Sotto la Tua guida - Capitolo 10
di
Baby_Ali
genere
dominazione
QUARTA SETTIMANA DI ADDESTRAMENTO
26 maggio 2026
Quel martedì arrivai alla casa al mare poco dopo le nove. Avevo già svolto i compiti che Marco mi aveva assegnato, come facevo ormai da settimane. Prima di bussare mi fermai un istante a controllare il respiro, poi suonai e attesi che la porta si aprisse.
Marco si presentò vestito in modo semplice ma curato, un pantalone nero e un maglioncino beige leggero che gli cadeva perfettamente addosso. Chiuse la porta alle mie spalle e si voltò verso di me.
«Buongiorno, Padrone» La mia voce uscì più stabile di quanto mi sentissi davvero.
Lui annuì appena. «Buongiorno, Alice»
Mi osservò per qualche secondo, poi si avvicinò al divano. «Vedo che stai iniziando a ricordare quello che hai imparato»
Con un gesto della mano mi invitò a seguirlo.
Si sedette e io, istintivamente, iniziai ad abbassarmi per prendere posto accanto a lui.
«Alice» mi bloccai a metà movimento e alzai subito lo sguardo. «Mi sembra di ricordare che qualche settimana fa ti abbia spiegato una posizione e imposto di assumerla»
Sentii il calore salirmi immediatamente alle guance e capii di essere in errore. «Sì, Padrone» sussurrai preoccupata.
Indicò il tappeto davanti al tavolino, senza fiatare. Mi spostai subito davanti al tavolino e mi sistemai sul tappeto morbido. Seduta sui talloni, schiena dritta, mani appoggiate sulle cosce. Marco mi osservò qualche secondo. «Bene»
Cercai di mantenere lo sguardo sul suo senza abbassarlo.
«Da questo momento, non dimenticarlo più, ogni volta che entrerai in questa casa, voglio trovarti qui, in questo punto» indicò appena il tappeto.
Annuii piano. «Sì, Padrone»
Marco si appoggiò allo schienale del divano, continuando a guardarmi e parlarmi con calma.
«Siamo arrivati all’ultima settimana di addestramento»
Quelle parole mi fecero irrigidire appena. «Oggi sarà una giornata preparatoria»
Aggrottai leggermente la fronte. «Preparatoria?»
Lui annuì. «Ci concentreremo su come dovrai presentarti dalla prossima volta»
Sentii lo stomaco contrarsi leggermente. Non avevo idea di cosa intendesse.
Marco si alzò e si fermò davanti a me. La sua vicinanza improvvisa con la sua bozza mi mise in imbarazzo; per un istante abbassai lo sguardo quasi involontariamente, prima di riportarlo subito sui suoi occhi.
«La prima cosa riguarda questi» portò una mano ai miei capelli, sfiorandoli lentamente tra le dita. «Dalla prossima volta, quando sarai con me, li porterai legati»
Aggrottai appena la fronte. «Legati?»
«Una coda» precisò con calma. «Alta e tirata bene» continuò a sfiorarmi i capelli mentre parlava. «Non voglio capelli morbidi o disordinati. Devono essere ordinati, non un filo fuori posto»
Annuii lentamente. «Capito»
Il suo sguardo restò fermo sul mio. «Ripeti»
Inspirai piano.
«Quando sarò con te, Padrone, dovrò portare i capelli in una coda alta e tirata bene»
«E?»
«Senza fili fuori posto»
Marco annuì soddisfatto. «Bene» Mi girò attorno lentamente, osservandomi per qualche secondo prima di parlare. «E non è l’unica cosa che dovrai fare»
Lo seguii con lo sguardo finché non tornò davanti a me.
«Dalla prossima volta voglio che ti presenti da me in modo diverso»
«Diverso come, Padrone?» chiesi piano.
La sua mano scivolò lentamente sullo scollo della mia maglietta, tirandolo appena verso di sé. Trattenni il respiro per quel gesto improvviso.
«Gonne o vestiti. Niente pantaloni» Continuò a guardarmi mentre parlava. «E sotto…» fece una breve pausa, lasciando che il silenzio mi mettesse ancora più in difficoltà «…indosserai intimo curato»
Sentii il calore salirmi alle guance. «Curato… come, Padrone?» sussurrai.
Un sorriso appena accennato gli piegò le labbra. «Non fare l’innocente, Alice. Il tuo cassetto conosce bene il significato di “intimo curato”» marcò volutamente le ultime parole. «Ma se preferisci, posso sempre portarti a comprarne altro»
Scossi subito la testa. Per un istante abbassai gli occhi verso il pavimento.
«No, Padrone. Va bene così»
Con la coda dell’occhio lo vidi avvicinarsi ancora di più. «Alice»
Il richiamo bastò a farmi rialzare immediatamente lo sguardo.
Lui annuì appena, soddisfatto.
«Non dimenticare le autoreggenti»
Il cuore accelerò leggermente. Sapevo benissimo che quel dettaglio non era stato aggiunto per caso. Voleva vedere se mi sarei nascosta di nuovo dietro l’imbarazzo. Ma stavolta resistetti.
Marco mi girò lentamente attorno e, passando dietro di me, sfiorò le mie scarpe con la punta del piede.
«E scarpe col tacco»
Annuii piano, anche se in quella posizione non poteva vedermi bene.
«L’abbigliamento che indossi ora non lo accetterò più» La sua voce restava calma. «Te l’ho concesso soltanto perché eri ancora in addestramento»
«Sì, Padrone» esitai appena. «Solo che…non sempre potrò uscire di casa vestita così. Soprattutto in certi orari»
«Non è un problema» rispose subito. «Se necessario potrai cambiarti qui»
Lo guardai senza capire immediatamente.
«Arriverai con quello che preferisci indossare» spiegò. «E ti preparerai prima di accogliermi» fece una breve pausa. «Quello che conta è come ti presenti davanti a me»
Annuii lentamente.
Marco si avvicinò al tavolino accanto al divano, si versò un po’ di liquore in un bicchiere e tornò a sedersi, accavallando le gambe con naturalezza. «In questi giorni non ci vedremo»
La frase arrivò all’improvviso.
«Non ci vedremo?» ripetei sorpresa. Non me l’aspettavo.
«No» Fece ruotare lentamente il liquore nel bicchiere. «Ti servirà tempo per prepararti»
Si bagnò appena le labbra prima di continuare. «Fisicamente e mentalmente»
Un brivido mi attraversò la schiena.
«Ci vedremo sabato» sentii lo stomaco contrarsi leggermente. «Dovrai tenerti libera tutto il giorno»
«Tutto?» chiesi piano.
«Tutto» confermò. «Potrei anche liberarti prima. Ma fino a quel momento… il tuo tempo sarà mio»
Abbassai appena il capo. «Sì, Padrone»
Marco portò il bicchiere alle labbra un’ultima volta.
«Venerdì però tieniti libera per un paio d’ore. Hai un appuntamento»
Sbarrai leggermente gli occhi. «Un… appuntamento?»
«Andrai da un’estetista»
La cosa mi colse di sorpresa. «Un’estetista?»
«Una in particolare»
«Non la mia?» domandai quasi automaticamente.
Marco scosse appena la testa. «No. Ti darò io l’indirizzo»
Osservò attentamente la mia reazione prima di aggiungere «Lei saprà come prepararti»
Sentii lo stomaco stringersi leggermente.
«Sa di…noi?» chiesi con cautela.
Marco accennò appena un sorriso. «Sa quello che le serve sapere»
L’idea di andare da una sconosciuta che già conosceva qualcosa di me mi metteva addosso un disagio difficile da spiegare.
«Però io ho già la mia estetista…» provai a ribattere.
«Lo so» La sua voce rimase tranquilla. «Ma per questo preferisco lei»
Notò la mia espressione e aggiunse. «È discreta»
Deglutii. «E sa lavorare nel modo che voglio io»
29 maggio 2026
Venerdì mattina, mentre stavo per uscire di casa, mi arrivò un messaggio da Marco. L’appuntamento era stato fissato per quel pomeriggio, alle quattro. Nessun’altra spiegazione.
Durante tutta la mattinata al lavoro mi accorsi di pensarci molto più di quanto volessi ammettere. Non era tanto l’appuntamento in sé a mettermi agitazione, quanto il fatto che fosse stato deciso da lui. Come se anche quella cosa, apparentemente normale, fosse diventata parte del percorso che stava costruendo intorno a me.
Alle due uscii dal negozio con una strana tensione addosso. Invece di tornare direttamente a casa decisi di fermarmi prima in palestra. Avevo sempre un cambio in macchina e sentivo il bisogno di muovermi, stancarmi un po’, liberare la testa.
Un’ora di allenamento intenso riuscì almeno a rallentare il battito nervoso che continuavo a sentire nello stomaco.
Dopo una doccia veloce mi cambiai e raggiunsi l’indirizzo che Marco mi aveva mandato.
Il centro estetico si trovava in una via tranquilla, poco distante dal centro del quartiere. Dalla vetrina si intravedevano luci calde e un ambiente curato ma discreto. Quando entrai, il campanello sopra la porta tintinnò leggermente.
Dietro il bancone una ragazza stava parlando con una cliente, mentre segnava qualcosa su un’agenda. Alzò appena lo sguardo verso di me e mi sorrise rapidamente. Aspettai qualche secondo che finisse. Quando la cliente si spostò di lato mi avvicinai al banco.
«Ho un appuntamento alle quattro»
«Nome?» chiese la ragazza.
«Alice»
Controllò rapidamente l’agenda davanti a sé e annuì. «Sì, sei segnata» Indicò con un gesto una piccola zona d’attesa vicino alla vetrina. «Monica arriva tra pochissimo. Se vuoi accomodarti»
«Grazie» mi sedetti.
Nei minuti successivi osservai il centro estetico con discrezione. C’erano altre due clienti e una ragazza che lavorava in una stanza laterale. Tutto sembrava assolutamente normale, professionale. Quasi, per un attimo, dimenticai il motivo reale per cui fossi lì.
Dopo circa cinque minuti si aprì una porta sul retro.
Una donna entrò nella zona principale con passo sicuro. Avrà avuto poco più di trent’anni, i capelli raccolti con cura e quell’energia luminosa tipica delle persone abituate a mettere subito gli altri a proprio agio. Stava sorridendo mentre scambiava due parole veloci con la ragazza alla reception, poi il suo sguardo si posò su di me.
Per un istante mi osservò attentamente, quasi come se stesse cercando di riconoscermi.
Poi si avvicinò con un sorriso aperto. «Alice?»
Mi alzai. «Sì»
Lei allungò la mano con naturalezza. «Io sono Monica» la sua stretta fu sicura ma gentile.
«Piacere» risposi.
Indicò il corridoio dietro il bancone. «Vieni, seguimi»
La seguii lungo il corridoio, notando altre due stanze aperte dove due ragazze stavano lavorando con delle clienti.
Monica aprì una terza porta laterale e mi fece entrare.
La stanza era abbastanza ampia. In sottofondo si sentiva una musica rilassante; al centro c’era un lettino, mentre lungo le pareti scaffali ordinati e un carrello con vari strumenti sistemati con precisione.
Quando la porta si chiuse alle nostre spalle, l’atmosfera sembrò cambiare leggermente. Monica si voltò verso di me.
«Marco mi ha detto che saresti passata»
Sentii le guance scaldarsi leggermente. «Io…»
Monica alzò subito una mano, fermandomi con un piccolo gesto gentile. «Tranquilla.» Mi sorrise come per mettermi a mio agio. «Non devi spiegarmi niente»
Esitai un istante. «Lui ti ha detto…?»
«Che dovevo prepararti»
Annuii piano.
Monica mi osservò con attenzione per qualche secondo. «In realtà non c’è molto da fare» inclinò appena la testa. «Sei già molto curata»
Sentii un leggero imbarazzo salirmi addosso.
«Allora perché…»
Lei capì immediatamente cosa stessi cercando di chiedere.
«Perché Marco è molto preciso» disse con semplicità. «Gli piace che le cose vengano fatte nel modo giusto»
Fece una breve pausa, continuando a guardarmi. «Soprattutto quando si tratta di qualcuno a cui tiene»
Quelle parole mi fecero arrossire ancora di più.
«Io non…»
«Non serve negarlo» La sua voce rimase calma, quasi morbida. «L’ho fatto anche io»
La guardai sorpresa. «Cosa?»
Monica sorrise di nuovo, questa volta con una sfumatura quasi nostalgica. «Quando avevo la tua età ero nella tua stessa posizione»
«Davvero?»
Annuì lentamente. «Molti anni fa»
Sentii lo stomaco contrarsi appena. Lei sembrò accorgersene subito.
«Puoi stare tranquilla» disse con naturalezza. «Qualsiasi cosa venga detta qui, resta qui»
Accennò un sorriso rassicurante. «Non dirò nulla a nessuno»
Ricambiai il sorriso quasi automaticamente, grata per il modo in cui stava cercando di mettermi a mio agio.
«Dai, vieni» disse poi. «Vediamo cosa ha deciso per te»
Prese un tablet appoggiato su una mensola e diede una rapida occhiata alla schermata. «Vediamo…»
Scorse l’elenco trattenendo un piccolo sorriso divertito. «Sì, decisamente è da lui»
Alzò di nuovo gli occhi verso di me. «Ceretta completa, manicure, pedicure, pulizia del viso, scrub corpo e massaggio»
Mi guardò con un’espressione quasi divertita.
«Direi che vuole farti arrivare perfetta»
Sentii il calore tornare sulle guance.
«Non pensavo… tutto questo»
Monica sorrise appena. «Marco non è il tipo che lascia le cose a metà»
Poi prese un telo, un paio di slip monouso e delle ciabattine, indicandomi un piccolo separé con un gancio per appendere i vestiti. «Puoi cambiarti lì»
Annuii e mi avvicinai lentamente, togliendomi la giacca e piegandola con cura sulla sedia accanto. Quando tornai verso il lettino, Monica aveva già preparato tutto.
«Stenditi pure»
Mi sdraiai mentre lei iniziava a sistemare i materiali sul carrello accanto a noi. Per qualche minuto lavorò in silenzio, con movimenti precisi e sicuri. Era evidente che facesse quel lavoro da anni.
«Sai…» disse a un certo punto «quando Marco mi ha scritto non mi ha spiegato molto. Mi ha solo detto che dovevo prepararti bene» Sorrise appena tra sé. «È sempre stato molto esigente»
Rimasi in silenzio ad ascoltarla mentre le sue mani continuavano a muoversi con calma.
«Ma anche molto attento»
La guardai. «Attento?»
Annuì. «Sì. Quando decide di seguire qualcuno, lo fa seriamente»
Le sue parole mi rimasero addosso più del previsto. Monica continuò a lavorare con movimenti precisi, passando da un trattamento all’altro con naturalezza, mentre il tempo sembrava scorrere senza che me ne accorgessi davvero. A un certo punto mi resi conto di essermi rilassata più di quanto avrei immaginato all’inizio.
Quando alzò lo sguardo verso l’orologio sul muro, aggrottò appena la fronte. «Sono già quasi le sette»
Mi sembrò impossibile.
Quando finì, mi aiutò a sedermi sul lettino.
«Perfetto. Direi che Marco sarà soddisfatto»
Sentii quel piccolo nodo allo stomaco tornare subito. «Spero»
Monica sorrise. «Oh, fidati»
Fece un cenno verso i miei vestiti. «Rivestiti con calma» Poi aggiunse, con tono più leggero «E preparati»
Aggrottai leggermente la fronte. «A cosa?»
Monica si appoggiò allo stipite della porta con un sorriso tranquillo.
«Alla parte più interessante»
La guardai senza capire.
«Il momento in cui tornerai da lui»
Quando Monica uscì dalla stanza per lasciarmi sola a rivestirmi, rimasi qualche secondo seduta sul bordo del lettino. La pelle era ancora calda per i trattamenti e il massaggio. Mi sentivo più leggera, quasi svuotata della tensione accumulata durante il giorno.
Mi alzai e mi avvicinai allo specchio accanto al lavandino. Passai una mano tra i capelli senza pensarci.
Marco. Il pensiero arrivò spontaneo.
Mi rivestii lentamente, facendo attenzione a non rovinare il lavoro appena fatto. Quando uscii dalla stanza, Monica stava sistemando alcuni flaconi sul bancone. La sala era ormai vuota.
Appena mi vide, sorrise. «Eccoti»
Mi osservò ancora una volta. «Direi che ci siamo»
Sentii di nuovo un leggero imbarazzo. «Grazie»
Monica scrollò appena le spalle. «È il mio lavoro» Poi aggiunse con un mezzo sorriso «Ma devo dire che Marco ha buon gusto»
Abbassai lo sguardo per un istante.
Prese la mia giacca dall’ingresso e me la porse.
Quando arrivammo alla porta, Monica si fermò un attimo prima di lasciarmi uscire.
«Alice»
Mi voltai. «Sì?»
«Non pensarci troppo» fece una pausa. «Con Marco non serve»
Annuii piano. «Grazie»
La porta si aprì.
Durante il tragitto verso casa, i pensieri tornarono inevitabilmente a lui. Al giorno dopo.
Era la prima volta che Marco mi chiedeva un’intera giornata, e questa cosa mi lasciava addosso una miscela difficile da definire.
Curiosità, attesa e una tensione sottile, costante, che non riuscivo a ignorare.
26 maggio 2026
Quel martedì arrivai alla casa al mare poco dopo le nove. Avevo già svolto i compiti che Marco mi aveva assegnato, come facevo ormai da settimane. Prima di bussare mi fermai un istante a controllare il respiro, poi suonai e attesi che la porta si aprisse.
Marco si presentò vestito in modo semplice ma curato, un pantalone nero e un maglioncino beige leggero che gli cadeva perfettamente addosso. Chiuse la porta alle mie spalle e si voltò verso di me.
«Buongiorno, Padrone» La mia voce uscì più stabile di quanto mi sentissi davvero.
Lui annuì appena. «Buongiorno, Alice»
Mi osservò per qualche secondo, poi si avvicinò al divano. «Vedo che stai iniziando a ricordare quello che hai imparato»
Con un gesto della mano mi invitò a seguirlo.
Si sedette e io, istintivamente, iniziai ad abbassarmi per prendere posto accanto a lui.
«Alice» mi bloccai a metà movimento e alzai subito lo sguardo. «Mi sembra di ricordare che qualche settimana fa ti abbia spiegato una posizione e imposto di assumerla»
Sentii il calore salirmi immediatamente alle guance e capii di essere in errore. «Sì, Padrone» sussurrai preoccupata.
Indicò il tappeto davanti al tavolino, senza fiatare. Mi spostai subito davanti al tavolino e mi sistemai sul tappeto morbido. Seduta sui talloni, schiena dritta, mani appoggiate sulle cosce. Marco mi osservò qualche secondo. «Bene»
Cercai di mantenere lo sguardo sul suo senza abbassarlo.
«Da questo momento, non dimenticarlo più, ogni volta che entrerai in questa casa, voglio trovarti qui, in questo punto» indicò appena il tappeto.
Annuii piano. «Sì, Padrone»
Marco si appoggiò allo schienale del divano, continuando a guardarmi e parlarmi con calma.
«Siamo arrivati all’ultima settimana di addestramento»
Quelle parole mi fecero irrigidire appena. «Oggi sarà una giornata preparatoria»
Aggrottai leggermente la fronte. «Preparatoria?»
Lui annuì. «Ci concentreremo su come dovrai presentarti dalla prossima volta»
Sentii lo stomaco contrarsi leggermente. Non avevo idea di cosa intendesse.
Marco si alzò e si fermò davanti a me. La sua vicinanza improvvisa con la sua bozza mi mise in imbarazzo; per un istante abbassai lo sguardo quasi involontariamente, prima di riportarlo subito sui suoi occhi.
«La prima cosa riguarda questi» portò una mano ai miei capelli, sfiorandoli lentamente tra le dita. «Dalla prossima volta, quando sarai con me, li porterai legati»
Aggrottai appena la fronte. «Legati?»
«Una coda» precisò con calma. «Alta e tirata bene» continuò a sfiorarmi i capelli mentre parlava. «Non voglio capelli morbidi o disordinati. Devono essere ordinati, non un filo fuori posto»
Annuii lentamente. «Capito»
Il suo sguardo restò fermo sul mio. «Ripeti»
Inspirai piano.
«Quando sarò con te, Padrone, dovrò portare i capelli in una coda alta e tirata bene»
«E?»
«Senza fili fuori posto»
Marco annuì soddisfatto. «Bene» Mi girò attorno lentamente, osservandomi per qualche secondo prima di parlare. «E non è l’unica cosa che dovrai fare»
Lo seguii con lo sguardo finché non tornò davanti a me.
«Dalla prossima volta voglio che ti presenti da me in modo diverso»
«Diverso come, Padrone?» chiesi piano.
La sua mano scivolò lentamente sullo scollo della mia maglietta, tirandolo appena verso di sé. Trattenni il respiro per quel gesto improvviso.
«Gonne o vestiti. Niente pantaloni» Continuò a guardarmi mentre parlava. «E sotto…» fece una breve pausa, lasciando che il silenzio mi mettesse ancora più in difficoltà «…indosserai intimo curato»
Sentii il calore salirmi alle guance. «Curato… come, Padrone?» sussurrai.
Un sorriso appena accennato gli piegò le labbra. «Non fare l’innocente, Alice. Il tuo cassetto conosce bene il significato di “intimo curato”» marcò volutamente le ultime parole. «Ma se preferisci, posso sempre portarti a comprarne altro»
Scossi subito la testa. Per un istante abbassai gli occhi verso il pavimento.
«No, Padrone. Va bene così»
Con la coda dell’occhio lo vidi avvicinarsi ancora di più. «Alice»
Il richiamo bastò a farmi rialzare immediatamente lo sguardo.
Lui annuì appena, soddisfatto.
«Non dimenticare le autoreggenti»
Il cuore accelerò leggermente. Sapevo benissimo che quel dettaglio non era stato aggiunto per caso. Voleva vedere se mi sarei nascosta di nuovo dietro l’imbarazzo. Ma stavolta resistetti.
Marco mi girò lentamente attorno e, passando dietro di me, sfiorò le mie scarpe con la punta del piede.
«E scarpe col tacco»
Annuii piano, anche se in quella posizione non poteva vedermi bene.
«L’abbigliamento che indossi ora non lo accetterò più» La sua voce restava calma. «Te l’ho concesso soltanto perché eri ancora in addestramento»
«Sì, Padrone» esitai appena. «Solo che…non sempre potrò uscire di casa vestita così. Soprattutto in certi orari»
«Non è un problema» rispose subito. «Se necessario potrai cambiarti qui»
Lo guardai senza capire immediatamente.
«Arriverai con quello che preferisci indossare» spiegò. «E ti preparerai prima di accogliermi» fece una breve pausa. «Quello che conta è come ti presenti davanti a me»
Annuii lentamente.
Marco si avvicinò al tavolino accanto al divano, si versò un po’ di liquore in un bicchiere e tornò a sedersi, accavallando le gambe con naturalezza. «In questi giorni non ci vedremo»
La frase arrivò all’improvviso.
«Non ci vedremo?» ripetei sorpresa. Non me l’aspettavo.
«No» Fece ruotare lentamente il liquore nel bicchiere. «Ti servirà tempo per prepararti»
Si bagnò appena le labbra prima di continuare. «Fisicamente e mentalmente»
Un brivido mi attraversò la schiena.
«Ci vedremo sabato» sentii lo stomaco contrarsi leggermente. «Dovrai tenerti libera tutto il giorno»
«Tutto?» chiesi piano.
«Tutto» confermò. «Potrei anche liberarti prima. Ma fino a quel momento… il tuo tempo sarà mio»
Abbassai appena il capo. «Sì, Padrone»
Marco portò il bicchiere alle labbra un’ultima volta.
«Venerdì però tieniti libera per un paio d’ore. Hai un appuntamento»
Sbarrai leggermente gli occhi. «Un… appuntamento?»
«Andrai da un’estetista»
La cosa mi colse di sorpresa. «Un’estetista?»
«Una in particolare»
«Non la mia?» domandai quasi automaticamente.
Marco scosse appena la testa. «No. Ti darò io l’indirizzo»
Osservò attentamente la mia reazione prima di aggiungere «Lei saprà come prepararti»
Sentii lo stomaco stringersi leggermente.
«Sa di…noi?» chiesi con cautela.
Marco accennò appena un sorriso. «Sa quello che le serve sapere»
L’idea di andare da una sconosciuta che già conosceva qualcosa di me mi metteva addosso un disagio difficile da spiegare.
«Però io ho già la mia estetista…» provai a ribattere.
«Lo so» La sua voce rimase tranquilla. «Ma per questo preferisco lei»
Notò la mia espressione e aggiunse. «È discreta»
Deglutii. «E sa lavorare nel modo che voglio io»
29 maggio 2026
Venerdì mattina, mentre stavo per uscire di casa, mi arrivò un messaggio da Marco. L’appuntamento era stato fissato per quel pomeriggio, alle quattro. Nessun’altra spiegazione.
Durante tutta la mattinata al lavoro mi accorsi di pensarci molto più di quanto volessi ammettere. Non era tanto l’appuntamento in sé a mettermi agitazione, quanto il fatto che fosse stato deciso da lui. Come se anche quella cosa, apparentemente normale, fosse diventata parte del percorso che stava costruendo intorno a me.
Alle due uscii dal negozio con una strana tensione addosso. Invece di tornare direttamente a casa decisi di fermarmi prima in palestra. Avevo sempre un cambio in macchina e sentivo il bisogno di muovermi, stancarmi un po’, liberare la testa.
Un’ora di allenamento intenso riuscì almeno a rallentare il battito nervoso che continuavo a sentire nello stomaco.
Dopo una doccia veloce mi cambiai e raggiunsi l’indirizzo che Marco mi aveva mandato.
Il centro estetico si trovava in una via tranquilla, poco distante dal centro del quartiere. Dalla vetrina si intravedevano luci calde e un ambiente curato ma discreto. Quando entrai, il campanello sopra la porta tintinnò leggermente.
Dietro il bancone una ragazza stava parlando con una cliente, mentre segnava qualcosa su un’agenda. Alzò appena lo sguardo verso di me e mi sorrise rapidamente. Aspettai qualche secondo che finisse. Quando la cliente si spostò di lato mi avvicinai al banco.
«Ho un appuntamento alle quattro»
«Nome?» chiese la ragazza.
«Alice»
Controllò rapidamente l’agenda davanti a sé e annuì. «Sì, sei segnata» Indicò con un gesto una piccola zona d’attesa vicino alla vetrina. «Monica arriva tra pochissimo. Se vuoi accomodarti»
«Grazie» mi sedetti.
Nei minuti successivi osservai il centro estetico con discrezione. C’erano altre due clienti e una ragazza che lavorava in una stanza laterale. Tutto sembrava assolutamente normale, professionale. Quasi, per un attimo, dimenticai il motivo reale per cui fossi lì.
Dopo circa cinque minuti si aprì una porta sul retro.
Una donna entrò nella zona principale con passo sicuro. Avrà avuto poco più di trent’anni, i capelli raccolti con cura e quell’energia luminosa tipica delle persone abituate a mettere subito gli altri a proprio agio. Stava sorridendo mentre scambiava due parole veloci con la ragazza alla reception, poi il suo sguardo si posò su di me.
Per un istante mi osservò attentamente, quasi come se stesse cercando di riconoscermi.
Poi si avvicinò con un sorriso aperto. «Alice?»
Mi alzai. «Sì»
Lei allungò la mano con naturalezza. «Io sono Monica» la sua stretta fu sicura ma gentile.
«Piacere» risposi.
Indicò il corridoio dietro il bancone. «Vieni, seguimi»
La seguii lungo il corridoio, notando altre due stanze aperte dove due ragazze stavano lavorando con delle clienti.
Monica aprì una terza porta laterale e mi fece entrare.
La stanza era abbastanza ampia. In sottofondo si sentiva una musica rilassante; al centro c’era un lettino, mentre lungo le pareti scaffali ordinati e un carrello con vari strumenti sistemati con precisione.
Quando la porta si chiuse alle nostre spalle, l’atmosfera sembrò cambiare leggermente. Monica si voltò verso di me.
«Marco mi ha detto che saresti passata»
Sentii le guance scaldarsi leggermente. «Io…»
Monica alzò subito una mano, fermandomi con un piccolo gesto gentile. «Tranquilla.» Mi sorrise come per mettermi a mio agio. «Non devi spiegarmi niente»
Esitai un istante. «Lui ti ha detto…?»
«Che dovevo prepararti»
Annuii piano.
Monica mi osservò con attenzione per qualche secondo. «In realtà non c’è molto da fare» inclinò appena la testa. «Sei già molto curata»
Sentii un leggero imbarazzo salirmi addosso.
«Allora perché…»
Lei capì immediatamente cosa stessi cercando di chiedere.
«Perché Marco è molto preciso» disse con semplicità. «Gli piace che le cose vengano fatte nel modo giusto»
Fece una breve pausa, continuando a guardarmi. «Soprattutto quando si tratta di qualcuno a cui tiene»
Quelle parole mi fecero arrossire ancora di più.
«Io non…»
«Non serve negarlo» La sua voce rimase calma, quasi morbida. «L’ho fatto anche io»
La guardai sorpresa. «Cosa?»
Monica sorrise di nuovo, questa volta con una sfumatura quasi nostalgica. «Quando avevo la tua età ero nella tua stessa posizione»
«Davvero?»
Annuì lentamente. «Molti anni fa»
Sentii lo stomaco contrarsi appena. Lei sembrò accorgersene subito.
«Puoi stare tranquilla» disse con naturalezza. «Qualsiasi cosa venga detta qui, resta qui»
Accennò un sorriso rassicurante. «Non dirò nulla a nessuno»
Ricambiai il sorriso quasi automaticamente, grata per il modo in cui stava cercando di mettermi a mio agio.
«Dai, vieni» disse poi. «Vediamo cosa ha deciso per te»
Prese un tablet appoggiato su una mensola e diede una rapida occhiata alla schermata. «Vediamo…»
Scorse l’elenco trattenendo un piccolo sorriso divertito. «Sì, decisamente è da lui»
Alzò di nuovo gli occhi verso di me. «Ceretta completa, manicure, pedicure, pulizia del viso, scrub corpo e massaggio»
Mi guardò con un’espressione quasi divertita.
«Direi che vuole farti arrivare perfetta»
Sentii il calore tornare sulle guance.
«Non pensavo… tutto questo»
Monica sorrise appena. «Marco non è il tipo che lascia le cose a metà»
Poi prese un telo, un paio di slip monouso e delle ciabattine, indicandomi un piccolo separé con un gancio per appendere i vestiti. «Puoi cambiarti lì»
Annuii e mi avvicinai lentamente, togliendomi la giacca e piegandola con cura sulla sedia accanto. Quando tornai verso il lettino, Monica aveva già preparato tutto.
«Stenditi pure»
Mi sdraiai mentre lei iniziava a sistemare i materiali sul carrello accanto a noi. Per qualche minuto lavorò in silenzio, con movimenti precisi e sicuri. Era evidente che facesse quel lavoro da anni.
«Sai…» disse a un certo punto «quando Marco mi ha scritto non mi ha spiegato molto. Mi ha solo detto che dovevo prepararti bene» Sorrise appena tra sé. «È sempre stato molto esigente»
Rimasi in silenzio ad ascoltarla mentre le sue mani continuavano a muoversi con calma.
«Ma anche molto attento»
La guardai. «Attento?»
Annuì. «Sì. Quando decide di seguire qualcuno, lo fa seriamente»
Le sue parole mi rimasero addosso più del previsto. Monica continuò a lavorare con movimenti precisi, passando da un trattamento all’altro con naturalezza, mentre il tempo sembrava scorrere senza che me ne accorgessi davvero. A un certo punto mi resi conto di essermi rilassata più di quanto avrei immaginato all’inizio.
Quando alzò lo sguardo verso l’orologio sul muro, aggrottò appena la fronte. «Sono già quasi le sette»
Mi sembrò impossibile.
Quando finì, mi aiutò a sedermi sul lettino.
«Perfetto. Direi che Marco sarà soddisfatto»
Sentii quel piccolo nodo allo stomaco tornare subito. «Spero»
Monica sorrise. «Oh, fidati»
Fece un cenno verso i miei vestiti. «Rivestiti con calma» Poi aggiunse, con tono più leggero «E preparati»
Aggrottai leggermente la fronte. «A cosa?»
Monica si appoggiò allo stipite della porta con un sorriso tranquillo.
«Alla parte più interessante»
La guardai senza capire.
«Il momento in cui tornerai da lui»
Quando Monica uscì dalla stanza per lasciarmi sola a rivestirmi, rimasi qualche secondo seduta sul bordo del lettino. La pelle era ancora calda per i trattamenti e il massaggio. Mi sentivo più leggera, quasi svuotata della tensione accumulata durante il giorno.
Mi alzai e mi avvicinai allo specchio accanto al lavandino. Passai una mano tra i capelli senza pensarci.
Marco. Il pensiero arrivò spontaneo.
Mi rivestii lentamente, facendo attenzione a non rovinare il lavoro appena fatto. Quando uscii dalla stanza, Monica stava sistemando alcuni flaconi sul bancone. La sala era ormai vuota.
Appena mi vide, sorrise. «Eccoti»
Mi osservò ancora una volta. «Direi che ci siamo»
Sentii di nuovo un leggero imbarazzo. «Grazie»
Monica scrollò appena le spalle. «È il mio lavoro» Poi aggiunse con un mezzo sorriso «Ma devo dire che Marco ha buon gusto»
Abbassai lo sguardo per un istante.
Prese la mia giacca dall’ingresso e me la porse.
Quando arrivammo alla porta, Monica si fermò un attimo prima di lasciarmi uscire.
«Alice»
Mi voltai. «Sì?»
«Non pensarci troppo» fece una pausa. «Con Marco non serve»
Annuii piano. «Grazie»
La porta si aprì.
Durante il tragitto verso casa, i pensieri tornarono inevitabilmente a lui. Al giorno dopo.
Era la prima volta che Marco mi chiedeva un’intera giornata, e questa cosa mi lasciava addosso una miscela difficile da definire.
Curiosità, attesa e una tensione sottile, costante, che non riuscivo a ignorare.
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