Il vichingo

di
genere
gay

Entrando al supermercato l’avevo visto seduto per terra, accanto all’ingresso principale, con una lattina in mano e una scatola di merendine che stava mangiando. Vicino a lui era parcheggiata una grossa moto da strada, con voluminose sacche portabagagli agganciate ai lati della ruota posteriore. Aveva la pelle chiarissima e lunghi capelli biondi raccolti in una coda: era chiaramente un turista di passaggio, che aveva pensato che fosse più economico rifornirsi ad un supermercato che cercare ristoro in un bar. La giornata era però davvero afosa, e stava appoggiato al muro del supermercato in cerca di un po’ di ombra, mentre scorreva col dito il suo telefono cellulare. Feci la spesa un po’ distratto, pensando allo straniero accoccolato al muro vicino alla porta d’ingresso. Chissà se l’avrei ritrovato uscendo o se sarebbe già partito per la sua prossima destinazione. Invece era ancora lì, tranquillo e rilassato, coi suoi lunghi capelli biondi che gli scendevano sulla schiena, con le braccia muscolose, scoperte dalla maglietta senza maniche, a reggere una lattina e il telefonino. Decisi di salutarlo. “Ciao amico, tutto bene?” gli dissi in inglese. Mi guardò leggermente sorpreso, ma si riprese subito, e con un sorriso amichevole mi rispose “Tutto bene, grazie. È solo un po’ troppo caldo per me”. “Già, oggi è davvero afoso” gli risposi. “Di dove sei, se posso chiedere?” “Sono danese, di un paesino vicino a Copenaghen”, mi fece lui rilassato. “Bella la Danimarca. Ci sono stato l’anno scorso. E che ci fai qui?” “Dovevo incontrarmi con un gruppo di amici e proseguire assieme il viaggio, ma loro sono un po’ in ritardo, arrivano domani, così li aspetterò qui oggi”. Lo guardai incuriosito: aveva begli occhi chiari, una leggera barba bionda, una mandibola ben disegnata e un collo largo e muscoloso. Quando sorrideva scopriva denti piccoli ma regolari, che rendevano la bocca luminosa e amichevole. “Abito qui di fronte” gli dissi. “Se vuoi puoi salire a bere qualcosa di fresco e magari, nel caso, farti una doccia”. Mi guardò a sua volta con interesse, vedevo che cercava di capire se era un’offerta vantaggiosa o no. Alla fine decise che lo era e accettò. “Grazie amico, sei gentile, accetto volentieri. Dove posso lasciare la moto?” “La puoi mettere nel mio garage, così è al sicuro e non serve che disfi i bagagli.” Ci dirigemmo, verso casa mia, gli feci parcheggiare la moto e salimmo al mio appartamento. “E’ carino qui” disse entrando. “Molto accogliente”. Si tolse subito le scarpe appena entrato per non camminare con i suoi stivaloni impolverati sul mio pavimento di legno e lo feci accomodare in salotto. “Cosa bevi?” gli chiesi. “Coca, birra, aranciata, vino…?”. “Cosa mi consigli?” mi rispose. “Se vuoi ti faccio un cocktail molto popolare da noi che si chiama spritz. È fresco e dissetante”. “Bene, allora vada per lo spritz” mi disse con i suoi occhi chiari che si accendevano di una luce maliziosa ogni volta che sorrideva. Preparai due spritz e li bevemmo assieme. Gli piacque tanto e me ne chiese un altro, che subito gli servii. Chiacchierammo un poco e mi raccontò del suo viaggio, del gruppo di amici con cui era partito dalla Danimarca per andare al mare in Puglia. A Monaco si erano divisi: lui era sceso per il Brennero, per passare per il lago di Garda, gli altri avevano preso la strada per Salisburgo e il Tarvisio. “Hai già prenotato un albergo per stanotte?” gli chiesi infine. “No, non ancora, forse dovrei farlo”. “Se vuoi puoi passare la notte qui, ho una stanza degli ospiti che puoi usare tu”. Mi guardò ancora con la stessa aria indecisa di poco fa, ma anche stavolta decise di accettare l’offerta. “Sarebbe davvero gentile da parte tua. Sempre che non ti causi problemi”. “Ma no, affatto, abito da solo, mi fa piacere un po’ di compagnia”. Così fu deciso che avrebbe dormito da me e ci organizzammo per la cena. Per prima cosa aveva bisogno di darsi una lavata: la lunga corsa in moto e la giornata calda avevano lasciato tracce olfattive evidenti sul suo fisico sportivo. Gli consegnai un asciugamano pulito e lo accompagnai al bagno. Gli spiegai dov’era la doccia e dove il sapone e lo sciampo. Uscì dopo una mezz’ora con l’asciugamano sui fianchi e il petto muscoloso e ricoperto da una bionda peluria ancora pieno di gocce d’acqua. Aveva la biancheria di ricambio nella moto parcheggiata in garage, s’era dimenticato di prenderla prima di lavarsi. Gli dissi che gli avrei prestato io qualcosa, che domani avrebbe poi fatto il cambio. Lo accompagnai in camera mia e gli diedi dei boxer nuovi e una maglietta, che indossò sportivamente davanti a me, senza troppo imbarazzo, dopo aver lasciato cadere l’asciugamano. Aveva un folto ciuffo di pelo biondo e riccio sul pube, da cui emergevano un cazzo piuttosto grosso e due palle sode e voluminose. Non potei non ammirare quella mascolinità, ma lui non ci fece caso. Indossò i miei boxer e la mia maglietta e si mise comodo sul divano. Gli dissi che mi sarei fatto anch’io una doccia prima di cena e andai in bagno. Mi lavai accuratamente ma velocemente e uscii. Mi misi anch’io in boxer e maglietta e lo raggiunsi sul divano. Thomas (così si chiamava il danese) era ora molto più rilassato, rideva, scherzava e mi dava ogni tanto dei colpetti sulla gamba o sulla spalla mentre mi raccontava di sé. Era davvero un bel ragazzo, alto, spalle larghe, braccia muscolose, petto virile. Anche il volto era molto sexy e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Per la cena ordinammo due pizze, che ci furono consegnate a domicilio in pochi minuti. Mangiammo allegramente, poi ci rimettemmo sul divano a chiacchierare. Thomas aveva voglia di condividere le sue avventure, e in un ottimo inglese non smetteva di raccontarmi dei suoi viaggi e delle sue passioni. A un certo punto mi chiese se avessi una ragazza, risposi di no. Mi chiese allora se avessi per caso un ragazzo. Gli dissi che avevo degli amici, così mi guardò di nuovo con quella sua espressione gentile ma indagatrice. Ad un tratto, durante una pausa spontanea nei nostri discorsi, in un momento di silenzio in cui entrambi stavamo riordinando le idee, mi si accostò e mi baciò in bocca. Fui sorpreso ma lo lasciai fare. “Sei un ragazzo gentile e molto carino”, mi disse. “Grazie, anche tu sei carino, anzi, sei davvero un bel tipo, molto sexy”, così dicendo gli toccai la spalla muscolosa. A quel punto mi trasse a sé e iniziò a baciarmi con più trasporto, mentre le sue mani mi tastavano le gambe, il culo e il cazzo. Io lo lasciavo fare, e mi godevo l’abbraccio forte e sicuro di quel bel maschio nordico. Mi sfilò la maglietta e prese ad accarezzarmi il petto, liscio e abbastanza muscoloso, poi mi abbassò i boxer e rimasi nudo. Mi ripeté che ero un bel ragazzo, mi fece stendere sul divano, mi allargò bene le gambe e iniziò a giocare con il mio buchino, massaggiandolo con un dito e infilando delicatamente la punta dentro. Gemevo come una ragazza al primo appuntamento romantico, soprattutto quando, dopo essersi inginocchiato, iniziò a leccarmi il buco. Sentivo la sua lingua morbida e calda sul mio ano e la sua barba ispida che mi solleticava le cosce. Ci sapeva fare, mi spingeva la lingua contro il buco e me lo leccava avidamente. Ad un tratto si alzò, sfilò la maglietta e si abbassò i boxer, di fronte a me c’era un magnifico maschio nordico nudo, il cazzo enorme ritto tra il pelo biondo del pube era pronto ad entrarmi dentro. “Hai un preservativo?” mi chiese eccitato. “Non serve, ti voglio dentro a pelle” gli risposi e lo trassi vicino a me, sempre con le gambe aperte e il buco ben esposto. Non si fece pregare, appoggiò la cappella al mio buco ben lubrificato dalla sua saliva, ci sputò sopra e me la spinse dentro. Sentii un leggero dolore quando quel cazzo possente mi entrò tutto dentro, ma presto si trasformò in puro piacere. Iniziò a montarmi con foga, sentivo quel palo di carne entrare e uscire ritmicamente dalla mia fica anale, riempiendola e poi svuotandola con movimenti decisi e sicuri. Io ero lì, con le gambe aperte come una femmina in calore, e con quel cazzo voglioso che mi scopava e mi apriva. “You’re my bitch”, sei la mia puttana, mi ripeteva e spingeva sempre più forte. “Era questo che volevi fin dall’inizio, quando mi hai invitato a salire, vero puttana?” “Sì, sì, volevo il tuo cazzo” dicevo io, completamente sottomesso al cazzone di quel vichingo muscoloso ed eccitato, che mi riempiva il culo e la pancia col suo enorme pezzo di carne duro e venoso. Gli accarezzavo il petto muscoloso e villoso, sudato nonostante l’aria condizionata, gli pizzicavo i capezzoli, gli afferravo il culo e lo tiravo a me, e lui mi pompava con sempre maggior vigore la sua mascolinità durissima nel culo. Cominciò a gridare sempre più eccitato: “Non sei un maschio, sei una femmina, apri le gambe come una femmina, sei una puttana in calore”, e mi spingeva il cazzo dentro con sempre più forza e con un ritmo sempre più intenso. Io cercavo di dilatare il buco il più possibile, per farlo entrare dentro fino alla base dell’uccello, ma in poco tempo lo vidi irrigidirsi e lo sentii ruggire. Si bloccò col cazzo infilato fino in fondo dentro di me e capii che stava sborrando. Ero così eccitato all’idea che quel vichingo muscoloso e sudato stesse svuotandosi le sue grosse palle piene di sperma dentro di me, che mi eccitai senza toccarmi e venni anch’io. Non uscì subito, mi si accasciò sopra, sudato, pesante e ansimante, e stette così per alcuni minuti. Quando lo sfilò il buco non si richiuse subito, allora lui, divertito, infilò dentro tre dita e iniziò a ispezionarlo. “Sei molto aperta e molto bagnata, puttana!” mi sussurrò all’orecchio. Poi estrasse le dita ricoperte di sperma e me le fece succhiare. Io facevo tutto senza protestare, guardandolo anzi con aria devota e sottomessa. Poi gli presi il cazzo in bocca e iniziai a succhiarlo per ripulirlo bene dalla sborra che ancora colava dalla punta. Iniziò a gemere e ansimare, e sentii che gli stava tornando duro. Allora intensificai il pompino e lo feci tornare del tutto in erezione. Mi prese con forza, mi fece girare a pancia ingiù, mi allargò le gambe, mi si piazzò in mezzo e me lo sbatté tutto dentro. Cominciò a montarmi con violenza, ma oramai il buco era spanato e lubrificato dallo sperma, e sentivo solo un gran godimento. Mi sculacciava, mi ripeteva che ero una lurida puttana, e io gli dicevo di sì, che era vero, che volevo il suo cazzo in culo. Gridò più forte di prima e mi scaricò una seconda sborrata nell’intestino, più intensa e lunga della prima. Cadde stremato accanto a me, ansimante ma soddisfatto. “Posso fare un’altra doccia, per favore? “Ma certo, vieni, la facciamo assieme”. In doccia lo insaponai e lo lavai come una devota mogliettina, accarezzando ogni centimetro di quel corpo muscolose e virile, ricoperto da quel bel pelo biondo su una pelle chiara e tesa. Mi inginocchiai, mi misi il suo cazzo in bocca e gli chiesi: “Ti scappa la pipì? Per favore, falla nella mia bocca”. Mi guardò e mi sorrise, poi sentii un getto caldo e salato colpirmi il palato e scendermi in gola. La bevvi tutta, aveva un sapore intenso ma buonissimo. “Sei davvero una troia affamata” mi disse sorridendo. Ci asciugammo e andammo a letto, non in due camere separate, tutti e due nella mia, sul mio letto, nudi abbracciati tutta la notte. La mattina controllò il cellulare e trovò il messaggio dei suoi amici. Tra due ore sarebbero stati lì. Doveva prepararsi per raggiungerli. Non dissi nulla, gli presi il cazzo in bocca e iniziai a succhiarlo fino a che non mi venne e mi schizzò tre, quattro getti di sperma caldo in gola. “Adesso, se vuoi, puoi prepararti” gli feci allegro. Gli dissi di tenersi la maglietta e i boxer che gli avevo prestato la sera prima, come ricordo di quell’incontro. Si rivestì, mi lasciò il suo numero, promettendomi che al ritorno si sarebbe fermato coi suoi amici a salutarmi, si fece riaccompagnare alla moto in garage e ripartì, dopo avermi dato un lungo e intenso bacio in bocca. “Sei una troia eccezionale” mi disse, e partì con la sua moto carica di bagagli. Tornai in casa, e ripensai a quel magnifico maschio del nord, quel possente vichingo che mi aveva posseduto. Di lui mi rimaneva solo un numero di telefono annotato su un foglietto di carta e, in bocca, l’intenso sapore del suo sperma.
scritto il
2026-07-12
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