I Louboutin – seconda parte – la cena intrigante

di
genere
esibizionismo

7. I Louboutin – seconda parte – la cena intrigante

Quando G venne a prendermi alla chiusura rimase senza parole. Avevo scelto un vestito rosso, floreale, molto corto, ma non aderente. Una ampia apertura metteva in risalto il mio seno, rimarcato anche dal reggiseno senza coppe. Una cintura di morbida pelle nera sottolineava il punto vita evidenziando anche il mio fondoschiena. Cinturino in pelle nera al collo, orecchini e braccialetto di perle. Capelli sciolti e rossetto rosso fuoco. Ovviamente i nuovissimi e fantastici Louboutin. Delle sensuali calze autoreggenti nere spuntavano con il loro pizzo dalla cima degli stivali.

“Wow! Sei bellissima! Tremendamente sexy e sensuale!… questi Louboutin ti stanno meravigliosamente!” esclamò G. Lo abbracciai calorosamente, senza baciarlo per non togliere subito il rossetto, palpandolo tra le gambe. “tu sei pazzo! Non dovevi… è un regalo importante!” “sì, come tu lo sei per me!” replicò con galanteria sincera. “sento che il mio look ti piace… a giudicare dal tuo cazzo!” gli dissi ridendo.

Andammo a cena al nostro ristorante preferito, quello del primo incontro. Arrivammo un po’ in ritardo… era difficile resistere alla tentazione delle nostre effusioni erotiche avendo parcheggiato nella tranquilla via dietro il locale. Il primo orgasmo arrivò in macchina, grazie alle meravigliose ed eccitanti dita di G. Dovetti rimettermi il rossetto!

Il titolare del ristorante, che ormai ci conosceva, ci aveva riservato il solito tavolo nella saletta al piano rialzato, piccola, con pochi tavoli. Lasciammo i soprabiti all’ingresso e attraversammo la sala per poi salire le scale. Sentii su di me gli sguardi degli altri ospiti, soprattutto dei maschi. Uno, in particolare, mi confermò G, non mi toglieva gli occhi di dosso, sembrava volesse spogliarmi con lo sguardo. Il mio ego e la mia vena esibizionista gongolavano!

Al tavolo feci spostare la sistemazione dei coperti, erano uno di fronte all’altro, facendoli mettere vicini, affiancati. Così potevamo ‘giocare’ meglio sotto la lunga tovaglia… Le ordinazioni le prese il titolare, poi ci servì il nuovo cameriere, un bel ragazzo, simpatico e educato. Me lo sarei scopato molto volentieri! La voglia di cazzo stava crescendo in me… “l’aperitivo” con orgasmo in auto aveva risvegliato voglie e desideri… mi sentivo sfacciata… del resto dovevo festeggiare il mio compleanno… e anche i nuovi sensuali stivali!

Slacciai il fiocco che teneva chiuso il vestito all’altezza del decolté in modo da mettere meglio in mostra il mio seno. Aprii i pantaloni a G e tirai fuori il suo cazzo. Era già duro! Abbassai con nonchalance la testa tra le sue gambe e glielo succhiai, non curante della coppia che sedeva al lato opposto della saletta. Era piacevole sentire in bocca il suo grosso membro… sapere che qualcuno potesse accorgersi che lo stavo spompinando mi eccitava ancor di più. Sentii i passi del cameriere che saliva sulla scala di legno. Fui tentata di rimanere giù… ma decisi di rialzarmi.

Il ragazzo ci mostrò la bottiglia di Gewurztraminer che avevamo scelto, ne versò un po’ nel calice di G per l’assaggio. Mentre G roteava il calice, annusava il vino e lo degustava, io guardai il cameriere sporgendomi volutamente in avanti, mostrando il mio seno e i capezzoli chiaramente visibili dalla scollatura. Gli sorrisi maliziosamente. Lui ricambiò il sorriso cercando di evitare, senza riuscirci, che il suo sguardo andasse sul mio seno.

Ci riempì i calici, cominciando da me. Io avevo volutamente accavallato le gambe e scostato la tovaglia, mostrando le cosce e gli stivali con le autoreggenti che sporgevano. Il ragazzo le guardò e sorrise versandomi il vino. Notai con soddisfazione un notevole rigonfiamento tra le sue gambe… si era eccitato anche lui… “sei proprio una porcellina, tesoro!” mi disse G ridendo. “Io?... perché?” replicai facendo la gnorri. “ti attizza il giovane cameriere?” “beh… giusto un po’…!!” replicai mordendomi il labbro maliziosamente, prendendo in mano il cazzo di G. “sento che lui non si è distratto mentre facevo la smorfiosa con il cameriere!”. Tornai giù a succhiarglielo fino all’arrivo dell’antipasto.

I sorrisi e gli sguardi con il giovane cameriere erano un appuntamento fisso, ad ogni portata. Tra l’antipasto e il primo fu G a stuzzicarmi. Approfittando del fatto che non portavo le mutandine, girato leggermente verso di me, infilò la sua mano sotto il vestito, tra le cosce. “già bagnata!... per me o per il cameriere?!” mi chiese ridendo. “chissà!” risposi io maliziosamente. Le sue esperte dita mi penetrarono… uno dito in fica, un altro stuzzicava meravigliosamente il clitoride e con un terzo dito entrò nel culo. Che meravigliosa sensazione!
Mi fece godere ed ebbi il secondo orgasmo della serata. Dovetti purtroppo trattenere l’urlo di piacere camuffandolo con dei colpi di tosse. La coppia all’altro tavolo si girò, per quegli strani colpi di tosse. Fortunatamente (o forse sfortunatamente!) non avevano una visuale libera, grazie alle alte spalliere delle poltroncine dei tavoli.

Terminato il primo, il cameriere ci avvisò che per il secondo avremmo dovuto attendere ancora dieci-quindici minuti, avendo scelto un piatto di pesce che prevedeva la cottura al momento. Ci versò altro vino, sbirciando sempre con la coda dell’occhio il mio seno e le mie cosce stivalate. “tesoro, approfitto dell’attesa per andare in bagno” dissi a G senza aggiungere altro. Non sapevo se invitarlo a seguirmi o rimanere da sola sperando, in qualche modo, di incontrare il giovane cameriere. Nel dubbio non dissi nulla e mi avviai.

Per andare alla toilette dovevo scendere le scalette della saletta, attraversare la sala e risalire un’altra scala a vista che portava ad un ballatoio dove, in fondo, erano posizionati i bagni. Il ballatoio era realizzato con robusti vetri trasparenti, come anche la balaustra. Una bella passeggiata sotto gli occhi di tutti! La cosa mi eccitava. Scendendo le scalette in legno, il suono dei miei passi, grazie ai tacchi dei miei stivali, risuonò attirando l’attenzione di alcuni commensali. Passai volutamente vicino al tavolo del signore che non aveva staccato il suo sguardo da me all’arrivo. Mi fissava. Gli sorrisi. Iniziai a salire la scala. Il vestito, ad ogni scalino, si sollevava mostrando in tutta la loro bellezza e sensualità i Louboutin e il pizzo delle calze. Notai che oltre la metà dei presenti, gli uomini soprattutto, ma anche le signore, alzarono lo sguardo verso di me seguendo i miei passi.

Sul ballatoio camminai vicino alla balaustra in modo che da sotto si vedessero bene le mie cosce e gli stivali. Per entrare nell’antibagno mi girai allargando leggermente le gambe, dando le terga alla sala. Sicuramente dal tavolo proprio lì sotto, dove c’erano tre uomini, il mio culo e la mia patatina, senza mutandine, erano facilmente visibili. Mi attardai qualche secondo ad aprire la porta, per farmi vedere meglio ed entrai.

Feci rapidamente pipì nel bagno delle signore e mi ritoccai il trucco allo specchio dell’antibagno. Dopo qualche secondo, si aprì la porta ed entrò uno dei tre del tavolo lì sotto. Qualcuno mi aveva notata, allora! Era un bell’uomo sulla cinquantina. Elegante e distinto, con uno sguardo da furbetto che non mi dispiaceva affatto. Mi salutò sorridendo, risposi sorridendo anch’io. Quell’uomo mi attizzava. Ero bagnata. Feci cadere la custodia del rossetto. Lui si inchinò subito, la raccolse e me la porse con gentilezza. Io la presi accarezzandogli la mano. Mi prese la mano con entrambe le sue e le portò alla bocca baciandole delicatamente. Istintivamente mi avvicinai a lui e gli misi l’altra mano sul pacco che sembrava gonfio. Non mi sbagliavo! Il suo cazzo era duro. Anche lui mi infilò la mano sotto il vestito e sentì la mia fica bagnata. “ero sicuro di aver visto bene… non porti le mutandine!” “già!” risposi io. “sei molto bella e sexy, adoro le donne belle e sfacciate, che indossano stivali alti come i tuoi…” sorrisi mentre sentivo le sue dita dentro di me.

Da quando frequentavo G, erano passati circa quattro mesi, non avevo avuto altri uomini. La cosa mi eccitava, ma non sapevo se a lui facesse piacere. Probabilmente si, da alcune battute e discorsi fatti, ma non ne avevamo mai parlato esplicitamente. Non volevo ferirlo. Ero combattuta, da un lato volevo godermi quell’uomo, scoparmelo, dall’altro avrei voluto prima parlarne con G.

Fortunatamente, o sfortunatamente, non dovetti scegliere. Sentimmo i passi di qualcuno che si avvicinava al bagno e interrompemmo le effusioni erotiche. Entrò una coppia che occupò entrambi i bagni. I secondi piatti stavano per arrivare, non potevo trattenermi oltre. Salutai il tizio palpandogli il cazzo, sorrisi e alzai le spalle come a dire “mi dispiace, sarà per un'altra volta!” Tornai al tavolo, non senza essermi goduta di nuovo la passerella tra i tavoli!

“ti sei persa?... o hai incontrato il cameriere?!” disse ridendo G. “no, mi sono intrattenuta qualche minuto con un ammiratore che mi aveva visto passeggiare senza mutandine sul ballatoio!” risposi io ridendo e strizzando l’occhio. Non avevo mentito. G probabilmente pensò che avessi solo parlato con il tizio. “era un bell’uomo? Scopabile?!” “decisamente si!” dissi convinta ridendo. “sei una grande porcellina!” e mi mise di nuovo la mano tra le cosce. Ero ancora molto eccitata dal fugace tocco di quell’uomo e gradii molto le attenzioni di G. Venni rapidamente, appena in tempo per l’arrivo del secondo piatto!

Terminata la cena, trascorremmo la notte insieme. Io ero eccitata dal magnifico regalo, quegli splendidi stivali, ma anche per l’intrigante intermezzo con quell’uomo. G era meraviglioso, venni non so quante volte. Mi ripromisi che avrei affrontato con lui l’argomento “altri uomini”, glielo dovevo.
scritto il
2026-06-30
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