Autogrill

di
genere
gay

Carlo vuole portarmi tre giorni al mare.
'Giuro, ti metto incinta.'
Carlo mi piace, è quello dei racconti 'uccelli e cazzi' e 'gavettone', un etero di trent'anni ossessionato dal mio culetto liscio.
Sono eccitato preoccupato, non ho mai dormito con un ragazzo, nei letti ci facevo sesso, mai la notte. Boh, mi pareva strano, era un po' come sposarmi.
Ma non dovevo temere, Carlo era un pazzo furioso, un maniaco coi coglioni sempre carichi, con lui solo sex a crudo con iniezioni di sborra calda e non c'era rischio che si innamorasse di me.
Aveva trovato un albergo vicino al mare la settimana dopo il 2 giugno.
'Cazzo Luca lì c'è una spiaggia nudisti! E costa un cazzo, partiamo martedì. Tre notti.'
'Ma com'è l'albergo, lo conosci? Non è che poi ci fanno storie.'
'Non preoccuparti non sentiranno, ti metto le mutande in bocca e ti faccio l'intero kamasutra in culo!'

Organizza tutto lui. La meta è in Versila, per non perderci nemmeno una mattina di mare ed essere alle nove nella spiaggia nudisti dobbiamo partire all'alba.
Mia mamma si sveglia per vedere chi è. Non mi fa più storie, mi dice solo di stare attento per le malattie. 'Ma è solo un amico!' Le dico.
Carlo arriva in orario. Io sono in calzoncini e canottierina nike, fa un freddo del cazzo. Salgo mentre mamma spia al balcone. Carlo mi saluta con un grugnito, è assonnato in coma, non parla. Non vuole nemmeno che accenda la radio. Si inizia bene!
Okay, sarà un viaggio del cazzo.
Prende l'autostrada ancora deserta. Metto lo stesso la musica. Non protesta e guarda fisso davanti. Sono tentato di massaggiarglielo, fare un poco la troia, ma mi sa che s'incazza. Dopo mezz'ora mette la freccia e entra in un autogrill.
'Devi far benzina?'
'No, devo svegliarmi.'
Okay, pausa caffè. Penso.
Rallenta piano, si guarda in giro, non si ferma, supera l'autogrill e le pompe di benzina, fa una svolta proibita ed entra nel parcheggio dietro, quello dei camion. C'è solo un Tir rosso. Guida verso la recinzione e parcheggia muso sotto un albero.
Mi ride felice anche il culo. Slaccio la cintura e mi tuffo di viso sul suo pacco. È duro sotto i calzoncini, massaggio e strofino il naso. Sa di maschio.
'No, scendi.'
'Merda, qui ci vedono.'
'Devo mettertelo in culo, scendi.'
Sono puttana, cazzo se lo voglio. Glielo faccio saltare fuori, lo insalivo veloce, cerco nello zainetto la mia nivea solare e, con i piedi sul parabrezza mi ungo dentro, è già bianca come la sborra. Scendo.
Camminiamo tre metri dopo l'auto, non ci sono ripari, solo sterpaglia bassa. È dietro di me, mi spinge contro la rete, butto fuori il culo, mi abbassa insieme calzoncini e boxer e me lo fa salire in culo un cazzone largo che è la gioia di un frocetto. Solo una puttana sa come si gode così!
Ho un venti centimetri di carne caldae in culo e sono eccitata d'essere vista.
'Cazzo, svelto!' Dico più volte.
Mi sbatte duro, se non ci vedono sentiranno comunque le botte delle mie chiappe nude. Io gemo con la gola aggrappato con le dita incastrate nella rete di metallo. Mi si aggrappa addosso e mi tira una sega furiosa. Sono aggrappato alla rette con un cazzo che mi scava in culo, schizzo in dieci secondi. Sborra densa che mi svuota, sento le forze mancarmi e il cervello annebbiarsi. Mi sostiene per i fianchi e riprende in culo.
Ho paura, godo in ansia, qui ci vedono e Carlo lo conosco, può continuare venti minuti. Cazzo, ci manca solo che arrivi una pattuglia. Accelera, botte che mi fanno sbattere i denti, che sento lungo tutta la schiena e che mi staccano i piedi da terra. Godo perso, rompimi il culo, dico, violentami.
Mi tira contro, i coglioni premono contro i miei, venti centimetri tutti in culo e sborra in pressione.
Mmmmmhhhh.
Due secondi di beatitudine col buco aperto e tiro su in fretta i calzoncini. Voglio andarmene in fretta da qui e... ma, minchia non resisto, mi abbasso per ciucciarlielo. Sono davvero la puttana del suo cazzo. È venoso fantastico con la cappella larga, sa do sborra, me e nivea.
Risaliamo in auto.
Il Tir rosso ci lampeggia. Il camionista ride dietro il parabrezza.
Via veloce. Siamo già in autostrada. Mi levo le scarpa e appoggio i piedi sul cruscotto per tener sollevato il culo spanato. Lo sento ancora dentro.

Il viaggio adesso è divertente, s'è svegliato. Spariamo cazzate come due pirla. Carlo mi spiega il suo programma, sarò la sua puttana, si fa promettere la licenza di stupro.
'Seee! Tu sei fuori, non sono così coglione!'
Si volta preoccupato. 'Perché?'
'Guarda che voglio scopare anch'io!'
Mi mette la mano sul cazzo. 'Non fare lo stronzo, Luca.'
Carlo è tutto strano, gli piace prenderlo ma non lo vuole ammetterlo. Non gli va e devo far finta che non lo facciamo. Si fa scopare ma s'incazza se mi faccio avanti io, lui non è cagna come me. Ma stamattina è allegro, stiamo andando al mare e mi ha appena stuprato contro una recinzione, me lo massaggia nei calzoncini senza staccare gli occhi dalla strada. 'Ti faccio godere tre giorni.' Apri.'

Ride da stronzo. 'Pausa pisciata.''
Ci fermiamo ancora, all'autogrill appena dopo, questo è pieno di gente. Noi andiamo diretti ai cessi. Sono deserti.
Gli tengo l'uccello pesante mentre piscia all'orinatoio. Mmmm.
E piscio io, lui dietro che mi palpa i calzoncini, le dita che spingono in dentro l'ano. Piscio beato, scrollo e mi volto.
Cazzo, un camionista ci sta guardando. Sembra marocchino.
Carlo scoppia a ridere, 'Ti piace questa puttanella?'
Mi spinge in un cesso col marocchino. Non chiude la porta, fa il palo e guarda. Siamo stretti nel cesso, pompino inginocchiato, ha una bella nerchia scura, ho il condom in marsupio, lo vesto e mi metto a novanta mani sulle piastrelle scivolose. Il marocchino mi fa il culo in fretta tenendomi per i fianchi.
Esce per primo dal cesso, Carlo gli dà una manata sulla spalla e lo manda via. A me invece da un sensualissimo bacio in bocca che mi scioglie come una ragazza. Limoniamo contro la porta del cesso, il marocchino ci guarda e sorride coi denti bianchi.

Caffè e brioche al bar. Io seduto sullo sgabello col ricordo di due inculate. E sono le sette di mattina.
'Ma quanto sei cagna, Mirko? Tu mi devasti.'
Usciamo.
Il marocchino ci aspetta giù dalla scaletta e va verso i camion.
Io non voglio, ma Carlo mi spinge. Lo seguiamo.
Cazzo, tra due camion parcheggiati si sono i suoi colleghi, un cinquantenne tarchiato con la mano sul pacco e un bel trentenne scuro con in mano una bel manganello.
Carlo urla quasi, 'Non sono mica Babbo Natale!'
Pretende cinquanta a testa ma poi accetta venti tuiti e due. 'Ma niente pompino.' E ha un attimo di preoccupazione, 'Hai altri preservativi, vero?'
Mi sporco le mani di nero sul copertone del tir. Puzza di asfalto e olio bruciato. Mi fanno il culo contro la ruota con Carlo e il marocchino che ci coprono. Godo male, mi eccito da puttana, questi due per soli dieci euro si fanno un culetto spaziale, roba che si sognano. E voglio devastarli, per tutto il tempo gemo come una sedicenne. Il cazzone del trentenne non è come quello di Carlo ma cazzo se lo sento!
Finisce con i tre stronzi che ridono e fanno i complimenti a Carlo mentre gli ciuccio l'uccello barzotto con ancora i calzoncini a mezza coscia. Non ci vogliono lasciar andare, il marocchino vuole un secondo giro nell mio culo, gli dà davvero cinquanta, ma noi siamo in ritardo. Salutiamo e scappiamo via.
Cammino veloce verso l'auto di Carlo. Il culetto m'è già tornato come nuovo. Lo bacio in bocca prima di salire.
di
scritto il
2026-06-12
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