Servizio fidanzatina

di
genere
gay

Ci sapevo fare.
In quegli anni ho avuto centinaia di papi di un'ora.
Cento per un'ora fatta bene, nudi a letto, baci di lingua e coccole. Ma anche per settanta.
Lo facevo senza problemi, mi veniva naturale essere femmina.
Ero carino forte, un bel biondino più liscio di una sedicenne. Vivevo con le trans ma non mi ha mai sfiorato l'idea di diventarlo anch'io. Ero maschietto al cento per cento. Spalle diritte, bel torace piatto, capezzoli da ragazzo, magro senza un grammo molle, addominali naturali con ombelico profondo, cosce da calciatore, bella schiena flessibile, labbra rosa da pompinaro, ma non avevo certo i fianchi stretti da superfica come Micaela.
Nemmeno il culo avevo femminile, chiappette tonde ma muscolose da maschietto sportivo. Alte e sode, incavate ai fianchi e ben separate dallo spacco di culo. E lisce liscissime come una puttana colombiana, zero peli anche sotto. Mi toccavano sotto per sentire il cordolo che dall'ano arriva fino alle palle rosa. Volevano sentirmi le palle e il bel cazzotto da diciotto, un bell'uccello per giocare. Ero maschio con uccello e culo femmina da scopare.
E baciavo come una femmina.
Lo promettevo negli annunci. Ci mettevo anche la foto del buchetto, allora si poteva, ma mai di uccello o cazzo, solo il pacco nei calzoncini da corsa. Mi eccitava mettere quelle foto culetto nudo, ero esibizionista.
A Modena, mi pare, c'era uno specchio nella camera, grande ed orizzontale, di lato al letto, mi ci specchiavo tutto. Mi guardavo in continuazione, sotto o sopra il papi, mi fissavo mentre mi mordeva e baciava le chiappe o me lo ciucciava, mi guardavo anche com'ero quando spompinavo io e per le pecorine mi mettevo sempre di profilo, mi eccitavo tropp a guardarmi, alzavo il culo e inarcavo la schiena nella posizione frocia perfetta.
Questo i primi tempi, le prime volte, poi era solo automatismo. Dopo aver ritirato i soldi lo spogliavo lingua in bocca. Nessun problema se il tizio non era il massimo e non me lo sarei fatto nemmeno per cinquecento. Lasciavo fare a lui, io ero passiva, passiva totale che ero altrove, mi assentavo, non pensavo a quello che facevo o mi faceva e non mi fregava un cazzo di chi era lui.
Era uno che mi aveva pagato, punto. Baciavo ai baci, gemevo da puttana, dicevo quello che volevano sentire, leccavo tutto quello che mi sfregavano in faccia, cazzi e coglioni, ma anche ascelle, barbe, culi e piedi. Ero in catalessi zombie e questo li eccitava, molti tornavano, avere una femmina così docile e disponibile per loro era il massimo.
C'era chi mi ciucciava le dita dei piedi senza saltarne una, chi infilava le lingua nell'orecchio, i più coraggiosi anche in culo, chi mi leccava e succhiava l'ombelico. Mi lucidavano di saliva anche il viso, lasciavo fare e poi era doccia di dieci minuti. Non li mandavo via nemmeno dopo sborrati, solo quando avevo le palle girate me ne liberavo prima del tempo. Avevano preso un'ora ed io gli tenevo il cazzo al calduccio in culo senza pensare a nulla.
Avevo passivo anche l'uccello, si svegliava da solo, mi veniva duro senza passare per il cervello.
Nove su dieci venivano anche per ciucciarsi un cazzo giovane. Dieci su dieci per incularsi un bel twink col cazzo da stringere. Insomma, volevano anche il cazzo. Mi si induriva quasi con tutti e non mi chiedevo come facevo quando lo picchiavo in culo a un cinquantenne.

Ma non era solo noia, c'era quelli che volevano ridere e sapevano giocare. E non erano pochi i trenta-trentacinquenni che volevano farsi alla grande un biondino. Alcuni lo capivo da solo, avevano bisogno di uno sfogo, erano dei castrati coi coglioni legati, compagna a casa magari con qualche piccolino. Alcuni avevano al dito il segno della fede, potevo capirli, non si va a puttane con la moglie a casa, ma preferivo quelli sfacciati che mi toccavano il cazzo con la fede in mostra.
Con me si facevano una scopata che erano dieci anni. Quelli messi peggio già dopo trenta secondi di preliminari mi facevano un temporale in culo da consumare il preservativo. Mi inculavano furiosi senza un domani ed era un bell'impegno per me gestire quella tempesta in culo. E poi ci rimanevano male, in pochi minuti s'erano bruciati l'ora fatta bene ed avevano l'impulso d'andarsene. Succede a moltissimi, appena scaricati hanno l'impulso di sparire. Ma io li tranquillizzavo con baci e non li mandavo via. Ci facevo l'amore senza orologio.
No, nessuno perdeva tempo a raccontarmi i suoi guai e le sue castrazioni. Mi piaceva coi maritini castrati che si sentivano finalmente liberi, sparavano cazzate per ridere, si giocava e si scopava alla grande, smettevano di ridere solo quando mi facevano il culo a materasso. Ma no, non tutti, alcuni sparavano minchiate anche metre mi trivellavano il culo.
Per tutti erano sessantanove, cazzi in bocca sopra o sotto o di fianco, e non mi ci voleva nulla a convincerli a provarlo nel culo. Con i migliori, quelli che sapevano abbandonarsi, scopavo fino alla sborrata, altrimenti mi finivo con una sega.
I veri maschi dopo aver goduto di culo avevano urgenza di rificcarlo. Me lo ficcavano a fondo, piangevo e ridevo come una fidanzatina alla seconda scopata che non finisce più. Ogni tanto una spinta bastarda per farmi strizzare gli occhi. Godevano in cazzo e coglioni se dicevo che mi faceva male.
di
scritto il
2026-06-18
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