Sono la puttanella della compagnia

di
genere
etero

Mi tornano sempre in mente quei tempi da ragazzetta,
quando già mi sentivo una troietta in calore.
Mi vestivo apposta per far impazzire i ragazzi:
jeans strettissimi che mi entravano nella figa
e mi segnavano il culetto sodo, con il perizoma colorato
che spuntava chiaramente sopra la cintura.
Top cortissimi che mi lasciavano la pancia scoperta
e reggiseni push-up che mi spingevano su le tette,
facendomi sembrare proprio un bocconcino da scopare.
Appena uscivo di casa sapevo che mi avrebbero guardata.
E infatti i commenti arrivavano subito.

«Cazzo che culo da inculata che hai»
mi dicevano mentre mi passavano dietro.
«Sembra fatto apposta per prenderlo nel culo, guarda come si muove».

Un altro rideva e aggiungeva
«Hai la bocca da succhiacazzi, si vede che ci sai fare con quelle labbra».
E un altro ancora, più diretto:
«Sei un bel bocconcino da fottere, ti metterei a pecora qui dietro
il palazzo e ti spaccherei quel culetto».
Ogni commento mi faceva bagnare la fighetta all’istante.
Sentivo le mutandine che si inumidivano e il clitoride che pulsava.
Facevo finta di ridere e di vergognarmi, ma dentro
di me pensavo solo a una cosa: volevo quei cazzi.
Appena tornavo a casa correvo in camera,
chiudevo la porta a chiave e mi buttavo sul letto.
Mi abbassavo quei jeans stretti con il cuore che batteva forte,
mi toglievo il perizoma bagnato e spalancavo le gambe.
Mi infilavo due dita nella figa fradicia e iniziavo a toccarmi
pensando a loro.
Immaginavo uno di loro che mi diceva
«Vieni qui troietta, mettiti in ginocchio».
Io in ginocchio davanti a lui che mi tirava fuori il cazzo duro
e me lo sbatteva in bocca: «Succhia, puttana, fai vedere quanto sei brava».
Nella mia testa glielo succhiavo con gusto,
facendo rumori osceni, mentre un altro ragazzo
mi arrivava da dietro e mi diceva «Guarda che culo, ora te lo apro».
Sentivo le sue mani che mi spalancavano le chiappe e la cappella
che mi premeva sul buchetto.

«Ti piace nel culo vero? Dimmi che sei una troia da cazzo nel culo».

Mi toccavo più forte, tre dita nella figa e il pollice sul clitoride,
mentre nella mia fantasia mi stavano usando in due.
Uno mi inculava dicendo «Prendilo tutto nel culo, troia,
senti come ti apro», l’altro mi scopava la bocca:
«Ingoia fino ai coglioni, bocchinara».
Io venivo fortissimo immaginando di essere riempita di sborra
da tutte le parti, con loro che mi dicevano
«Sei la puttana della compagnia»,
«Ti useremo tutte le volte che vogliamo»,
«Con quel culo e quella bocca sei nata per farti fottere».
A volte immaginavo anche situazioni di gruppo.
Tutti i ragazzi della compagnia in cerchio intorno a me
mentre ero in ginocchio: «Apri la bocca troia»,
«Fatti vedere quanto ingoi», «Guarda che troietta,
si tocca mentre ci succhia». Venivo una volta dietro l’altra,
con le dita ficcate dentro, mordendo il cuscino per non urlare,
pensando a quanto volevo davvero che succedesse.
Ero solo una ragazzetta, ma già mi sentivo una gran troia.
Ogni pomeriggio, dopo aver sentito quei commenti,
tornavo a casa e mi masturbavo come una maniaca,
sognando di prendermi tutti i cazzi della compagnia,
di farmi riempire la figa, il culo e la bocca,
di essere usata come la puttanella del gruppo.
scritto il
2026-06-28
7 0
visite
3
voti
valutazione
2
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.