Ancora puttana di Tonio
di
Spidey
genere
gay
Quattro anni fa, dopo dodici anni, sono tornato per la prima volta in quella casa. Me ne ero andato a venti un po' per mia decisione e un po' perché ero stato buttato fuori, il compagno di mia madre m'aveva detto che per lui ero morto e quello stronzo non poteva farmi piacere più grosso. Da allora sono successe e cambiate molte cose.
Mi sono venduto in mezza Italia e in Spagna, Svizzera e Francia e poi sono stato in due comunità di recupero per disintossicarmi da tutto. Ora ho trentasei anni e sono parecchio diverso, sono ingrossato, non sono più un twink, faccio parecchio sport e palestra perché negli anni di recupero m'ero lasciato andare ed ero ingrassato da schifo. Ho avuto comunque un gran culo, con tutte le cazzate che ho fatto mi son beccato solo clamidia ed epatite c, del tutto risolte.
Ora ho un buon lavoro e sono diventato regolare, basta esagerazioni e rischi inutili, seguo la terapia PrEP, e mi accontento di poche ma buone sborrate in culo. Ho ancora un bel culo invitante ed accogliente anche se sono diventato prevalentemente attivo con femmine e giovani. Scopo solo per godere e far godere e, lo avrete capito, non sono un tipo da relazioni stabili.
Non voglio ammosciarvelo ricordando che esistono malattie e casini, oggi voglio raccontarvi come quattro anni fa sono tornato a fare la puttana di Tonio.
Era il mio vicino, sono stata la sua puttanella personale per due anni, l'ho scritto nel mio primo racconto che è vero a metà. Non ero certo come ho scritto il suo schiavetto h24 sette su sette, ma quello che ho messo è successo davvero e Tonio era un papi porco e bastardo con un xxl largo e sborroso che mi ricompensava d'ogni sua bastardata.
Dunque.
Quattro anni fa.
Mamma mi ha intestato il vecchio appartamento dove sono cresciuto, lei ora abita altrove, e io sono dovuto passare in città per i documenti e per liberarlo, lo voglio affittare. Non vi ammoscio raccontandovi la strana sensazione che mi ha fatto tornare dopo dodici anni nella mia via e palazzo.
Avevo solo voglia di fare in fretta, in tre giorni contavo di fare tutto.
'Mirko??!! No! Ma sei tu?'
Sono sul mio pianerottolo, non capisco chi sia.
'Non ti ricordi di me? Sono Sabrina!'
Si fa vedere bene, allarga le braccia per mostrarmi cos'è diventata, una figa bellissima. Ha piercing al naso e sul opracciglio, capelli neri con ciocche viola, tatuaggi a collo e spalle, non ne posso vedere altri, jeans strettissimi sulle cosce lunghe e magliettina estiva col reggiseno in semitrasparenza.
È la figlia della vicina, amica di mia madre, avevo appena preso la patente che la portavo a nuoto con le amichette. Sono confuso, cerco di fare i calcoli, ora avrà ventidue-ventitré anni.
'Sabrina? Non ci credo! Fatti vedere bene.'
Scoppia a ridere e fa un giro su sé stessa. L'elastichino del perizoma che le esce dai jeans mi dice tutto di lei e il cellulare mezzo fuori, ficcato compresso nella tasca dietro, è un invito alla palpata. L'unico mio rammarico quando vedo una figa simile, sfacciatamente trombabile, è che è ormai tardi, qualcuno le ha sicuramente già fatto il culo per primo. Non è colpa mia, ho la fissa per il culo, e non solo per il mio. Per un lungo istante m'immagino come doveva essere ficcare il cazzo in quel culetto vergine.
La invito ad entrare, lei è un'ondata d'allegria. Mi dice mille cose, è eccitata felice, io le racconto che sono tornato per affittare l'appartamento. Non posso nemmeno offrirle un caffè. Lavora in una profumeria, mi dice. Cazzo se mi piace! Lo sento nei coglioni, nell'uccello che mi diventa pesante nei pantaloni. Ha la stessa libertà che avevo io in quegli anni, mi squadra continuamente con gli occhi luminosi, flirta, si mostra, mi sta dicendo che è scopabile.
'Dicevano che eri gay.' Mi chiede guardandosi le scarpe.
'Mai innamorato di un uomo.' Rispondo e non mento, a parte la cotta per Raffaele, ma quella non conta, avevo sedici anni.
Guarda l'ora. 'Devo andare, alle quattro apre il negozio.'
'Io resto tre giorni, ti va d'uscire stasera a cena?'
'Perché no?'
Mi saluta con un bacetto sulla guancia incollandosi appena al mio corpo, la mano mi preme il torace.
Stanotte scopata sicura!
E alle sei, giù all'ingresso, mi becco quello che non avrei mai voluto incontrare: Tonio. Lo riconosco all'istante ed è come una fitta dentro. È stato mio papi, il mio padrone. Non è cambiato in nulla, ora ha più di cinquant'anni, ha lo stesso fisico da cinghiale con la pancia dura.
Non si sorprende di vedermi, mi guarda mezza palpebra.
'Sei cambiato.' Mi dice.
Cazzo devo dirgli, ho trentadue anni, non sono più la sua puttanella.
'Hai ancora il culo liscio?'
'No Tonio, non è storia.'
Sorride, si sfrega il pacco, 'Ti aspetto stasera. Vieni dopo le nove.'
Non lo mando fanculo, sono stordito, è come se avessi nel naso l'odore del suo cazzo e dei suoi coglioni sudati, ricordo come se fosse ieri. Scappo su senza salutare.
Mi chiudo in casa, cerco di non pensarci. Riempio scatole.
Alle sette mi chiama Sabrina.
''Scusa Mirko, ma stasera non posso proprio! Per me è un casino stasera, magari facciamo domani, ti va lo stesso?'
Sdrammatizzo, non è un problema, rido, la rassicuro ma una volta riattaccato mi tiro una sega furiosa, in piedi, il cazzo ingrossato da paura che nemmeno schizza da quanto è duro. Ci do dentro sudando, coi crampi al basso ventre e schizzo a due metri. Figa, se non mi faccio quel culo mi uccido!
Mi godo le piccole vertigini post sborrata e m'accorgo che sto invece pensando a Tonio.
Ho visto che in periferia hanno aperto una steakhouse. Ci vado a mangiare.
Solo e per fortuna non incontro nessun altro.
Non lo so ancora ma ho già deciso, andrò da Tonio. O forse non l'ho nemmeno deciso, con Tonio dev'essere così e basta.
Scendo. Maglietta e culo nudo nei pantaloncini da palestra. Senza boxer l'uccello libero mi balla pesante mezzo barzotto.
Entro senza bussare, mi ha lasciato la porta aperta. Sul divano c'è Omar con una birra in mano. 'Chi non muore si rivede!' È uno dei due soci di Tonio, egiziano, ora avrà quarant'anni e fa ancora battute sceme. Alzando il bicchiere mi indica quello seduto sulla poltrona. 'Lui non lo conosci, è mio cugino, lavora con noi.'
Omar si alza e prende delle chiavi dal mobiletto. 'Vieni. Tonio vuole farti vedere come ci siamo ingranditi.'
Giù in strada c'è parcheggiato un minibus mercedes con le insegne della loro impresa di ristrutturazioni.
Mi siedo davanti, in mezzo ai due cugini. Omar si gasa, mi racconta cosa sono diventati, prendono lavori anche fuori provincia e non riescono a starci dietro.
Ad un angolo si ferma e fa salire due. 'Te li ricordi? Sono i figli di Yussuf.'
Yussuf è il terzo socio di Tonio, suo coetaneo, nigeriano. Mi ricordo bene i figli, erano giovanissimi apprendisti, credo d'essere stato il loro primo culo, Yussuf me li ha fatti svezzare. Ora sono due ganzi di colore, si siedono dietro me e io entro in modalità frocio, respiro corto, stomaco annodato e culo che ansima.
'Yussuf stasera non c'è, sai come è fatto.' Mi dice Omar.
Mi ricordo di Yussuf, un tipo riservato, non faceva gruppi, solo con Tonio e Omar, mai coi figli.
Il cugino di Omar mi prende la destra e le la mette tra le gambe. Non ha un obelisco ma è comunque un egiziano che si difende ed io automaticamente poggio la sinistra su Omar. Che è al volante. Ce l'ha duro. 'hai preso la pillola? Non voglio metterti incinta!' e ride da scemo. Cazzo, m'ero dimenticato questa sua battuta scema.
Ci fermiamo un altra volta, portellone si apre e salgono altri tre sul sedile in fondo. Mi sento mancare, sono altri loro operai, il più bianco non lo vedi al buio. Non capisco una parola, fanno cagnara come una squadra di calcio prima dell'incontro.
Il capannone è nella nuova zona industriale. Qualcuno degli ultimi scende ed apre il portone, entriamo dentro col pulmino. Si scende.
Quel coglione di Omar mi fa da guida, mi spiega ogni macchinario mentre le mani vogliono sentire com'è il culo. Ne sono orgoglioso, me lo sono modellato uccidendomi in palestra ed è liscio come allora. Le mani entrano sotto l'elastico, risalgono sotto il gambale, toccano buco e palle,. Sì sono liscio anche lì, ma nessuno mi violenta.
Non ancora.
E, dietro un muletto giallo fiammante, vedo Tonio. Si sta facendo una cagnetta pazzesca. L'ha messa gattoni su una catasta di pannelli dell'altezza giusta per lavorarle il culo. La vedo di profilo, una cagnetta spettacolare, tiene la schiena inarcata col culetto bene in alto, twerka e gode col palo di Tonio in culo che mi fa commuovere. Una puttanella perfetta!
Come ho fatto a non aspettarmelo?
Tonio si sta scopando la sua puttana senza sudare, al ritmo che mi uccideva. l'ha addomesticato bene, Sabrina non si spaventa quando vede arrivare una tribù africana. 'Sì, papi, sì!... Sono la tua puttana.' e spinge lei indietro, il cazzone che le irrigidisce la schiena. Ma quando vede che ci sono anch'io per lei è uno shock.
La capisco, non dev'essere il massimo farsi beccare con un cinghiale bianco in culo da quello che la portava a nuoto.
Ma l'imbarazzo dura poco. Mi spingono contro un cavalletto già preparato con una spugna arrotolata sulla stanga. Qualcuno mi cala i calzoncini e mi entra in culo. È uno dei figli diventati grandi di Yussuf e io forse mi godo più di allora la bella nerchia nera in culo.
È una lunga maratona da frocio, dopo la tensione iniziale mi rilasso. È un po' come andare in bicicletta, una volta imparato non lo dimentichi più. Schizzo senza aiuto col terzo cazzo nero in culo. Le mani sono solo per aggrapparmi alle gambe dei cavalletto e per raddrizzare la mira di quelli che per scoparmi in gola me lo ficcano nell'occhio.
Negli istanti in cui non ho nessuno davanti guardo Sabrina. Lei invece mi fissa continuamente, ora è stesa sulla schiena con le gambe in alto, sulle spalle di Tonio. Gode vergognandosi e mi guarda. Tonio con lei è gentile, alterna fica e culo e la scopa al suo ritmo da maratoneta. Io invece li ho tutti eccitati in culo. Ma non ci sono santi, mi fanno il culo infoiati di Sabrina. E sborrano che sono clisteri di sborra.
Sabrina è seppellita sotto con un cinghiale di cento chili tra le cosce tatuate. Il culo peloso di Tonio le spreme il cazzo in fica o culo, non si vede, ma da come gode la cagna credo sia in culo. Tonio si rialza a fatica con la nerchia xxl grondante, lucida come uno spadone.
Nemmeno io ho la forza di raddrizzarmi dal cavalletto. Raddrizzo solo il collo per leccarglielo. Va dietro e mi regala il suo cazzone in culo, me li merito un paio di colpi stanchi. Sabrina invece è bella vispa, la scopata le ha fatto bene. Ciuccia goduriosa i cazzi neri che vorrebbero chiavarsela, ma Tonio la strappa via da tutti e me la sbatte contro la faccia.
Io sono a pezzi, piegato in due sul cavalletto, Sabrina invece è una ginnasta, si piega agilmente aggrappandosi alle caviglie e me la sfrega contro il naso. L'abbraccio in vita e, bocca tra le chiappette, le succhio la sborra di Tonio dal buchetto devastato e poi la faccio impazzire di lingua, le becco il clito e Sabrina m'innaffia il viso urlando come una troia in orgasmo. Per poco non mi rompe il naso.
Poi la beatitudine è tutta mia, Sabrina mi si accuccia tra le gambe e alterna leccate a spatola sulle cosce a succhiate dal buco del culo, non vuole perdersi una goccia di sborra africana. Leccate e succhioni mi fan quasi svenire.
Gli altri ridono, commentano, alcuni ancora con l'uccello nero fuori dai pantaloni. Tonio non ne vuole più sapere, se ne torna a casa, è stanco, si porta via Omar.
'Voi restate.' Dice a me e Sabrina.
I ganzi neri esultano e saltano fuori dai pantaloni. Nudi, un paio sono atleti fantastici capaci di eccitare un frocio dopo una maratona in culo.
Ma non sono più quello di una volta, voglio solo chiuderla qua, ho nausea di cazzi e il buco spanato che erano dieci anni. Sabrina invece è già sopra un operaio con un altro in culo e non so quanti cazzi in bocca. Ma come fa? Quella cagnetta col corpo tatuato mi fa sentire vecchio.
Mi riprendo, ho uno scatto d'orgoglio, le levo uno dei figli di Yussuf dal culo e ci calo il mio cazzo. Non è certo il palo di Tonio, ma non sfigura tra le nerchie nere. Sabrina gode mezza innamorata, volta indietro la testa per baciarmi, ma è troppo intontita dagli orgasmi multipli, si rigira subito per ciucciare un cazzo. La scopo in culo figa impalata su un cazzo nero. Sì doveva essere fantastico sverginarla in culo, ma avere i coglioni poggiati su quelli del nero sotto e sentire il cazzo scivolare dentro lungo l'altro ha il suo perché. Sabrina grida 'Ahi Ahi paino piano!!!' Mi son lasciato prendere.
Un paio di piccole soddisfazioni però me le prendo anch'io. Uno dei due atleti da sesso mi dice che ho il culo meglio di una figa e che sono più liscio di una puttana colombiana. Mi fa l'amore in culo mentre gli altri si sbattono la cagnetta insaziabile.
E i due fratellini cresciuti mi fanno un pompino in coppia, uccello e coglioni per le loro bocche. Lascio fare anche se ho il cazzo secco, le ciucciate di coglioni ci stanno proprio dopo una serata così.
Penso a Tonio, non gli ho leccato i coglioni sudati.
PS Mi sono fatto prendere la mano, ho esagerato un poco. La rimpatriata con Tonio è stata una semplice, intensa e gratificante chiavata di culo. Invece ho rivisto davvero i due fratellini cresciuti.
Sabrina l'ho conosciuta a Barcellona, non si chiamava Sabrina ma succhiava il culo da paura.
Per commenti, suggerimenti e cazzate
milano3687@proton.me
Mi sono venduto in mezza Italia e in Spagna, Svizzera e Francia e poi sono stato in due comunità di recupero per disintossicarmi da tutto. Ora ho trentasei anni e sono parecchio diverso, sono ingrossato, non sono più un twink, faccio parecchio sport e palestra perché negli anni di recupero m'ero lasciato andare ed ero ingrassato da schifo. Ho avuto comunque un gran culo, con tutte le cazzate che ho fatto mi son beccato solo clamidia ed epatite c, del tutto risolte.
Ora ho un buon lavoro e sono diventato regolare, basta esagerazioni e rischi inutili, seguo la terapia PrEP, e mi accontento di poche ma buone sborrate in culo. Ho ancora un bel culo invitante ed accogliente anche se sono diventato prevalentemente attivo con femmine e giovani. Scopo solo per godere e far godere e, lo avrete capito, non sono un tipo da relazioni stabili.
Non voglio ammosciarvelo ricordando che esistono malattie e casini, oggi voglio raccontarvi come quattro anni fa sono tornato a fare la puttana di Tonio.
Era il mio vicino, sono stata la sua puttanella personale per due anni, l'ho scritto nel mio primo racconto che è vero a metà. Non ero certo come ho scritto il suo schiavetto h24 sette su sette, ma quello che ho messo è successo davvero e Tonio era un papi porco e bastardo con un xxl largo e sborroso che mi ricompensava d'ogni sua bastardata.
Dunque.
Quattro anni fa.
Mamma mi ha intestato il vecchio appartamento dove sono cresciuto, lei ora abita altrove, e io sono dovuto passare in città per i documenti e per liberarlo, lo voglio affittare. Non vi ammoscio raccontandovi la strana sensazione che mi ha fatto tornare dopo dodici anni nella mia via e palazzo.
Avevo solo voglia di fare in fretta, in tre giorni contavo di fare tutto.
'Mirko??!! No! Ma sei tu?'
Sono sul mio pianerottolo, non capisco chi sia.
'Non ti ricordi di me? Sono Sabrina!'
Si fa vedere bene, allarga le braccia per mostrarmi cos'è diventata, una figa bellissima. Ha piercing al naso e sul opracciglio, capelli neri con ciocche viola, tatuaggi a collo e spalle, non ne posso vedere altri, jeans strettissimi sulle cosce lunghe e magliettina estiva col reggiseno in semitrasparenza.
È la figlia della vicina, amica di mia madre, avevo appena preso la patente che la portavo a nuoto con le amichette. Sono confuso, cerco di fare i calcoli, ora avrà ventidue-ventitré anni.
'Sabrina? Non ci credo! Fatti vedere bene.'
Scoppia a ridere e fa un giro su sé stessa. L'elastichino del perizoma che le esce dai jeans mi dice tutto di lei e il cellulare mezzo fuori, ficcato compresso nella tasca dietro, è un invito alla palpata. L'unico mio rammarico quando vedo una figa simile, sfacciatamente trombabile, è che è ormai tardi, qualcuno le ha sicuramente già fatto il culo per primo. Non è colpa mia, ho la fissa per il culo, e non solo per il mio. Per un lungo istante m'immagino come doveva essere ficcare il cazzo in quel culetto vergine.
La invito ad entrare, lei è un'ondata d'allegria. Mi dice mille cose, è eccitata felice, io le racconto che sono tornato per affittare l'appartamento. Non posso nemmeno offrirle un caffè. Lavora in una profumeria, mi dice. Cazzo se mi piace! Lo sento nei coglioni, nell'uccello che mi diventa pesante nei pantaloni. Ha la stessa libertà che avevo io in quegli anni, mi squadra continuamente con gli occhi luminosi, flirta, si mostra, mi sta dicendo che è scopabile.
'Dicevano che eri gay.' Mi chiede guardandosi le scarpe.
'Mai innamorato di un uomo.' Rispondo e non mento, a parte la cotta per Raffaele, ma quella non conta, avevo sedici anni.
Guarda l'ora. 'Devo andare, alle quattro apre il negozio.'
'Io resto tre giorni, ti va d'uscire stasera a cena?'
'Perché no?'
Mi saluta con un bacetto sulla guancia incollandosi appena al mio corpo, la mano mi preme il torace.
Stanotte scopata sicura!
E alle sei, giù all'ingresso, mi becco quello che non avrei mai voluto incontrare: Tonio. Lo riconosco all'istante ed è come una fitta dentro. È stato mio papi, il mio padrone. Non è cambiato in nulla, ora ha più di cinquant'anni, ha lo stesso fisico da cinghiale con la pancia dura.
Non si sorprende di vedermi, mi guarda mezza palpebra.
'Sei cambiato.' Mi dice.
Cazzo devo dirgli, ho trentadue anni, non sono più la sua puttanella.
'Hai ancora il culo liscio?'
'No Tonio, non è storia.'
Sorride, si sfrega il pacco, 'Ti aspetto stasera. Vieni dopo le nove.'
Non lo mando fanculo, sono stordito, è come se avessi nel naso l'odore del suo cazzo e dei suoi coglioni sudati, ricordo come se fosse ieri. Scappo su senza salutare.
Mi chiudo in casa, cerco di non pensarci. Riempio scatole.
Alle sette mi chiama Sabrina.
''Scusa Mirko, ma stasera non posso proprio! Per me è un casino stasera, magari facciamo domani, ti va lo stesso?'
Sdrammatizzo, non è un problema, rido, la rassicuro ma una volta riattaccato mi tiro una sega furiosa, in piedi, il cazzo ingrossato da paura che nemmeno schizza da quanto è duro. Ci do dentro sudando, coi crampi al basso ventre e schizzo a due metri. Figa, se non mi faccio quel culo mi uccido!
Mi godo le piccole vertigini post sborrata e m'accorgo che sto invece pensando a Tonio.
Ho visto che in periferia hanno aperto una steakhouse. Ci vado a mangiare.
Solo e per fortuna non incontro nessun altro.
Non lo so ancora ma ho già deciso, andrò da Tonio. O forse non l'ho nemmeno deciso, con Tonio dev'essere così e basta.
Scendo. Maglietta e culo nudo nei pantaloncini da palestra. Senza boxer l'uccello libero mi balla pesante mezzo barzotto.
Entro senza bussare, mi ha lasciato la porta aperta. Sul divano c'è Omar con una birra in mano. 'Chi non muore si rivede!' È uno dei due soci di Tonio, egiziano, ora avrà quarant'anni e fa ancora battute sceme. Alzando il bicchiere mi indica quello seduto sulla poltrona. 'Lui non lo conosci, è mio cugino, lavora con noi.'
Omar si alza e prende delle chiavi dal mobiletto. 'Vieni. Tonio vuole farti vedere come ci siamo ingranditi.'
Giù in strada c'è parcheggiato un minibus mercedes con le insegne della loro impresa di ristrutturazioni.
Mi siedo davanti, in mezzo ai due cugini. Omar si gasa, mi racconta cosa sono diventati, prendono lavori anche fuori provincia e non riescono a starci dietro.
Ad un angolo si ferma e fa salire due. 'Te li ricordi? Sono i figli di Yussuf.'
Yussuf è il terzo socio di Tonio, suo coetaneo, nigeriano. Mi ricordo bene i figli, erano giovanissimi apprendisti, credo d'essere stato il loro primo culo, Yussuf me li ha fatti svezzare. Ora sono due ganzi di colore, si siedono dietro me e io entro in modalità frocio, respiro corto, stomaco annodato e culo che ansima.
'Yussuf stasera non c'è, sai come è fatto.' Mi dice Omar.
Mi ricordo di Yussuf, un tipo riservato, non faceva gruppi, solo con Tonio e Omar, mai coi figli.
Il cugino di Omar mi prende la destra e le la mette tra le gambe. Non ha un obelisco ma è comunque un egiziano che si difende ed io automaticamente poggio la sinistra su Omar. Che è al volante. Ce l'ha duro. 'hai preso la pillola? Non voglio metterti incinta!' e ride da scemo. Cazzo, m'ero dimenticato questa sua battuta scema.
Ci fermiamo un altra volta, portellone si apre e salgono altri tre sul sedile in fondo. Mi sento mancare, sono altri loro operai, il più bianco non lo vedi al buio. Non capisco una parola, fanno cagnara come una squadra di calcio prima dell'incontro.
Il capannone è nella nuova zona industriale. Qualcuno degli ultimi scende ed apre il portone, entriamo dentro col pulmino. Si scende.
Quel coglione di Omar mi fa da guida, mi spiega ogni macchinario mentre le mani vogliono sentire com'è il culo. Ne sono orgoglioso, me lo sono modellato uccidendomi in palestra ed è liscio come allora. Le mani entrano sotto l'elastico, risalgono sotto il gambale, toccano buco e palle,. Sì sono liscio anche lì, ma nessuno mi violenta.
Non ancora.
E, dietro un muletto giallo fiammante, vedo Tonio. Si sta facendo una cagnetta pazzesca. L'ha messa gattoni su una catasta di pannelli dell'altezza giusta per lavorarle il culo. La vedo di profilo, una cagnetta spettacolare, tiene la schiena inarcata col culetto bene in alto, twerka e gode col palo di Tonio in culo che mi fa commuovere. Una puttanella perfetta!
Come ho fatto a non aspettarmelo?
Tonio si sta scopando la sua puttana senza sudare, al ritmo che mi uccideva. l'ha addomesticato bene, Sabrina non si spaventa quando vede arrivare una tribù africana. 'Sì, papi, sì!... Sono la tua puttana.' e spinge lei indietro, il cazzone che le irrigidisce la schiena. Ma quando vede che ci sono anch'io per lei è uno shock.
La capisco, non dev'essere il massimo farsi beccare con un cinghiale bianco in culo da quello che la portava a nuoto.
Ma l'imbarazzo dura poco. Mi spingono contro un cavalletto già preparato con una spugna arrotolata sulla stanga. Qualcuno mi cala i calzoncini e mi entra in culo. È uno dei figli diventati grandi di Yussuf e io forse mi godo più di allora la bella nerchia nera in culo.
È una lunga maratona da frocio, dopo la tensione iniziale mi rilasso. È un po' come andare in bicicletta, una volta imparato non lo dimentichi più. Schizzo senza aiuto col terzo cazzo nero in culo. Le mani sono solo per aggrapparmi alle gambe dei cavalletto e per raddrizzare la mira di quelli che per scoparmi in gola me lo ficcano nell'occhio.
Negli istanti in cui non ho nessuno davanti guardo Sabrina. Lei invece mi fissa continuamente, ora è stesa sulla schiena con le gambe in alto, sulle spalle di Tonio. Gode vergognandosi e mi guarda. Tonio con lei è gentile, alterna fica e culo e la scopa al suo ritmo da maratoneta. Io invece li ho tutti eccitati in culo. Ma non ci sono santi, mi fanno il culo infoiati di Sabrina. E sborrano che sono clisteri di sborra.
Sabrina è seppellita sotto con un cinghiale di cento chili tra le cosce tatuate. Il culo peloso di Tonio le spreme il cazzo in fica o culo, non si vede, ma da come gode la cagna credo sia in culo. Tonio si rialza a fatica con la nerchia xxl grondante, lucida come uno spadone.
Nemmeno io ho la forza di raddrizzarmi dal cavalletto. Raddrizzo solo il collo per leccarglielo. Va dietro e mi regala il suo cazzone in culo, me li merito un paio di colpi stanchi. Sabrina invece è bella vispa, la scopata le ha fatto bene. Ciuccia goduriosa i cazzi neri che vorrebbero chiavarsela, ma Tonio la strappa via da tutti e me la sbatte contro la faccia.
Io sono a pezzi, piegato in due sul cavalletto, Sabrina invece è una ginnasta, si piega agilmente aggrappandosi alle caviglie e me la sfrega contro il naso. L'abbraccio in vita e, bocca tra le chiappette, le succhio la sborra di Tonio dal buchetto devastato e poi la faccio impazzire di lingua, le becco il clito e Sabrina m'innaffia il viso urlando come una troia in orgasmo. Per poco non mi rompe il naso.
Poi la beatitudine è tutta mia, Sabrina mi si accuccia tra le gambe e alterna leccate a spatola sulle cosce a succhiate dal buco del culo, non vuole perdersi una goccia di sborra africana. Leccate e succhioni mi fan quasi svenire.
Gli altri ridono, commentano, alcuni ancora con l'uccello nero fuori dai pantaloni. Tonio non ne vuole più sapere, se ne torna a casa, è stanco, si porta via Omar.
'Voi restate.' Dice a me e Sabrina.
I ganzi neri esultano e saltano fuori dai pantaloni. Nudi, un paio sono atleti fantastici capaci di eccitare un frocio dopo una maratona in culo.
Ma non sono più quello di una volta, voglio solo chiuderla qua, ho nausea di cazzi e il buco spanato che erano dieci anni. Sabrina invece è già sopra un operaio con un altro in culo e non so quanti cazzi in bocca. Ma come fa? Quella cagnetta col corpo tatuato mi fa sentire vecchio.
Mi riprendo, ho uno scatto d'orgoglio, le levo uno dei figli di Yussuf dal culo e ci calo il mio cazzo. Non è certo il palo di Tonio, ma non sfigura tra le nerchie nere. Sabrina gode mezza innamorata, volta indietro la testa per baciarmi, ma è troppo intontita dagli orgasmi multipli, si rigira subito per ciucciare un cazzo. La scopo in culo figa impalata su un cazzo nero. Sì doveva essere fantastico sverginarla in culo, ma avere i coglioni poggiati su quelli del nero sotto e sentire il cazzo scivolare dentro lungo l'altro ha il suo perché. Sabrina grida 'Ahi Ahi paino piano!!!' Mi son lasciato prendere.
Un paio di piccole soddisfazioni però me le prendo anch'io. Uno dei due atleti da sesso mi dice che ho il culo meglio di una figa e che sono più liscio di una puttana colombiana. Mi fa l'amore in culo mentre gli altri si sbattono la cagnetta insaziabile.
E i due fratellini cresciuti mi fanno un pompino in coppia, uccello e coglioni per le loro bocche. Lascio fare anche se ho il cazzo secco, le ciucciate di coglioni ci stanno proprio dopo una serata così.
Penso a Tonio, non gli ho leccato i coglioni sudati.
PS Mi sono fatto prendere la mano, ho esagerato un poco. La rimpatriata con Tonio è stata una semplice, intensa e gratificante chiavata di culo. Invece ho rivisto davvero i due fratellini cresciuti.
Sabrina l'ho conosciuta a Barcellona, non si chiamava Sabrina ma succhiava il culo da paura.
Per commenti, suggerimenti e cazzate
milano3687@proton.me
2
voti
voti
valutazione
1
1
Commenti dei lettori al racconto erotico