Lara e dante durante il temporale

di
genere
incesti

Il temporale estivo aveva trasformato il pomeriggio in una penombra grigia e calda. La pioggia batteva violenta contro i vetri della cucina mentre Lara e Dante erano ancora seduti a tavola, i piatti del pranzo ormai vuoti. Fuori faceva caldo, ma l’umidità entrava dappertutto.Lara, 51 anni, era vestita come sempre quando stava in casa: una camicia di cotone bianco leggermente sbottonata sul davanti, una gonna stretta di lino beige che le arrivava al ginocchio e le sue ciabatte di classe nere, eleganti, con un piccolo tacco. I capelli rosso scuro erano raccolti in una coda morbida. Il suo corpo era ancora tonico grazie alle lunghe passeggiate, ma la pelle del collo e del décolleté mostrava le prime rughe leggere, e i suoi seni piccoli pendevano appena sotto la camicia.Dante, 25 anni, neolaureato in Economia, indossava solo una t-shirt grigia e dei pantaloni corti di cotone. Le sue braccia erano definite, le spalle larghe ma naturali, senza eccessi da palestra. Sudava leggermente per l’umidità.Si guardavano da minuti in silenzio. L’aria era densa.«Che noia con questo diluvio…» mormorò Lara, passando un dito sul bordo del bicchiere. La sua voce era più bassa del solito.Dante annuì, ma i suoi occhi scesero involontariamente sulla scollatura della madre. Da qualche mese tra loro c’era una tensione strana, fatta di sguardi prolungati e silenzi carichi. Oggi, dopo due bicchieri di vino a pranzo, quella tensione stava diventando insopportabile.Lara si alzò per sparecchiare. Mentre si chinava sul lavello, la gonna le aderì al culo ancora sodo. Dante si alzò a sua volta e le si avvicinò da dietro. Troppo vicino.«Mamma…» disse piano, la voce roca.Lara si irrigidì, ma non si spostò. Sentì il petto del figlio contro la sua schiena.«Dante… che fai?» sussurrò, ma il tono era incerto, quasi supplichevole.Lui non rispose. Le mise le mani sui fianchi e la tirò leggermente indietro, premendole contro il bacino l’erezione evidente che gli tendeva i pantaloncini. Lara chiuse gli occhi. Un brivido le attraversò la schiena.Non possiamo. È mio figlio. È sbagliato… Dio, quanto è duro…Dante le baciò il collo. Lara inclinò la testa di lato, dandogli più spazio. Le mani del ragazzo salirono, sbottonarono la camicia fino alla pancia e le strinsero i seni piccoli e morbidi. I capezzoli erano già durissimi.«Oddio…» gemette lei piano.Si voltò. Si guardarono negli occhi per due secondi lunghissimi, poi si baciarono. Un bacio famelico, bagnato, disperato. Lingue che si cercavano con urgenza. Lara gli infilò una mano nei pantaloncini e afferrò il cazzo duro del figlio. Era caldo, grosso, pulsante. Lo masturbò lentamente mentre Dante le alzava la gonna fino ai fianchi, scoprendo le mutandine di pizzo nero.La spinse contro il tavolo della cucina. Lara si sedette sul bordo, aprì le gambe. Dante si abbassò i pantaloncini e le mutande insieme. Il suo cazzo svettò, la cappella lucida di liquido preseminale.«Sei sicura?» le chiese con voce tremante, anche se il suo corpo diceva tutt’altro.Lara, invece di rispondere, scostò le mutandine da un lato e guidò la punta del figlio verso la sua figa già fradicia.«Piano… è tanto tempo che non…» mormorò.Dante spinse. Entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, dentro la figa calda e bagnata della madre. Lara spalancò la bocca in un gemito silenzioso, gli occhi sbarrati. Quando fu tutto dentro, entrambi rimasero fermi, ansimanti.«Cazzo… mamma…» sussurrò Dante, incredulo.Iniziarono a muoversi. Prima piano, poi sempre più forte. Il tavolo scricchiolava. Le ciabatte di Lara penzolavano dai piedi mentre lui la scopava in piedi, tenendola per i fianchi. I seni piccoli ballavano a ogni spinta.Lara gli stringeva le spalle, le unghie piantate nella carne.È mio figlio… sto facendo sesso con mio figlio… e mi sta piacendo da morire…I pensieri si dissolvevano nel piacere. Sentiva ogni vena del cazzo di Dante dentro di sé. L’odore della loro eccitazione riempiva la cucina.«Sto per venire…» ansimò lei dopo pochi minuti.«Anch’io… mamma…»Si guardarono negli occhi mentre arrivavano insieme. Lara tremò violentemente, la figa che si contraeva forte intorno al cazzo del figlio. Dante spinse fino in fondo e venne con un grugnito, schizzando dentro di lei i primi fiotti caldi. Rimasero stretti, ansimanti, mentre i loro orgasmi si mescolavano.Dopo qualche secondo Dante la baciò di nuovo, ancora duro dentro di lei.«Andiamo in camera» disse.Lara annuì, le gambe molli. Camminarono abbracciati lungo il corridoio, il cazzo del figlio che le strusciava contro la coscia. Non si tolse le ciabatte.Sul letto matrimoniale la fece sdraiare sulla schiena. Le tolse la camicia e la gonna, ma lasciò le mutandine scostate e le ciabatte. Le aprì le gambe e rientrò dentro di lei con un colpo solo. Questa volta la scopava più lentamente, godendosi ogni sensazione.Lara gli accarezzava la schiena, gli baciava il collo.«Sei bello… sei così bello dentro di me» mormorò con voce rotta.Cambiò posizione. Lo fece sdraiare e gli salì sopra. Cominciò a cavalcarlo con movimenti circolari del bacino, le ciabatte ancora ai piedi che battevano leggermente contro il materasso. I seni piccoli ondeggiavano. Dante le stringeva il culo, aiutandola a muoversi.Lara accelerò. Sentiva l’orgasmo arrivare di nuovo.«Dante… tesoro… voglio sentirti venire dentro» sussurrò, quasi vergognandosi delle proprie parole.Lui la afferrò forte per i fianchi e spinse dal basso. La stanza si riempì del rumore bagnato dei loro sessi che sbattevano. Lara venne per seconda volta, più forte di prima, gemendo forte contro il collo del figlio. Dante la seguì poco dopo, spingendo fino in fondo e svuotandosi completamente dentro la figa della madre, fiotti densi e caldi che la riempivano.Rimasero abbracciati, sudati, ansimanti. Il temporale continuava fuori.Lara gli accarezzava i capelli, con un misto di tenerezza, senso di colpa e profondo, viscerale appagamento.«Che abbiamo fatto…» sussurrò, ma non c’era rimpianto nella sua voce.Dante le baciò la fronte.«Quello che volevamo entrambi da tanto tempo.»Lei sorrise debolmente, ancora piena del suo sperma, le ciabatte ancora ai piedi.

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scritto il
2026-06-05
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