Per la sega mattutina
di
Spidey
genere
gay
Ci svegliamo tutti col cazzo che tira.
Io mi sveglio presto, voglio almeno un'ora tutta per me prima di uscire. Bevo il caffè in piedi massaggiandomi i coglioni e tirandomi in giù il cazzo. E penso qualche porcata, mi eccito come piace a me. Mi piace pensare che qualcuno se lo sta toccando leggendomi.
Tutte le mattine lascio andare la testa, massaggio i coglioni e penso a cose assurde.
Lei dorme, ho una bella femmina calda nel letto, ha vent'anni. La bacio al collo, profuma di sesso.
Viviamo in un bifamiliare, ho trent'anni, lei venti, sopra noi abita suo padre. Esco senza far rumore per non svegliarla e salgo da suo padre.
Si sveglia presto anche lui.
Mi apre in boxer, ha una felpa, fa freddino al mattino. Gli metto subito la mano contro il pacco, voglio sentirgli le palle grosse e l'uccello barzotto, morbido che mi taglia le gambe. Mi inginocchio e con mani e bocca gli viene durissimo, un cazzo che sa di vero maschio, che mi fa sentire frocio e schiavo. Facciamo in ingresso, in silenzio per non svegliare sua moglie, la mamma della mia compagna.
Al mattino gli sta bene un pompino, ormai lo vuole sempre così, lo eccito, sono più femmina di sua figlia. In culo mi scopa quando può, ci mettiamo d'accordo e usciamo in auto per ritrovarci in un boschetto. Mai baci, solo cazzo in bocca e culo, sono quello che si scopa sua figlia.
Stamattina sono troppo eccitata, lo spompino ma non mi basta, mollo il cazzo e mi giro. Il papà di Sabrina si sorprende, ha paura farlo in casa, me lo ficca e mi scopa piano, non mi rompe il culo come nei boschetti. Io pi greco mezzi mi godo una scavata di culo dal papà di Sabrina, godo da frocio ma non mi faccio scappare un gemito.
Mi sborra in culo. 'Grazie papi' dico pianissimo e scappo via.
Ho in bocca e nel naso il sapore forte del suo cazzo. A volte mi sego in cucina, stamattina no, ho voglia di Sabrina. Mi lavo i denti, uso il collutorio.
In camera la sveglio. È assonnata, mi ciuccia il cazzo senza svegliarsi.
M'infilo sotto il lenzuolo caldo, mi stendo sul suo corpo morbido, bacio i seni e il cazzo scivola dentro. Mi stringe con le gambe, la scopo,, sento ancora in culo il cazzo di suo papà. Mi sfilo, la volto, le infilo la lingua nel buchetto, sputo saliva, lei cerca di sfuggire, non vuole, la blocco alle spalle e gli inculo sua figlia.
'Ahia, sei un porco Mirko!'
Ho in testa papi e gliela inculo duro come nei boschetti. Sborro e lei smette di gridare. Spero che papi l'abbia sentita.
La coccolo fino a farla riaddormentare.
Faccio la doccia, mi rivesto in fretta, sento il camion in strada.
Esco senza far rumore.
Mi faccio vedere in strada e rientro nel cortiletto, dietro il muro, nell'angolo dove non possono vedere. Stanno caricando i cassoni due case prima.
È buio, ha tuta e giaccone arancioni, le bande che si illuminano al lampeggiante. È un negro bellissimo, maschio che più maschio non può. Non so nemmeno come si chiama, passa il martedì e il giovedì.
Mi metto culo nudo, il suo cazzone mi scava in culo. Mi sbatte contro il muretto. Ho preso due o tre cazzoni come il suo, godo peggio di un frocio che si fa inculare dal papà di Sabrina. È tutto scomodo, troppi vestiti ci imbrogliano, mi metto novanta mani sulle ginocchia e sento da paura il cazzone nero che mi scivola a pelle in culo. M'ingravida con una secchiata di sborra calda e se ne va.
Entra il suo compare, marocchino, non mi eccita certo come il mio operaio di colore ma glielo devo, ficca il cazzo e mi fa il culo a raffica. Sborra in culo e se ne va anche lui.
Io al lavoro oggi proprio non ci vado! Ho nel culo spanato una voglia pazzesca.
Salgo con loro sul camion. Sorridono. Il mese scorso in uno sgabuzzino del deposito mi hanno riempito il culo in venti. Il negro si sfila il giaccone, mi mette a uovo sul sedile e mi rifà il culo mentre il marocchino si ferma e svuota un cassone. Ne hanno per un'ora, si alternano in culo fino al deposito.
Sono solo fantasie
Per critiche suggerimenti e collaborazioni
milano3687@proton.me
Io mi sveglio presto, voglio almeno un'ora tutta per me prima di uscire. Bevo il caffè in piedi massaggiandomi i coglioni e tirandomi in giù il cazzo. E penso qualche porcata, mi eccito come piace a me. Mi piace pensare che qualcuno se lo sta toccando leggendomi.
Tutte le mattine lascio andare la testa, massaggio i coglioni e penso a cose assurde.
Lei dorme, ho una bella femmina calda nel letto, ha vent'anni. La bacio al collo, profuma di sesso.
Viviamo in un bifamiliare, ho trent'anni, lei venti, sopra noi abita suo padre. Esco senza far rumore per non svegliarla e salgo da suo padre.
Si sveglia presto anche lui.
Mi apre in boxer, ha una felpa, fa freddino al mattino. Gli metto subito la mano contro il pacco, voglio sentirgli le palle grosse e l'uccello barzotto, morbido che mi taglia le gambe. Mi inginocchio e con mani e bocca gli viene durissimo, un cazzo che sa di vero maschio, che mi fa sentire frocio e schiavo. Facciamo in ingresso, in silenzio per non svegliare sua moglie, la mamma della mia compagna.
Al mattino gli sta bene un pompino, ormai lo vuole sempre così, lo eccito, sono più femmina di sua figlia. In culo mi scopa quando può, ci mettiamo d'accordo e usciamo in auto per ritrovarci in un boschetto. Mai baci, solo cazzo in bocca e culo, sono quello che si scopa sua figlia.
Stamattina sono troppo eccitata, lo spompino ma non mi basta, mollo il cazzo e mi giro. Il papà di Sabrina si sorprende, ha paura farlo in casa, me lo ficca e mi scopa piano, non mi rompe il culo come nei boschetti. Io pi greco mezzi mi godo una scavata di culo dal papà di Sabrina, godo da frocio ma non mi faccio scappare un gemito.
Mi sborra in culo. 'Grazie papi' dico pianissimo e scappo via.
Ho in bocca e nel naso il sapore forte del suo cazzo. A volte mi sego in cucina, stamattina no, ho voglia di Sabrina. Mi lavo i denti, uso il collutorio.
In camera la sveglio. È assonnata, mi ciuccia il cazzo senza svegliarsi.
M'infilo sotto il lenzuolo caldo, mi stendo sul suo corpo morbido, bacio i seni e il cazzo scivola dentro. Mi stringe con le gambe, la scopo,, sento ancora in culo il cazzo di suo papà. Mi sfilo, la volto, le infilo la lingua nel buchetto, sputo saliva, lei cerca di sfuggire, non vuole, la blocco alle spalle e gli inculo sua figlia.
'Ahia, sei un porco Mirko!'
Ho in testa papi e gliela inculo duro come nei boschetti. Sborro e lei smette di gridare. Spero che papi l'abbia sentita.
La coccolo fino a farla riaddormentare.
Faccio la doccia, mi rivesto in fretta, sento il camion in strada.
Esco senza far rumore.
Mi faccio vedere in strada e rientro nel cortiletto, dietro il muro, nell'angolo dove non possono vedere. Stanno caricando i cassoni due case prima.
È buio, ha tuta e giaccone arancioni, le bande che si illuminano al lampeggiante. È un negro bellissimo, maschio che più maschio non può. Non so nemmeno come si chiama, passa il martedì e il giovedì.
Mi metto culo nudo, il suo cazzone mi scava in culo. Mi sbatte contro il muretto. Ho preso due o tre cazzoni come il suo, godo peggio di un frocio che si fa inculare dal papà di Sabrina. È tutto scomodo, troppi vestiti ci imbrogliano, mi metto novanta mani sulle ginocchia e sento da paura il cazzone nero che mi scivola a pelle in culo. M'ingravida con una secchiata di sborra calda e se ne va.
Entra il suo compare, marocchino, non mi eccita certo come il mio operaio di colore ma glielo devo, ficca il cazzo e mi fa il culo a raffica. Sborra in culo e se ne va anche lui.
Io al lavoro oggi proprio non ci vado! Ho nel culo spanato una voglia pazzesca.
Salgo con loro sul camion. Sorridono. Il mese scorso in uno sgabuzzino del deposito mi hanno riempito il culo in venti. Il negro si sfila il giaccone, mi mette a uovo sul sedile e mi rifà il culo mentre il marocchino si ferma e svuota un cassone. Ne hanno per un'ora, si alternano in culo fino al deposito.
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