La proposta spontanea

di
genere
gay

Tutto era cominciato nel buio di un cinema d'essai. Eravamo seduti vicini, le spalle che si sfioravano mentre sullo schermo scorrevano immagini cariche di erotismo, un ragazzo stava masturbando l'amico. Sentivo il respiro di Gianni farsi corto, un affanno che aveva a che fare con la trama del film.
"Non so perché, ma mi sto eccitando molto," aveva sussurrato, quasi a se stesso.
Senza parlare, la mia mano era scivolata lungo il suo fianco, trovandolo già teso sotto il denim dei jeans. Sotto la copertura della mia giacca, lo avevo stretto e masturbato per quasi un quarto d'ora, sentendo i suoi brividi e il suo sussulto finale mentre veniva tra le mie dita. All'uscita, poche parole cariche di tensione: "Non l'avevo mai fatto prima... però ho avuto proprio voglia di fartela."
​Dopo settimane di indifferenza gelida tra i banchi, la tensione era esplosa una sera al rientro da un pub. Ci eravamo fermati in un giardino buio per fare pipì. Vedendolo appartarsi con timore, decisi di colpirlo nell'orgoglio. Mi avvicinai a un soffio dal suo orecchio:
"Ti stai nascondendo, Gianni? Guarda che ricordo benissimo com'è fatto... l'ho tenuto in mano per 15 minuti al cinema e non me ne sono dimenticato." Lui si era bloccato, ammettendo finalmente che la sua freddezza a scuola era solo paura. Lì, tra le ombre degli alberi, la tensione era diventata insopportabile. Lo avevo masturbato di nuovo, guardandolo dritto negli occhi mentre si godeva la mia audacia, e guardava il cielo stellato mentre veniva nuovamente nella mia mano.
​Qualche giorno dopo, soli in camera sua, Gianni aveva alzato l'asticella. Avevo iniziato a segarlo ma non era del tutto convinto allora mi aveva chiesto, con una voce che era una preghiera e un comando, di prenderlo in bocca. ​"Ci provo," gli sussurro, e vedo i suoi occhi sgranarsi per la sorpresa e il desiderio.
​Mi avvicino lentamente, sentendo il calore che emana la sua pelle. Il cuore mi batte forte. Quando le mie labbra sfiorano la punta del suo cazzo, sento Gianni sussultare violentemente. Un gemito profondo gli vibra nel petto, un suono che non avevo mai sentito uscire dalla sua bocca.
​Inizio con cautela, esplorando quel calore con la punta della lingua. Il sapore è intenso, muschiato, sa di lui e di tutta la tensione accumulata nelle settimane di finta indifferenza. Lo sento irrigidirsi, le sue dita che si infilano tra i miei capelli, inizialmente con delicatezza, poi stringendo con più forza man mano che prendo confidenza.
​Non è come la mano. È un contatto totale, umido, elettrico. Ogni volta che lo avvolgo, sento Gianni spingere leggermente il bacino verso di me, quasi cercasse di annullare ogni spazio rimasto.
​"Oh cazzo... sì, così," mormora lui, la voce ridotta a un soffio roco.
​Mi piace il potere che ho su di lui in questo momento: il compagno di classe diligente, quello che risponde alle interrogazioni con precisione, ora è alla mia mercé, con gli occhi chiusi e la testa abbandonata all'indietro sul cuscino, completamente in balia della mia bocca.
​Sento che sta arrivando al limite. Il ritmo del suo respiro è diventato un affanno interrotto solo da brevi imprecazioni. La sua mano preme la mia nuca, guidandomi, chiedendomi di non fermarmi. In quel momento ci siamo solo io e lui, legati da un atto che nessuno dei due avrebbe mai osato immaginare solo un mese prima.
Il controllo è tutto. Proprio nel momento in cui sento che Gianni sta per perdere completamente il contatto con la realtà, decidi di riprendere in mano le redini del gioco. Allontano la bocca con un movimento fluido, quasi felino, e lascio che sia di nuovo il palmo della mia mano a racchiudere il suo calore pulsante.
​Sento il suo corpo avere un sussulto, una sorta di corto circuito tra il piacere estremo e la sorpresa del cambiamento improvviso. Gianni spalanca gli occhi, appannati dal desiderio, e ti guarda quasi implorante, mentre i suoi muscoli si tendono allo spasmo.
​"Proprio sul più bello..." mormora con un filo di voce, un misto di protesta e di eccitazione pura, mentre le sue dita si stringono convulsamente tra le tue lenzuola.
​Io non rispondo. Gli rivolgo solo un mezzo sorriso, quello stesso sguardo di sfida che avevo nel giardino sotto le stelle. So esattamente cosa sto facendo: voglio vedere la sua faccia, voglio guardarlo dritto negli occhi mentre il piacere lo travolge definitivamente. Aumento il ritmo della mano, decisa e serrata, sentendo il suo cazzo vibrare sotto i miei polpastrelli.
​Gianni non riesce più a trattenersi. Inarca la schiena, il respiro si spezza in un gemito profondo che riverbera in tutta la stanza, e viene con una forza che quasi mi sorprende. La mia mano accoglie tutto il suo calore, quel sigillo fluido che segna la fine della sua resistenza.
​Restiamo in silenzio per qualche istante, l'unico suono è il suo affanno che cerca di tornare a un ritmo normale. Gianni si accascia sul cuscino, svuotato, con lo sguardo fisso sul soffitto come se stesse cercando di processare quello che è appena successo.
​Mi pulisco la mano lentamente, senza mai staccare gli occhi da lui.
​Lui accenna un sorriso stanco, allungando una mano per sfiorarmi il braccio. C'è una gratitudine nuova nel suo tocco, una complicità che domani, tra i banchi di scuola, renderà ogni vostro sguardo un incendio silenzioso.
​Il pomeriggio successivo, Gianni voleva una replica, ma con una richiesta più spinta: voleva che lo ingoiassi tutto. Ci avevo provato, ma il riflesso era stato troppo forte. Mi ero staccato, guardandolo con una sincerità mista a soggezione:
"Non so come dirtelo... te lo posso succhiare, sì... ma a venire fuori. Altrimenti... preferisco prenderlo dietro." L'idea di penetrarmi lo aveva acceso come mai prima. Una proposta che mi era venuta spontanea. Mi sono spogliato, mettendomi in posizione sul letto con un po' di timore. L'inesperienza ci aveva reso goffi: lui spingeva, io mi irrigidivo, lui si scusava disperato. Ma poi, con pazienza, avevamo trovato il ritmo. Entrava un pochino, tornava indietro, guadagnava terreno finché il dolore non era sparito, lasciando spazio a una pienezza travolgente.
Al culmine, Gianni si è bloccato contro di me con un’ultima spinta profonda. Ho sentito distintamente lo sperma caldo invadermi, un calore liquido e vivo che pulsava dentro di me, riempiendomi. Quando mi ha chiesto se mi fosse piaciuto, gli ho sussurrato: "Fare il pompino può essere piacevole... ma non mi fa godere come prenderlo dietro. Sentire il tuo sperma caldo dentro di me così... è molto più bello."
​La mattina dopo, in classe, l'aria era elettrica. Non potevamo parlare, così, mentre il prof spiegava Latino, ho strappato un angolino di foglio e ho scritto il nostro destino:
​"Questo pomeriggio lo facciamo in camera mia. Prima te lo succhio per benino e poi mi riempi il buchino."
​Gliel'ho passato sotto il banco. L'ho visto sussultare, leggere e arrossire fino alle orecchie, prima di scrivermi sul retro: "Non riuscirò a seguire una parola per le prossime cinque ore. Preparati."
Siamo rimasti lì, seduti spalla a spalla, fissando la lavagna. Due studenti modello davanti a tutti, con un incendio nel sangue e un patto carnale nascosto in tasca.
scritto il
2026-04-07
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