esser scortese, ho declinato l'invito.
«No, grazie. Preferisco restare qui da solo a rilassarmi.»
Mi ha guardato con aria critica, poi ha sentenziato:
«Bruttissima rottura? Quanto ti brucia?»
Indispettito, son scattato sulla difensiva.
«E tu come lo sai? Ti ha mandato Katia?»
Mi ha fissato stupita.
«Chi è Katia? No, sono una psichiatra e so leggere sul volto delle persone. Hai l'aria di uno che sta passando un brutto momento.»
Ero decisamente scocciato. Con uno sforzo, mi son mantenuto su di un tono educato, ma fermo nel voler chiudere il discorso.
«Katia è mia figlia. Mi ha convinto lei a far questa crociera. Scusami, ma sto bene così. Voglio solo sedermi qui, prendere il sole da solo ed in santa pace.»
Lei, però, ha affondato il colpo.
«Sì, dura. Una rottura molto dura. Allora: qual è il piano? Restar seduto qui a commiserarti ed a far sentire in colpa tua figlia per averti portato in viaggio? Pensi davvero di venirne fuori così?»
Ho reagito di scatto, offeso nel profondo.
«Come ti permetti? Ma chi sei? Che vuoi? Cosa ti importa di quello che faccio? Per favore, vattene e lasciami in pace!»
Lei ha alzato le mani, in segno di resa.
«Ok, calma! Ho esagerato. Scusa: parliamo e basta!»
A quel punto mi ero incazzato davvero.
«Senti, non ho bisogno di una strizzacervelli, ok? Non voglio esser scortese, voglio solo esser lasciato in pace.»
La fissavo, infastidito dalla sua insistenza. Lei ha scosso il capo e, finalmente, ha desistito.
«Ok, mi dispiace averti disturbato. Non volevo farti arrabbiare. Ti chiedo scusa ancora una volta.»
Se n'è andata. Dentro di me, però, quelle parole avevano già aperto una crepa nella mia solitudine. Ho cominciato a riflettere sul fatto che mia figlia aveva fatto tutto questo per me, mentre io riuscivo solo a commiserarmi. A pranzo, ho raccontato a Katia l'accaduto. Mi ha guardato sbalordita.
«Papà, perché non le hai parlato? In fondo, cosa avevi da perdere?»
Ho reagito d’impulso anche con lei.
«No! È stata invadente a pressarmi per parlare dei miei problemi e dei miei sbagli. Non la conoscevo, l’avevo appena vista e ci eravamo appena parlati. Devo forse raccontare i fatti miei a chiunque? Dimmi la verità: hai organizzato tu questo incontro?»
La sua risposta non mi ha convinto affatto. Era evidente che nascondeva qualcosa.
«Io? No! Non ne sapevo nulla, finché non me lo hai raccontato tu.»
Era certo che stava mentendo; ci son andato giù pesante.
«Che cosa sta succedendo qui? Che ti sei messa in testa? Non voglio vederla né uscirci! Sono stato chiaro? Non mi serve uno psicologo. Ho chiuso con tua madre e l'ho superata. Questa è la peggiore idea che potessi farti venire! Lasciami in pace e non farmi pentire di aver accettato questo viaggio. Ci siamo capiti?»
In quel momento la strizzacervelli si è riavvicinata e, con un sorriso, ha fatto l’ennesima battuta.
«Giustissima la mia prima impressione! Sei cosi arrabbiato che se qualcuno non si prende cura di te, proprio non sai come uscirne!»
Infastidito, mi son alzato, ho chiesto scusa e me ne sono andato. Poco dopo ho notato che Katia si era arrabbiata e il distacco che mostrava nei miei confronti mi faceva male. L’ho raggiunta per chiederle cosa le andava di fare una volta attraccati alle Baleari, ma il suo sguardo era spento, profondamente deluso. Mi ha dato un'occhiata, ha stretto le spalle delusa.
«Non mi interessa! Penso che rimarrò a bordo. Non ho nessuna voglia di scendere, adesso.»
Cercando di decifrare la sua reazione, ho tentato di andare al sodo, spinto dal dubbio che mi tormentava.
«È per via della tua amica dottoressa, vero? Perché ci tieni così tanto che io le parli? Che bisogno c'era di inventarsi questo stratagemma della crociera per farmela incontrare? Non potevi semplicemente dirmi: "Papà, c'è una persona che vorrei farti conoscere"?»
La sua risposta, detta con un filo di voce, mi ha spiazzato.
«Credo che dovresti solo ringraziarla. Questi biglietti ce li ha regalati lei. La compagnia di navigazione gliene offre spesso come benefit, dato che il suo studio si occupa della selezione e della valutazione psicologica del personale di bordo. Il nostro studio si occupa della sua contabilità ed è per questo che le ho parlato tanto di te, delle tue giornate tutte uguali e così ha deciso di regalarmeli. Inoltre sapevo che era single... ho solo pensato che avreste potuto trovarvi bene insieme.»
Davanti al suo viso intristito, ho compreso di aver esagerato. Sentendomi in colpa, ho cercato subito di rimediare.
«Va bene, d'accordo. Se la incrocio le chiederò scusa e la ringrazierò formalmente, ma non succederà nulla di più. Anche perché, da come mi son comportato, sarà già un miracolo se mi rivolgerà ancora la parola.»
Katia ha abbozzato un sorriso amaro, scuotendo la testa con rassegnazione.
«Mi dispiace per come è andata, papà. Forse avrei dovuto farmi i fatti miei. Ma ti stavi spegnendo giorno dopo giorno, chiuso in quella casa. Eri sprofondato in una depressione così cupa che poteva risolversi solo dandoti una scossa. Pensavo che questo viaggio ti avrebbe aiutato a respirare di nuovo.»
Cercando di ripianare del tutto le cose, le ho fatto una promessa.
«Senti, domani scenderemo a terra io e te. Passeremo la giornata insieme e faremo qualcosa di bello. Sarà il nostro primo vero passo per ritrovare il buonumore, va bene?»
Lei ha annuito, accettando la tregua. Poi, però, ho commesso l'errore di aggiungere una domanda di troppo.
«Ma tu sei ancora in contatto con lei? Vi dovete vedere? Quella dottoressa ti aspetta di nuovo per cena? Perché, se è così, quando la vedo, le faccio le mie scuse e chiudiamo la faccenda.»
Katia si è irritata all'istante e mi ha fulminato con lo sguardo, di nuovo furiosa.
«Si chiama Ingrid, papà! Ingrid! E visto che ci tieni tanto a farle le tue scuse, posso chiederle se vuole cenare con noi?»
Ho alzato le braccia in segno di resa ed ho annuito.
Alla fine è venuta a cena con noi. Cogliendo l'occasione, le ho chiesto scusa per come mi ero comportato dovuto all'incomprensione e lei ha fatto lo stesso. L'ho ringraziata per i biglietti, spiegandole la verità.
«Pensavo che li avesse comprati Katia per noi».
Contro ogni aspettativa, la cena è trascorsa tra chiacchiere piacevoli e mi son reso conto di trovarmi davvero bene in sua compagnia. Così, anche per rimediare alla mia iniziale scortesia, ho azzardato: «L'offerta per bere qualcosa insieme è ancora valida?».
Ha accettato. Più passava il tempo, più Ingrid mi incuriosiva. Son rimasto stupito anche di me stesso, di come mi son lasciato sedurre dal suo modo carino di parlare, dalla sua espressione solare che, senza rendermene conto mi ha conquistato. Nonostante fosse una bellissima donna, ho preferito non correre; anche se avevo l'impressione di piacerle molto, ho evitato qualsiasi approccio affrettato. Il giorno successivo siamo scesi a terra ed abbiamo trascorso l'intera giornata insieme. Cominciava a piacermi sul serio ed il suo lato seducente non faceva che aumentare l'attrazione. I nostri sguardi si sono incrociati sempre più spesso, carichi di intesa. Una volta tornati a bordo, abbiamo cenato di nuovo insieme. Poi, con un altro drink tra le mani, siamo rimasti svegli, quasi fino all'alba, a parlare. Mi sembrava di conoscerla da una vita. Sentendo che tra noi si era creato un feeling fortissimo, ho deciso di rischiare e, quando l’ho riaccompagnata, sulla soglia della cabina, le ho chiesto se mi faceva accedere nel suo alloggio. Lei, però, mi ha guardato, ha sorriso ed ha scosso la testa.
«Scusami, ma non posso accettare di farti entrare per due motivi: il primo è che non ho ancora capito se sono io la tua terapeuta o tu il mio. Il secondo è che non cerco una botta e via. Per me è fondamentale chiarire questi aspetti, anche se tu, allo stato, non puoi capire.»
L’ho guardata confuso. Ho provato a spiegarmi.
«Non ho mai pensato a una sola notte di sesso con te».
Lei sorrise poco convinta.
«Vorresti farmi credere che mi chiamerai anche al nostro ritorno? Che inizieremo a frequentarci sul serio? Non ne sono sicura. È meglio approfondire e capire cosa proviamo davvero. Inoltre, sai ancora pochissimo di me: potrei stupirti molto più di quanto credi. Aspettiamo, per ora è la scelta migliore.»
Non ha aggiunto altro, l’ho baciata. Le nostre lingue si sono intrecciate in un momento di forte passione. Per un istante ho accarezzato l'idea che avrebbe ceduto, ma lei si è voltata ed è entrata nella sua cabina, chiudendo la porta alle sue spalle. Il giorno successivo abbiamo partecipato ad una nuova escursione insieme a Katia. Ci avevano lasciato su una spiaggia magnifica; mentre Katia era impegnata in un'immersione, io e lei abbiamo passato la giornata a nuotare, prendere il sole e chiacchierare. Ci siamo divertiti moltissimo. Ho approfittato del momento per scusarmi.
«Sono stato un maleducato con te, all'inizio. Mi dispiace.»
Ha sorriso ed un po’ mi ha stupito.
«Il mio comportamento era volutamente provocatorio. Sapevo che non avresti ascoltato nulla in quel momento. Eri bloccato nel tuo pessimo umore, determinato a non divertirti e logorato dai sensi di colpa per la rottura. Ho solo deviato la tua rabbia verso di me ed ha funzionato. Katia non era affatto arrabbiata con te: l'avevo avvertita del mio piano. Guarda il risultato: dopo la seconda cena, abbiamo parlato per ore.»
Per un attimo son rimasto come infastidito. L’ho guardata cercando di decifrarla.
«Quindi: cos'è questo? Un gioco? Mi stai curando? Ti piaccio davvero o mi stai solo psicanalizzando?»
Ho visto il suo sorriso molto rilassato.
«Ma no! Che gioco?! Mi piaci. Mi piaci moltissimo. Solo che non è facile lasciarmi andare, devo ancora superare un blocco personale. Non voglio buttarmi tra le braccia del primo che capita, specialmente dopo quello che ha vissuto. Ci devo lavorare su. Quando sarò sicura che tra noi possa funzionare e durare, allora mi lascerò andare. Se mi vorrai ancora, sarà una bellissima storia. Ma, ti prego, non aver fretta. Ho bisogno di tempo per riflettere.»
L’ho guardata cercando di capire, ma non ci son riuscito, cosi le ho detto ciò che pensavo di lei.
«Per la cronaca, anche tu mi piaci davvero tanto, ecco perché ti ho parlato per tutto il tempo. Ho fatto un tentativo per andare oltre, quando ti ho chiesto di entrare da te, ma poi ho capito che tu sei diversa o che hai qualche cosa che ancora non ho ben compreso, che ti blocca; quindi non ho forzato il gioco. Però adesso mi piace la tua compagnia. Prenditi i tuoi tempi, tanto io non ho altri impegni e posso aspettare.»
Lei mi ha sorriso complice.
«La prima volta mi hai davvero stupito. Non ero certa del tuo comportamento nei miei confronti, invece hai reagito esattamente come speravo. Ero felice, quando mi son allontanata da te, perché ero certa che ti avrei rivisto. Sapevo che avrebbe funzionato.»
L’ho baciata e lei ha risposto al mio bacio. Le mie mani hanno preso a scivolare sul suo corpo e lei mi ha bloccato con un sorriso.
«Calma: siamo in pubblico. La tua mano può aspettare, finché non torniamo alla nave?»
Katia è tornata e ci ha sorpreso mentre la stavo baciando. Ha riso.
«Caspita! Non mi aspettavo davvero veder mio padre flirtare con una delle mie clienti più simpatiche!»
Lei mi ha abbracciato e mi ha chiesto se ero più felice adesso. Ho sorriso ed annuito. Siamo tornati alla nave ed abbiamo cenato; io ed Ingrid abbiamo fatto la nostra solita chiacchierata. Poi ci siamo baciati nel corridoio fuori dalla sua cabina. Temendo un suo ennesimo rifiuto, ho evitato di chiederle di farmi entrare, invece è stata lei a sorprendermi.
«Non mi chiedi di entrare?»
Ho allargato le spalle.
«Pensavo che avresti detto di no: comunque?!»
Lei ha sorriso.
«Accidenti, ti arrendi troppo facilmente! Ok, se non vuoi entrare, va bene.»
Istantaneamente ho avuto una forte erezione. Appena dentro, ci siamo seduti sul letto e l’ho baciata. Le nostre lingue erano impazzite. Le mani hanno preso a strapparci i vestiti di dosso, come se bruciassero. Nuda era bellissima: i seni gonfi, i capezzoli duri e poi lei ha iniziato a succhiarmi il cazzo. Mi son girato ed abbiamo dato inizio ad un 69 sconvolgente. La sua vulva era fradicia. Sentivo il profumo di donna in calore e me ne sono inebriato. Ho affondato la mia lingua fra le pieghe di quella vulva ed ho assaporato ogni goccia del suo nettare. Gemeva, mentre le leccavo e succhiavo il clitoride. Lei ha avuto un orgasmo sconvolgente.
«Oddio, vengo! Continua: sei meraviglioso! Vengo!»
Anche lei è stata fantastica. Mi ha afferrato il pene ed ha iniziato a succhiarlo; poi se lo è infilato tutto in gola. Mi ha sconvolto il suo modo di tenerlo in gola. Lo aveva tutto dentro e poi muoveva la lingua. Da infarto!
«Dai, succhialo, che poi ti scopo! Te lo voglio infilare tutto dentro! Cazzo mi fa impazzire la tua lingua!»
Ero pronto a scoparla, ma lei ha preferito farmi venire nella sua bocca.
«Ingrid, fermati! Cosi mi fai venire! Cazzo, ti sborro in gola! Ingrid! Sborro!»
Impossibile resisterle. Le ho scaricato in gola mesi di astinenza. Lei non ne ha perso una stilla. Lo ha ingoiato tutto e poi si è distesa accanto a me. I suoi occhi brillavano di gioia, poi mi ha abbracciato e baciato e, a quel punto, mi ha detto tutto quello che c'era da sapere.
«Adesso che ti sei scaricato, sei più rilassato, ma sei ancora eccitato; prima di proseguire, è giusto che io sia sincera con te; mi piacerebbe scopare con te, ma voglio farlo nella consapevolezza che anche tu lo vuoi. Quindi, prima, devo dirti tutto: è giusto che tu sappia da me cosa e perché siamo a questo punto.»
L’ho guardata quasi incredulo, curioso. Lei ha ripreso il discorso.
«Per tre anni ho vissuto una storia d’amore stupenda. Ero innamorata di una persona che adoravo. Purtroppo, per lei non era così; e dico “lei “perché era una lei che tu conoscevi bene: la tua ex moglie Barbara! Per due anni ci siamo amate e, non mi fraintendere, a me i maschi piacciono, ma con lei era stupendo. Il terzo anno però le cose son cambiate. È iniziato un periodo di cose strane, ritardi, imprevisti, a volte appuntamenti mancati. Nel frattempo avevo fatto la conoscenza di Katia, che però non sapevo fosse vostra figlia, l’ho scoperto un po’ di tempo dopo, per puro caso. Quando ho fatto questa scoperta, ho anche capito che Barbara mi tradiva con dei ragazzi più giovani e, una volta che eravamo assieme, sul suo corpo vi erano chiari i segni di una furiosa scopata. La fica dilatata, tumefatta, arrossata. Lei si era giustificata dicendo che tu eri un vero demone a letto. Per un momento ci ho creduto, ma poi, parlando con Katia, ho scoperto che fra di voi il sesso era alquanto raro e sporadico. Allora ho affrontato Barbara e le ho detto che mi aveva tradito; lei, stizzita, se n’è andata. Per me è stato un duro colpo, come per te. Quando Katia mi ha raccontato che tu eri in questo stato, mi son detta che forse insieme ne potevamo uscire, ma il punto era come provarci? Quando mi hanno regalato questi biglietti, ho pensato che fosse l’occasione migliore. Mi rendo conto che nella mia posizione è quasi contro l’etica professionale cercare di aver una storia con un paziente, ma, in questo caso, non so chi di noi due stia peggio: chi sarebbe il dottore e chi il paziente? Adesso puoi mandarmi al diavolo e lo capirò senza fiatare.»
L’ho guardata e, per un attimo, son rimasto sconvolto. Poi ho capito tante cose successe in passato, tanti comportamenti di mia moglie all’apparenza inspiegabili e allora ho abbracciato Ingrid e l’ho baciata.
«Solo ora capisco certi comportamenti di Barbara e non ne faccio una colpa a te, ma, al massimo, a me, che non ho mai voluto, per quieto vivere, approfondire. Da tempo mi ero accorto che era cambiata, ma non vi ho dato peso, pensavo fosse normale per una donna comportarsi così. Ora non voglio più trascurare nessuno, né te, né mia figlia, quindi, se mi vuoi, io ci sono, sia per te che per lei. Adesso voglio il tuo corpo ed il tuo piacere.»
Mi ha guardato ancora un attimo stupita, poi ha cercato di aggiungere altro.
Paolo, aspetta: io... non ho finito di dirti che...»
Le ho chiuso la bocca con un bacio ed ho visto i suoi occhi che hanno brillato di gioia. Sono sceso di nuovo fra le sue cosce ed ho continuato da dove avevo lasciato. Ha allungato le mani ed ha afferrato la mia testa, strofinava la sua figa sulla mia bocca, mentre raggiungeva l'orgasmo. La mia faccia era ricoperta di nettare prelibato. Sono scivolato sul suo corpo e mi son messo fra le sue cosce aperte, ho appoggiato la punta sullo spacco e poi son entrato dentro, fino in fondo. Ha sussultato leggermente, mentre la penetravo. Ho iniziato a pomparla a fondo e lei ha sorriso, poi mi ha incitato a scoparla con più fervore.
«Oh sì, Paolo! Così, mi piace! Mi fai venire!»
Ho preso a scoparla con estremo vigore. Ha iniziato a godere un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità. Mi ha baciato ed abbiamo limonato mentre la sbattevo con maggior furore, poi l'ho abbracciata e mi son rigirato, portandola sopra di me. Mi ha cavalcato ed è venuta ancora altre due volte, poi si è sdraiata sfinita, sopra di me.



scritto il
2026-07-18
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