La magistrata, la professoressa universitaria e la primaria. La trasformazione in puttane svuotacoglioni

di
genere
orge

Le tre amiche si abbracciarono piangendo insieme per i violenti stupri subìti. Arianna si toccò il ventre gemendo “Ragazze devo assolutamente andare di corpo…non resisto!”. I cazzi in culo l’avevano stimolata perbene. “Sì anch’io non ce la faccio più” confermò Barbara. “SENTITE! DOBBIAMO ANDARE DI CORPO!” disse Mariella rivolta agli energumeni. Quello che parlava un po’ di italiano senza alzarsi nemmeno dal posto risposte “VOI CAGARVI ADDOSSO COME CAGNE”. Incredule le donne capirono di non avere altra scelta e, una dopo l’altra, evacuarono sul pavimento dell’aereo. Si sentivano ormai degradate ad animali e non vedevano via d’uscita. Dopo due ore l’aereo finalmente atterrò. Ad attendere le donne c’era un carro bestiame. Furono fatte scendere a quattro zampe come cagne e caricate a colpi di frustino sulle natiche. Qui si accorsero di non essere sole. Sul carro erano infatti stipate un’altra ventina di donne bianche di varia nazionalità. Conoscendo bene sia l’inglese, che il francese che il tedesco le italiane riuscirono a comunicare. Le compagne di sventura erano quattro francesi, una olandese, sette tedesche e otto norvegesi. Le loro storie erano in tutto e per tutto simili a quella di Mariella, Arianna e Barbara. Si trattava di donne di elevata istruzione e ceto sociale, tra loro varie ricercatrici, la direttrice di un dipartimento aerospaziale. La strategia del Califfo Razmat era chiara. Voleva umiliare e degradare a concubine donne di elevata cultura per punirle in qualche modo del loro essere riuscite ad arrivare a importanti traguardi lavorativi. Sul carro bestiame il fetore di escrementi era insopportabile. Gran parte delle prigioniere avevano loro malgrado dovuto cagare davanti a tutte. Arrivato a destinazione il carro bestiame fu aperto e le donne vennero fatte scendere a quattro zampe in fila indiana. Altri trenta uomini grossi e nerboruti presero in consegna le prigioniere. Furono innaffiate con una canna da innaffiare per pulirle almeno sommariamente dalla merda di cui erano intrise e vennero caricate su un pullman. Tutte erano completamente nude e indifese. Accanto a ognuna di loro sedette un uomo che aveva il compito di sorvegliarle, ma molti si presero la libertà di palpare le tette e sditalinare la figa delle prigioniere. Mariella, Arianna e Barbara vennero separate, ma restarono d’intesa tra loro di tenersi in contatto. Arrivate a destinazione rimasero stupefatte dallo sfarzo della Reggia del Califfo Razmat. L’enorme palazzo aveva la facciata interamente ricoperta di intarsi d’oro e avorio. Il grande portale in legno si aprì per far entrare il pullman. Le prigioniere furono fatte scendere una ad una tra due ali di folla. A godersi lo spettacolo molti uomini che applaudirono, fischiarono e gridarono parole in arabo alle donne. Tutte furono condotte da ancelle in quella che sarebbe stata la loro casa e luogo di detenzione: il bordello. A fatica Mariella, Arianna e Barbara riuscirono a tornare vicine. “Ehi come state?” chiese Mariella stringendo forte le mani delle due care amiche. “Come vuoi che stia…” abbassò il capo Arianna “Verremo usati come pezzi di carne per soddisfare i bassi istinti degli uomini. Come volgari prostitute”. Alle loro spalle comparve un energumeno rasato a zero e con un tatuaggio sul volto. “MA VOI SIETE PEZZI DI CARNE DI PRIMA SCELTA, PUTTANE!” disse in perfetto italiano. Sobbalzarono e si girarono a guardarlo atterrite. “DAI VACCHE, VENITE CHE VI ACCOMPAGNO NELLA SALA DELLA MONTA. QUI SARETE ADDESTRATE A DIVENTARE DELLE OTTIME ZOCCOLE DA MONTA”. Le afferrò e le tirò a forza in un gigantesco salone da incubo. A terra c’era un centinaio di materassi sporchi e su ognuno una donna impegnata ad accoppiarsi con uno o più uomini. I gemiti delle malcapitate riempivano l’aria. Mariella, Arianna e Barbara furono sbattute violentemente su tre materassi liberi sporchi e sfondati. Piangevano e pregavano. Da lì a un minuto una dozzina di uomini notò la loro presenza e circondarono i materassi allungando le mani a tastare tette e sederi delle italiane. Chi le aveva portate nella sala della monta disse qualcosa in arabo e poi si rivolse alle vittime in italiano “ORA QUESTI SIGNORI VI DARANNO TANTO DI QUEL CAZZO CHE NON AVETE MAI AVUTO IN VITA VOSTRA. IMPARERETE COME SI DIVENTA BRAVE PUTTANE!”. Gli uomini si spogliarono esponendo le loro mostruose dotazioni. La dimensione dei cazzi lasciò sbigottite le tre povere amiche che furono subito forzate a fare pompini in serie. Gli uomini le afferrarono per le teste tenendole ferme con le bocche spalancate e le scoparono in gola selvaggiamente facendo sbattere le palle sui loro menti. “BENE POMPINARE! DATEVI DA FARE SUGLI UCCELLI CHE VI PIACE!”. Con le lacrime agli occhi per lo sforzo vennero fottute in gola fino a ricevere grandi sborrate che non poterono fare a meno di deglutire schifate. Dopo la violenza orale arrivarono gli stupri vaginali e anali a ripetizione. I cazzi stantuffavano fiche e sederi delle tre amiche in un crescendo di brutalità animalesca. Grugnendo come porci scaricarono gigantesche sborrate in culo e in passera alle tre vittime. Dopodichè si dedicarono alle doppie penetrazioni in figa e nel culetto. Arianna urlò come se la stessero uccidendo ma non ottenne altro che essere stuprata con maggiore brutalità. Dopo un’ultima sborrata nelle viscere delle donne venne loro assestato un calcio sul sedere e gli uomini si allontanarono sghignazzando felici.

scritto il
2026-08-16
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